Vertenza Saremar: Vargiu chiede al Governo di salvare la continuità territoriale con le isole minori e salvaguardare i 167 marittimi

VARGIU – Al Ministro delle Infrastrutture e trasporti – Si chiede di sapere – Premesso che:

la Saremar – Sardegna Regionale Marittima S.p.A è una società di navigazione che dispone di una flotta di traghetti con la quale si garantiscono i collegamenti, in regime di continuità territoriale, con le isole minori della Sardegna quali l’Isola di San Pietro – Carloforte e La Maddalena e che assicura inoltre il collegamento tra la Sardegna e la Corsica, sulla tratta che va da Santa Teresa di Gallura a Bonifacio;

la suddetta società è stata costituita il 27 marzo 1987 a Cagliari, dalla cessione aziendale del ramo regionale di Tirrenia navigazione, restando comunque sempre sotto il controllo pubblico di Finmare per poi tornare a far parte di Tirrenia dopo dieci anni, come società del gruppo. Il 3 novembre 2009 è stato siglato un accordo per il passaggio della compagnia di navigazione dal controllo dello Stato direttamente alla Regione Autonoma della Sardegna che attualmente detiene il 100 per cento dell’azionariato, sebbene lo Stato contribuisca al mantenimento del servizio predetto, attraverso un’apposita convenzione;

l’obiettivo della Saremar è sempre stato quello di assicurare la continuità territoriale tra la Sardegna e le sue isole minori, a costi accessibili e con un’attenzione particolare ai residenti, garantendo così il diritto alla mobilità per l’esercito di lavoratori e/o pendolari che quotidianamente svolgono le loro attività in altre parti della Sardegna;

la costanza dei collegamenti con le isole minori è altresì fondamentale anche per garantire sicurezza sanitaria ai residenti e agli ospiti, consentendo il trasporto rapido e sicuro dei pazienti dalle isole minori alle strutture mediche attrezzate di riferimento;

l’economicità’ del servizio, la frequenza delle corse, la qualità del trasporto e la garanzia delle tratte notturne sono ovviamente fondamentali anche per lo sviluppo economico di tutte le attività imprenditoriali delle isole minori e, in particolare, per le attività ricettive, di ristorazione e turistiche, che hanno necessità di robusta infrastrutturazione del sistema dei trasporti;

con deliberazione n. 15/35 del 29 marzo 2013, avente ad oggetto “Saremar S.p.A. Disposizioni di indirizzo politico-amministrativo sul servizio di collegamento marittimo per il trasporto di persone e veicoli con le isole minori della Sardegna e con la Corsica”, è stato stabilito di prorogare la convenzione relativa ai collegamenti tra la Sardegna e le Isole di La Maddalena, San Pietro e Corsica stipulata tra il Ministero della marina mercantile e Saremar Spa in data 17 ottobre 1991 e successive proroghe; tale atto prevede peraltro un contributo statale annuo fisso di oltre 13 milioni di euro e l’impegno, da parte della Regione, di contribuire alla copertura degli oneri di servizio pubblico per la parte eccedente le risorse finanziarie trasferite dallo Stato;

la legge regionale 7 agosto 2012, n. 15 avente ad oggetto “Disposizioni urgenti in materia di trasporti”, al fine di tutelare la continuità territoriale ed il collegamento con le isole minori ha disposto che, con decorrenza dal 1° agosto 2012, ove lo Stato cessasse la corresponsione degli oneri di servizio pubblico previsti nella convenzione, la regione autonoma della Sardegna garantisse, facendosi carico dei relativi oneri, una serie di obiettivi, tra i quali:

il mantenimento dei livelli essenziali di servizio pubblico indispensabili ad assicurare la continuità territoriale marittima “mediante affidamento alla Saremar Spa di un apposito contratto di servizio pubblico”

il mantenimento dei livelli occupazionali e salariali per il personale marittimo ed amministrativo ed il coinvolgimento degli enti locali interessati nella condivisione delle scelte al fine di interpretare al meglio i bisogni dei territori e delle popolazioni interessate, già penalizzate dalla collocazione geografica;

da anni le realtà delle isole minori, soffrono di una evidente inadeguatezza del servizio del trasporto marittimo che hanno, nel tempo, compresso i volumi del traffico delle persone e delle merci, aumentando cosi l’isolamento e intaccando in maniera determinante le aspettative di sviluppo sociale ed economico di territori ad elevata vocazione turistica, in un contesto reso ulteriormente problematico dalla drammatica crisi economica sarda e nazionale e dalla sempre più agguerrita concorrenza turistica internazionale;

l’attuale amministrazione regionale ha mantenuto un ruolo contradditorio sul destino della compagnia Saremar, ignorando le richieste di quantità e qualità dei collegamenti sempre espresse dai territori e dalle popolazioni interessate, e non ha mai supportato le prospettive di rilancio della stessa compagnia di trasporto attraverso il sostegno di progetti volti alla costituzione di una società a capitale misto, pubblico privato che, pur mantenendo in capo alla regione le quote azionarie di maggioranza, comportassero ampio coinvolgimento dei privati, garantendo la gestione economica dell’azienda;

la questione del  mantenimento dei livelli essenziali di servizio pubblico indispensabili ad assicurare la continuità territoriale marittima per le isole minori non può essere trattata come un generico e marginale problema legato alla parte più periferica dei trasporti sardi, ma come un argomento di importanza vitale nell’ambito della programmazione ed organizzazione unitaria del sistema dei trasporti dell’intera regione, nonché come asset strategico per qualsiasi progetto di rilancio economico legato principalmente al turismo;

