Ex San Raffaele, grazie Renzi! Investimento strategico ben oltre la sanità

Un ringraziamento sincero al Presidente Renzi, che ha sostenuto il sottosegretario Delrio nell’odierno incontro con la Qatar Foundation, come chiesto ieri nella mia lettera.

Un esito negativo sarebbe stato una tragedia, l’ennesima occasione persa per la nostra Isola. Non certo per l’attuale investimento economico della Qatar Foundation che, a scanso di delusioni postume, è ben lontano dai 1200 milioni di euro di cui si favoleggia ed è invece limitato ai costi di acquisizione dello stabile (intorno ai 40 milioni di euro), al suo completamento e all’impegno preso per la ricerca, 100 milioni in 10 anni.

È invece assai più importante sottolineare come l’inizio del rapporto con la Qatar Foundation apra uno straordinario percorso di collaborazione nei settori della formazione, dell’innovazione tecnologica, della ricerca, delle soluzioni energetiche, rappresentando una entusiasmante sfida di speranza per il futuro sviluppo economico della Sardegna.

Il Presidente Renzi, come già aveva fatto in occasione dell’accordo di maggio, ha dimostrato di credere sino in fondo in questa prospettiva e, con la sua autorevolezza, ha nuovamente fatto da garante ad un investimento di partenariato complessivo, la cui realizzazione ha addirittura impegnato il Governo in due modifiche di legge, a prova di quanto scommetta su un orizzonte strategico che va ben oltre il pur qualificante intervento in sanità!

Ex San Raffaele, l’ultimatum sta per scadere. Leggi la lettera al premier Renzi!

Mancano 24 ore alla scadenza dell’ultimatum della Qatar Foundation. Dobbiamo evitare che gli emiri rinuncino a investire nella nostra Sardegna. Per questo ho consegnato questa lettera consegnata al premier Matteo Renzi nel corso di un incontro a Montecitorio durante il dibattito sulle Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo.

 La lettera

Caro Presidente Renzi,
Il 14 maggio scorso, Regione Sardegna e Qatar Foundation raggiunsero un importante accordo che, non per caso, si chiuse a Palazzo Chigi, presso la Presidenza del Consiglio.

L’accordo certificava un investimento qatariota che consentiva l’utilizzo dell’incompiuta dell’ospedale San Raffaele, bianco relitto di modernariato sanitario che sfregia il territorio olbiese.

Il Suo intervento non fu estemporaneo, né incidentale: per rendere possibile quell’investimento, il Governo ha avuto la necessità di proporre due modifiche alle leggi vigenti che, proprio in questi giorni, il Parlamento si appresta a votare nel decreto Sblocca Italia.

A maggio, venne più volte sottolineato come il senso profondo del Suo intervento non fosse orientato al pur lodevole obiettivo di migliorare la qualità dell’assistenza in Sardegna, ma piuttosto alla creazione di un ponte di collaborazione tra Sardegna e Qatar, che aprisse straordinarie opportunità di sviluppo economico nei settori della formazione, della ricerca, dell’innovazione tecnologica, dell’energia, contribuendo a creare le condizioni per nuove sfide economiche, in grado di ridare speranza alla nostra società esausta per la crisi e di cambiare i destini futuri della nostra Isola.

Per questi motivi, oggi in Sardegna c’è grande preoccupazione per la decisione, annunciata dalla Qatar Foundation, di abbandonare l’investimento, qualora non si raggiungesse l’accordo che consenta di acquisire la proprietà dell’ex San Raffaele.

Per scongiurare questo rischio, domani, alle 11, torna dunque in campo la Presidenza del Consiglio e il sottosegretario Delrio incontrerà i rappresentanti della Qatar Foundation per la decisione finale.

In questa situazione non possiamo più permetterci passi falsi, né il rischio di amare lacrime postume per l’ennesima occasione perduta: Le chiedo di intervenire personalmente per sostenere l’azione del sottosegretario e per ribadire la valenza strategica dell’operazione.

La positiva chiusura della vicenda, l’unica opzione ragionevole a questo punto, passa per la certezza di procedure e di tempi che soltanto l’autorevolezza del Presidente del Consiglio può dare!

Cordialmente,

Pierpaolo Vargiu

I Giganti all’Expo di Milano! La lettera al Presidente della Regione Pigliaru

I Giganti di Mont’e Prama siano ambasciatori prestigiosi del brand Sardegna all’Expo di Milano. La Regione intervenga immediatamente per sbloccare ogni ostacolo burocratico. Solo così può partire la sfida per l’affermazione di un nuovo brand basato sull’unicità della nostra storia antica, capace di far conoscere la Sardegna in tutto il mondo.

E’ questa in sintesi la richiesta che i Riformatori hanno avanzato al Presidente della Regione, Francesco Pigliaru, in una lettera scritta a seguito dell’incontro con la sottosegretaria ai Beni Culturali con delega a Expo, Ilaria Borletti Buitoni. (qui la lettera integrale)

I Riformatori hanno lanciato quest’idea già a maggio (qui tutto sulla presentazione del progetto) e i tempi per l’Esposizione Universale ora stringono. Non vogliamo certo offrire una “mostra tematica aggiuntiva” ai visitatori di Expo 2015, ma lanciare una grande sfida economica sul nuovo brand che i Giganti incarnano, fondato sulla eccezionalità e sulla straordinarietà della protostoria sarda.

Un brand internazionale che può diventare il volano di unnuovo modello di sviluppo economico di cui la Sardegna ha urgente bisogno e che ha nei Giganti il naturale ambasciatore nel mondo.

Richieste modifiche al Bando Ricerca Finalizzata.

Vargiu e Capua richiedono al Ministro Lorenzin di modificare il testo del Bando Ricerca Finalizzata – RF contenuto nel Programma Nazionale della Ricerca Sanitaria – (PNRS) 2014-2016.

