Ospedale Marino, dopo la sentenza tutto tace. Vargiu: «Attenderemo altri 30 anni?»

Ospedale Marino, dopo la sentenza tutto tace. Vargiu: «Attenderemo altri 30 anni?»

“Nel giugno del 2017, il Consiglio di Stato dava ragione alla Regione Sardegna e revocava definitivamente la concessione alla Prosperius per la costruzione di una casa di cura in riva al mare. Comune e Regione, in quell’occasione rilasciarono commenti entusiastici e sostennero che bisognava fare presto a riqualificare il bene”!
 
Lo sottolinea il parlamentare dei Riformatori, Pierpaolo Vargiu che, dopo aver condotto una lunga (e spesso solitaria) battaglia per la destinazione a fini turistici ed economici dello stabile progettato da Ubaldo Badas e abbandonato nel lontano 1983, ora rivolge un’interrogazione urgente ai Ministri dei Beni Culturali e dell’Ambiente per sapere quanto tempo ancora la città debba sopportare lo sfregio del proprio litorale.
 
“Dal giugno 2017 ad oggi – continua Pierpaolo Vargiu – sono passati oltre 150 giorni, apparentemente, tutto tace. Non vorremmo un replay di altri 30 anni di burocrazia e di insipienza! Il relitto del vecchio Ospedale Marino continua a disturbare la cattiva coscienza della politica, ma soprattutto offende il litorale del Poetto, in una città che attende sviluppo e occasioni di lavoro!”
 
“Regione e Comune, che a giugno 2017 promisero che non si sarebbe più perso neppure un giorno –conclude il deputato cagliaritano- si ricordino che, nello stesso compendio, ci sono anche le cubature dell’ex Albergo Esit (ora Nuovo Ospedale Marino, ma anch’esso in odore di dimissione) e le decine di ettari dell’Ippodromo: un’opportunità di progettualità integrata senza consumo di suolo che –se usata in modo intelligente- può e deve davvero cambiare il volto turistico ed economico di Cagliari!”
Whistleblowing, il Governo ha accolto l’ordine del giorno Vargiu sulla normativa europea

Whistleblowing, il Governo ha accolto l’ordine del giorno Vargiu sulla normativa europea

La Camera ha approvato la legge sul whistleblowing, la normativa che tutela i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato nella loro attività di segnalazione di atti fraudolenti o lesivi nei confronti dell’azienda (pubblica o privata). Il Governo ha accolto, inoltre, l’ordine del giorno a firma Pierpaolo Vargiu e Salvatore Matarrese, che impegna lo stesso a chiedere in sede europea la redazione di una normativa unica e comunitaria, valida dunque per tutti gli stati membri.

L’odg è il seguente.

La Camera, premesso che:

la locuzione whistleblower si riferisce ad un soggetto che, svolgendo un’azione di interesse generale, denuncia pubblicamente o alle autorità, attività illecite o fraudolente all’interno della pubblica amministrazione, di un’organizzazione statale centrale, di aziende pubbliche o private. Le rivelazioni o denunce, possono essere di varia natura: violazione di una legge o regolamento, minaccia di un interesse pubblico come in caso di corruzione e frode, gravi e specifiche situazioni di pericolo per la salute e la sicurezza pubblica;

lo scorso 19 giugno è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il nuovo decreto 25 maggio 2017, n. 90, di recepimento della IV Direttiva Antiriciclaggio. A decorrere dal 4 luglio 2017, data di entrata in vigore del predetto decreto, i soggetti destinatari della disposizioni sono obbligati a dotarsi di un sistema di tutela delle attività di whistleblowing;

la necessità di tutela del whistleblower tramite l’adozione di un sistema normativo di garanzia omogeneo in tutta l’Unione europea ha acquisito negli ultimi anni indifferibile urgenza anche in seguito allo scandalo suscitato dall’affare Lux Leaks  sui meccanismi di elusione fiscale (2014), o dai cosiddetti “Panama Papers” che hanno rivelato dettagliate informazioni finanziarie di migliaia di entità offshore (2015);