la continuità marittima con le isole minori è prevista peraltro dal piano regionale dei trasporti approvato con deliberazione della giunta regionale n. 66/23 del 27.11.2008, in conformità del quale sono salvaguardati i collegamenti in qualunque condizione di domanda, con la finalità di garantire una tariffa unica per tutti i residenti in Sardegna;

tale “tariffa unica” non dovrà comunque essere superiore a quella attualmente praticata ai residenti nelle isole, al fine di garantire l’inderogabile diritto alla mobilità e la continuità territoriale all’interno della regione;

il disinteresse della giunta regionale ha di fatto spianato la strada all’attuale gara internazionale che porterà alla sostanziale rottamazione della Saremar e delle rotte, al licenziamento di 167 lavoratori e alle conseguenti esiziali ricadute per i collegamenti con le isole minori, oltre che alla violazione del diritto alla mobilità dei cittadini sardi residenti nelle stesse;

la vertenza sindacale di questi giorni ha messo in evidenza la grave sofferenza sociale causata dalla attuale, insostenibile situazione, con gli equipaggi della Saremar che hanno occupato alcuni traghetti e hanno iniziato  lo sciopero della fame – :

a)  quali interventi immediati intenda avviare – per quanto di propria competenza – per scongiurare le gravissime ripercussioni sociali ed economiche che sarebbero scatenate dalla soppressione della garanzia del collegamento tra le isole minori e la Sardegna, assicurando nel contempo che qualsiasi scelta strategica della regione autonoma della Sardegna abbia come inderogabile punto di riferimento la necessità del mantenimento di trasporti marittimi ottimali per qualità e quantità.

b) quali iniziative urgenti intenda avviare in ogni caso – per quanto di propria competenza – per assicurare  la disponibilità di specifici strumenti di garanzia a tutela dei 167 lavoratori licenziati dalla Saremar, sotto forma di clausole di salvaguardia certe, rivolte alla tutela occupazionale dei dipendenti, da inserire specificamente in qualsivoglia, eventuale procedura di nuova gara.

 

Asilo della Marina di Cagliari: Vargiu chiede al Ministro dei beni culturali di impedire la messa in vendita per via giudiziaria della struttura

Interrogazione a risposta scritta:


VARGIU — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
l’Asilo della Marina, sito in via Bajlle a Cagliari, rappresenta una pietra miliare della storia recente della città, per aver ospitato dal 1864 l’attività sociale delle Figlie della Carità e, in particolare, per aver accolto il magistero educativo di suor Giuseppina Nicoli, beatificata nel 2008 e di suor Teresa Tambelli;
le spoglie mortali della Beata Giuseppina Nicoli sono ancora oggi conservate all’interno della cappella annessa all’Asilo della Marina;
il quartiere della Marina di Cagliari è sempre stato uno dei quartieri più problematici della vecchia città, raccogliendo, a cavallo tra l’ottocento e il novecento, una notevole quantità di sbandati e diseredati che traevano le scarse occasioni di produzione di reddito dalla attività portuale e da quella dei mercati cittadini ubicati nel vicino largo Carlo Felice;
in particolare, le attività dei mercati cittadini nella fine dell’ottocento e nei primi anni del novecento avevano come protagonisti i «ragazzi con la cesta» (piccioccus de crobi) che, in cambio di piccole mance, scortavano «i signori» che facevano la spesa e, con le loro ceste, trasportavano la spesa delle famiglie borghesi sino al domicilio;
la figura del «picioccu de crobi», che oggi rappresenta il simbolo della simpatia umana nell’immaginario collettivo dei cagliaritani, era a quei tempi la cartina di tornasole della sofferenza sociale e della emarginazione di una fascia di bambini e di adolescenti, destinati ad un futuro privo di cultura, educazione ed opportunità;
in tale contesto sociale operavano le Figlie della Carità dell’Asilo della Marina, che si ponevano l’obiettivo di intercettare i ragazzini, spesso orfani e senza futuro, che gravitavano intorno alle modeste attività commerciali del quartiere, per dare loro assistenza morale ed economica, in grado di aprire qualche opportunità di futuro dignitoso;
tale attività delle Figlie della Carità è stata universalmente riconosciuta e apprezzata dall’intera città che l’ha sempre generosamente sostenuta e, nel corso degli anni, si è adattata ai tempi moderni, senza mai stravolgere la propria, originaria missione di carità cristiana;
anche oggi che il quartiere della Marina si presenta intensamente popolato e ricco di attività commerciali, la sua vocazione multietnica ne accentua le contraddizioni e ne sottolinea la eterogeneità di composizione sociale, mantenendo centrale il ruolo educativo delle suore vincenziane che, sino a pochi anni or sono, hanno mantenuto in funzione l’Asilo della Marina, tenendo alta la sua originaria funzione di insostituibile presidio sociale;
la disagiata logistica dei locali dell’Asilo, che è ospitato in uno stabile vecchio e ben difficilmente riadattabile ai moderni criteri delle attività formative e i nuovi obblighi normativi relativi al rispetto dei parametri standard rendono antieconomica la gestione della struttura;
la diseconomicità d’impresa è resa ancora più insostenibile dalla vocazione istituzionale delle suore vincenziane che, sino a quando l’Asilo è rimasto aperto, hanno accolto gratuitamente presso la propria struttura i figli delle famiglie disagiate che abitano nel quartiere e non possono permettersi di pagare la retta dell’asilo;
neppure la recente trasformazione della istituzione «Asilo Marina e Stampace» da ex IPAB a Fondazione (dicembre 2012) ha consentito di modificare i parametri economici gestionali dell’Asilo, che ha ultimamente chiuso la propria attività senza riuscire neppure a ripianare i propri debiti nei confronti del personale docente che ha prestato negli ultimi anni di esercizio la propria attività presso l’asilo;
proprio i debiti nei confronti del personale (che pare peraltro ammontino ad appena 237.000 euro) hanno dato corso ad una lite giudiziaria che ha portato al pignoramento dello stabile che ospita l’Asilo della Marina, di proprietà della Fondazione;
per effetto di tale pignoramento, il bene rischia di essere messo all’asta, con il rischio reale che venga sottratto non soltanto alle attività solidaristiche, educative e caritatevoli che in esso ancora si esercitano, ma più ancora alla fruizione dell’intera città di Cagliari, alla cui memoria storica esso appartiene;
una parte della struttura potenzialmente oggetto di alienazione giudiziaria apparteneva in passato alla contigua chiesa di Sant’Agostino, risalente al 1576, per cui nei giorni scorsi, il rettore di tale edificio di culto ha simbolicamente iniziato a picconare la parete divisoria con l’Asilo a significare la necessità di salvaguardare almeno quella parte del bene che costituisce parte integrante di Sant’Agostino –:
quali vincoli esistano sullo stabile dell’Asilo della Marina di Cagliari e, in particolare sulla porzione di edificio che ospita le spoglie mortali della Beata suor Giuseppina Nicoli e su quella parte di stabile che costituirebbe pertinenza dell’adiacente chiesa di Sant’Agostino;
se le parti vincolate e, in particolar modo, quelle di maggior pregio e valore storico, possano essere oggetto di alienazione per vendita giudiziaria;
se non ritenga che sussistano i presupposti per intervenire immediatamente, anche attraverso eventuale acquisizione diretta della proprietà dell’immobile, per bloccare ogni attività di alienazione del bene per via giudiziaria e garantire all’utilizzo di pubblica utilità l’intero stabile dell’Asilo della Marina, che rappresenta un simbolo peculiare e universalmente riconosciuto della storia recente della città di Cagliari, che ben volentieri lo vedrebbe restituito all’attività di carità e solidarietà incarnata dalle suore vincenziane.
(4-10532)

