Vargiu sollecita per la seconda volta il Ministro dei beni e attività culturali e del tursimo ad intervenire presto sull’ex Ospedale Marino di Cagliari

Vargiu torna a sollecitare per la seconda volta il Ministro Franceschini ad intervenire sull’ex Ospedale Marino, chiedendo con forza che intervenga presto sulla Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna e sulla Regione Autonoma della Sardegna per la definizione del futuro del compendio dell’ex Ospedale Marino di Cagliari.

VARGIU, MATARRESE, VITELLI, DAMBRUOSO – Al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – Premesso che:

In data 21.07.2006, il Servizio Centrale Demanio e Patrimonio della Regione Autonoma della Sardegna ha bandito una gara per l’affidamento in concessione d’uso per cinquant’anni della struttura dell’ex Ospedale Marino di Cagliari, abbandonata dal 1982, con destinazione turistica non residenziale.

In data 03.03.2007, con determinazione n. 1364 dell’assessore regionale EE.LL, l’ATI San Maurizio veniva dichiarata vincitrice del bando e aggiudicataria provvisoria.

Successivamente a tale aggiudicazione, in data 19.09.2007, con decreto n. 85 del Ministero Beni e Attività Culturali, Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna, l’immobile dell’ex Ospedale Marino veniva dichiarato di interesse culturale, storico e artistico, ai sensi dell’articolo 10, comma 1 del DL 22.01.2004, n. 142.

Per effetto di tali nuovi vincoli, la successiva conferenza di servizi, finalizzata all’approvazione del progetto definitivo dell’ATI San Maurizio, si svolgeva con l’attiva partecipazione della rappresentanza della Sovraintendenza.

Nel corso della conferenza dei servizi, la rappresentanza della Sovraintendenza introduceva una serie di prescrizioni che venivano considerate dai rappresentanti dell’ATI San Maurizio inaccettabili e incompatibili con il progetto vincitore. In particolare, la Sovraintendenza non accettava la proposta di redistribuzione di cubature interne tra il piano pilotis e il primo piano dello stabile, opponendo diniego alla richiesta del vincitore di sopraelevare l’altezza del piano pilotis oltre i 2,70 metri  e a quella di costruire piscine pensili sul tetto dello stabile.

Conseguentemente, in data 25.08.2008, l’ATI San Maurizio, per il tramite dei propri legali, annunciava la rinuncia alla aggiudicazione per “l’impossibilità di realizzare il progetto che aveva vinto la gara” e contestualmente iniziava un’azione legale di risarcimento danni nei confronti della Regione.

In data 02.10.2008, in sede di conferenza di servizi, il rappresentante della Sovraintendenza attribuiva alla responsabilità della Regione eventuali errori nel bando di gara, facendo iscrivere a verbale la seguente dichiarazione: ”Sarebbe stato auspicabile che la Regione, prima della emanazione del bando, avesse proceduto ad attuare una verifica preventiva del bene in ordine all’interesse culturale e concordare preventivamente con la Direzione Regionale per i Beni Architettonici i contenuti del bando stesso”.

L’intervento tardivo della Sovraintendenza non soltanto ha comportato l’improcedibilità del progetto di ATI San Maurizio, con conseguente rinuncia e contenzioso legale, ma ha anche indirettamente determinato la nuova aggiudicazione al soggetto secondo classificato.

Tale aggiudicazione, dopo altri sei anni di tribolazioni burocratiche, parrebbe anch’essa improcedibile e destinata alla revoca, secondo le dichiarazione dell’Assessore Erriu che considererebbe il progetto “viziato da irregolarità che renderebbero impossibile la stipula del contratto”.

Dopo nove anni di trafila, lo sfregio del rudere dell’ex Ospedale Marino alla spiaggia del Poetto di Cagliari sembrerebbe dunque incredibilmente avvitato su sé stesso, senza che la Regione Autonoma della Sardegna, responsabile del processo, abbia sinora manifestato la più pallida idea sui tempi, sulle modalità e sulle finalità di un’eventuale nuova procedura di messa a bando.

In definitiva, la eventuale demolizione del manufatto dell’ex Ospedale Marino, chiesta a gran voce da più parti, è comunque resa impossibile dal pregio storico e architettonico del manufatto, che ha determinato il vincolo della Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna.

Qualsiasi altra destinazione a finalità economiche e produttive (ad esempio, quella turistico-alberghiera, pur esclusa dal primo bando regionale del 2006), orientata al soddisfacimento degli interessi turistici ed economici della città di Cagliari e della Sardegna rischia di essere altresì preclusa dalle prescrizioni rigide della Sovraintendenza che possono causare (come già è successo nel 2008) la insostenibilità economica degli investimenti di riconversione per qualsiasi imprenditore privato

In altre parole, a causa dell’intervento della Sovraintendenza si rischia il paradosso che l’ex Ospedale Marino di Cagliari sia destinato a restare per sempre così, realizzandosi la surreale situazione per cui non è possibile né la sua demolizione, né la sua riconversione a finalità turistiche e/o alberghiere – :

non giudichi indispensabile l’immediato contatto tra la Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna e la Regione Autonoma della Sardegna per la definizione del futuro del compendio dell’ex Ospedale Marino di Cagliari.

Ospedale Marino, parli in fretta la Sovraintendenza! Il rischio è un rudere per sempre

Nuova iniziativa sulla vicenda dell’ex Ospedale Marino. Insieme agli altri deputati dei Riformatori, Matarrese, Dambruoso e Vitelli, abbiamo presentato un’interrogazione urgente, questa volta sul ruolo della Sovraintendenza.

Il vincolo imposto nel 2007 dalla Direzione Regionale dei beni culturali e paesaggistici rischia infatti di creare una situazione di paralisi totale che sarebbe ridicola, se non fosse drammatica.

