Aggressione Panebianco, Vargiu: “intolleranti” con gli intolleranti!

Aggressione al giornalista Panebianco all’Università di Bologna. Interrogazione urgente al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e Ricerca e al Ministro dell’Interno.

VARGIU, GALGANO, MATARRESE, VEZZALI, D’AGOSTINO – Si chiede di sapere – Premesso che:

l’editorialista del Corriere della Sera e professore universitario, Angelo Panebianco è stato oggetto di due distinti episodi di violenza da parte di un gruppo di contestatori che ha cercato di impedirgli di svolgere la propria lezione, presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna;

il dissenso dei contestatori sarebbe stato generato proprio da un editoriale pubblicato dal Corriere della Sera, nel contesto del quale Panebianco aveva espresso le sue valutazioni sul ruolo dell’Italia nell’attuale crisi libica;

tali considerazioni sono state considerate espressione di cultura “guerrafondaia” e hanno scatenato la violenza dei dissenzienti;

la reazione più orgogliosa in difesa del professor Panebianco sembrerebbe essere stata quella dei suoi stessi studenti, che avrebbero isolato i violenti, allontanandoli dalle aule universitarie;

le manifestazioni violente del dissenso sono totalmente estranee alla cultura liberale, di cui Panebianco è sempre stato fiero e dialogante testimone, ma anche alle leggi dello Stato italiano che ha le proprie radici fondanti nella certezza della garanzia e della tutela della libertà di espressione;

la garanzia di libertà di espressione e la difesa del diritto di opinione, che vale per ciascun cittadino italiano, appare ancora più rilevante per chi esercita ruoli comunicativi e didattici, come il professor Panebianco;

la difesa dei valori fondanti di libertà e di tolleranza della diversità, propri della cultura liberale e della nostra democrazia, non può avvenire con deroghe e omissioni da parte delle Istituzioni che diventerebbero, inevitabilmente, vischiose complicità con i violenti;

dalle notizie di stampa si apprende che uno dei collettivi studenteschi responsabili della inaudita violenza contro il professor Panebianco occuperebbe abusivamente e da lungo tempo un locale di proprietà dell’Ateneo, con la tolleranza complice delle autorità accademiche – :

quali azioni intendano porre in essere per garantire la libertà di espressione e il diritto di opinione che, nel caso del professor Panebianco, sono stati violati per ben due volte consecutive, con grave lesione delle libertà individuali, ma più ancora con un inquietante messaggio di inerzia da parte delle istituzioni, che non sono riuscite ancora a garantire un’adeguata tutela di Panebianco e la doverosa punizione dei violenti.

Se risponda al vero la notizia per cui gli artefici della violenza godrebbero dell’uso abusivo, sostanzialmente tollerato dalle autorità accademiche, di locali “occupati” dell’Università di Bologna.

Ippica, il Governo dice no all’affidamento alle Associazioni di allevatori del libro genealogico razze equine. Respinto Ordine del giorno.

Ordine del giorno n. 65 – Parere contrario del Governo

AC 3119-A

Deleghe al Governo e ulteriori disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo, agroalimentare, della pesa e dell’acquacoltura.

La Camera,

Premesso che:

l’articolo 9 del disegno di legge in esame delega il Governo al riordino e alla riduzione degli enti, delle società e delle agenzie vigilati dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, alla revisione della normativa del settore ippico nazionale, nonché alla revisione della legge n. 30 del 1991 in materia di riproduzione animale.

Per quanto attiene il riordino dell’assistenza tecnica degli allevatori e della disciplina della riproduzione animale, la suddetta norma prevede, in particolare: la liberalizzazione del settore, fermo restando la salvaguardia e la valorizzazione della biodiversità, del benessere animale e delle produzioni di qualità; l’iscrizione ai libri genealogici e ai registri anagrafici come elemento fondamentale per l’individuazione e la valorizzazione delle razze autoctone; l’unicità e la multifunzionalità del dato raccolto per la tenuta del libro o del registro; la possibilità di autofinanziamento delle associazioni degli allevatori attraverso l’espletamento di servizi ai soci e l’utilizzo di marchi collettivi.