Assestamento bilancio Stato, accolto Ordine del giorno Vargiu: basta col sottobosco delle società partecipate e più spending review nei trasferimenti statali alle Regioni.

ODG9/3305/1. VARGIU

AC 3305 – Disposizioni per l’assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l’anno finanziario 2015

La Camera,

Premesso che:

risulta sempre più urgente affiancare alle misure di contenimento delia spesa pubblica anche un’attività permanente di analisi della spesa delle amministrazioni centrali delle Stato;

il decreto-legge n. 138 del 2011 ha previsto che la Ragioneria generale dello Stato dia inizio a un ciclo di spending review mirata alla definizione dei «costi standard» dei programmi di spesa delle amministrazioni centrali delle Stato;

tale processo spending review, che negli altri Paesi si è rilevata uno strumento efficace per combattere gli sprechi, in Italia non ha ancora prodotto i risultati sperati, così che è risultato necessario intervenire sulla spesa pubblica con modalità diverse da quelle del passato, superando le logiche di riduzioni di tipo orizzontale e indiscriminata delle risorse a disposizione delle pubbliche amministrazioni;

l’impegno del governo Monti in materia di spending review e semplificazione dell’apparato amministrativo-burocratico dello Stato è stato molto chiaro e netto e la sua azione riformatrice non può essere ostacolata né rallentata con resistenze e ambigue vischiosità di stampo conservatore incomprensibili agli occhi dell’opinione pubblica;

ciononostante, i dati relativi alle società partecipate da parte delle istituzioni regionali fotografati nella relazione del commissario per la spending rewiev Cottarelli e nell’indagine della Corte dei Conti del luglio 2014 hanno messo in evidenza l’inaccettabile spreco di risorse pubbliche per costo del personale, consulenze esterne, emolumenti di organi di amministrazione e così via che si pongono in stridente constrasto con gli obiettivi di qualificazine e contenimento della spesa pubblica;

la situazione è particolarmente scandalosa nella Regione Sardegna dove a tutt’oggi esistono ben 28 società partecipate, 11 delle quali sono da tempo in liquidazione, con ben 5638 dipendenti (240 milioni di euro di costo del personale) e 124 nuove assunzioni nell’ultimo anno;

Tale sistema di partecipazioni,  molte delle quali di dubbia utilità, costa alla regione Sardegna ben  366 milioni di euro l’anno, 3 milioni dei quali vanno a remunerare l’ulteriore scatola cinese delle consulenze esterne (evidentemente non sono sufficienti gli  oltre 5000 dipendenti per avere in casa le necessarie professionalità),  mentre ben 2 milioni e mezzo di euro vanno a pagare annualmente gli emolumenti dei 77 componenti di organi di amministrazione che, sopravissuti ai referendum del 2012 (in precedenza erano più numerosi), percepiscono in media la considerevole somma di 31287 euro l’anno.

altrettanto disastrosa  appare la corrosiva ramificazione delle partecipazioni negli altri livelli dell’amministrazione sarda: le Province, pur in liquidazione per effetto dei referendum regionali abrogativi del maggio 2012 e delle norme abrogative statali, contano a loro volta ben 30 società completamente o parzialmente partecipate, mentre sono 135 le partecipate comunali, con una pletora di 4731 dipendenti, che conferiscono alla Sardegna il poco invidiabile primato del più alto numero percentuale di dipendenti nelle partecipate comunali (2,9 per mille abitanti) tra tutte le regioni del sud Italia.