le attività di segnalazione e di denuncia, spesso riguardano aziende che operano in più Paesi o contesti di riferimento che vanno oltre i confini dei singoli Stati e necessitano pertanto di tutele transnazionali;

nonostante tutte le maggiori organizzazioni internazionali riconoscano l’urgenza democratica di fornire un sostegno ai whistleblower, e tanti Paesi, tra cui l’Italia, si stiano dotando di questo importante strumento di regolamentazione, manca ancora una normativa ad indirizzo unitario a livello europeo ed è evidente il ritardo di alcuni Stati persino nell’adozione delle norme di tutela più elementari;

il 23-24 ottobre 2017, il Parlamento europeo in sessione plenaria ha discusso una bozza su “Misure legittime di protezione dei whistleblower che agiscono nel pubblico interesse nel momento in cui rivelano informazioni riservate di aziende ed enti pubblici”, senza però ancora arrivare alla determinazione di redigere una direttiva unitaria in materia, vincolante per tutti gli Stati membri;

impegna il Governo

a valutare la possibilità di sollecitare in sede europea, per il tramite dei ministri competenti, il tema dell’urgenza dell’adozione di una normativa europea in materia di wisthleblowing, che possa garantire omogeneità di tutela in tutti gli Stati dell’Unione.

 

Indennità dei medici sardi, Vargiu (Riformatori): sarebbe un disastro chiedere soldi indietro a migliaia di medici!

Indennità dei medici sardi, Vargiu (Riformatori): sarebbe un disastro chiedere soldi indietro a migliaia di medici!

“Sarebbe davvero un disastro per la credibilità del sistema e per il buon funzionamento della sanità sarda qualora la Regione Sardegna desse davvero corso alla decisione annunciata ufficialmente di revocare le indennità previste dagli accordi integrativi per i medici di Medicina Generale, per la Guardia Medica e per il 118”. Lo dichiara il deputato dei Riformatori Pierpaolo Vargiu che, con un’interrogazione urgente, chiede l’immediato intervento dei Ministri della Sanità e dell’Economia perché evitino il vero e proprio tsunami che sta per abbattersi sulla sanità sarda.

“In alcune regioni italiane (Abruzzo e Basilicata in testa) – prosegue Pierpaolo Vargiu – le richieste di chiarimenti da parte della Corte dei Conti hanno innescato azioni di autotutela con sospensione di importanti voci stipendiali per i medici di Guardia Medica e richieste di restituzione di somme sino a 60.000 euro che sarebbero una vera e propria tragedia per le famiglie interessate. La situazione conseguente è una vera e propria sommossa dei medici, che si sentono presi in giro dalle Regioni, con tutte le comprensibili conseguenze sulla qualità dei servizi”.

“Nell’attuale situazione di profonda crisi del sistema sanitario sardo – conclude il parlamentare cagliaritano – è del tutto evidente che un contenzioso con i medici (che peraltro da anni attendono invano il rinnovo del contratto) sia un drammatico elemento aggiuntivo di perdita della qualità delle prestazioni sanitarie ai cittadini sardi che è assolutamente indispensabile evitare!”

Tessera del tifoso

Tessera del tifoso

Cagliari Calcio, Prefettura obbliga la sottoscrizione della tessera del tifoso: Vargiu interroga il Ministro

Di seguito il testo dell’interrogazione parlamentare sui fatti del 25 marzo scorso.

Al Ministro dell’interno

Per sapere – premesso che:

in data 25.03.2017, un gruppo di ultras del Cagliari Calcio si è reso protagonista di gravi fatti contro l’ordine pubblico nella città di Sassari, che hanno determinato l’attivazione del DASPO contro 66 persone, individuate come responsabili dei fatti dalla Questura di Cagliari;

unitamente a tale provvedimento, in data 05.04 u.s., la Prefettura di Cagliari avrebbe emanato una ulteriore disposizione che, a fini precauzionali di tutela dell’ordine pubblico, rende obbligatoria la “Tessera Del Tifoso” per tutti coloro che intendono accedere alle partite casalinghe del Cagliari Calcio, sino al termine dell’attuale stagione calcistica;