VARGIU – CAPUA. Al Ministro della Salute – Si chiede di sapere – Premesso che:

Come da intesa tra il Governo, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, l’8 settembre 2014 il Ministero della salute ha adottato la proposta di Programma nazionale della ricerca sanitaria (PNRS) 2014-2016, di cui all’articolo 12-bis, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, successive modificazioni e integrazioni.

Parte integrante della proposta di PNRS è costituita dal bando ricerca finalizzata (RF), con il quale il Ministero della Salute invita tutti gli operatori del SSN alla presentazione di progetti di ricerca clinico assistenziale e biomedica, prevalentemente traslazionale, di durata triennale relativamente alle nuove strategie diagnostiche, terapeutiche e clinico assistenziali.

Il bando presenta alcuni punti critici, che andrebbero immediatamente affrontati per ottimizzare il sistema, aumentarne la credibilità in ambito nazionale ed internazionale, oltre che rispondere alle aspettative di trasparenza, fra questi:

l’affermazione contenuta al paragrafo 3 “Procedura di valutazione – Aspetti generali”, secondo la quale: “I progetti (…) saranno inviati direttamente a revisori internazionali (NIH-Center for Scientific Review, etc.)” sembra  non corrispondere al vero. Il Ministero della salute, nell’agosto 2008, stipulò infatti con l’allora direttore italiano del Center for Scientific Review – CSR, Dottor Antonio Scarpa, un accordo di natura esclusivamente consultiva sui criteri di valutazione delle proposte. Questo accordo è terminato con le dimissioni del Dr. Scarpa nell’agosto 2011 e il CSR non è mai più stato coinvolto nei bandi successivi.

A questo proposito,  sempre al paragrafo 3 degli Aspetti generali delle procedure di valutazione, appare che l’utilizzo del termine “eccetera” nel modo sopra riportato, rappresenti un elemento di inaccettabile genericità che, nell’ambito di un bando di concorso pubblico, potrebbe prestarsi ad interpretazioni difformi e a potenziali contenziosi, dal momento che i proponenti ignorerebbero l’organismo che gestisce di fatto la revisione delle loro proposte. Quindi ad oggi non è noto chi siano i revisori dei progetti, ne’ quali siano i criteri di selezione degli stessi. Altresì, non è noto quanto i revisori vengano pagati per ogni progetto, come d’altronde il numero di progetti che ciascun revisore può esaminare.

Sempre per ciò che attiene alla “Procedura di valutazione” dei progetti ordinari, emergono numerosi conflitti di interesse e procedure molto complicate, con possibile sovrapposizione delle attività delle commissioni e dei singoli commissari, che si controllano in sequenza, di fatto modificando o interferendo con il giudizio originale dei due referenti nella revisione. In realtà, sarebbe assolutamente preferibile che le “Procedure di valutazione” avessero singolefigure professionali di riferimento, per ciascun specifico settore, invece delle costose commissioni attualmente previste, che rendono dispersiva e spersonalizzata la giustificazione delle scelte, in un meccanismo di scatole cinesi che deresponsabilizza il decisore.

Sul modello dei National Institutes of Health (NIH) della gestione dei fondi e della peer-review, sarebbe auspicabile abolire le varie commissioni, gruppi e comitati di valutazione ed introdurre due nuove figure professionali, l’Amministratore di Programmi (AP) e l’Amministratore delle Revisioni (AR), a vantaggio della trasparenza del processo e della responsabilizzazione individuale. Con questi due ruoli si separerebbero inoltre le attività dei tutor dei proponenti (AP) dalle funzioni di chi organizza le sedute di revisione (AR), evitando così un chiaro conflitto di interesse e contaminazione delle procedure.

La “Tutela brevettuale” dei progetti di Ricerca Finalizzata enunciata nel paragrafo 2.2. del bando si rivela del tutto insufficiente e molto distante dai termini di tutela riconosciuta a livello internazionale.  Il bando RF non contempla, tra l’altro, alcuna policy volta a garantire il know-how che si sviluppa durante lo svolgimento della ricerca, e quindi prima del brevetto.

 

L’assoluta mancanza di linee guide che garantiscano un corretto scambio delle informazioni e del trasferimento tecnologico (know-how and technology transfer) è ancor piu’ evidente quando si pensa che il bando RF propone collaborazioni con istituti (esteri o italiani) e con singoli ricercatori all’estero. Un chiaro esempio è rappresentato dalle collaborazioni all’estero che non svolgono direttamente attività di ricerca, e per le quali risulterebbe difficile definire il contributo intellettuale senza l’attività sperimentale. Inoltre, se la collaborazione all’estero viene utilizzata per l’uso di reagenti,  sarebbe opportuno introdurre nel bando della RF l’uso di MTA (Material Transfer Agreement) tra l’Istituto di appartenenza del ricercatore all’estero e quello in cui la RF viene svolta. Ciò garantirebbe transparenza delle risorse e delle tecnologie acquisite e del contributo scientifico offerto dall’unità afferente all’estero.

 

Il bando RF è privo di una clausola di confidezialità e di esclusiva partecipazione al progetto (nondisclosure agreement) tra le parti coinvolte nei progetti. Questo elemento è necessario nel caso dei progetti di rete (PR), dei progetti estero (PE) e dei progetti cofinanziati (PC), in quanto permette di monitorare le unità afferenti, quali Istituti di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IIZZSS), MIUR, Università straniere o aziende e garantisce l’unicità della ricerca proposta, evitando duplicazioni di progetti.

 

La clausola di non-disclosure agreement è necessaria a generare la policy della proprietà intellettuale, suggeriamo che sia applicata a tutte le parti coinvolte nel progetto, inclusi studenti di dottorato di ricerca e personale a contratto. Ciò avrebbe due benefici: la tracciabilità della ricerca e degli operatori coinvolti e la costruzione di una forma mentis per i giovani in formazione su come usare e proteggere i dati scientifici e l’unicità del rapporto contrattuale.