Da una parte, l’Ospedale Marino non può essere demolito in quanto vincolato per la sua importanza storica e architettonica, dall’altra non può neppure essere ristrutturato in quanto il vincolo rischia di essere così rigoroso da impedire qualsiasi attività turistica economicamente redditizia (come è già successo con il primo vincitore, nel 2008).

Sarebbe una vera e propria beffa: l’ex Marino verrebbe condannato a un destino da ”rudere per sempre e sempre peggio” nel bel mezzo della spiaggia urbana più bella Italia, incapace di creare un circuito virtuoso di occupazione e lavoro per la città di Cagliari, economicamente alla canna del gas.

Inutile che Regione e Comune sognino nuove destinazioni alberghiere (sarebbe interessante sapere perché sono state scartate nel primo bando, nove anni fa!) se non si mettono prima d’accordo con la onnipresente Sovraintendenza su ciò che si può fare e sulla sostenibilità economica del progetto.

E, per favore, il Ministero e la Sovraintendenza si muovano subito e facciano in fretta, di tempo se ne è già sprecato abbastanza!

Stamina, il ministro Lorenzin si attivi per dare sostegno ai malati. Il patteggiamento di Vannoni non cancella il dolore di chi soffre

La conclusione del caso Stamina, con la richiesta di patteggiamento a un anno e dieci mesi di condanna da parte del professor Vannoni, lascia un immenso amaro in bocca. È il dolore profondo generato dalla tenda da campo, montata in piazza Montecitorio, che ancora ospita il presidio di alcuni dei pazienti. Oggi la disperazione di queste persone e delle loro famiglie è purtroppo più grande della speranza di guarigione a loro prospettata alcuni mesi fa.

Faccio dunque appello al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, perché attivi tutte le possibilità di ascolto e di sostegno, anche sanitario ed economico: i veri danneggiati di questo caso non possono rimanere abbandonati dallo Stato.

Dopo la richiesta di patteggiamento, Vannoni resta solo davanti alla giustizia umana, abbandonato dai tanti sostenitori pubblici “importanti” che, forse in modo incauto e approssimativo, ne avevano sposato la causa. Non è giusto invece che restino sole le vere vittime di questa vicenda, le centinaia di pazienti gravissimi, spesso incurabili, simbolicamente ospitati dalla tenda di fronte al Parlamento.

Test medicina, quiz alla Trivial Pursuit non selezionano i migliori

Oggi in Commissione audizione del ministro Giannini sulla riforma dell’accesso ai corsi di laurea e alle scuole di specializzazione in medicina.

Bene il Ministro Giannini che conferma coraggiosamente l’innovazione liberale, attitudinale e meritocratica negli accessi alla facoltà di medicina. Oggi, la selezione degli aspiranti medici è basata su un quiz secco, un mix tra Trivial Pursuit e Rischiatutto che in nessun modo verifica la qualità dei precedenti percorsi formativi, il complessivo spessore culturale dei concorrenti né l’attitudine psicologica ad una professione così importante e difficile.

Pur nella consapevolezza delle difficoltà, va apprezzata la determinazione del Ministro Giannini nel creare un percorso selettivo prolungato e approfondito, che consenta davvero una graduale selezione dei candidati più adeguati, in un tempo non troppo lungo, per non creare danni agli esclusi. Certo, per ottenere questo risultato è importantissimo dare nuove motivazioni e nuove risorse al sistema universitario, che deve essere accompagnato a garantire la qualità del percorso formativo, propedeutico all’accesso a medicina.

Disastro ospedale Marino: dopo 9 anni si riparte da zero!

Interrogazione urgente al Ministero dei Beni e Attività Culturali e Turismo per chiedere un intervento immediato sulla ormai surreale vicenda dell’Ex Ospedale Marino di Cagliari.

Interrogazioni analoghe saranno presentate nei prossimi giorni dai Riformatori in Consiglio Regionale e nel Consiglio Comunale di Cagliari.

Ecco perché.

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Tenete a mente due date:

La prima è il 28 marzo 2006

La seconda è il 18 dicembre 2014

Il 28 marzo 2006, la Giunta Regionale della Sardegna deliberò le direttive per la valorizzazione dell’ex Ospedale Marino di Cagliari, che furono alla base del successivo bando del 21 luglio dello stesso anno. Tali direttive impedivano di fatto la trasformazione in albergo (la “residenzialità veniva esclusa), ma sottolineavano la vocazione “turistico ricreativa” del bene.

Il 18 dicembre 2014, l’Assessore Regionale all’Urbanistica ed EE.LL. della Regione Sardegna annuncia alla stampa che la “never ending history” dell’ex Ospedale Marino si conclude ingloriosamente: “sarebbero state rilevate alcune irregolarità, che rendono impossibile la stipula del contratto“. Nei giorni successivi, nella conferenza stampa di fine anno, il Sindaco di Cagliari conferma contatti in corso con la Regione, che andrebbero verso destinazioni ricettive alberghiere.

Ma non basta!

A tutt’oggi, la notizia dei NOVE ANNI PERSI e del rudere in mezzo alla spiaggia del POETTO non è ancora ufficiale: manca qualsiasi atto ufficiale di annullamento della gara, per cui l’ultimo atto ufficiale della Regione è dell’APRILE 2014 ed è l’affidamento definitivo del bene al vincitore del bando di gara, un atto che va dunque in DIREZIONE OPPOSTA RISPETTO ALLA VOLONTA’ ANNUNCIATA DALL’ASSESSORE!

In questi anni, un delirio di bandi equivoci, di ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, di interventi postumi della Sovraintendenza, di rinunce dei vincitori, di interminabili conferenze di servizio che hanno prodotto il NIENTE.