per effetto di tale decisione della Prefettura, nella stessa giornata del 05 aprile scorso, il Cagliari Calcio ha diramato una propria nota in cui comunica che i circa 500 tifosi possessori dell’abbonamento “a voucher” per l’attuale stagione calcistica, oltre ad essere obbligati a sottoscrivere la TDT (eccezionalmente offerta al costo di 1 euro sino al 9 aprile 2017) sarebbero inibiti nell’utilizzo del loro abbonamento (come se anch’essi avessero subito la DASPO) per motivi legati all’impossibilità di aggiornare i sistemi di lettura dei voucher ai tornelli dello stadio;

secondo la stessa logica di tutela dell’ordine pubblico, il Cagliari Calcio ha comunicato che qualsiasi tifoso (compresi gli abbonati “a voucher”) volesse assistere estemporaneamente ad una singola partita casalinga della squadra del cuore, è anch’egli obbligato a sottoscrivere la TDT;

appare del tutto comprensibile il desiderio di portare ordine, decoro e passione sportiva vera all’interno dello stadio del Cagliari, scoraggiando qualsiasi ipotesi di partecipazione violenta agli eventi agonistici;

va tuttavia rilevato come la TDT non nasce con l’obiettivo di “schedare” gli appassionati di calcio, ma con quello di selezionare e agevolare i servizi resi ai sostenitori ufficiali della squadra, creando una sorta di “comunità privilegiata”, riconosciuta dalla società e coesa al proprio interno, anche attraverso iniziative comuni, orientate alla tutela dei valori del tifo sportivo;

non appare pertanto in nessun modo giustificato l’obbligo di adesione alla comunità dei tifosi associati tramite TDT per tutti coloro che non intendono in alcun modo partecipare a tale comunità privilegiata, ma hanno comunque piacere di sostenere allo stadio la propria squadra del cuore, ogni volta che possono;

il provvedimento restrittivo appare ancora più ingiustificato in considerazione della tradizionale correttezza della tifoseria cagliaritana, che non può certo essere indistintamente assimilata agli atti di teppismo del 25 marzo scorso, ascrivibili ad un gruppo assai limitato di violenti, peraltro ben noto agli ambienti delle forze dell’ordine e già giustamente circoscritto e sanzionato attraverso i provvedimenti DASPO irrogati;

l’obbligo generalizzato di TDT, rischia altresì di favorire l’assimilazione culturale di tutti i tifosi del Cagliari alle quote marginali di teppisti puniti con il DASPO con l’effetto involontario di allontanare dallo stadio proprio quella parte più tranquilla e più sportiva di tifoseria occasionale, di giovani, di famiglie la cui partecipazione fisica agli eventi sportivi aiuta a migliorarne le condizioni di sicurezza;

se non ritenga opportuno intervenire immediatamente perché sia revocato l’obbligo di adesione alla comunità dei tifosi dotati di “TDT” per tutti coloro che intendono continuare a seguire le partite casalinghe del Cagliari Calcio attraverso l’ordinario strumento dell’abbonamento “a voucher” o con l’acquisto sporadico del singolo biglietto per le gare di proprio interesse.

 

On. Pierpaolo Vargiu

Testamento Biologico

Testamento Biologico

La Camera, oggi, ha licenziato il disegno di legge sul testamento biologico. Il Governo ha accolto il seguente ordine del giorno a firma Vargiu.

La Camera dei Deputati

Premesso che:

la legge sul consenso informato e sulle disposizioni anticipate di trattamento interviene su una materia delicatissima, che pone al centro dell’attenzione del legislatore la dignità della persona e la sua libertà di scelta, ma anche le tematiche relative alla garanzia dell’assistenza e al supporto alla qualità della vita di ciascun individuo;

in tale legge viene ribadita la ricusazione di ogni forma di accanimento terapeutico, ma viene anche sottolineata la necessità di dare ogni possibile supporto assistenziale, terapeutico e tecnologico al paziente bisognoso di cure;