L’età anagrafica rappresenta un parametro arbitrario, che non riflette il grado d’indipendenza del giovane ricercatore, sarebbe opportuno l’inserimento di una tempistica legata al curriculum invece che all’età (nel bando RF attuale, il limite per il GR è  “inferiore ai 40 anni”), definendo ad esempio il GR come un ricercatore che abbia conseguito il proprio titolo di dottorato da non più di sette anni. Inoltre, per mantenere un equilibrio di genere, sarebbe opportuno estendere il limite di età a non più di dieci anni dal titolo di dottorato per i ricercatori di sesso femminile che abbiano avuto almeno una gravidanza – :

Quali iniziative intenda adottare per modificare il Bando Ricerca Finalizzata (RF), al fine di raccogliere le segnalazioni e le indicazioni sopra esposte volte a:

a)    nell’ambito del “Processo di valutazione”, sviluppare un sistema in grado di essere facilmente seguito pubblicamente dall’utente-proponente e chiarire esattamente, anche tramite un link sul bando, da quali figure professionali tale processo viene gestito in sede ministeriale (indicando email e numero di telefono da contattare), in quale modo e da chi sono scelti i revisori,  l’elenco dei revisori corredato da curriculum accessibile, nonché i criteri di valutazione con punteggio (può essere utile anche un grafico con i passaggi del processo).

b)   introdurre la figura dell’Amministratore di Programmi (AP) e l’Amministratore delle Revisioni (AR).

c)    nell’ambito della tutela brevettuale, estendere i criteri di proprietà intellettuale nei progetti di RF, tra cui (i) la clausola di non-disclosure agreement tra le parti coinvolte nei progetto, inclusi ricercatori esteri, studenti di dottorato e personale a contratto, (ii) i criteri che definiscono il know-how e il technology transfer che i DI ed i PI devono rispettare nell’ambito di tutti i progetti afferenti al bando RF.

d)   nell’ambito della identificazione dei  giovani ricercatori, rivedere il limite dei 40 anni e  tenere conto della compensazione di genere per ricercatrici madri.

Esaurimento scorte farmaco oncologico ONCOTICE

Interrogazione al Ministro Lorenzin per istituire un magazzino nazionale virtuale del farmaco che monitori le scorte di medicinali salva-vita negli ospedali, impedendo che si ripeta in futuro quanto é accaduto per il farmaco oncologico del tipo ONCOTICE.

VARGIU – Al Ministro della Salute – Si chiede di sapere – Premesso che:

Da alcune settimane, numerosi pazienti affetti da tumore della vescica in corso di terapia con BCG – farmaco oncologico del tipo ONCOTICE lamentano l’esaurimento delle scorte del medicinale in alcune aziende ospedaliere del territorio nazionale.

Lo stock out è particolarmente gravoso nelle aziende ospedaliere della Capitale (Azienda ospedaliera San Filippo Neri, Azienda Ospedaliera Sand’Andrea, C.T.O. Andrea Alesini) che ne hanno sospeso la somministrazione, con possibili, drammatiche conseguenze per i pazienti sotto trattamento.

Il medicinale ONCOTICE è attualmente prodotto solo dall’azienda farmaceutica MSD Merk Sharp & Dohme che, pur avendo incrementato del cento per cento l’offerta produttiva, non riesce a soddisfare la richiesta domestica. La carenza sul mercato italiano del farmaco è infatti determinata da svariati fattori, tra i quali l’irreperibilità del principio attivo e le sfavorevoli condizioni di mercato della produzione del medicinale.

Sembra che, entro la prima metà di ottobre, dovrebbe essere immessa sul mercato una nuova fornitura del medicinale, ma che si tratterebbe di una partita di soli 2.600 flaconi di ONCOTICE, insufficiente a coprire l’intera domanda domestica.

La produzione del farmaco é stata peraltro appena riavviata, per cui é forte il rischio di un nuovo intervallo di carenza assoluta del prodotto sul mercato italiano.

L’AIFA ha predisposto una procedura di monitoraggio delle carenze del farmaco con lo scopo di ridurne al minimo i tempi tecnici, di assicurarne la reperibilità e di ripristinarne il regolare approvvigionamento. A tal fine, l’11 settembre, ha autorizzato la casa farmaceutica produttrice sopra menzionata ad importare il medicinale ONCOTICE in confezionamento inglese.

Per ovviare alla difficoltà del ritardo nella distribuzione del farmaco oncologico, l’Ufficio qualità dei prodotti AIFA ha inoltre deciso tempestivamente di rilasciare alle singole strutture sanitarie richiedenti il nulla osta all’importazione del medicinale dall’estero, secondo le modalità previste dal Decreto Ministero della Salute 11 maggio 2001.

Pur apprezzando l’efficace lavoro svolto sin’ora dall’AIFA relativamente al farmaco ONCOTICE, si rileva come analoghe situazioni tenderebbero a presentarsi anche per altri farmaci di importante rilievo terapeutico che, per alterne situazioni di mercato, rischiano di non essere disponibili per le esigenze consolidate del consumo italiano.

Nel caso di ONCOTICE sembrerebbe inoltre che nei magazzini farmaceutici di diversi ospedali italiani siano stoccate provviste di tale farmaco che, pur non essendo immediatamente necessarie per le attività di istituto dei presidi ospedalieri che li detengono per assenza del network di condivisione delle informazioni, non possono essere indirizzate altrove per coprire la domanda.

L’attivazione di un sistema di messa in rete delle informazioni sulle scorte dei magazzini farmaceutici delle strutture pubbliche italiane potrebbe contribuire proprio a consentire la pronta disponibilità dei farmaci in situazione di eccezionale carenza di disponibilità.

L’interruzione delle cure specifiche, in pazienti con importanti patologie neoplastiche, rischia comunque di avere conseguenze molto gravi sul decorso della malattia – :

A)    quali provvedimenti urgenti intenda adottare, per quanto di propria competenza e attraverso i vertici AIFA, al fine di rendere immediatamente e costantemente disponibile il medicinale denominato BCG, terapia oncologica del tipo ONCOTICE, per tutte le aziende ospedaliere del territorio nazionale.