Eppure, il DISASTRO era ampiamente annunciato. In due successive interrogazioni, la prima in data 22.12.2011, la seconda in data 27.07.2012, Pierpaolo Vargiu e il Gruppo dei Riformatori in Consiglio Regionale avevano interrogato la Giunta Regionale, denunciando come il progetto che stava andando avanti avrebbe sostituito il “VECCHIO OSPEDALE MARINO”, con una “NUOVA CASA DI CURA PRIVATA“, una scelta schizofrenica rispetto alle esigenze di sviluppo turistico ed economico della città di Cagliari e dell’intera Sardegna!

Una scelta sostanzialmente contraria al bando, ma soprattutto, una scelta implicitamente IMPERCORRIBILE per la volontà manifestata dallo stesso vincitore della gara che, nella presentazione generale della propria proposta, chiaramente faceva riferimento al PIANO SANITARIO REGIONALE della Sardegna e alla necessità che la nuova offerta sanitaria dell’ex Ospedale Marino venisse adeguatamente valorizzata attraverso il convenzionamento dei posti letto da parte dell’assessorato Regionale alla Sanità.

Considerato che la Regione Sardegna ha potuto accreditare i nuovi posti letto del San Raffaele di Olbia soltanto attraverso una deroga di legge è del tutto evidente quando sia stato e sia surreale pensare ad accreditamenti di nuovi posti letto!

LA PRIMA TRAGEDIA è dunque che la Regione Autonoma della Sardegna abbia aspettato anni per prendere atto di ciò che era da tempo evidente a chiunque conoscesse i termini del problema ed era stato denunciato a più riprese dai Riformatori.

LA SECONDA TRAGEDIA è che oggi la Giunta Regionale della Sardegna, duettando con il Sindaco di Cagliari con gli stupori e i candori francamente inaccettabili di Alice nel Paese delle Meraviglie, annunci in pompa magna la propria intenzione di annullare il bando e i suoi effetti, ma non abbia di fatto adottato nessun provvedimento in merito.

LA TERZA TRAGEDIA è che questo atteggiamento di annunci senza atti ufficiali, di fumo senza arrosto della Giunta Regionale, associato alle fantasticherie di fine anno del Sindaco di Cagliari lasciano intendere che il Poetto, alla faccia del riconoscimento di “spiaggia ufficiale di MILANO EXPO 2015” rimarrà ancora a lungo sfregiata dal rudere dell’ex Ospedale Marino perché sulla vicenda è tutto incerto, tranne una cosa: Regione e Comune di Cagliari sono accomunati dal non AVERE LA PIU’ PALLIDA IDEA DI COSA FARE.

Ex Ospedale Marino di Cagliari: il Ministro dei beni e attività culturali faccia ordine e chiarezza.

Vargiu chiede al Ministo dei beni e delle attività culturali e turismo di dirimere il pasticcio creato dall R.A.S. sull’ex ospedale Marino di Cagliari, sulla cui destinazione finale, dopo tanti anni, non é ancora stata fatta chiarezza , con grave danno allo sviluppo turistico ed economico della città di Cagliari e dell’intera Sardegna

Interrogazione scritta

VARGIU – Al Ministro dei beni e delle attività culturali e turismo – Si chiede di sapere – Premesso che:

La spiaggia del Poetto di Cagliari è stata più volte definita “la pià bella spiaggia urbana d’Italia” e, per questo motivo, è stata recentemente scelta dal gruppo UVET come “spiaggia italiana ufficiale” della manifestazione Milano EXPO 2015.

La spiaggia del Poetto di Cagliari, nello spazio prospiciente l’idrovora delle Saline, è occupata da uno stabile, iniziato a costruire alla fine degli anni trenta, su progetto dell’architetto Ubaldo Badas e dapprima pensato come colonia elioterapica (Colonia estiva Marina DUX) e, successivamente, completato nel 1947 come struttura ospedaliera, nota come “Ospedale Marino”.

Tale cubatura nel contesto della spiaggia del Poetto è stata successivamente affiancata da un altro manufatto, di assai minori dimensioni, funzionale alla complessiva attività del P.O. e adibito ad astanteria e P.S.

Alla fine degli anni settanta, l’amministrazione sanitaria decideva di rilevare la struttura dell’albergo di proprietà ESIT, che si trovava anch’esso nel contesto della sede del Poetto, tra la spiaggia e lo stagno di Molentargius, in posizione più arretrata rispetto alla stabile dell’Ospedale Marino.

Tale complesso alberghiero ex ESIT veniva ristrutturato ad uso ospedaliero, al fine di trasferire nella nuova sede tutte le attività sanitarie di pertinenza del vecchio Ospedale Marino.

Tale trasferimento, veniva definitivamente completato nel 1982 e veniva seguito dal rilascio della pertinenza di fabbricato accessoria.

Dal momento dell’abbandono del complesso dell’ex Ospedale Marino, si è posta con forza la necessità di ridisegnare e ridefinire il ruolo di tale importantissima cubatura, che impegna il sito turistico più sensibile della città, strategico per qualsiasi progetto di sviluppo economico futuro di Cagliari e, conseguentemente, dell’Isola.

Ai fini del riutilizzo del bene, la regione autonoma della Sardegna, con delibera 12/10 del 28.03.2006, ha individuato le direttive per la valorizzazione del bene, che resta di pertinenza demaniale per effetto del disposto dell’articolo 29 del codice della navigazione ed è destinato a “finalità turistico-ricreative”, come si evince dal comunicato ufficiale sul sito www.regione.sardegna.it del 28.03.2006.

In ottemperanza a tale delibera, in data 21 luglio 2006, il servizio centrale Demanio e Patrimonio della regione autonoma della Sardegna bandiva una gara (n.1206/D) per l’affidamento in concessione d’uso, per 50 anni, del compendio del cosiddetto “ex Ospedale Marino”.

In esito a tale gara, che scadeva il 06.11.2006 e veniva poi prorogata al 20.03.2007, venivano presentate due offerte che, con determinazione n.1364 del 30.05.2007 venivano giudicate entrambe coerenti rispetto al bando e pertanto classificate in ordine di graduatoria secondo il punteggio loro attribuito dalla commissione giudicante.