la valutazione attuale o in prospettiva della DAT della qualità della vita dell’individuo rappresenta comunque una valutazione personale, differente da caso a caso, che non è stata certo standardizzata attraverso una disposizione di legge, ma continua ad essere sempre frutto della percezione individuale, che è spesso differente non soltanto in relazione alla sofferenza fisica di una persona, ma anche del diverso contesto che circonda l’individuo, incidendo sulla sua complessiva percezione della realtà e sulle sue motivazioni esistenziali;

che le attuali scelte legislative del Parlamento appaiono ancora più convincenti perché accompagnate alla determinata convinzione di voler garantire a ciascun malato in condizioni di crescente sofferenza fisica tutti i supporti terapeutici farmacologici, tecnologici e psicologici che lo aiutino a convivere in equilibrio con la sua situazione esistenziale;

che l’equilibrato atteggiamento normativo sul “fine vita” che emerge dalla norma appena approvata scaturisce dal sistema valoriale del nostro Paese, fondato sulla solidarietà, sulla coesione sociale e sulla protezione delle fasce deboli della popolazione, alle quali sicuramente appartengono i cittadini affetti da gravi malattie;

la stessa protezione sociale va sempre estesa anche alle famiglie dei pazienti in condizioni di grave sofferenza psico-fisica, che devono essere adeguatamente accompagnate dal nostro sistema assistenziale, in modo da poter adeguatamente supportare il proprio congiunto anche nelle fasi più problematiche e di maggior sofferenza esistenziale;

che i valori liberali della tutela del diritto alla libera scelta individuale devono essere coniugati ai valori sociali generali della protezione delle fasce più deboli della popolazione e degli individui maggiormente esposte alla sofferenza psico-fisica;

impegna il Governo

a garantire e a rafforzare tutte le misure di protezione assistenziale e di sostegno psicologico ai pazienti che vivono drammatiche situazioni sanitarie che necessitano di forme di assistenza meccanica e terapeutica indispensabili per garantire la sopravvivenza, impegnandosi anche a fornire ogni possibile supporto terapeutico assistenziale e psicologico anche alle loro famiglie.

La Camera, oggi, ha licenziato il disegno di legge sul testamento biologico. Il Governo ha accolto il seguente ordine del giorno a firma Vargiu.

La Camera dei Deputati

Premesso che:

la legge sul consenso informato e sulle disposizioni anticipate di trattamento interviene su una materia delicatissima, che pone al centro dell’attenzione del legislatore la dignità della persona e la sua libertà di scelta, ma anche le tematiche relative alla garanzia dell’assistenza e al supporto alla qualità della vita di ciascun individuo;

in tale legge viene ribadita la ricusazione di ogni forma di accanimento terapeutico, ma viene anche sottolineata la necessità di dare ogni possibile supporto assistenziale, terapeutico e tecnologico al paziente bisognoso di cure;

la valutazione attuale o in prospettiva della DAT della qualità della vita dell’individuo rappresenta comunque una valutazione personale, differente da caso a caso, che non è stata certo standardizzata attraverso una disposizione di legge, ma continua ad essere sempre frutto della percezione individuale, che è spesso differente non soltanto in relazione alla sofferenza fisica di una persona, ma anche del diverso contesto che circonda l’individuo, incidendo sulla sua complessiva percezione della realtà e sulle sue motivazioni esistenziali;

che le attuali scelte legislative del Parlamento appaiono ancora più convincenti perché accompagnate alla determinata convinzione di voler garantire a ciascun malato in condizioni di crescente sofferenza fisica tutti i supporti terapeutici farmacologici, tecnologici e psicologici che lo aiutino a convivere in equilibrio con la sua situazione esistenziale;

che l’equilibrato atteggiamento normativo sul “fine vita” che emerge dalla norma appena approvata scaturisce dal sistema valoriale del nostro Paese, fondato sulla solidarietà, sulla coesione sociale e sulla protezione delle fasce deboli della popolazione, alle quali sicuramente appartengono i cittadini affetti da gravi malattie;