B)    Non valuti opportuno ed urgente istituire un magazzino nazionale virtuale del farmaco che possa monitorare costantemente le scorte di medicinali salva-vita nelle aziende ospedaliere, impedendo che si ripetano in futuro difficoltà simili a quelle nell’approvvigionamento del medicinale BCG.

 

Uniformità dei modelli CEDAP

Interrogazione al Ministro Lorenzin per rendere uniformi i modelli CEDAP – Certificati di assistenza al parto.

VARGIU – Al Ministro della Salute – Si chiede di sapere – Premesso che:

in data 1° gennaio 2002, in attuazione del DM Sanità n. 349 del 15 luglio 2001, nel SSN è stata disposta l’introduzione del CEDAP- Certificato d’assistenza al parto, da compilarsi in tutte le strutture sanitarie presso le quali si espleta l’attività di assistenza alle gestanti.

Il CEDAP viene redatto a cura dei responsabili dell’unità operativa che ha assistito il parto entro il decimo giorno dall’evento nascita e viene poi indirizzato alla regione che trasmette semestralmente i dati al Ministero della Salute – Direzione Generale del SIRT  informativo – Ufficio di direzione statistica.

Il Ministero della Salute, a sua volta, trasmette i dati anonimi all’ISTAT per le rilevazioni epidemiologhe di pubblica utilità.

Negli anni, i modelli di compilazione dei CEDAP nelle diverse regioni italiane si sono progressivamente diversificati tra loro, rendendo assai difficile la raccolta di dati omogenei, utilizzabili per il miglioramento della qualità dell’assistenza.

Per contrastare tale prevedibile “deriva” della modulistica, era stata inizialmente prevista l’attività di un gruppo di monitoraggio tra Ministero, regioni e ISTAT che però risulterebbe essersi riunito soltanto una volta, nell’ottobre 2003.

La disomogeneità dei sistemi di raccolta dati e di compilazione dei CEDAP nelle varie regioni italiane crea oggettive difficoltà nel confronto dei dati raccolti che impediscono l’utilizzo delle informazioni ai fini del miglioramento delle specifiche attività sanitarie e di una corretta valutazione dei rischi connessi, ciò anche in relazione ai riflessi positivi che questo avrebbe sulle stime del fair price sia in regime di autoassicurazione che di assicurazione esterna. Infatti, proprio in relazione al parto, si registrano i casi più clamorosi di quella medicina difensiva “disinformativa” che, alterando ovvero omettendo le informazioni riportate nella documentazione medica, nasconde il ricorso a procedure sconsigliate (se non addirittura proibite) che potrebbero costituire elementi negativi in un’eventuale giudizio di responsabilità civile o penale.

Nel caso in cui non fossero messe in atto tutte le procedure di validazione e di verifica di qualità dei dati statistico-sanitari ne risulterebbe potenzialmente compromessa una corretta valutazione del rischio clinico – :

a)      se non reputi indispensabile ricostituire e convocare immediatamente il tavolo tra il Ministero, le regioni e l’ISTAT per il monitoraggio delle rilevazioni dei CEDAP.

b)      Quali iniziative intenda porre in essere per garantire l’omogeneizzazione delle attività di rilevazione, compilazione e trasmissione dei dati CEDAP, la cui elaborazione coerente può consentire importanti e qualificanti attività di miglioramento delle prestazioni sanitarie di assistenza al parto in tutto il territorio nazionale.

 

Ebola, lotta dura direttamente in Africa, non solo in aeroporti europei

Per vincere la guerra a un virus terribile che ha già causato 4500 morti non basterà la pur apprezzabile task force interministeriale annunciata dal governo. Contro Ebola servono uno sforzo e un impegno maggiore, anche a livello europeo: l’Italia deve ridurre il rischio di contagi direttamente in West Africa, valutando anche la possibilità di inviare in loco le unità speciali dell’Esercito Italiano.

Qui alcune dichiarazioni di importanti organismi internazionali

++ Ebola: Casa Bianca, situazione e’ seria ++
“La situazione e’ seria”, come dimostra la decisione del presidente Obama di annullare i suoi appuntamenti e presiedere una riunione di urgenze con le autorita’ federali che si occupano di Ebola: lo ha detto il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, sottolineando come per ora sia rinnovata la fiducia ai vertici delle autorita’ sanitarie.

++ Ebola: Consiglio sicurezza, risposta fallimentare ++
“Non affrontati in maniera adeguata epidemia e suoi effetti”

“La risposta della comunita’ internazionale all’Ebola ha fallito nel capire e affrontare in maniera adeguata l’entita’ dell’epidemia e dei suoi effetti”: lo afferma in una dichiarazione il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Ex San Raffaele di Olbia: sull’acquisizione intervenga subito Renzi! Ok dalla Camera a più controlli di Regione e Ministero della Salute a vantaggio dei cittadini

Dal Parlamento massima e concreta attenzione al futuro dell’ex ospedale San Raffaele di Olbia. Anche il premier Renzi deve ora impegnarsi fino in fondo per evitare che il rudere bianco che oggi ferisce il territorio olbiese non diventi archeologia industriale.

La Commissione Ambiente della Camera ha approvato un emendamento alle deroghe contenute nel dl Sblocca Italia. La proposta a firma Vargiu-Matarrese introduce l’obbligo di monitoraggio da parte della Regione Sardegna e del Ministero della Salute sull’effettiva rispondenza della qualità delle prestazioni sanitarie erogate dal nuovo san Raffaele e la loro piena integrazione con l’offerta sanitaria pubblica sarda. Questo perché l’accordo sull’ex San Raffaele deve arricchire la sanità sarda, non può ricadere negativamente sulla salute dei cittadini. Il monitoraggio di Regione e Ministero è doveroso, come raccomandato anche dalla Commissione Sanità.