Conseguentemente, in data 30.05.2007, con determinazione n. 1364 dell’assessorato regionale EE.LL., veniva dichiarata vincitrice e aggiudicataria provvisoria del bando l’ATI San Maurizio, costituita dal Policlinico Città di Quartu e dalla Sa & GO s.r.l.

All’atto dell’affidamento, l’Assessore Regionale all’Urbanistica, Gianvalerio Sanna, con dichiarazione virgolettata riportata nel sito ufficiale della Regione in data 22.05.2007 ribadiva che “le scelte di valorizzazione dell’ex Ospedale Marino devono essere orientate verso destinazioni turistiche non residenziali, finalizzate alla creazione di centri servizi per le persone, capaci di incrementare l’offerta e l’attività’ turistica e la qualità’ dei servizi ai cittadini dell’area cagliaritana, durante l’intero corso dell’anno”.

Appare dunque interessante continuare l’excursus che consenta di comprendere come dalla destinazione “turistica, non residenziale” evocata dai rappresentanti istituzionali della R.A.S si sia invece arrivati alla opposta “destinazione non turistica, residenziale” degli atti amministrativi più recenti.

In data 19.09.2007, con Decreto n. 85 del Ministero dei Beni e delle Attività culturali – direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna, l’immobile veniva dichiarato di interesse culturale, storico ed artistico, ai sensi dell’articolo 10, comma 1 del DL 22.01.2004, n. 142.

Con sentenza 4711/2008, Il TAR Sardegna aveva successivamente giudicato non coerente al bando l’offerta arrivata seconda (ATI del Gruppo Prosperius).

A seguito della rinuncia del primo classificato in graduatoria (ATI San Maurizio), in data 21.01.2009, il direttore del servizio centrale demanio e patrimonio dichiarava pertanto conclusa infruttuosamente la procedura di gara avviata il 21.07.2006.

In data 19.02.2010, con sentenza 2188/2010, il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale accoglieva invece parzialmente il ricorso dell’ATI Prosperius, che veniva pertanto riammessa nell’originaria posizione di graduatoria.

A seguito di tale pronuncia del Consiglio di Stato, in data 16.06.2010. L’ATI Prosperius veniva infine dichiarata dalla R.A.S. aggiudicataria provvisoria della gara, con determinazione n.1261, del 16.06.2010.

E dunque iniziata una lunga attività di concertazione tra RAS, ATI Prosperius e tutti gli altri soggetti aventi titolo di legge per la partecipazione alla conferenza dei servizi destinata a definire la piena operatività’ del progetto, in modo coerente alla normativa vigente.

 

La conferenza dei servizi ha provveduto allo svolgimento delle proprie attività con tre successivi incontri, svolti in data 16.06.2010, 14.09.2010 e 01.12.2010.

Le amministrazioni e le istituzioni partecipanti alla conferenza dei servizi hanno infine espresso il loro parere favorevole, con prescrizioni.

 

E’ stata conseguentemente richiesta al Comune di Cagliari (in data 31.12.2010) la variante dello strumento urbanistico, indispensabile per la procedibilità del progetto.

 

In data 20.12.2011, il Comune di Cagliari, con delibera n. 73, approvava una variante del PUC finalizzata a consentire la realizzazione del progetto Prosperius, precisando come la stessa Prosperius “intenda realizzare un centro di riabilitazione con sezione di eccellenza per ricovero riabilitativo”, attività’ palesemente in contrasto con la “non residenzialita’” prevista dal bandi e sempre ribadita in tutti gli atti ufficiali.

In data 22.12.2011, lo scrivente parlamentare Pierpaolo Vargiu, all’epoca consigliere della R.A.S, aveva già presentato un’interrogazione consiliare (la 763/A), rilevando come il progetto in esecuzione dell’ATI Prosperius avesse una vocazione squisitamente sanitaria, con destinazione residenziale (peraltro esclusa esplicitamente dal bando), che avrebbe rischiato di consegnare alla città di Cagliari una “casa di cura in riva al mare” al posto del vecchio ospedale in riva al mare.

 

Tale interrogazione riceveva risposta in data 18.03.2012 da parte dell’Assessorato EE.LL che si limitava a ricordare la nota sentenza 2188/2010 del Consiglio di Stato, ribadendo la “vocazione turistico sanitaria” del progetto Prosperius, senza nulla dire sul mancato rispetto del requisito della “non residenzialita’”.

In data 27.07.2012, lo scrivente Pierpaolo Vargiu, ancora nella sua veste di consigliere della R.A.S, insieme a tutti i colleghi del Gruppo dei Riformatori, presentava una nuova interrogazione (la 926/A) in merito al destino dell’ex Ospedale Marino, rilevando tra l’altro come nella presentazione generale della propria proposta, la stessa Prosperius avesse sottolineato che:

1) “Il Piano Sanitario Regionale 2006 – 2008 dimostra che la Sardegna presenta una forte carenza di posti letto post acuzie e per la lungo degenza”;

2) “é fondamentale precisare che la sezione socio sanitaria rappresenta il fulcro del nostro progetto. Da essa dipende la possibilità della copertura economica dell’attività per tutto l’anno”;

3) é indispensabile che l’Assessorato Regionale Igiene e Sanità “riconosca un’effettiva utilità’ al servizio di riabilitazione da noi proposto e sia disponibile ad inserire tali servizi tra quelli erogabili ai cittadini sardi, italiani ed europei, nell’ambito delle prestazioni (e delle dovute regole) del Sistema Sanitario Nazionale.

Il Consiglio Comunale di Cagliari, con propria deliberazione del 09.10.2012, ha disposto gli adeguamenti cartografici e le modifiche delle norme tecniche di attuazione del PUC che erano state richieste.