la stessa protezione sociale va sempre estesa anche alle famiglie dei pazienti in condizioni di grave sofferenza psico-fisica, che devono essere adeguatamente accompagnate dal nostro sistema assistenziale, in modo da poter adeguatamente supportare il proprio congiunto anche nelle fasi più problematiche e di maggior sofferenza esistenziale;

che i valori liberali della tutela del diritto alla libera scelta individuale devono essere coniugati ai valori sociali generali della protezione delle fasce più deboli della popolazione e degli individui maggiormente esposte alla sofferenza psico-fisica;

impegna il Governo

a garantire e a rafforzare tutte le misure di protezione assistenziale e di sostegno psicologico ai pazienti che vivono drammatiche situazioni sanitarie che necessitano di forme di assistenza meccanica e terapeutica indispensabili per garantire la sopravvivenza, impegnandosi anche a fornire ogni possibile supporto terapeutico assistenziale e psicologico anche alle loro famiglie.

“Si Vax”: Vargiu deposita proposta di legge per obbligatorietà dei vaccini

“Si Vax”: Vargiu deposita proposta di legge per obbligatorietà dei vaccini

Obbligatorietà sostanziale di tutti i vaccini previsti dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinica ed esclusione dalle attività di comunità dei bambini che non avessero protezione vaccinica; potenziamento e trasparenza delle attività di farmacovigilanza su eventuali eventi avversi e istituzione di un fondo specifico da 5 milioni di euro per il risarcimento dei possibili danni.

Questi i principali punti della proposta di legge “sì vax” presentata da Pierpaolo Vargiu, già presidente della Commissione Sanità della Camera e deputato di Civici e Innovatori.

La proposta prevede anche inoltre l’arresto fino a 3 mesi o l’ammenda fino a 10mila euro per chi diffonde “notizie antiscientifiche, atte a generare comportamenti potenzialmente lesivi della salute individuale e di quella pubblica”. La pena è raddoppiata se a divulgare notizie antiscientifiche è una persona capace di avere impatto sull’opinione pubblica.

“Il decreto proposto dal Ministro Lorenzin e in discussione domani in Consiglio dei Ministri sarà un passo importante, ma molti ancora ne dobbiamo fare per sconfiggere l’ideologia anti-scienza che sta causando il crollo delle vaccinazioni e l’aumento, per esempio, dei casi di morbillo” afferma Vargiu, medico oltre che parlamentare.

“Per questo ho presentato una proposta di legge che invierò al ministro Lorenzin come memorandum e che trasformerò in emendamenti al decreto. Una proposta per vaccinarsi contro i no vax e ricostruire una cultura della sanità pubblica contro falsi miti che fanno danni soprattutto sui più deboli, non solo su chi rifiuta la prevenzione.”

Testamento Biologico, Vargiu chiede la garanzia di sostegno psicologico e assistenziale per i malati e le loro famiglie: il Governo accoglie l’odg

Testamento Biologico, Vargiu chiede la garanzia di sostegno psicologico e assistenziale per i malati e le loro famiglie: il Governo accoglie l’odg

La Camera, oggi, ha licenziato il disegno di legge sul testamento biologico. Il Governo ha accolto il seguente ordine del giorno a firma Vargiu.

La Camera dei Deputati

Premesso che:

la legge sul consenso informato e sulle disposizioni anticipate di trattamento interviene su una materia delicatissima, che pone al centro dell’attenzione del legislatore la dignità della persona e la sua libertà di scelta, ma anche le tematiche relative alla garanzia dell’assistenza e al supporto alla qualità della vita di ciascun individuo;

in tale legge viene ribadita la ricusazione di ogni forma di accanimento terapeutico, ma viene anche sottolineata la necessità di dare ogni possibile supporto assistenziale, terapeutico e tecnologico al paziente bisognoso di cure;

la valutazione attuale o in prospettiva della DAT della qualità della vita dell’individuo rappresenta comunque una valutazione personale, differente da caso a caso, che non è stata certo standardizzata attraverso una disposizione di legge, ma continua ad essere sempre frutto della percezione individuale, che è spesso differente non soltanto in relazione alla sofferenza fisica di una persona, ma anche del diverso contesto che circonda l’individuo, incidendo sulla sua complessiva percezione della realtà e sulle sue motivazioni esistenziali;