Nel frattempo la trattativa levantina tra le banche proprietarie dell’ex San Raffaele e la Qatar Foundation rischia di diventare tragicomica.

I media danno notizia che le trattative per l’acquisizione dell’ex San Raffaele sarebbero in alto mare, ipotizzando l’edificazione dell’ospedale in terreni alternativi o addirittura un surreale “ospedale diffuso multicentrico provvisorio”, in stabili riadattati, individuati in emergenza  dalla comunita’ locale  che vuole evitare l’ennesima fuga di opportunita’.

Niente a che vedere con il recupero dello scheletro bianco dell’ex San Raffaele, all’interno del quale garantire un’offerta sanitaria di alta qualita’, come nel protocollo sottoscritto dal Presidente Renzi, che nei prossimi giorni portera’ addirittura il Parlamento a votare -con lo SbloccaItalia- le norme legislative in deroga necessarie a rendere possibile l’investimento.

Nell’accordo di maggio, la riqualificazione dello stabile dell’ex San Raffaele, vera e propria ferita aperta nel territorio olbiese, non era affatto un dettaglio senza importanza: il Presidente del Consiglio Renzi, promotore e garante di quell’accordo, deve intervenire immediatamente!

Ebola, l’Italia invii le unità speciali dell’esercito in West Africa

Cresce l’allerta sul virus Ebola. L’Italia ha tutte le carte in regola per guidare la risposta europea e prevenire direttamente sul campo ogni rischio, che è la soluzione più efficace per affrontare l’emergenza in Africa.

Per questo ho scritto una lettera al presidente del Consiglio Renzi e ai ministri della Difesa Pinotti, degli Esteri Mogherini e della Salute Lorenzin: l’Italia invii nelle zone colpite dall’epidemia le unità speciali dell’Esercito Italiano.

Qui un estratto:

Le attività di prevenzione, più urgenti e determinanti per circoscrivere il rischio di contagio e ridurre il prezzo in vite umane, sono quelle direttamente svolte in West Africa.

Gli USA si sono impegnati in settembre ad inviare tremila militari nella zona e anche la Gran Bretagna ha annunciato l’invio di 750 militari, una nave medica e tre elicotteri in Sierra Leone.

Nei giorni scorsi il Presidente Obama ha rivolto un pressante appello ai Paesi più evoluti dell’OMS perché non sottovalutino né Ebola, né le proprie responsabilità nella comunità globale.

L’Italia può oggi ricoprire un ruolo fondamentale per la risposta europea all’emergenza, sia per il suo ruolo politico nell’ambito del semestre di Presidenza del Consiglio europeo, sia per le specifiche competenze, che hanno la punta dell’iceberg scientifico negli Istituti Spallanzani e Sacco.

La invito dunque a valutare l’opportunità di inviare nelle zone colpite dall’epidemia le unità speciali dell’Esercito Italiano, in modo da fornire il contributo delle proprie capacità e la propria preparazione tecnica e logistica, a supporto di una battaglia mondiale che è sicuramente sanitaria, ma anche – e forse soprattutto – umanitaria e sociale.

L’Italia avrebbe in questo modo occasione di dimostrare la propria determinazione “a fare fino in fondo la propria parte” di fronte all’Europa e al mondo intero, sottolineando ancora una volta la propria, speciale sensibilità alle necessità di cooperazione umanitaria internazionale e guidando l’intera Europa con la competenza e la capacità delle proprie eccellenze logistiche, sanitarie e scientifiche.

Ebola, l’Italia chieda e guidi una task force UE

Su Ebola l’Europa deve dare una risposta forte. E’ per questo che con Ilaria Capua, abbiamo chiesto che l’Italia, Presidente di turno dell’UE, nell’ambito degli organismi istituzionali preposti, assuma leadership per fronteggiare immediatamente e in modo coordinato l’emergenza sanitaria.

Servono decisioni rapide per affrontare in modo appropriato ogni possibile elemento di crisi.

L’Italia è uno dei paesi europei più attrezzati a fronteggiare l’epidemia e ha autorevolezza e competenze riconosciute a livello internazionale da mettere a disposizione della comunità mondiale perché questa è un’emergenza che potrebbe assumere caratteristiche drammatiche e riguardare molti cittadini dell’UE.

Quello che sta succedendo in Spagna non va sottovalutato. L’Italia e l’Europa facciano la loro parte, assumendosi le responsabilità e mettendo in campo le loro risorse in sanità pubblica.

 L’articolo su La Stampa

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IL TESTO DELLA MOZIONE

Mozione

presentata da CAPUA

Cofirmatari:
VARGIU, CATANIA, CIMMINO, D’AGOSTINO, GALGANO, MATARRESE, MAZZIOTTI, MOLEA, MONCHIERO, OLIARO, QUINTARELLI, RABINO, SOTTANELLI, TINAGLI, VECCHIO
La Camera,

premesso che:

il 22 marzo scorso è stata comunicata l’identificazione di Ebolavirus da campioni di sangue analizzati presso il laboratorio di livello di biosicurezza 4 di Lione, Francia, dopo che il 10 marzo 2014 il Ministero della Salute della Guinea Conacry è stato allertato da ospedali e servizi sanitari pubblici della regione forestale di Guéckédou e Macenta, Sud-Est del Paese, in relazione ad una misteriosa epidemia caratterizzata da febbre, vomito, diarrea, in alcuni casi emorragie, ed apparente alta letalità e che, il 18 marzo, un team di Medici Senza Frontiere (MSF), attivo dal 2010 nella regione, raggiunge l’area interessata a supporto dei servizi locali e quattro giorni dopo vengono segnalati all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) 49 casi e 29 decessi;

il virus non è stato introdotto in Guinea da altri Paesi, ma si è evoluto in parallelo ad altri EBOV e circolava nella popolazione umana di questa regione già da qualche tempo, come rilevato da un’indagine retrospettiva che ha portato a scoprire che il primo caso di questa epidemia, denominata malattia da virus Ebola (EVD), si sia verificato in Guinea in una bambina di 2 anni, deceduta con sintomi compatibili il 6 Dicembre 2013 nella regione di Guéckédou, seguito dal cluster tra i suoi familiari;