 

In data 15.10.2012, con nota 35714, il servizio centrale demanio e patrimonio della R.A.S. sollecitava l’ATI Prosperius a trasmettere il progetto esecutivo definitivo.

ATI Prosperius provvedeva a richiedere un differimento di tali termini di presentazione, anche a seguito dell’aggiornamento della normativa afferente i requisiti minimi previsti per le strutture sanitarie e che tale progetto esecutivo definitivo e’ stato comunque effettivamente presentato in data 18.02.2013 e successivamente integrato in data 05.03.2013.

 

La conferenza dei servizi si riuniva nuovamente in data 25.07, 07.10, 22.11, 12.12 e 19.12.2013 ed esprimeva infine parere favorevole con prescrizioni.

 

In data 02.04.2014, la direzione generale EE.LL. della R.A.S, servizio centrale demanio e patrimonio, con determinazione n. 13012, disponeva l’aggiudicazione definitiva della gara, il cui procedimento era stato iniziato il 21.07.2006, all’ATI Prosperius, nel frattempo diventata “Prosperius Sardegna srl”.

 

In data 18.12.2014, la stampa sarda (vedi l’Unione Sarda, pagina 14) recava la notizia dell’annullamento del bando di gara relativo all’ex Ospedale Marino da parte della R.A.S., riportando una dichiarazione virgolettata dell’Assessore Regionale EE.LL., Cristiano Erriu che sosteneva come il suo Assessorato “avrebbe rilevato alcune irregolarità, che rendono impossibile la stipula del contratto”, per cui veniva ipotizzato l’annullamento dell’intero iter procedurale.

 

La realizzazione di tale destinazione sanitaria residenziale, nei progetti redatti dall’ATI Prosperius, sarebbe stata addirittura subordinata alla complessiva sostenibilità economica del progetto, vincolata all’accreditamento dei posti letto della nuova casa di cura da parte del Sistema Sanitario Regionale.

 

Tale accreditamento di nuovi posti letto apparirebbe assolutamente surreale nell’attuale contesto della sanità sarda, che ha appena ottenuto una deroga di legge per poter assorbire il surplus di posti letto accreditati discendente dall’accordo per l’attivazione del nuovo Ospedale ex San Raffaele di Olbia.

 

Al di là dell’assenza di opportunità di accreditamento dei nuovi posti letto, la soluzione progettuale proposta dalla Prosperius Sardegna è sempre apparsa assolutamente confliggente con gli interessi generali dello sviluppo turistico ed economico cagliaritano, proponendo un complesso sanitario residenziale in riva al mare, assolutamente schizofrenico rispetto alle esigenze della città e dell’Isola.

 

Nella conferenza stampa di fine anno 2014, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda ha ribadito la volontà di concordare con la R.A.S la nuova destinazione dello stabile dell’ex Ospedale Marino, privilegiando destinazioni di tipo recettivo alberghiero.

 

Nonostante quanto dichiarato dall’assessore regionale agli EE LL e dal Sindaco di Cagliari, dal 18 dicembre scorso, data dell’annuncio dell’annullamento del bando di gara dell’ex Marino, sino ad oggi non vi è alcuna traccia di atti ufficiali di revoca da parte della regione autonoma della Sardegna.

Pertanto ad oggi, nonostante impazzi la polemica sulla “nuova” futura destinazione dell’ex Ospedale Marino, l’atto ufficiale che ancora resta in piedi è l’aggiudicazione definitiva della gara alla Prosperius Sardegna, deliberata in data 02.04.2014.

Appare davvero offensivo nei confronti della città di Cagliari e dell’intera Sardegna che le vicende inerenti il futuro della spiaggia del Poetto e del manufatto dell’ex Ospedale Marino si svolgano nell’attuale clima di grossolana improvvisazione, con l’amministrazione regionale che annuncia ai giornali l’annullamento di una procedura di gara durata otto anni, senza assumere, né adeguatamente motivare alcun atto ufficiale. Altrettanto incredibile appare che il sindaco di Cagliari, nel corso di una conferenza stampa pubblica, confermi l’esistenza di un confronto in essere con l’amministrazione regionale mentre ancora persiste l’efficacia dell’atto normativo che assegna al progetto Prosperius il compendio dell’ex Ospedale Marino.

Il rudere dell’ex Ospedale Marino non è l’unico sfregio persistente alla spiaggia del Poetto: il relitto dello stabilimento della “Bussola”, anch’esso sotto la giurisdizione del demanio regionale, deturpa da tantissimi anni il tratto quartese del litorale, costituisce un rischio costante per la stessa incolumità fisica dei bagnanti e rischia di sporcare irrimediabilmente il biglietto da visita della “spiaggia ufficiale di EXPO 2015”.

 

L’attuale situazione di confusione assoluta e di assenza di scelte appare insostenibile per tutti i cagliaritani e per tutti i sardi, che dopo 8 anni di un’interminabile procedura burocratica, sono costretti a prendere atto che è nuovamente al palo di partenza qualsiasi attività di riqualificazione dello stabile dell’ex Ospedale Marino, che rappresenta ancora una lacerante e dolorosa ferita aperta nella spiaggia, totalmente inutilizzato come risorsa per lo sviluppo economico di Cagliari e della Sardegna.

 

Qualunque sia il motivo sostanziale, appare davvero surreale che la R.A.S. si appresti a revocare l’aggiudicazione dopo otto anni di procedura burocratica, senza provvedere contestualmente ad indicare la soluzione alternativa ed i tempi della sua attuazione, garantendo ai sardi il pieno utilizzo del bene, in tempi rapidi e per obiettivi coerenti ai fini di sviluppo turistico ed economico – :

Quali iniziative urgenti intenda intraprendere per dirimere l’attuale pasticcio creato dalla R.A.S., che crea totale incertezza sul destino dell’ex Ospedale Marino di Cagliari che, dopo anni di allucinante percorso burocratico, ancora non ha la piena certezza di una destinazione funzionale allo sviluppo turistico ed economico della città di Cagliari e dell’intera Sardegna.