che le attuali scelte legislative del Parlamento appaiono ancora più convincenti perché accompagnate alla determinata convinzione di voler garantire a ciascun malato in condizioni di crescente sofferenza fisica tutti i supporti terapeutici farmacologici, tecnologici e psicologici che lo aiutino a convivere in equilibrio con la sua situazione esistenziale;

che l’equilibrato atteggiamento normativo sul “fine vita” che emerge dalla norma appena approvata scaturisce dal sistema valoriale del nostro Paese, fondato sulla solidarietà, sulla coesione sociale e sulla protezione delle fasce deboli della popolazione, alle quali sicuramente appartengono i cittadini affetti da gravi malattie;

la stessa protezione sociale va sempre estesa anche alle famiglie dei pazienti in condizioni di grave sofferenza psico-fisica, che devono essere adeguatamente accompagnate dal nostro sistema assistenziale, in modo da poter adeguatamente supportare il proprio congiunto anche nelle fasi più problematiche e di maggior sofferenza esistenziale;

che i valori liberali della tutela del diritto alla libera scelta individuale devono essere coniugati ai valori sociali generali della protezione delle fasce più deboli della popolazione e degli individui maggiormente esposte alla sofferenza psico-fisica;

impegna il Governo

a garantire e a rafforzare tutte le misure di protezione assistenziale e di sostegno psicologico ai pazienti che vivono drammatiche situazioni sanitarie che necessitano di forme di assistenza meccanica e terapeutica indispensabili per garantire la sopravvivenza, impegnandosi anche a fornire ogni possibile supporto terapeutico assistenziale e psicologico anche alle loro famiglie.

Cagliari Calcio, Prefettura obbliga la sottoscrizione della tessera del tifoso: Vargiu interroga il Ministro

Cagliari Calcio, Prefettura obbliga la sottoscrizione della tessera del tifoso: Vargiu interroga il Ministro

Di seguito il testo dell’interrogazione parlamentare sui fatti del 25 marzo scorso.

Al Ministro dell’interno

Per sapere – premesso che:

in data 25.03.2017, un grup

po di ultras del Cagliari Calcio si è reso protagonista di gravi fatti contro l’ordine pubblico nella città di Sassari, che hanno determinato l’attivazione del DASPO contro 66 persone, individuate come responsabili dei fatti dalla Questura di Cagliari;

unitamente a tale provvedimento, in data 05.04 u.s., la Prefettura di Cagliari avrebbe emanato una ulteriore disposizione che, a fini precauzionali di tutela dell’ordine pubblico, rende obbligatoria la “Tessera Del Tifoso” per tutti coloro che intendono accedere alle partite casalinghe del Cagliari Calcio, sino al termine dell’attuale stagione calcistica;

per effetto di tale decisione della Prefettura, nella stessa giornata del 05 aprile scorso, il Cagliari Calcio ha diramato una propria nota in cui comunica che i circa 500 tifosi possessori dell’abbonamento “a voucher” per l’attuale stagione calcistica, oltre ad essere obbligati a sottoscrivere la TDT (eccezionalmente offerta al costo di 1 euro sino al 9 aprile 2017) sarebbero inibiti nell’utilizzo del loro abbonamento (come se anch’essi avessero subito la DASPO) per motivi legati all’impossibilità di aggiornare i sistemi di lettura dei voucher ai tornelli dello stadio;

secondo la stessa logica di tutela dell’ordine pubblico, il Cagliari Calcio ha comunicato che qualsiasi tifoso (compresi gli abbonati “a voucher”) volesse assistere estemporaneamente ad una singola partita casalinga della squadra del cuore, è anch’egli obbligato a sottoscrivere la TDT;

appare del tutto comprensibile il desiderio di portare ordine, decoro e passione sportiva vera all’interno dello stadio del Cagliari, scoraggiando qualsiasi ipotesi di partecipazione violenta agli eventi agonistici;