La Regione Sardegna, grazie a un perfetto equilibrio tra passione e vocazione allevatoriale ha sviluppato nel corso dei decenni un proprio coerente progetto selettivo che ha condotto alla creazione di una varietà locale della razza anglo-araba denominata anglo-arabo sarda, inserita a pieno titolo tra le produzioni anglo-arabe di maggior rilievo internazionale, essendo la Sardegna, insieme alla Francia, il maggior produttore di cavalli anglo-arabi a livello mondiale. Sul territorio regionale sardo si produce, infatti, la quasi totalità dei cavalli anglo-arabi allevati in Italia e, in ogni caso, la piccola quota di questa razza prodotta in altre regioni origina quasi interamente dalle linee parentali della Sardegna.

Il comma 9 dell’articolo 23-quater del Decreto legge 95/2012 dispone la soppressione dell’ASSI, a sua volta subentrata all’UNIRE nel 2011, e chiamata a svolgere compiti relativi al miglioramento delle razze equine, alla gestione dei libri genealogici, alla programmazione delle corse e dei programmi di allevamento, alla gestione del servizio di diffusione delle riprese televisive delle corse.

In attuazione della suddetta disposizione, venivano emanati il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 gennaio 2013 e il Decreto del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali n. 11177 del 31 gennaio 2013 recanti il trasferimento delle funzioni e delle risorse umane, strumentali e finanziarie dell’ex ASSI allo stesso MIPEF e all’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

Anche in conseguenza di tali provvedimenti, negli ultimi anni la gestione del cavallo anglo-arabo si è rivelata insufficiente e inadeguata rispetto alle reali esigenze dell’allevamento, essendo totalmente mancata qualunque politica e indirizzo selettivo specificamente riservata alla razza.

In conseguenza della mancanza di obiettivi finalizzati al miglioramento genetico e all’incremento qualitativo e quantitativo delle produzioni, aggravata dalla crisi che ha colpito il comparto ippico equestre nazionale, la razza del cavallo anglo-arabo ha subìto una contrazione drammatica che ne sta minacciando l’estinzione.

L’utilizzo indiscriminato delle migliori linee della razza anglo-araba per la produzione di soggetti di razza da sella italiana, finalizzati quasi esclusivamente al salto degli ostacoli, ha impoverito geneticamente la stessa razza anglo-araba, compromettendo irrimediabilmente il valore genetico e la qualità raggiunta in un lunghissimo processo selettivo.

Nell’interesse dell’allevamento e dell’economia che ne deriva, è necessario riprendere con urgenza politiche selettive adeguate alla crescita, sviluppo e consolidamento della razza e delle sue molteplici attitudini, anche incontrando le spinte del mercato per le discipline del galoppo, endurance e concorso completo di equitazione sinora purtroppo trascurate.

L’Associazione nazionale allevatori del cavallo anglo-arabo e derivati – A.N.A.C.A.A.D. è l’unica organizzazione di allevatori con sede in Sardegna in possesso di tutti i requisiti previsti dalle norme nazionali e comunitarie vigenti per la tenuta dei libro genealogico.

L’eventuale gestione nel territorio regionale del libro genealogico del cavallo anglo-arabo dove ha sede l’allevamento consentirebbe evidenti economie collettive e soggettive e un miglioramento dell’efficienza nell’attività di consulenza, nella registrazione anagrafica e nell’emissione delle certificazioni, tutte competenze di cui oggi l’allevamento lamenta l’inefficienza e l’inadeguatezza.

impegna il Governo:

a valutare l’opportunità di prevedere, nel rispetto della normativa nazionale ed europea, misure volte ad affidare le attività gestionali dei libri genealogici delle razze equine sportive alle organizzazioni riconosciute di allevatori, con conseguente riduzione ovvero trasformazione delle strutture e delle dotazioni organiche del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.

VARGIU

Unioni civili, Vargiu: “Su stepchild libertà di coscienza”

“No a guerra civile su norma che vale per pochissimi casi”

“In queste ore il nostro Paese si prepara a un progresso necessario sui diritti. Il dibattito sulle unioni civili è stato falsato e oscurato dalle polemiche sulla stepchild adoption che, va ricordato, riguarderà pochissimi casi. Personalmente voterò contro perché, da liberale e da cattolico, scelgo consapevolmente il messaggio a favore della famiglia biologica, ma difendo la libertà di coscienza del singolo parlamentare, che possa esprimersi serenamente e pubblicamente, senza voto segreto”, lo dichiara Pierpaolo Vargiu, deputato indipendente iscritto al gruppo di Scelta Civica.