Maggiore trasparenza e meritocrazia nelle attribuzioni di incarichi nelle asl e negli ospedali

Vargiu chiede al Ministro della salute di avviare iniziative normativo-amministrative affinché i criteri di trasparenza, imparzialità e meritocrazia siano gli unici parametri nella gestione della sanità pubblica anche rispetto alle progressioni in carriera dei professionisti sanitari nelle asl e nelle strutture ospedaliere.

 

Interrogazione scritta VARGIU – Al Ministro della Salute – Si chiede di sapere – Premesso che:

La trasparenza, l’imparzialità e la meritocrazia rappresentano i criteri ai quali la pubblica amministrazione e la sanità pubblica dovrebbero ispirare il proprio servizio alla collettività per garantire livelli di prestazioni appropriate e di qualità, nonché condizioni di lavoro motivanti e gratificanti per il personale.

Ciononostante, le dinamiche che talora ispirano le attribuzioni di incarichi di responsabilità nella Pa, ivi comprese le aziende sanitarie e le strutture ospedaliere, sono ancora riconducibili a vecchi schemi del passato, ove prevalgono anacronistiche e antieconomiche forme di clientelismi discrezionali ed ingiusti favoritismi.

Appare dunque sempre più evidente la necessità di una profonda rivoluzione culturale che dia piena centralità all’impegno e alle capacita individuali, premiando innanzi tutto il merito nelle progressioni di carriera dei professionisti sanitari e in tutte le attribuzione di incarichi di responsabilità nelle aziende sanitarie e nelle strutture ospedaliere.

In tale senso, sembrerebbe emblematico il caso della dott.ssa Elisabetta Sensoli, dirigente medico dal 2012 presso la struttura ospedaliera di San Marcello Pistoiese con incarico di responsabile di struttura semplice, con 15 anni di servizio all’interno della direzione medica del presidio ospedaliero di Pistoia caratterizzati da una capacità professionale largamente riconosciuta e da un’attenzione costante all’aggiornamento attraverso la formazione professionale continua.

In occasione delle ultime “Valutazioni di 1^ istanza” del 28 febbraio 2011 e del novembre 2014 concernente i 15 anni di rapporto di lavoro esclusivo con l’AUSL di Pistoia, la dott.ssa Elisabetta Sensoli riportava valutazioni complessive “eccellenti” in relazione a tutti i segmenti dell’organizzazione dei servizi ospedalieri (guida della struttura verso i risultati attesi e negoziati, capacità di promuovere l’integrazione professionale, di sviluppare la motivazione e il senso di appartenenza degli operatori, di definire un assetto organizzativo in grado di favorire la produttività e la valorizzazione delle attitudini individuali, capacità nella gestione e nella promozione formativa delle risorse umane, nell’assicurare l’erogazione di prestazioni appropriate e di qualità e nello sviluppare l’innovazione gestionale e tecnologica).

La dott.ssa Sensoli, in data 12 novembre 2013, presentava domanda di partecipazione a bando di avviso interno per l’attribuzione dell’incarico di sostituzione ai sensi dell’articolo 18 del CCNL 8 giugno 2000, area dirigenza Medico-Veterinaria, U.O. direzione sanitaria ospedaliera P.O. Pistoia, appartenente all’Azienda Usl 3 Pistoia.

Non essendo stata accettata la sua candidatura, dopo un anno (il 6 novembre 2014) la dott.ssa Sensoli, riproponeva domanda per lo stesso incarico (integrata dal curriculum formativo-professionale), a seguito dell’emissione di analogo avviso interno alla AUSL.

Anche in questo secondo caso, alla candidatura della dott.ssa Sensoli é stata preferita quella di un altro dirigente medico più giovane e di minor esperienza professionale, che sarebbe stato in precedenza affidato come tirocinante per due anni al tutoraggio della dottoressa Sensoli, nell’ambito delle attività di formazione di un corso di specializzazione.

Conseguentemente, la dott.ssa Sensoli non ha assunto la titolarità di alcun incarico, ne’ professionale ne’ gestionale, mentre il collega medico risultato vincitore sarebbe, in breve tempo, diventato titolare di ben tre incarichi contemporanei: responsabile della struttura semplice “gestione aziendale servizi non sanitari”; direttore facente funzione della struttura complessa Unità Operativa Direzione Ospedaliera del nuovo Ospedale san Jacopo di Pistoia; direttore medico facente funzione del Presidio Ospedaliero di Pistoia (che ricomprende anche lo Stabilimento di San Marcello) -:

  1. a) quali iniziative normative o amministrative – per quanto di propria competenza e fermo restando le attribuzioni esclusive delle regioni in materia sanitaria esercitate tramite le asl – valuti necessarie affinché i criteri di trasparenza, imparzialità e meritocrazia costituiscano l’unico parametro di riferimento nella gestione della sanità pubblica anche rispetto alle progressioni in carriera dei professionisti sanitari nelle aziende sanitarie e nelle strutture ospedaliere e affinché ciò possa contribuire a garantire livelli di prestazioni sanitarie sostenibili, appropriate e di qualità, nonché condizioni di lavoro motivanti e gratificanti per il personale.
  2. b) se ritenga opportuno, nell’ambito delle proprie competenze e nel rispetto dell’autonomia gestionale del presidio ospedaliero di Pistoia, avviare delle verifiche in merito alla vicenda della dott.ssa Elisabetta Sensoli, anche al fine di accertare che siano stati effettivamente premiati l’impegno e le capacita individuali e rispettati criteri oggettivi ed equi di valutazione dei curricula formativo-professionali nell’attribuzione dell’incarico di responsabile facente funzione dell’ U.O. di direzione ospedaliera presso lo stesso presidio ospedaliero summenzionato.