va tuttavia rilevato come la TDT non nasce con l’obiettivo di “schedare” gli appassionati di calcio, ma con quello di selezionare e agevolare i servizi resi ai sostenitori ufficiali della squadra, creando una sorta di “comunità privilegiata”, riconosciuta dalla società e coesa al proprio interno, anche attraverso iniziative comuni, orientate alla tutela dei valori del tifo sportivo;

non appare pertanto in nessun modo giustificato l’obbligo di adesione alla comunità dei tifosi associati tramite TDT per tutti coloro che non intendono in alcun modo partecipare a tale comunità privilegiata, ma hanno comunque piacere di sostenere allo stadio la propria squadra del cuore, ogni volta che possono;

il provvedimento restrittivo appare ancora più ingiustificato in considerazione della tradizionale correttezza della tifoseria cagliaritana, che non può certo essere indistintamente assimilata agli atti di teppismo del 25 marzo scorso, ascrivibili ad un gruppo assai limitato di violenti, peraltro ben noto agli ambienti delle forze dell’ordine e già giustamente circoscritto e sanzionato attraverso i provvedimenti DASPO irrogati;

l’obbligo generalizzato di TDT, rischia altresì di favorire l’assimilazione culturale di tutti i tifosi del Cagliari alle quote marginali di teppisti puniti con il DASPO con l’effetto involontario di allontanare dallo stadio proprio quella parte più tranquilla e più sportiva di tifoseria occasionale, di giovani, di famiglie la cui partecipazione fisica agli eventi sportivi aiuta a migliorarne le condizioni di sicurezza;

se non ritenga opportuno intervenire immediatamente perché sia revocato l’obbligo di adesione alla comunità dei tifosi dotati di “TDT” per tutti coloro che intendono continuare a seguire le partite casalinghe del Cagliari Calcio attraverso l’ordinario strumento dell’abbonamento “a voucher” o con l’acquisto sporadico del singolo biglietto per le gare di proprio interesse.

 

On. Pierpaolo Vargiu

Liste d’attesa, la Camera vota all’unanimità la Mozione Vargiu: ecco il testo

Liste d’attesa, la Camera vota all’unanimità la Mozione Vargiu: ecco il testo

Oggi la Camera ha approvato all’unanimità, con ben 420 voti a favore, la mozione Vargiu sulle liste d’attesa. Di seguito il testo presentato all’Aula.

La Camera, premesso che:

nel nostro Paese, il diritto alla salute è garantito attraverso l’enunciato dell’articolo 32 della nostra carta costituzionale e attraverso la legge 833/1978 di Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale e successive modifiche, che stabilisce i criteri “equi ed universali” di garanzia delle prestazioni sanitarie e pone in capo allo Stato la tutela di omogenei Livelli Essenziali di Assistenza su tutto il territorio nazionale, secondo quanto disposto dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29.11.2001, pubblicato in G.U. del 08.02.2002 e ulteriormente precisato dall’articolo 1, comma 172 della legge 30 dicembre 2004, n. 311 che pone in capo al Ministro della Salute la verifica sulla effettiva omogeneità dell’erogazione dei LEA;

in Italia, il sistema sanitario pubblico, finanziato attraverso la fiscalità generale, eroga dunque prestazioni di assistenza a tutti i cittadini italiani, attraverso la ripartizione annuale dei finanziamenti del FSN, che possono essere integrati con risorse proprie regionali, che garantiscano attività eccedenti rispetto ai LEA;

in Italia, la spesa sanitaria privata delle famiglie ha dunque carattere prevalentemente integrativo rispetto ai LEA garantiti dal sistema sanitario pubblico e rappresenta la quota cosiddetta “out of pocket” che, nel 2016, si è attestata intorno ai 36 miliardi di euro;

la spesa out of pocket italiana si differenzia da quella della maggior parte degli altri paesi europei in quanto è quasi completamente “disintermediata” (appena il 10,1% di tale spesa è canalizzato attraverso sistemi di trasferimento del rischio), a causa della scarsa penetrazione dell’azione del sistema dei fondi integrativi e delle assicurazioni sanitarie nel nostro Paese;

l’importo complessivo della spesa sanitaria pubblica italiana nel 2016 è stato intorno ai 114 miliardi di euro, attestandosi in questo modo vicino al 7% del PIL.

