Ospedale Marino, dopo la sentenza tutto tace. Vargiu: «Attenderemo altri 30 anni?»

Ospedale Marino, dopo la sentenza tutto tace. Vargiu: «Attenderemo altri 30 anni?»

“Nel giugno del 2017, il Consiglio di Stato dava ragione alla Regione Sardegna e revocava definitivamente la concessione alla Prosperius per la costruzione di una casa di cura in riva al mare. Comune e Regione, in quell’occasione rilasciarono commenti entusiastici e sostennero che bisognava fare presto a riqualificare il bene”!
 
Lo sottolinea il parlamentare dei Riformatori, Pierpaolo Vargiu che, dopo aver condotto una lunga (e spesso solitaria) battaglia per la destinazione a fini turistici ed economici dello stabile progettato da Ubaldo Badas e abbandonato nel lontano 1983, ora rivolge un’interrogazione urgente ai Ministri dei Beni Culturali e dell’Ambiente per sapere quanto tempo ancora la città debba sopportare lo sfregio del proprio litorale.
 
“Dal giugno 2017 ad oggi – continua Pierpaolo Vargiu – sono passati oltre 150 giorni, apparentemente, tutto tace. Non vorremmo un replay di altri 30 anni di burocrazia e di insipienza! Il relitto del vecchio Ospedale Marino continua a disturbare la cattiva coscienza della politica, ma soprattutto offende il litorale del Poetto, in una città che attende sviluppo e occasioni di lavoro!”
 
“Regione e Comune, che a giugno 2017 promisero che non si sarebbe più perso neppure un giorno –conclude il deputato cagliaritano- si ricordino che, nello stesso compendio, ci sono anche le cubature dell’ex Albergo Esit (ora Nuovo Ospedale Marino, ma anch’esso in odore di dimissione) e le decine di ettari dell’Ippodromo: un’opportunità di progettualità integrata senza consumo di suolo che –se usata in modo intelligente- può e deve davvero cambiare il volto turistico ed economico di Cagliari!”
Whistleblowing, il Governo ha accolto l’ordine del giorno Vargiu sulla normativa europea

Whistleblowing, il Governo ha accolto l’ordine del giorno Vargiu sulla normativa europea

La Camera ha approvato la legge sul whistleblowing, la normativa che tutela i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato nella loro attività di segnalazione di atti fraudolenti o lesivi nei confronti dell’azienda (pubblica o privata). Il Governo ha accolto, inoltre, l’ordine del giorno a firma Pierpaolo Vargiu e Salvatore Matarrese, che impegna lo stesso a chiedere in sede europea la redazione di una normativa unica e comunitaria, valida dunque per tutti gli stati membri.

L’odg è il seguente.

La Camera, premesso che:

la locuzione whistleblower si riferisce ad un soggetto che, svolgendo un’azione di interesse generale, denuncia pubblicamente o alle autorità, attività illecite o fraudolente all’interno della pubblica amministrazione, di un’organizzazione statale centrale, di aziende pubbliche o private. Le rivelazioni o denunce, possono essere di varia natura: violazione di una legge o regolamento, minaccia di un interesse pubblico come in caso di corruzione e frode, gravi e specifiche situazioni di pericolo per la salute e la sicurezza pubblica;

lo scorso 19 giugno è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il nuovo decreto 25 maggio 2017, n. 90, di recepimento della IV Direttiva Antiriciclaggio. A decorrere dal 4 luglio 2017, data di entrata in vigore del predetto decreto, i soggetti destinatari della disposizioni sono obbligati a dotarsi di un sistema di tutela delle attività di whistleblowing;

la necessità di tutela del whistleblower tramite l’adozione di un sistema normativo di garanzia omogeneo in tutta l’Unione europea ha acquisito negli ultimi anni indifferibile urgenza anche in seguito allo scandalo suscitato dall’affare Lux Leaks  sui meccanismi di elusione fiscale (2014), o dai cosiddetti “Panama Papers” che hanno rivelato dettagliate informazioni finanziarie di migliaia di entità offshore (2015);

le attività di segnalazione e di denuncia, spesso riguardano aziende che operano in più Paesi o contesti di riferimento che vanno oltre i confini dei singoli Stati e necessitano pertanto di tutele transnazionali;

nonostante tutte le maggiori organizzazioni internazionali riconoscano l’urgenza democratica di fornire un sostegno ai whistleblower, e tanti Paesi, tra cui l’Italia, si stiano dotando di questo importante strumento di regolamentazione, manca ancora una normativa ad indirizzo unitario a livello europeo ed è evidente il ritardo di alcuni Stati persino nell’adozione delle norme di tutela più elementari;

il 23-24 ottobre 2017, il Parlamento europeo in sessione plenaria ha discusso una bozza su “Misure legittime di protezione dei whistleblower che agiscono nel pubblico interesse nel momento in cui rivelano informazioni riservate di aziende ed enti pubblici”, senza però ancora arrivare alla determinazione di redigere una direttiva unitaria in materia, vincolante per tutti gli Stati membri;

impegna il Governo

a valutare la possibilità di sollecitare in sede europea, per il tramite dei ministri competenti, il tema dell’urgenza dell’adozione di una normativa europea in materia di wisthleblowing, che possa garantire omogeneità di tutela in tutti gli Stati dell’Unione.

 

Indennità dei medici sardi, Vargiu (Riformatori): sarebbe un disastro chiedere soldi indietro a migliaia di medici!

Indennità dei medici sardi, Vargiu (Riformatori): sarebbe un disastro chiedere soldi indietro a migliaia di medici!

“Sarebbe davvero un disastro per la credibilità del sistema e per il buon funzionamento della sanità sarda qualora la Regione Sardegna desse davvero corso alla decisione annunciata ufficialmente di revocare le indennità previste dagli accordi integrativi per i medici di Medicina Generale, per la Guardia Medica e per il 118”. Lo dichiara il deputato dei Riformatori Pierpaolo Vargiu che, con un’interrogazione urgente, chiede l’immediato intervento dei Ministri della Sanità e dell’Economia perché evitino il vero e proprio tsunami che sta per abbattersi sulla sanità sarda.

“In alcune regioni italiane (Abruzzo e Basilicata in testa) – prosegue Pierpaolo Vargiu – le richieste di chiarimenti da parte della Corte dei Conti hanno innescato azioni di autotutela con sospensione di importanti voci stipendiali per i medici di Guardia Medica e richieste di restituzione di somme sino a 60.000 euro che sarebbero una vera e propria tragedia per le famiglie interessate. La situazione conseguente è una vera e propria sommossa dei medici, che si sentono presi in giro dalle Regioni, con tutte le comprensibili conseguenze sulla qualità dei servizi”.

“Nell’attuale situazione di profonda crisi del sistema sanitario sardo – conclude il parlamentare cagliaritano – è del tutto evidente che un contenzioso con i medici (che peraltro da anni attendono invano il rinnovo del contratto) sia un drammatico elemento aggiuntivo di perdita della qualità delle prestazioni sanitarie ai cittadini sardi che è assolutamente indispensabile evitare!”