nei mesi successivi altri casi sono stati segnalati dalla confinante Liberia e in Sierra Leone, raggiungendo le rispettive capitali, in Nigeria e in Senegal. Questa epidemia costituisce il primo focolaio di Ebola in Africa occidentale e rappresenta il venticinquesimo focolaio a livello mondiale da quando la malattia è stata scoperta nel 1976 in Zaire;

secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) il bilancio complessivo delle vittime di Ebola aggiornato a mercoledì 1 ottobre è di 3.439 morti su un totale di 7.492 casi in Africa occidentale, mentre in Sierra Leone nella sola giornata di sabato 4 ottobre sono stati registrati 121 morti e 81 nuovi casi, tra cui quello di un dipendente norvegese di MSF;

il coinvolgimento della popolazione locale risulta particolarmente problematico, a causa della mancanza di fiducia e resistenza alle attività di sorveglianza, di pratiche culturali che perpetuano l’epidemia, della stigmatizzazione dei malati e delle famiglie e della mancata percezione del rischio fino al rifiuto della malattia. Parte delle attività di prevenzione e controllo consiste nella diffusione a livello locale e tramite media di messaggi di sanità pubblica volti a ridurre il rischio di contagio dall’animale all’uomo e da persona a persona e della necessità di cure in ambito sanitario;

non c’è evidenza che le misure di controllo raccomandate siano insufficienti a scongiurare il contagio se correttamente applicate né di un cambiamento nell’infettività del virus tale da spiegare il contagio sempre più frequente in ambito sanitario. È invece evidente che brecce nell’adozione e nel mantenimento delle misure di prevenzione, accanto all’esposizione a un sempre maggior numero di casi, siano alla base dei contagi degli operatori sanitari;

il 30 settembre 2014 le autorità sanitarie degli Stati Uniti americane hanno annunciato un caso di EVD identificato a Dallas in un cittadino di nazionalità liberiana che era arrivato il 20 settembre dalla Liberia via Bruxelles. Il paziente liberiano aveva contratto il virus a Monrovia aiutando il la figlia di una coppia di amici a recarsi in ospedale. La giovane donna era stata colpita da Ebola il 15 settembre, soltanto cinque giorni prima della partenza per gli Stati Uniti. Il caso negli USA rappresenta il primo caso diagnosticato fuori dall’Africa occidentale;

il 6 ottobre 2014 i risultati dei test iniziali hanno registrato il primo caso di Ebola in Spagna, confermando il contagio per un’infermiera che curò il missionario Manuel Garcia Viejo, morto il 25 settembre a Madrid dopo aver contratto la malattia in Sierra Leone;

l’8 agosto 2014 l’OMS ha dichiarato l’epidemia di ebola un emergenza di sanità pubblica di evento di rilevanza internazionale;

il 18 settembre 2014, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha riconosciuto lo scoppio Ebola come “una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale” e ha adottato all’unanimità la Risoluzione 2177/2014, per la creazione di un’iniziativa a livello ONU per coordinare le attività di tutte le agenzie delle Nazioni Unite per affrontare la crisi;

Ebola rappresenta la seconda malattia che nella storia ottiene l’attenzione del Consiglio di Sicurezza. Si tratta di un evento senza precedenti in termini di dimensioni, distribuzione geografica ed interessamento di zone urbane densamente popolate, pur tenendo in considerazione che l’epidemia non ha ancora raggiunto il suo picco ed è ancora in evoluzione;

il 27 agosto 2014 il Centro Europeo per il controllo delle malattie (ECDC) nel risk assessment su Ebola ha affermato che “le persone infettate con EVD possono arrivare in Europa con voli diretti o indiretti provenienti da paesi colpiti, o a bordo di cargo o navi passeggeri. Una possibilità remota è una catena di trasmissione lungo il percorso utilizzato da migranti irregolari che finiscono sulla sponda meridionale del Mediterraneo e tentano di raggiungere l’Europa via mare. Anche se la probabilità di questo evento è molto piccolo, le conseguenze potrebbero essere devastanti nei centri di detenzione ed a bordo delle navi in mare. Casi di EVD possono viaggiare in fase di incubazione della malattia e quindi non presentare sintomi al momento di arrivo, o possono arrivare malati perché hanno sviluppato sintomi durante il viaggio. La MVE può svilupparsi rapidamente, ed i soggetti non sono sempre consapevoli del fatto che sono stati esposti al virus Ebola. I casi in incubazione non mostrano sintomi e non possono essere rilevati attraverso lo screening nei punti di uscita o di entrata. Essi possono essere inconsapevoli dell’esposizione o negare l’esposizione in occasione della presentazione ad i una struttura sanitaria dell’UE, quindi i medici possono non sospettare EVD”;

l’impegno dell’OMS e dei diversi partner si è rafforzato, per impedire la diffusione del virus oltre che per assistere le popolazioni colpite, anche per mezzo della distribuzione di cibo e altri generi di prima necessità per ridurre al minimo i movimenti della popolazione nelle zone poste in quarantena;

il 16 settembre a Ginevra le Nazioni Unite e i suoi partner umanitari hanno presentato un documento che elenca i servizi, le forniture e gli altri requisiti necessari per affrontare l’epidemia di Ebola in Africa occidentale. Il documento stima in 987,8 milioni di dollari la somma complessiva necessaria per coprire le operazioni di assistenza nei tre paesi più colpiti (Guinea, Liberia e Sierra Leone) nei prossimi sei mesi;

il 30 agosto il Consiglio Europeo straordinario ha sottolineato l’importanza di supportare con risorse umane e finanziarie, in modo coordinato, i Paesi interessati, le ONG e l’OMS, che ha predisposto ed avviato una Roadmap specifica per una risposta coordinata e globale;