Tale ragnatela di partecipazioni pubbliche alimenta un sottobosco politico clientelare e assistenziale in cui è assai difficile distinguere il confine della liceità, al punto che in queste ore la cronaca politica e giudiziaria sarda è squassata dalla drammatica vicenda dell’IGEA, una delle società partecipate in liquidazione della regione Sardegna, che oggi aggiunge all’incertezza lavorativa e alla disperazione del personale dipendente, la pesantissima inchiesta giudiziaria che vede gli arresti dei vecchi vertici aziendali e ben 62 persone indagate, scoperchiando il vaso di Pandora di un sistema che appare ormai distante anni luce dalle reali esigenze di sviluppo e di trasparenza dell’Isola.

impegna il Governo

a rafforzare le iniziative governative in materia di spending review, di policy evalutation e di stringente attività di sorveglianza dei trasferimenti statali di risorse alle Regioni affinché questi ultimi siano effettivamente indirizzati al supporto di attività economiche e di coesione sociale e non al mantenimento di un inaccettabile e anacronistico sottobosco politico assistenziale, di cui l’attività delle società partecipate rappresenta un elemento sostanziale.

Vargiu chiede rilancio per l’industria nautica italiana e chiarezza per le autorità portuali di Cagliari e Olbia

VARGIU – Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti – Si chiede di sapere – Premesso che:

l’industria nautica rappresenta nell’intero nostro Paese un’eccellenza del sistema produttivo, importante per sostenere i percorsi di definitivo abbandono della spirale recessiva, puntando sui settori della tecnologia, del design e dei servizi che costituiscono una nostra precisa scelta di sviluppo;

il settore rappresenta la quinta voce dell’export italiano con un fatturato di 3,5 miliardi di euro nell’ambito dei quali, solo nel 2013, quasi un terzo della domanda mondiale di imbarcazioni da diporto é stato commissionato ai cantieri italiani;

l’industria nautica mobilita circa 18 mila addetti diretti che diventano 80 mila se si considera anche l’indotto del turismo nautico;

la nautica é un settore economico attorno al quale ruota la costruzione, il commercio, la manutenzione, la locazione ed il noleggio di imbarcazioni, la costruzione e l’ammodernamento di porti e approdi turistici, l’intera attività recettiva nei porti e sulle imbarcazioni, nonché tutte le attività legate agli sport nautici;

lo stato di crisi, che negli ultimi anni ha colpito anche il comparto nautico italiano, ha imposto un’accelerazione della stessa attività legislativa del Parlamento, che il 23 settembre 2015 ha portato all’approvazione alla Camera dei deputati del disegno di legge 2722, che interviene con norme di semplificazione e di liberalizzazione, indubbiamente utili al rilancio del settore;

tale situazione di sofferenza del comparto della nautica da diporto é peraltro pagata pesantemente da Regioni come la Sardegna che stanno da tempo investendo nella infrastrutturazione portuale e nei servizi correlati, in grado di intercettare una quota crescente di tale traffico diportistico, indispensabile per il rafforzamento delle reti della nautica e per la creazione di nuove opportunità di sviluppo coerenti con la vocazione naturale dei territori;

il rafforzamento infrastrutturale delle portualità non è certo favorito in Sardegna dalla attuale situazione di governo commissariale dei principali porti commerciali, che dura ormai da quasi due anni, con rinnovi trimestrali che vanno contro ogni logica di programmazione;

in particolare, le stesse procedure di individuazione delle nuove autorità portuali di Cagliari e Olbia appaiono fortemente rallentate al punto che non risulterebbero neppure individuate le terne da cui attingere la professionalità, a cui affidare la gestione della portualità olbiese;

le ventilate azioni di riordino della complessiva governance portuale, che coinvolgerebbero anche la Sardegna, hanno comportato la diffusione di ipotesi relative al possibile accorpamento delle funzioni portuali di Cagliari e Olbia in un’unica Authority;

l’attuale situazione di indeterminatezza, che in Sardegna si prolunga ormai da due anni, impedisce di fatto qualsiasi programmazione della progettualità, condannando le autorità portuali alla mera gestione dell’ordinaria amministrazione;

tale gestione commissariale é evidentemente inadeguata rispetto a qualsiasi utilizzo strategico delle attività portuali, sia per quanto attiene allo sviluppo industriale e commerciale, che per quanto riguarda il completamento dell’infrastrutturazione e il rafforzamento dell’offerta rivolta alla nautica da diporto;

appaiono fortemente depotenziate anche tutte le attività rivolte al reperimento delle risorse economiche indispensabili per la realizzazione di qualsiasi nuova attività progettuale – :

  1. quali siano i motivi che hanno sinora impedito di nominare le nuove autorità portuali di Cagliari e Olbia;
  2. se corrisponda al vero l’ipotesi dell’accorpamento delle due autorità portuali sarde e quali siano eventualmente i vantaggi attesi che orienterebbero verso tale scelta;
  3. se sia consapevole del grave danno che le proroghe dell’attuale regime di commissariamento stanno causando alla valorizzazione e alla implementazione delle attività e del ruolo delle portualità di Cagliari e Olbia e, conseguentemente, allo sviluppo economico dell’intera Sardegna;
  4. quali misure intenda adottare ed entro quali tempi per risolvere una situazione ormai diventata insostenibile.