“Sui temi etici, ciascuno interroghi la propria coscienza e si comporti di conseguenza, senza cedere alla tentazione di alimentare opposte tifoserie per cercare una rendita politica fasulla. Senso di responsabilità vuole che in queste situazioni non si innalzino bandierine, ma si lasci al singolo la libertà di scelta con il dovere di renderne conto agli elettori” conclude Vargiu.

Vargiu: il Ministero della Giustizia ampli le piante organiche del personale penitenziario

INTERROGAZIONE SCRITTA 4-12047

Giovedì 11 febbraio 2015

Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
con provvedimento del direttore generale 21 novembre 2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale — IV serie speciale — n. 30 del 16 aprile 2004, è stato indetto un concorso pubblico per esami a 397 posti nell’area C, posizione economica C1, profilo professionale di educatore penitenziario per adulti (Ministero della giustizia – Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria);
la graduatoria del suddetto concorso è stata pubblicata il 15 dicembre 2008 sul bollettino ufficiale del Ministero della giustizia n. 23;
solo a marzo 2012 l’amministrazione ha avviato l’assunzione dei vincitori dello stesso bando (oltre che l’assunzione dei 32 educatori vincitori di un distinto concorso pubblico per esami a 50 posti, posizione economica C2), le cui nomine erano in sospeso da due anni;
tuttavia, il completamento delle procedure di assunzione di tutti i vincitori e di tutti gli idonei di entrambi i concorsi per le posizioni economiche C1 e C2 non è stata possibile poiché per l’amministrazione penitenziaria è operativo il blocco delle assunzioni, non essendo state rideterminate le piante organiche, come previsto dal decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, cosiddetta spending review;
attualmente, risulta che lo scorrimento della graduatoria del concorso C1 sarebbe giunta al 474mo posto e che rimarrebbero da assumere altri 413 idonei;
la vigente graduatoria del concorso per educatori C1 scadrà il 31 dicembre 2016, pertanto il suo scorrimento non solo renderebbe giustizia a coloro i quali hanno nutrito l’aspettativa di essere assunti dall’amministrazione penitenziaria, ma consentirebbe altresì di rafforzare le azioni di rieducazione e di recupero dei detenuti previsti dall’articolo 27 della Costituzione;
la situazione di soprannumero dei reclusi negli istituti di pena (60 mila circa, quando ne potrebbero essere accolti solo 40 mila) e la conseguente condizione di invivibilità delle carceri sono state oggetto di ripetuti richiami ai più alti livelli istituzionali, volti a porre all’attenzione urgente del Parlamento le stringenti esigenze dell’intero settore penitenziario –:
quale sia il numero esatto degli educatori C1 e C2 previsto dall’attuale pianta organica;
se non ritenga opportuno ricomprendere anche l’intero personale penitenziario (polizia penitenziaria, educatori, psicologi ex articolo 80, assistenti sociali) tra i soggetti interessati dalla deroga alla vigente disciplina sulla riduzione delle piante organiche previste per il comparto sicurezza e procedere al loro conseguente ampliamento;
se, in alternativa, non ritenga opportuno attingere dalla vigente graduatoria del concorso C1 per impiegare eventualmente gli educatori idonei in analoghi ruoli presso altri dipartimenti del Ministero della giustizia, come ad esempio il dipartimento dell’organizzazione penale, data la continua interazione con gli educatori penitenziari che operano presso le carceri. (4-12047)

Sostegno al comparto ippico sardo: il Governo approva l’Ordine del giorno al Decreto Milleproroghe

ORDINE DEL GIORNO N.° 2 (ACCOLTO DAL GOVERNO)

AC 3513-A

La Camera

Premesso che:

l’articolo 9 del provvedimento in esame proroga al 30 giugno 2016, limitatamente alle operazioni di pagamento e riscossione riferite all’annualità 2015 ed alle annualità precedenti, l’autorizzazione del dirigente delegato del Ministero per le politiche agricole ad effettuare pagamenti e riscossioni utilizzando il conto di tesoreria dell’ex ASSI. Tale termine, originariamente disposto per il solo anno 2014, era stato prorogato, dapprima, al 30 giugno 2015 e poi, al 31 dicembre 2015.