il 22 e 23 settembre al Consiglio informale dei Ministri della Salute dell’Unione Europea, si è tenuta una sessione sull’epidemia di EVD dove è stata decisa l’applicazione per la prima volta della Decisione 1082 del 2013, dal momento che le malattie trasmissibili ricadono nell’ambito della sua applicazione (art. 2). È stato ribadito che l’Italia vanta significativi risultati sul piano organizzativo e scientifico, essendo sia uno dei non molti Paesi in grado di gestire in modo idoneo tutte le fasi dell’assistenza a questi pazienti, dalla diagnosi, al trasporto, al ricovero e alla cura, ma anche il Paese che può vantare lo sviluppo, in laboratori siti proprio alle porte di Roma, di uno dei vaccini che in queste settimane sono sottoposti a sperimentazione clinica;

in suddetta sede il Consiglio informale dei Ministri della Salute dell’Unione Europea ha preso atto della severità dell’epidemia in atto in Africa occidentale, così come affermato dall’OMS, e della necessità del ricorso a risorse straordinarie per contenerla e arrestarla;

il Ministero italiano degli Affari Esteri attraverso la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo ha definito un programma di interventi di emergenza da circa 1,5 milioni di euro per contrastare l’epidemia, eventualmente incrementabili fino a 4. La Cooperazione italiana ha stanziato un contributo di 240 mila euro all’Oms per l’invio di medici, la fornitura di farmaci e di attrezzature, il rafforzamento dei sistemi di sorveglianza epidemiologica e il coordinamento e supporto logistico delle attività di risposta all’emergenza. Inoltre finanzierà inoltre l’invio di personale medico italiano specializzato, in particolare di professionalità provenienti dall’ospedale Spallanzani di Roma, centro di eccellenza a livello nazionale ed internazionale per la cura delle malattie infettive e, attraverso un apposito fondo, sosterrà le attività delle Ong italiane presenti nella Regione, in particolare in Sierra Leone. Il contributo si aggiunge a quello di 200 mila euro concesso ad aprile all’Oms per la realizzazione di attività in Guinea Conakry;

nel mese di aprile il Ministero della Salute italiano ha emanato la circolare “Malattia da virus Ebola in Africa Occidentale: Misure di sorveglianza ai punti di ingresso internazionali in Italia” e la prima informativa su Ebola in Italia ed il rafforzamento in via cautelativa le misure di sorveglianza nei punti di ingresso internazionali;

nel mese di luglio il Ministero ha effettuato un aggiornamento della situazione internazionale sulla mancanza di rischi per l’ Italia e in agosto ha emanato una ulteriore Circolare, inviata alle Regioni e ad alle altre Istituzioni interessate, contenente indicazioni per la segnalazione e gestione di eventuali casi sospetti di Malattia da Virus Ebola (MVE), in cui si ribadisce sostanzialmente quanto già previsto dal D.M. 15/12/1990 “Sistema informativo delle malattie infettive e diffusive” e dalla Circolare del 16 ottobre 2006 “Febbri Emorragiche Virali (FEV) – Raccomandazioni e indicazioni per il trasporto”;

l’Italia opera secondo i protocolli previsti dalle circolari ministeriali ed in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nei confronti di una possibile introduzione del virus Ebola nel nostro Paese, che vede impegnati gli Uffici di sanità marittima aerea e di frontiera del Ministero della Salute e tutte le strutture del Servizio Sanitario Nazionale, sotto il coordinamento del Ministero;
nessun caso sospetto di Ebola è stato segnalato al Ministero della Salute, nonostante la sorveglianza accresciuta;

negli ultimi mesi le strutture del Sistema Sanitario Nazionale, in collaborazione con gli uffici ministeriali e con l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”, hanno gestito alcune segnalazioni di possibili casi di importazione di malattia di Ebola, poi non confermate dalle analisi svolte, applicando i protocolli stabiliti nelle circolari diramate a suo tempo dal Ministero;

l’Aeronautica Militare – unica componente aerea in grado di eseguire una tale operazione in Europa oltre alla britannica RAF – dispone di velivoli ed attrezzature unici per il trasporto di malati altamente infettivi attraverso una speciale barella di bio-contenimento, denominata ATI (Aircraft Transport Isolator). Le attrezzature sono dislocate presso il Reparto Medicina del Centro Sperimentale di Volo (CSV) di Pratica di mare e il sistema è stato utilizzato in numerose missioni per trasporto di pazienti infettivi ed altamente infettivi;

l’Italia dispone della rete degli Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera (USMAF), quali articolazioni periferiche del Ministero della Salute, cui sono affidati i compiti di profilassi internazionale e sanità transfrontaliera in capo allo Stato. Tali USMAF garantiscono la continuità della difesa sanitaria del territorio nazionale dal rischio di importazione di malattie infettive attraverso i movimenti internazionali di mezzi di trasporto e persone e dispongono di 12 Uffici principali suddivisi a loro volta in 37 Unità territoriali, dislocati in corrispondenza dei maggiori porti ed aeroporti nazionali per la messa in atto di misure atte a ridurre o minimizzare il rischio di diffusione di malattie infettive ed altre minacce per la salute, esercitando attività di vigilanza non solo su viaggiatori e mezzi di trasporto ma anche su merci destinate al consumo umano in importazione da Paesi non appartenenti all’Unione Europea, quali alimenti di origine non animale, materiali ed oggetti destinati a venire in contatto con alimenti (MOCA) ed altri prodotti di rilevanza sanitaria quali dispositivi medici, cosmetici e farmaci non autorizzati in Italia. Per ridurre il rischio di introduzione di malattie infettive sul territorio nazionale, gli USMAF funzionano anche come centri di profilassi per viaggiatori internazionali, fornendo consulenza specialistica e raccomandazioni sulle misure di prevenzione appropriate in relazione alla meta e durata e scopo del viaggio e somministrando le vaccinazioni internazionali obbligatorie (allo stato la sola vaccinazione contro la febbre gialla) o raccomandate;