INCENDIO PARCO NATURALE PORTO CONTE (ALGHERO): VARGIU CHIEDE AL GOVERNO INTERVENTI LEGISLATIVI, AMMINISTATIVI, TECNICI E CULTURALI.

iNTERPELLANZA

VARGIU – Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere – Premesso che:

il 20 settembre, un esteso incendio di probabile origine dolosa è divampato all’interno dell’area marina protetta di Capo Caccia vicino ad Alghero, nell’ambito del Parco naturale regionale “Porto Conte” (Sassari) ed ha devastato oltre quindici ettari di vegetazione e distrutto 250 camper e roulotte parcheggiati nei campeggi (ormai dismessi) di Sant’Igori e di Sant’Imbenia e nelle aree attrezzate del camping La Stalla;

l’incendio è divampato alle 2 circa del mattino dalla località di Sant’ Imbenia e, a causa del forte vento di maestrale, si è velocemente propagato all’intera area, investendo la rigogliosa pineta che circonda la spiaggia di Mugoni, tra le più belle e frequentate della Riviera del Corallo. Le operazioni di soccorso sono durate molte ore ed hanno visto impegnata la Protezione civile regionale e comunale, sei squadre dell’Ente Foreste giunte da varie parti del territorio circostante, una squadra dei Vigili del fuoco di Alghero e due di Sassari, con sei mezzi messi in campo, oltre a due canadair e due elicotteri provenienti da Anela e Bosa;

i camping di Sant’Imbenia e Sant’Igori insistevano su un aerea sottoposta a vincolo paesaggistico ambientale e sono da anni al centro di una vicenda giudiziaria, in seguito alla quale – nel 2010 – sono stati posti sotto sequestro dagli agenti del Corpo forestale della polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Alghero e della Stazione forestale di Alghero;

il Parco naturale regionale “Porto Conte”, istituito con legge regionale 26/2/1999, n.°4, ha un’estensione di 7.410 ettari e ricade nel PPR – Piano paesaggistico regionale. Al suo interno è ricompresa la foresta demaniale “Le Prigionette”, una parte del Parco Geominerario della Sardegna, il Sito di Importanza Comunitaria – SIC “Capo Caccia (con le Isole Foradada e Piana) e Punta Giglio” e la Zona di Protezione Speciale – ZPS di Capo Caccia;

l’esistenza del Parco come area protetta assicura una gestione unitaria ad un ecosistema particolarmente delicato e vulnerabile che ospita importanti specie di flora endemica (fiordaliso spinoso, l’astragalo di Terracciano, ginestra sarda, stregona spinosa, giglio marino, silene nodulosa, ginepro, lentisco, fillirea, olivastro, euforbia arborescente, finocchio marino, camforosma, senecio, malvone delle rupi, lecceti, corbezzolo, pungitopo, asparago pungente, ecc.) e fauna, in particolare uccelli migratori in via di estinzione.

Secondo “Natura 2000”, il Parco rappresenta uno dei siti più importanti del Mediterraneo per la nidificazione del grifone e dell’uccello delle tempeste. In esso trovano ospitalità numerose colonie di berte maggiori e berte minori; i marangoni dal ciuffo, i gabbiani corsi, il falco pellegrino, la poiana, il barbagianni, il corvo imperiale, la pernice sarda, lo scricciolo ecc. Tra i mammiferi: il cinghiale, la donnola, il daino, la volpe e alcuni esemplari di cavalli e gli asinelli dell’Asinara; tra gli anfibi e i rettili: la Testuggine comune e marginat;

l’alta vulnerabilità del Parco naturale regionale “Porto Conte” è registrata nello stesso documento di identificazione del sito Natura 2000, laddove viene segnalato il pericolo di incendio per le formazioni forestali dei ginepreti nell’area terrestre;

dopo il vasto incendio del 20 settembre scorso, si sta valutando l’entità dei danni e delle risorse necessarie per le prime complesse operazioni di bonifica e per il recupero e la fruibilità di una località a grandissimo richiamo ricreativo e turistico;

sette anni fa, la stessa area fu colpita da un altro incendio, anch’esso di origine dolosa;

la Sardegna ha una superficie territoriale di circa 2.400.000 ettari, mentre la sua superficie forestale ammonta complessivamente, comprendendo anche le macchie, a circa un milione di ettari, con un indice di boscosità del 45%. In tale quadro, uno dei fattori negativi che arrecano rilevanti danni al suo ambiente naturale, sotto il profilo paesaggistico, idrogeologico ed economico, rimane sicuramente l’incendio boschivo;

ogni estate la Sardegna è chiamata ad affrontare l’emergenza incendi e si stima che ogni anno si verificano nell’Isola una media di oltre 3mila eventi che percorrono 13.000 ettari di campagne. Nonostante il potenziamento delle strutture e degli strumenti tecnologici di contrasto, l’intera Sardegna continua tuttavia ad essere teatro di atti incendiari e fenomeni di insorgenza del fuoco selvaggio;

pur con alcune ciclicità, il fenomeno tende drammaticamente a rimanere stabile nel tempo e nelle varie realtà geografiche, tanto che vaste zone della Regione vanno assumendo i caratteri di vero e proprio predeserto;

per fronteggiare questa calamità la Regione Autonoma Sardegna e lo Stato impegnano annualmente nella sorveglianza e nella lotta attiva al fuoco ingenti risorse finanziarie, che drenano le già scarse risorse a disposizione, sottraendole allo sviluppo e agli altri impieghi produttivi;