La suddetta proroga appare necessaria al fine di garantire  lo svolgimento delle attività di pagamento con la celerità necessaria.

Al riguardo, il comma 9 dell’articolo 23-quater del Decreto legge 95/2012 ha disposto la soppressione dell’ASSI, a sua volta subentrata all’UNIRE nel 2011 e chiamata a svolgere compiti relativi al miglioramento delle razze equine, alla gestione dei libri genealogici, alla programmazione delle corse e dei programmi di allevamento, alla gestione del servizio di diffusione delle riprese televisive delle corse.

In attuazione della suddetta disposizione, sono stati emanati il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 gennaio 2013 e il decreto del  Ministero per le politiche agricole n. 11177 del 31 gennaio 2013 recanti il trasferimento delle funzioni e delle risorse umane, strumentali e finanziarie dell’ex ASSI allo stesso Ministero e all’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

In materia di riforma del settore ippico, l’articolo 14, comma ff) della legge 11 marzo 2014, n. 23, recante delega al Governo per la riforma del sistema fiscale, prevedeva, per il rilancio del settore ippico, l’istituzione della Lega ippica italiana, con funzioni, fra l’altro, di organizzazione degli eventi ippici, controllo di primo livello sulla regolarità delle corse, ripartizione e rendicontazione del fondo per lo sviluppo e la promozione del settore ippico. Il Fondo sarebbe stato alimentato mediante quote versate dagli iscritti alla Lega, nonché mediante quote della raccolta delle scommesse ippiche, del gettito derivante da scommesse su eventi ippici virtuali e da giochi pubblici raccolti all’interno degli ippodromi, attraverso la cessione dei diritti televisivi sugli eventi ippici, nonché di eventuali contributi erariali straordinari decrescenti fino all’anno 2017.

Il termine suddetto per l’esercizio della delega è decorso inutilmente il 26 giugno 2015, senza l’adozione del decreto sopra indicato.

E’ acclarata l’urgenza di procedere ad un riordino generale del comparto ippico equestre, anche in considerazione dello stato di crisi in cui esso versa da anni e delle pesanti ricadute che sta provocando sulle molteplici e rilevanti attività economiche dell’indotto.

La regione autonoma Sardegna che vanta una radicatissima tradizione nella produzione e nell’allevamento del cavallo, sta subendo più di altre realtà i gravissimi contraccolpi della crisi in atto, ciò anche nell’ambito dei processi commerciali del purosangue arabo da corsa (di cui detiene la produzione pressoché esclusiva in ambito nazionale) e del cavallo anglo arabo sardo, già a grave rischio estinzione per il crollo delle nascite.

Negli ultimi nove anni, alcuni dei principali ippodromi sardi hanno subìto una preoccupante contrazione della propria attività in conseguenza dei tagli (stimabili in circa il 65-70 per cento) introdotti prima dall’UNIRE-ASSI e poi dallo stesso Ministero, tanto sul numero delle giornate di corse, quanto sul montepremi complessivo attribuito all’Isola.

Nel contesto regionale contraddistinto da un forte rischio di desertificazione economica, la crisi del settore ippico e agonistico rischia di rappresentare un colpo esiziale anche per le molteplici attività economiche in campo ricettivo-turistico, sociale, sportivo, culturale e ludico.

L’Agris Sardegna – Agenzia per la ricerca in agricoltura e la Regione autonoma della Sardegna stanno tentando da tempo di proporre soluzioni atte a ridurre la sperequazione tra la situazione allevatoriale e commerciale degli impianti regionali rispetto agli ippodromi nazionali, al fine di mitigare lo storico svantaggio legato all’insularità.

Impegna il Governo

  1. a valutare l’opportunità di adottare tutte le misure per garantire al settore dell’ippicoltura nazionale una “governance” di lungo periodo volta a creare le condizioni per uno stabile rilancio del comparto e delle prospettive di sviluppo dell’indotto.

 

  1. a valutare la possibilità di adottare, per il comparto ippico nella regione autonoma della Sardegna, un particolare intervento perequativo di supporto ad attività strategiche per lo sviluppo economico dell’Isola.