 

Quartu: maggiori aree riservate alla sosta per gli invalidi

Vargiu chiede al Ministro delle infrastrutture e trasporti di assumere iniziative normative per dare maggiori tutele alla mobilità dei disabili su tutto il territorio nazionale, evitando interpretazioni discriminatorie e restrittive come quelle applicate dal Corpo della Polizia Municipale di Quartu S. Elena.

 

VARGIU – Al Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti – Si chiede di sapere – Premesso che:

L’articolo 3 del D.P.R. 30 luglio 2012, n. 151 Regolamento recante modifiche al D.P.R. 495/1992 stabilisce nuove norme in materia di strutture, contrassegno e segnaletica per facilitare la mobilità delle persone invalide ed introduce il nuovo «contrassegno di parcheggio per disabili» conforme al modello previsto dalla raccomandazione n. 98/376/CE del Consiglio dell’Unione europea del 4 giugno 1998.

Il comma 5 dell’articolo 381 del D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, così modificato dall’art. 25, comma 3, D.L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla L. 11 agosto 2014, n. 114 stabilisce che: «Nei casi in cui ricorrono particolari condizioni di invalidità della persona interessata, il comune può, con propria ordinanza, assegnare a titolo gratuito un adeguato spazio di sosta individuato da apposita segnaletica indicante gli estremi del “contrassegno di parcheggio per disabili” del soggetto autorizzato ad usufruirne. Tale agevolazione, se l’interessato non ha disponibilità di uno spazio di sosta privato accessibile, nonché fruibile, può essere concessa nelle zone ad alta densità di traffico, dietro specifica richiesta da parte del detentore del “contrassegno di parcheggio per disabili”. Il comune inoltre stabilisce, anche nell’ambito delle aree destinate a parcheggio a pagamento gestite in concessione, un numero di posti destinati alla sosta gratuita degli invalidi muniti di contrassegno superiore al limite minimo previsto dall’articolo 11, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 503, e può prevedere, altresì, la gratuità della sosta per gli invalidi nei parcheggi a pagamento qualora risultino già occupati o indisponibili gli stalli a loro riservati».

Si stima che in Europa più di una persona su cinque presenti una forma di disabilità, ovvero una mobilità ridotta. Anche per questo motivo, le istituzioni comunitarie hanno avviato da anni una strategia volta ad attuare un’azione complementare, a livello europeo e nazionale, per favorire la più ampia inclusione delle persone diversamente abili, anche attraverso il superamento degli ostacoli alla loro mobilità.

Il nuovo contrassegno unificato europeo andrà a sostituire il precedente bollino arancione e raffigura una carrozzina bianca su un fondo azzurro. Tale contrassegno rappresenta, all’interno di uno spazio comune, un riconoscimento e una garanzia uniforme alla piena mobilità di tutti gli automobilisti diversamente abili residenti negli Stati membri.

In apparente, parziale contraddizione rispetto al suddetto orientamento, il comma 5 dell’articolo 381 D.P.R. 495/92 rischia di lasciare, tuttavia, un’eccessiva discrezionalità ai singoli comuni, sia per quanto riguarda il numero di posti destinati alla sosta gratuita degli invalidi nei parcheggi a pagamento gestiti in concessione, sia per quanto attiene alla previsione, negli stessi parcheggi a pagamento, della gratuità della sosta per gli invalidi, qualora risultino già occupati o indisponibili gli stalli a loro riservati.

Appare infatti del tutto evidente come l’orientamento europeo, ma anche il senso di civiltà e di evoluzione culturale delle nostre comunità, vadano nel senso della piena tutela della disabilità e dei suoi diritti, ma l’eccessiva apparente discrezionalità possa rischiare di tradursi, in casi sporadici ma dolorosi, in atteggiamenti di insensibilità da parte degli enti locali.

Neppure appare condivisibile l’eventuale obiezione per cui l’interpretazione inclusiva dello spirito del D.P.R. 495/92 confliggerebbe con la impossibilità di attivare i controlli di legittimità dello status di invalido: l’eventuale esposizione di una copia fotostatica invece dell’originale del contrassegno per disabili è considerata irregolare o addirittura configura il reato di “falsità materiale” (Cassazione penale sezione V sentenza 21.11.2011 n. 42957)

Sarebbe invece gravissimo che l’incapacità di una verifica puntuale delle condizioni di legittimità da parte dei comuni si traducesse in un’interpretazione restrittiva e punitiva del D.P.R. 495/92, con mancato rispetto della riserva dei posti stabiliti dal combinato disposto del D.P.R. 503/96 e della legge 114/2014 oppure con la rinuncia alla concessione della gratuità della sosta nei parcheggi a pagamento, qualora saturati gli stalli riservati.

Solo a titolo esemplificativo e come riportato dalla stampa locale (vedasi “L’Unione Sarda” del settembre e del gennaio 2013) nel comune di Quartu Sant’Elena (Ca) la polizia municipale ha reiteratamente comminato sanzioni pecuniarie ai proprietari degli autoveicoli a disposizione delle persone disabili (conducenti ovvero passeggeri) che hanno parcheggiato l’autovettura munita di regolare contrassegno nelle aree a pagamento, allorché gli stalli a loro riservati risultavano già occupati – :

quali misure intenda adottare, per quanto di propria competenza, volte a:

  1. evitare contraddittorie difformità da parte dei diversi comuni italiani nell’interpretazione e nell’applicazione delle normative nazionali ed europee, allorché la loro ratio palesemente ed inequivocabilmente è quella di garantire la più ampia ed uniforme tutela degli automobilisti diversamente abili e la loro piena mobilità su tutto il territorio nazionale e addirittura comunitario.
  2. Prevedere un sistema di controlli e verifiche più efficaci e stringente sui comuni in materia di riserva di un adeguato numero di posti destinati alla sosta gratuita degli invalidi nelle aree destinate a parcheggio a pagamento gestite in concessione e di previsione della gratuità della sosta per gli invalidi negli stessi parcheggi a pagamento, qualora risultino già occupati o indisponibili gli stalli a loro riservati, in ottemperanza alle indicazioni delle normative europee e alla diffusa sensibilità nei confronti della tutela della disabilità che caratterizza la cultura della società italiana.