la macchina operativa antincendio ha raggiunto elevati livelli di operatività ed efficacia sul piano della tempistica e del contenimento dei danni, ma per sua natura non è destinata ad incidere sulle cause che alimentano il fenomeno;

su queste ultime, l’apporto conoscitivo dell’attività investigativa ha individuato e inventariato un’ampia gamma di cause specifiche che caratterizzano storicamente gli incendi nella Regione Sardegna;

da tale indagine, è emerso che tra le cause colpose vi sia: un uso indolente di apparecchi meccanici, a fiamma o elettrici; l’incustodia e/o la mancata bonifica dei residui di fuochi accesi in aree di campagna da parte di gitanti, campeggiatori, allevatori, agricoltori; abbruciamento abusivo di stoppie; carenza nella manutenzione di elettrodotti o altre linee elettriche; violazione delle norme nella gestione delle discariche da r.s.u.; carenza nella manutenzione dei convogli ferroviari; getto in aree rurali di fiammiferi o mozziconi di sigaretta accesa da parte di allevatori e/o agricoltori ovvero di automobilisti; mancanza di cautela nell’apertura o ripulitura di viali parafuoco; brillantamento di mine o esplosivi o getto di petarti, razzi o fuochi artificiali, ecc.;

tra le cause dolose più frequenti sono individuate: apertura/rinnovazione e miglioramento dei pascoli; conflitti e/o vendette tra privati allevatori e pastori e tra questi e la pubblica amministrazione;  ripulitura di terreni per lavori colturali agricoli; piromania; ritorsioni per motivi di caccia o bracconaggio; atti commessi da minorenni per gioco o divertimento; atti volti a garantire la continuità occupazionale nei cantieri di rimboschimento ovvero per essere inclusi nelle squadre antincendio; speculazione edilizia; protesta contro licenziamenti o assunzioni nei cantieri forestali; per stato di ubriachezza; per fini di truffa, per fini di deprezzamento di aree turistiche onde acquisirle a prezzi inferiori a quelli di mercato, per fatti di terrorismo politico, ecc.;

la via della deterrenza giudiziaria può costituire un valido argine alla reiterazione dei delitti improntati ad una matrice prettamente criminale, ma si rivela inadeguata per fronteggiare gli incendi che affondano le loro motivazioni nei bisogni “figli” della comunità regionale, senza i quali non sarebbero altrimenti comprensibili i dati sulla persistenza del fenomeno;

una strategia che si risolva in politiche di soli vincoli o proibizioni sulle aree percorse dal fuoco non si è rivelata una scelta di successo;

la fase emergenziale, deve essere pertanto accompagnata dalla promozione di politiche territoriali e ambientali capaci di affrontare e rimuovere i bisogni, gli interessi e superare ogni altra causa anche culturale quali i comportamenti colposi e dolosi prima ricordati, alcuni dei quali più tradizionali ed altri più recenti, ormai sufficientemente noti anche attraverso l’attività investigativa e di monitoraggio amministrativo svolta in forme e con modalità specializzate dal Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione Autonoma Sardegna – :

se il Governo intenda predisporre un piano di intervento che individui i possibili rimedi legislativi, amministrativi, tecnici e culturali per rimuovere o mitigare i moventi che alimentano il drammatico fenomeno degli incendi in Sardegna, a partire da una intensificazione del controllo del territorio per rimediare all’isolamento di intere zone (perciò stesso esposte all’opera dei criminali incendiari) attraverso l’introduzione di attività sperimentali di monitoraggio satellitare dei possibili focolai; l’incremento delle reti di avvistamento nelle campagne; il riposizionamento di un organizzazione diffusa delle diverse forze di Polizia; il potenziamento dell’operatività del Corpo forestale dello Stato (anche attraverso l’accoglimento delle istanze di trasferimento in Sardegna dei numerosi agenti temporaneamente dislocati in altre regioni) e la pianificazione di opportuni servizi di pattugliamento; nonché attraverso un rilancio delle campagne di sensibilizzazione contro gli incendi avviate negli anni passati volte ad individuare cause, motivazioni e condizioni predisponenti l’insorgenza del fuoco selvaggio e delle modalità di loro rimozione

MERCATO ENERGIA E GAS: VARGIU CHIEDE MAGGIORE TUTELA DEI DIRITTI DEI CONSUMATORI (PRESENTATA MOZIONE)

MOZIONE

La Camera,

premesso che:

numerose e reiterate sono le segnalazioni ed i reclami da parte dei consumatori relativamente ad abusi e scorrettezze praticati dagli operatori del mercato dell’energia elettrica e del gas;

tali scorrettezze vengono peraltro segnalate anche in altri settori afferenti alla gestione di risorse essenziali, di straordinaria valenza sociale, come l’acqua;

in particolare, i cittadini lamentano di ricevere addebiti smisurati in bolletta derivanti da consumi pregressi, stimati ma non effettivi, nonostante le loro comunicazioni in autolettura telefonica o telematica, che verrebbero spesso ignorate, ovvero gestite e registrate in modo errato;

in altre circostanze, i cittadini sono soggetti all’obbligo di costituire vere e proprie «cauzioni» su consumi futuri, presso le casse dell’ente gestore;

ogni comunicazione tra il singolo cittadino e l’operatore è riservata alla sempre più difficile interlocuzione con i call center, che spesso offrono informazioni estemporanee, contraddittorie e non dimostrabili e che talvolta, con la propria disinformazione o allarmismo, generano nei consumatori il timore di distacchi della linea elettrica o dell’erogazione del gas, inducendo i medesimi al pagamento di cifre rilevanti – talvolta indebite – senza le necessarie verifiche;