VARGIU

Maggiori risorse per l’autismo: il Governo dice di no! Respinto Ordine del giorno alla legge “Dopo di Noi”

Il Governo respinge l’Ordine del giorno alla legge sul “Dopo di noi”, in cui Pierpaolo Vargiu chiedeva maggiori risorse per la diagnosi precoce delle patologie dello spettro autistico.

A.C. 698-1352-2205-2456-2578-2682-A

La Camera,

premesso che:

il provvedimento in esame è diretto a favorire il benessere, l’inclusione e l’autonomia delle persone con disabilità, in linea con i principi costituzionali, con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità;

in particolare, l’articolo 4 del provvedimento in esame prevede che il Fondo istituito per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare sia destinato, tra l’altro, a realizzare programmi ed interventi innovativi di residenzialità diretti alla creazione di strutture residenziali di tipo familiare, nonché a sviluppare programmi di accrescimento della consapevolezza, di riabilitazione e di sviluppo delle competenze per la gestione della vita quotidiana e per il raggiungimento del maggior livello di autonomia possibile da parte dei soggetti disabili;

i disturbi dello spettro autistico afferiscono allo sviluppo neurologico e sono clinicamente invalidanti ed evidenti fin dalla prima infanzia. Il soggetto autistico grave ha bisogno per tutta la vita di una presa in carico globale e continuativa nei diversi ambienti coinvolti nel processo di crescita: familiare, scolastico e sanitario. Pertanto, sia per questa ragione che per il preoccupante aumento dei casi in tutto il mondo, la disabilità causata dall’autismo sta assumendo una ricaduta sociale sempre più pervasiva;

le recenti statistiche sull’incidenza dell’autismo elaborate dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC) riportano che negli Stati Uniti 1 bambino su 88 ha un disturbo dello spettro autistico, con un incremento di 10 volte rispetto agli ultimi 40 anni, arrivando ad interessare circa 2 milioni di individui negli Stati Uniti e decine di milioni in tutto il mondo;

secondo i dati forniti dal Ministero della salute aggiornati al 2015, nel nostro Paese l’incidenza delle malattie dello spettro autistico è di circa il 3-4 per mille (negli Stati Uniti si sale al 12-13 per mille). Attualmente, nel nostro Paese gli autistici sono tra i 350 e i 500 mila. Le statistiche mostrano che i tassi di incidenza sono aumentati dal 10 al 17 per cento ogni anno. L’incremento dei casi di autismo non dipende solo dalla crescita delle diagnosi, ma dall’aumento intrinseco della patologia stessa;

le malattie dello spettro autistico sono molto composite, vale a dire non sono rappresentate da una tipologia unica, ma da tipologie diverse e di diversa gravità e impatto familiare e sociale;

come riconosciuto dall’OMS, la precocità del riconoscimento della patologia riveste un’importanza centrale per consentire di avviare un tempestivo inizio del percorso terapeutico, nonché per assicurare il migliore equilibrio esistenziale possibile ai pazienti e alle famiglie;

la circostanza che il Servizio sanitario nazionale non sia ancora adeguatamente strutturato ed organizzato per consentire una diagnosi precoce ha come conseguenza diretta un fatale ritardo nei differenti percorsi assistenziali dei soggetti autistici e una loro esclusione sociale,

impegna il Governo

a valutare l’opportunità di incrementare gli investimenti pubblici per l’identificazione precoce delle patologie dello spettro autistico, con l’obiettivo del reinserimento sociale degli individui affetti da tale condizione, anche attraverso la realizzazione di presidi e percorsi sanitari adeguati al supporto delle attività terapeutiche finalizzate al pieno recupero dei soggetti autistici che presentano problemi curabili e attraverso la previsione di percorsi di assistenza di tipo semiresidenziale e residenziale per i pazienti autistici che presentano problematiche più gravi e strutturate.