il Ministero della Salute ha segnalato che in Italia si dispone, da tempo, di un protocollo per l’evacuazione ed il trasporto in condizioni di alto isolamento di pazienti infetti/malati, già utilizzato in diverse occasione, e di stanze di ricovero ad alto isolamento, presso l’INMI Spallanzani di Roma e l’Ospedale Sacco di Milano (decreto interministeriale esteri, salute, interni, difesa del 23 novembre 2010);

l’Italia ha contribuito da marzo 2014, immediatamente dopo l’identificazione del focolaio di Ebola, al dispiegamento di un laboratorio mobile di alto biocontenimento (BSL4) finanziato dalla Commissione Europea (DEVCO) in Guinea Conacry e gestito dal Consorzio Europeo European Mobile Lab (EMLab);

l’Italia partecipa a tale Consorzio con l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” che ha avviato il laboratorio sotto l’egida dell’OMS, unitamente all’Istituto di Microbiologia dell’Istituto Federale Bundeswehr di Monaco, all’Istituto di Medicina Tropicale Bernhard-Nocht di Amburgo ed al Laboratorio P4 – Jean Mérieux di Lione. La gestione del Laboratorio è stata successivamente supportata da personale dell’Agenzia di sanità pubblica inglese e di altri Istituti europei. Su richiesta dell’OMS lo stesso Istituto ha inviato un clinico esperto in Nigeria per fornire competenze cliniche e supporto tecnico alla gestione delle unità di isolamento speciale per Ebola a Lagos;

all’ inizio di settembre 2014 è partito dall’Istituto Spallanzani di Roma il terzo laboratorio mobile europeo di massima sicurezza, ed ubicato a Foya, in Liberia. In particolare è stata curata in Italia o la preparazione del laboratorio, la spedizione, il montaggio e l’attivazione del laboratorio, garantirà la presenza di propri virologi fin dal primo team.

l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma è stato identificato nel 2003 quale membro italiano del Global Outbreak Alert and Response Network (GOARN) coordinato dall’OMS ed in tale veste ha effettuato numerosi interventi in precedenti epidemie di febbre emorragica. La stessa Istituzione è stata riconosciuta nel 2009 quale Centro collaboratore dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’assistenza, la diagnosi, la risposta e la formazione sulle patologie ad elevata pericolosità, coordina la rete europea dei laboratori di biosicurezza di livello 4 e, grazie alla sua esperienza e professionalità, ha già contribuito in passato sempre su richiesta dell’OMS è tra quelli già in passato ha contribuito con interventi di supporto ai paesi, aspetti diagnostico-clinici nei paesi africani in cui si sono verificate epidemia di Febbre Emorragica Virale per controllare l’evento sul posto;

gli Stati Uniti si stanno preparando ad aumentare e migliorare gli screening nei principali aeroporti per cercare di tenere sotto controllo Ebola, come annunciato in data 6 ottobre 2014 dal presidente Obama e da Tom Frieden – il direttore del Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), l’organo di controllo sulla sanità pubblica negli USA. È in corso infatti una consultazione con il Congresso, con gli esperti e con la Casa Bianca per arrivare a una decisione sull’argomento;

non tutti i Paesi europei hanno lo stesso grado di preparazione nell’affrontare eventuali emergenze sanitarie legate alla possibile diffusione nel nostro Continente dell’epidemia del virus Ebola, né è possibile pensare a strategie di prevenzione e di gestione dell’emergenza che abbiano dimensione esclusivamente nazionale;
il semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea pone in carico al nostro Paese specifici ruoli e responsabilità;
impegna il Governo:

a rafforzare le capacità diagnostiche con un laboratorio mobile italiano in Sierra Leone, garantendo anche le attrezzature, i reagenti ed il trasferimento tecnologico agli operatori locali;

a supportare i Paesi attraverso il potenziamento delle capacità di ricerca dei contatti e l’isolamento dei pazienti, il rafforzamento dei sistemi di sanità pubblica;
a promuovere un livello di assistenza alle persone colpite che sia rispondente agli standard previsti dall’OMS per la gestione delle febbri emorragiche, anche con l’invio di clinici esperti;

a sostenere iniziative di diagnosi e ricerca sul serbatoio animale in linea con la visione “One World One Health”;

a intraprendere tutte le azioni necessarie per garantire la corretta adozione di adeguate misure di biosicurezza in considerazione del rischio di importazione di casi, attuando ogni misura necessaria per il monitoraggio e la identificazione precoce dei sospetti, scongiurando e limitando i reali ed evidenti pericoli di ritardata diagnosi e conseguente applicazione delle misure necessarie, come verificatosi in un altro paese occidentale
ad adoperarsi e attivarsi, con determinazione, presso tutte le sedi comunitarie e internazionali, in accordo con gli altri Stati membri che, come l’Italia, sono impegnati nel fronteggiare questa pericolosa epidemia

a supportare le attività conto EBV in corso in Italia ed all’estero, concentrandosi su quanto ha già dimostrato capacità organizzative e gestionali

a promuovere l’utilizzo e la completa attivazione delle capacità e delle strutture disponibili nel Paese

a valutare gli interventi da attuare nelle zone colpite evitando inutili duplicazioni con quanto già attivato da altri Paesi. In particolare il Paese dovrà operare con il principio di massimo coordinamento con le agenzie internazionali, evitando inutili e costose duplicazioni

a mettere in atto ogni misura per garantire ai cittadini italiani l’evacuazione aeromedica in caso di necessità di rimpatrio dai paesi colpiti;

a chiedere l’urgente istituzione di un’unità di crisi europea, a guida tecnica e scientifica italiana, che possa fronteggiare immediatamente e in modo coordinato ogni eventuale emergenza sanitaria legata ad Ebola sul territorio europeo, consentendo decisioni rapide, che individuino i Paesi referenti e gli strumenti da utilizzare per affrontare in modo appropriato ogni possibile elemento di crisi.