gli stessi reclami formali inviati con fax ai vari servizi di customer care rimangono quasi sempre inevasi e senza esito;

il malcontento dei consumatori dilaga anche in internet, dove alcuni siti dedicati riportano le loro testimonianze inquietanti, nelle quali talvolta si arriva a paventare l’ipotesi di vere e proprie truffe;

a fronte di tali numerosi reclami e segnalazioni, il 13 luglio 2015 l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato quattro procedimenti istruttori nei confronti delle società per azioni Acea energia, Edison energia, Enel energia, Enel servizio elettrico ed Eni;

l’indagine è volta ad accertare eventuali violazioni per pratiche commerciali scorrette, ai sensi degli articoli 20 e seguenti del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, codice del consumo, in merito alle condotte degli operatori sopra ricordate e, in particolare per: la fatturazione basata su consumi presunti; la mancata considerazione delle autoletture; la fatturazione a conguaglio di importi significativi, anche a seguito di conguagli pluriennali; la mancata registrazione dei pagamenti effettuati, con conseguente messa in mora dei clienti fino talvolta al distacco; nonché il mancato rimborso dei crediti maturati dai consumatori;

nell’ambito di queste istruttorie, i funzionari dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato hanno svolto ispezioni nelle sedi delle società interessate dal procedimento a Roma, Milano e San Donato Milanese, anche con l’ausilio del nucleo speciale antitrust della Guardia di finanza;

la peculiarità dei mercati dell’energia elettrica e del gas, ma anche di quello relativo alla gestione della risorsa idrica, sempre più strategici nell’economia complessiva italiana ed europea, rende necessario un monitoraggio attento e costante delle offerte contrattuali, delle relative condizioni generali applicate nel mercato libero e di maggiori sanzioni in caso di violazione del codice del consumo, stante l’asimmetria delle posizioni tra venditore e contraente;

dall’analisi dell’attuale quadro normativo del mercato libero dell’energia elettrica e del gas, con particolare riferimento al settore domestico e delle piccole e medie imprese, emergono alcune specifiche criticità che richiederebbero interventi mirati dapprima sull’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, volte a rendere più fluido il mercato in concorrenza, e poi sulla vendita, volte a sanzionare i comportamenti lesivi dei diritti dei consumatori, la cui scarsa tutela finisce per generare inevitabili ricadute negative sul livello competitivo del nostro Paese rispetto agli altri Paesi europei;

il perdurare della crisi economica rende particolarmente gravoso per le famiglie l’onere, spesso perentorio, di far fronte al pagamento di esorbitanti fatture, in alcuni casi assolutamente incoerenti con le più ragionevoli ipotesi di consumo,

impegna il Governo:

nelle more delle conclusioni dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato e della Guardia di finanza, a varare tempestivamente un’iniziativa normativa o amministrativa di moratoria delle numerose bollette contestate, al fine di congelarne i pagamenti – per lo meno per gli importi superiori a 500 euro – e per periodi anteriori ad un anno alla data di fatturazione;

a ribadire la necessità che la prova documentale dell’effettivo consumo addebitato in bolletta ed eventualmente inevaso sia sempre a carico del fatturante e non certo del consumatore;

ad assumere iniziative normative per definire le necessari linee di indirizzo nei confronti dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, al fine di ottenere un maggiore controllo sull’efficienza delle imprese di distribuzione con regole stringenti circa la lettura dei misuratori, sia nel settore gas e dell’energia elettrica, ma anche in quello che gestisce le risorse idriche, al fine di avere una fatturazione dei consumi reali e non stimati (causa dell’80 per cento del contenzioso tra imprese e consumatori);

ad assumere iniziative normative al fine di potenziare il quadro sanzionatorio nei confronti delle imprese e dei gestori che adottano comportamenti commercialmente scorretti e/o sono responsabili di inadempimenti contrattuali, nonché ad individuare uno schema equo di indennizzi risarcitori del consumatore finale;

ad intervenire per accertarsi che sia sempre garantito un agevole canale di comunicazione tra gestore e consumatore, che consenta l’immediata verifica delle singole, differenti situazioni, eliminando il clima di pressione psicologica che viene spesso a crearsi nei confronti dell’utente;

a collaborare con le associazioni dei consumatori per rafforzare la loro capacità di interfacciarsi autorevolmente con le aziende fornitrici per meglio tutelare le esigenze dell’utente e il complessivo corretto funzionamento del mercato.

(1-00995)

«Vargiu, Mazziotti Di Celso, Galgano».

Luigi Chiatti al REMS di Capoterra: Vargiu chiede immediato trasferimento

VARGIU – Al Ministro della giustizia, al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:

Dopo un lungo percorso di accompagnamento, é stato finalmente reso operativo il percorso di superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari previsto dalla legge 81/2014, attraverso l’attivazione delle REMS in tutte le regioni italiane, destinate ad accogliere e supportare i casi giudiziari che necessitano interventi individuali di speciale sicurezza;

il superamento degli OPG é frutto di una straordinaria spinta sociale per il miglioramento delle condizioni umane, terapeutiche e relazionali delle persone che devono scontare una pena per reati commessi in condizioni di infermità mentale;

la dismissione delle strutture precedentemente adibite ad OPG prevede il trasferimento dei ricoverati ancora bisognosi di trattamenti speciali (almeno 450 in tutta Italia) all’interno di nuove unità operative, presenti in tutte le regioni italiane, con affidamento ai servizi di Igiene mentale delle ASL delle attività di vigilanza e recupero;