9/698-A/4. Vargiu

Concorso straordinario per l’assegnazione di nuove sedi farmaceutiche, Vargiu: il Ministro della Salute intervenga sui ritardi in Sardegna

Interrogazione scritta 4-11967

VARGIU – Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

il decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante «Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività», convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, all’articolo 11, reca misure per il potenziamento dei servizi farmaceutici;

in particolare, al comma 2, per favorire l’accesso alla titolarità delle farmacie prevede, tra l’altro, che ciascun comune, sulla base dei dati Istat sulla popolazione residente al 31 dicembre 2010, individui le nuove sedi farmaceutiche disponibili nel proprio territorio e invii i dati alla regione entro e non oltre 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto;

secondo quanto stabilito dal comma 3, entro 60 giorni dall’invio dei dati da parte dei comuni e regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano bandiscono il concorso straordinario per soli titoli, per la copertura delle sedi farmaceutiche di nuova istituzione e provvedono, entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, ad assicurare la conclusione dei concorsi per l’assegnazione delle sedi a coloro che risultano essere in possesso dei requisiti di legge;

il Ministero della salute, in stretta collaborazione con le regioni, ha messo a punto una piattaforma tecnologica unica con l’obiettivo di rendere trasparenti, tempestive ed uniformi le procedure concorsuali e di assicurare lo scambio e la tempestiva diffusione delle informazioni tra gli utenti e gli enti interessati;

ai sensi dell’articolo 23, comma 12-septiesdecies, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 951 recante disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini, nonché misure di rafforzamento patrimoniale delle imprese del settore bancario, tale piattaforma tecnologica consente a ciascuna regione di attivare le procedure concorsuali (pubblicazione del bando e graduatorie, presentazione delle candidature, risposta agli interpelli, e altro) e ai candidati di partecipare al bando di concorso in sole due regioni attraverso la compilazione di un modulo online;

in applicazione del decreto-legge n. 1 del 2012 in quello stesso anno è stata per la prima volta bandita su scala nazionale (fermo restando le competenze delle singole regioni) una procedura concorsuale straordinaria per soli titoli volta all’assegnazione di nuove sedi farmaceutiche sul territorio. Tale procedura prevedeva eccezionalmente la partecipazione in forma associata e l’attribuzione del punteggio anche alle nuove figure professionali previste dal decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all’evasione fiscale, convertito con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248;

i singoli bandi regionali del concorso straordinario erano configurati in modo che le modalità di assegnazione delle sedi farmaceutiche fossero uniformi in tutte le regioni e, a tal fine, erano stati pubblicati secondo gli indirizzi interpretativi e applicativi formulati nell’ambito dei lavori del tavolo tecnico interregionale della farmaceutica;

una recente sentenza del Consiglio di Stato (sentenza n. 5667 del 14 dicembre 2015) che accoglie un ricorso contro la regione autonoma della Sardegna e riforma la sentenza del T.A.R. Sardegna n. 1457/2009 afferente a un concorso ordinario del 2005, ha radicalmente modificato il sistema di calcolo del punteggio per anzianità di servizio;

nonostante la sentenza del Consiglio di Stato riguardasse un concorso ordinario, la regione autonoma della Sardegna, ha ritenuto di chiedere un parere al Ministero della salute in merito alla possibile applicazione della stessa sentenza anche in relazione alla procedura concorsuale straordinaria per soli titoli bandita nel 2012, rinviando in tal modo la pubblicazione della graduatoria definitiva;

al di là del merito della sentenza del Consiglio di Stato, l’eventuale applicazione della stessa anche al concorso straordinario rischia secondo l’interrogante di violare il principio di uniformità di cui all’articolo 11 del decreto-legge n. 1 del 2012 in materia di assegnazione delle sedi farmaceutiche nelle diverse regioni;

attualmente, infatti, la situazione relativa all’assegnazione delle sedi farmaceutiche sul territorio nazionale è molto difforme: nelle regioni in cui sono stati osservati i sistemi di calcolo concordati dal tavolo tecnico interregionale della farmaceutica previsti dai bandi regionali e dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 marzo 1994, n. 298 «Regolamento di attuazione dell’articolo 4, comma 9, della legge 8 novembre 1991, n. 362, concernente norme di riordino del settore farmaceutico» sono state pubblicate le graduatorie definitive e sono scaduti i termini per i ricorsi, mentre in altre regioni sono già state effettuale le assegnazioni definitive con relativa apertura delle sedi;

nella regione autonoma della Sardegna l’iter della procedura concorsuale per l’assegnazione di nuove sedi farmaceutiche è al momento ancora sospesa ed un cospicuo numero di farmacisti inseriti in posizioni utili nella graduatoria provvisoria regionale rischia di non riuscire ad aprire mai le nuove sedi, con conseguente danno per i cittadini che da anni aspettano l’attivazione di questo importante servizio sul proprio territorio;