Ospedale Eastman di Roma

Vargiu chiede al Ministro della salute di intervenire per garantire l’operatività dell’UOC di oculistica dell’Ospedale Eastman di Roma.

 

INTERROGAZIONE CON RISPOSTA SCRITTA

VARGIU – Al Ministro della Salute – Si chiede di sapere – Premesso che:

L’Ospedale Eastman é, unitamente al S. Anna Centro per la Donna e al Nuovo Regina Margherita, uno dei tre nosocomi presenti nel primo, secondo, terzo e quarto distretto sanitario dell’Azienda USL Roma A.

Al 1° gennaio 2012, la popolazione residente nei quattro distretti sanitari risultava essere complessivamente di 459.764 abitanti (con una forte presenza di anziani rispetto ai giovanissimi), distribuita su una superficie di 121,70 km2.

L’Ospedale Eastman, storicamente dedicato al trattamento delle problematiche odontoiatriche, si è nel tempo arricchito di nuove offerte sanitarie, tra le quali una UOC – Unità operativa complessa di oculistica nata alla fine del 2006, per trasferimento dal Nuovo Regina Margherita.

L’apertura della predetta UOC ha necessariamente richiesto un ingente investimento per la completa ristrutturazione degli ambienti (in totale 20 locali), la creazione di 2 sale operatorie dedicate solo all’oculistica, la fornitura delle apparecchiature e degli arredi, la dotazione di risorse umane (in totale 15 sanitari, di cui 1 primario, 6 dirigenti medici oculisti, 1 tecnico ortottista, il personale tecnico e di comparto).

Nel 2012, in evidente contraddizione rispetto al suddetto piano di investimenti concernente l’Ospedale Eastman, l’Azienda USL Roma A decideva di attivare presso il presidio ospedaliero Nuovo Regina Margherita una nuova struttura di oculistica, presso la quale venivano trasferiti due medici operanti presso l’Ospedale Eastman, acquistando ovvero noleggiando nuove e costose apparecchiature specialistiche dedicate.

Malgrado i pregressi investimenti e le lunghe liste di pazienti in attesa sia per gli interventi chirurgici che per le prestazioni specialistiche, l’attività dell’UOC di oculistica dell’Ospedale Eastman risultava a questo punto sostanzialmente ridimensionata, le strumentazioni e le apparecchiature sottoutilizzate e via via obsolete, le prestazioni sanitarie limitate ad interventi di tipo ambulatoriale e le 2 sale operatorie sostanzialmente chiuse.

Con anni di ritardo, soltanto nel giugno 2014, la ASL Roma A indiceva per l’Ospedale Eastman una gara per l’acquisto di un facoemulsificatore, apparecchiatura indispensabile per l’esecuzione degli interventi di cataratta, ma tale procedura sarebbe andata incredibilmente deserta per incongruità del capitolato di gara. Successivamente, sarebbe stata indetta una seconda gara provvisoria per il noleggio semestrale dello stesso strumento (per un costo pari a 15 mila euro) che sarebbe stata poi aggiudicata ad una ditta leader mondiale.

L’attività del reparto oculistico dell’Ospedale Eastman non sarebbe decollata neppure a seguito di tale aggiudicazione temporanea in quanto lo strumento acquisito sarebbe stato paradossalmente ritenuto “inidoneo e pericoloso” dai responsabili sanitari della struttura stessa.

Appare del tutto incomprensibile all’interrogante la costosa compresenza di due reparti di oculistica dotati di doppie strumentazioni in due strutture ospedaliere appartenenti alla stessa ASL Roma A, tra le quali peraltro non si riscontra alcuna forma di collaborazione e sinergia, con conseguente spreco di danaro pubblico e nocumento per il bacino di pazienti residenti – :

se sia a conoscenza delle criticità individuate in premessa e quali azioni intenda intraprendere, per quanto di propria competenza, per rendere pienamente funzionale la UOC di oculistica dell’Eastman al fine di rendere fruibile la struttura ai pazienti in attesa, anche in considerazione degli investimenti operati con danaro pubblico.

Pensioni, la Consulta boccia il referendum sulla riforma. La politica non dorma, 500mila firma dei cittadini sono spinta per l’innovazione

Oggi chi vuole le riforme non esulta per un referendum mancato. Dalla Corte Costituzionale non arriva un no statico che blinda con il lucchetto il sistema pensionistico.

Chi vuole le riforme sa che sulle pensioni bisogna intervenire con la stessa decisione di chi ha raccolto le firme per chiedere il referendum. Bisogna incoraggiare i fondi integrativi soprattutto per i più giovani che molto difficilmente riusciranno ad avere una pensione e aumentare le pensioni minime. Una rinnovata Inps guidata da Tito Boeri saprà fare la sua parte.

Da promotore di tanti referendum che hanno cambiato la politica in Italia e in Sardegna, mi rammarico per l’inammissibilità della Corte. Una campagna referendaria, anche dura, avrebbe finalmente permesso un’operazione verità su una coraggiosa e dolorosa riforma delle pensioni, da tutti condivisa nel novembre 2011 quando il disastro totale incombeva sul nostro Paese.

Contro ogni demagogia, avremmo difeso il senso di quella riforma e sarebbe stato ancora una volta chiarissimo che, senza quell’intervento, la spesa pubblica sarebbe schizzata alle stelle.