uno degli obiettivi di umanizzazione dei trattamenti previsto dalla nuova legge di riforma é incentrato sulla possibilità di riavvicinare i soggetti sottoposti a trattamento al loro territorio di origine, consentendo un miglior rapporto con gli ambienti familiari e sociali di provenienza;

la Sardegna, in passato non ha ospitato OPG;

nel mese di luglio 2015, è stata inaugurata la REMS di Capoterra (Cagliari) con l’obiettivo di far partire anche in Sardegna le azioni di riavvicinamento ai propri contesti sociali dei sardi reclusi presso OPG ubicati oltre Tirreno;

nei giorni scorsi, i media sardi hanno dato ampio risalto all’assegnazione alla REMS di Capoterra di Luigi Chiatti, personaggio noto alle cronache giudiziarie nazionali per essersi macchiato vent’anni or sono di un duplice omicidio nei confronti di un bambino di quattro anni e di un ragazzino di tredici, assegnato ad OPG in quanto giudicato semiinfermo di mente;

la pericolosità sociale di Chiatti resta confermata per cui è  stato conseguentemente indispensabile prevedere la sua assegnazione ad una REMS

la notizia dell’assegnazione di Chiatti alla struttura di Capoterra ha destato grave allarme presso la popolazione locale, stimolando una reazione sociale fortemente negativa che rischia di caratterizzare negativamente l’inizio delle attività della struttura appena inaugurata, rafforzando diffidenze, preoccupazioni e pregiudizi che non aiutano certo il clima di lavoro delle professionalità preposte al buon funzionamento della REMS stessa;

non sono note, ne’ sono state spiegate le motivazioni che hanno indotto l’assegnazione di Chiatti ad una struttura estranea rispetto alla residenza sua e del suo originario nucleo sociale – :

se siano state regolarmente censite tutte le presenze di sardi presso gli OPG italiani e, conseguentemente, se siano state esperite tutte le procedure necessarie a consentire ai sardi

inseriti negli OPG di essere trasferiti nella propria Regione di origine, presso la REMS di Capoterra;

quali siano le motivazioni che hanno determinato l’assegnazione di Chiatti alla struttura di Capoterra, invece che in strutture della propria regione di origine, come da spirito della legge 81/2014;

se siano a conoscenza del profondo stato di disagio manifestato dalla popolazione sarda, e di Capoterra in particolare, nei confronti dell’inspiegabile assegnazione di Chiatti e degli effetti negativi che tale situazione di malcontento può avere nei confronti del buon clima di lavoro in cui ha necessità di operare la struttura;

se, per questi motivi, non ritengano di dover disporre l’immediato trasferimento di Luigi Chiatti presso altra REMS, non ubicata in Sardegna.

Polizia penitenziaria: Vargiu chiede al Governo di procedere anche per i VFP4 interforze alle assunzioni anticipate per scorrimento delle graduatorie.

VARGIU – Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione,  al Ministro di Giustizia – Si chiede di sapere – Premesso che:

Il decreto legge 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2015, n. 125, dispone all’articolo 16-ter assunzioni straordinarie nelle Forze di polizia e nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco, al fine di incrementare i servizi di prevenzione e di controllo del territorio, di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica connessi all’imminente svolgimento del Giubileo straordinario del 2015-2016.

Tale norma autorizza, in via eccezionale, l’assunzione straordinaria, nei rispettivi ruoli iniziali, di 1050 unità nella Polizia di stato, di 1.050 unità nell’Arma dei carabinieri, di 400 unità nel Corpo della guardia di finanza, di 492 unità di Vigili del fuoco, per ciascuno degli anni 2015 e 2016, attingendo, in via prioritaria, alle graduatorie dei vincitori dei concorsi approvate in data non anteriore al 1° gennaio 2011, nonché, per i posti residui, attraverso lo scorrimento delle graduatorie degli idonei non vincitori dei medesimi concorsi.

La norma sopra richiamata esclude inspiegabilmente dalle predette “assunzioni anticipate” per scorrimento delle graduatorie gli allievi agenti di polizia penitenziaria vincitori delle ultime procedure concorsuali (anni 2011 – 2012 – 2013 per i distinti concorsi 375+80; 170+44 e 208+52 ), momentaneamente incorporati nelle Forze armate con lo status di “VFP4 interforze” ed in attesa di transitare nel Corpo di polizia penitenziaria al termine dei 4 anni previsti nei bandi.

Tale esclusione rischia di configurare una disparità di trattamento tra gli allievi agenti di polizia penitenziaria vincitori dei concorsi sopra ricordati e gli allievi agenti (dotati del medesimo status di “VFP4 interforze”) vincitori dei concorsi banditi negli ultimi anni nella Polizia di stato, nell’Arma dei carabinieri, nella Guardia di finanza e nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

Per quiescenza numerica annuale e per criticità nelle piante organiche, la polizia penitenziaria concentra la più alta percentuale di carenza di personale, stimabile in circa 8000 unità, e genera gravissime ricadute sull’intero reparto traduzioni, piantonamento e scorte – :

se per questi motivi, non ritengano indispensabile adottare con urgenza analoghi provvedimenti legislativi che autorizzino, in via eccezionale, l’assunzione straordinaria degli allievi agenti di polizia penitenziaria vincitori delle ultime procedure concorsuali attraverso “assunzioni anticipate” per scorrimento delle graduatorie, così come previsto dal DL 78/2015 convertito, con modificazioni, nella legge 125/2015 per i corpi di Polizia dello Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di finanza e dei Vigili nazionali del Fuoco