tale inaccettabile ritardo ha una esiziale ricaduta anche dal punto di vista occupazionale per gli stessi farmacisti i quali, in attesa dell’apertura delle nuove sedi, sono attualmente disoccupati o sottooccupati;

un’eventuale interpretazione difforme da quella prevista dal bando di concorso originale con conseguente cambiamento dei parametri per l’attribuzione dei punteggi rischia peraltro di provocare numeri ricorsi da parte dei concorrenti che hanno partecipato al bando in forma associata proprio in funzione delle regole e dei criteri stabiliti dalla normativa e dai bandi stessi e che subirebbero una lesione dei propri diritti con il cambiamento in corso d’opera o a posteriori (nelle regioni in cui le commissioni hanno già terminato i lavori) delle stesse regole –:

quali iniziative intenda adottare, per quanto di competenza, per far sì che i criteri stabiliti dai bandi e dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 298 del 1994 (con particolare riferimento all’impossibilità di superare il tetto massimo di 35 punti per il calcolo dei titoli di servizio) siano rigorosamente osservati come è avvenuto in alcune regioni, ove l’iter concorsuale si è già concluso nel pieno rispetto del criterio di uniformità che ha ispirato il suddetto concorso;

quali iniziative intenda adottare, per quanto di competenza, al fine di rimuovere i motivi del ritardo che impediscono la normale conclusione delle procedure concorsuali di cui in premessa e l’assegnazione di nuove sedi farmaceutiche sul territorio specie in aree svantaggiate, penalizzate dalla condizione di insularità.

4 febbraio 2016

(4-11967)

Responsabilità professionale, ok dalla Camera alla nuova legge

Nei giorni scorsi la Camera dei Deputati ha approvato il testo della legge sulla responsabilità professionale dei medici e sulla sicurezza delle cure, a cui ho dedicato moltissimo lavoro, svolgendo per due anni il ruolo di relatore (puoi leggerlo qui).

Sono convinto che per noi medici si tratta di un enorme passo avanti che, in particolare prevede:

1) che la responsabilità civile ritorni ad essere extracontrattuale per tutti i medici del SSN, così come era prima delle sentenze della Corte del 1999. Questo significa che la prescrizione è riportata a cinque anni (invece che dieci) e -soprattutto- che l’onere della prova del danno è sempre a carico di chi ritiene di aver subito il danno.

2) che nel profilo dell’imperizia, la responsabilità penale viene circoscritta ai casi di colpa grave.

3) che venga normata la “rivalsa” nel risarcimento alla struttura da parte del medico dipendente, istituendo tetti economici che avranno importante effetto calmiere sui premi delle assicurazioni.

4) che vengano potenziate tutte le attività di risk management e di audit clinico (di cui viene escluso l’utilizzo ai fini di indagine processuale). In altre parole, aumentano le attenzioni nel confronto delle procedure e della rilevazione dei “quasi errore”, finalizzati a garantire la sicurezza delle cure.

5) che venga istituito il “Garante del Diritto della Salute”, che io stesso proposi in Sardegna oltre dieci anni fa, con il compito di rappresentare un’interfaccia di ragionamento tra paziente e mondo della sanità che possa aiutare ad evitare il ricorso ad altre sedi di contenzioso (cioè i Tribunali….)

5) che venga ridefinito il percorso di inserimento negli albi dei CTU e dei periti dei Tribunali, privilegiando la specifica, accertata competenza di merito e disponendo l’affiancamento del medico legale allo specialista clinico.

Il testo approvato è sicuramente uno straordinario passo in avanti nel tentativo di smantellare i meccanismi di medicina difensiva attiva e passiva che sottraggono ormai un’infinità di risorse all’appropriatezza delle cure.

Ci sono purtroppo ancora limiti e criticità (solo per citarne alcune: nel penale, invece che sanzionare la gravità della colpa, distingue i profili della stessa colpa, nel civile, introduce un sistema di linee guida che rischia di “istituzionalizzare” i percorsi della medicina difensiva, non individua le risorse economiche indispensabili per il potenziamento dei percorsi di risk management), ma non c’è dubbio che sia davvero un radicale cambio di passo!

Purtroppo non è ancora legge: per diventare tale è indispensabile che venga approvata con la massima celerità anche dal Senato, possibilmente con la correzione dei punti che ancora possono essere migliorati.