Secondo i dati del CREA di Roma Tor Vergata, la spesa sanitaria pubblica italiana nell’ultimo decennio ha avuto un incremento annuo pari all’1%, contro il 3,8% medio degli altri Paesi dell’Europa Occidentale, consolidando il dato che vede la spesa sanitaria pubblica italiana inferiore di circa il 36% rispetto a quella media pro capite degli altri Paesi di raffronto;

sempre secondo i rapporti del CREA, in Italia appare notevolissimo il divario di spesa pubblica pro capite tra le regioni settentrionali e quelle meridionali a basso reddito, raggiungendo differenziali intorno al 40% tra le Regioni a più alta spesa sanitaria (P.A. di Bolzano) e quelle a spesa più bassa (Calabria);

anche il CERGAS della Università Bocconi, nel contesto del rapporto OASI 2016, ha sottolineato il rischio che l’universalità e l’equità del nostro sistema sanitario pubblico possano saltare per effetto della contrazione dei finanziamenti complessivi e per la crescita delle differenze tra gli erogatori regionali;

appare del tutto evidente, come in questo contesto frastagliato e denso di gap infrastrutturali, diventi davvero difficile garantire qualità ed equità  delle prestazioni su tutto il territorio nazionale anche perché l’attuale testo costituzionale riserva alla competenza statale la sola attività di programmazione e di verifica, attribuendo alle Regioni tutte le competenze gestionali;

tale autonomia gestionale regionale, che avrebbe dovuto garantire l’adeguamento della erogazione delle prestazioni alle variabili di contesto locali, rischia invece sempre più spesso di essere un ulteriore fattore di sperequazione sia per la differente capacità regionale di garantire risorse aggiuntive, che per la diversità dei modelli organizzativi e delle modalità di erogazione delle prestazioni che non consente di valorizzare adeguatamente le best practice regionali;

tale differente capacità nell’erogazione dei servizi e delle prestazioni rischia di essere pagata dai cittadini delle Regioni più deboli che si vedono negare una parte crescente dei loro diritti e alimentano fenomeni di mobilità passiva interregionale che sono spesso la spia del malfunzionamento complessivo del sistema;

uno dei sensori di qualità delle prestazioni erogate che viene maggiormente avvertito da parte del cittadino/paziente è senz’altro rappresentato dalla lunghezza delle liste d’attesa per la fruizione delle prestazioni sanitarie che, quando esce da ogni fisiologia, finisce con il negare l’accesso alla prestazione, alimentando un doppio mercato che mortifica la stessa funzione del sistema di assistenza pubblico;

in passato, sono stati più volte segnalati casi di rallentamento delle prestazioni sanitarie erogate dal sistema pubblico che, più o meno surrettiziamente, finivano con l’alimentare il mercato sanitario privato, venendo spesso soddisfatte dagli stessi attori che avrebbero avuto il dovere di erogarle all’interno del sistema sanitario regionale;

il rischio di una deriva verso l’illegalità, associato alla dilatazione delle liste d’attesa nel settore pubblico, è stato parzialmente risolto attraverso la normativa che regola l’autorizzazione all’erogazione della prestazione in regime di intramoenia, che consente di creare un doppio binario di erogazione del servizio richiesto che avviene comunque all’interno e sotto il controllo del sistema sanitario pubblico da cui dipende l’operatore che, attraverso la propria libera scelta, decide di aggiungere un secondo canale aggiuntivo e integrativo di offerta della propria prestazione professionale, nel rispetto del disposto della legge n.  120 del 03.08.2007;

appare del tutto ovvio come il canale della libera professione intramuraria debba essere (come è) soggetto a verifiche e controlli attraverso parametri ed indicatori oggettivi che consentano di mantenere nelle piena fisiologia il sistema, evitando di alimentare sospetti di distorto funzionamento o, addirittura, vere e proprie pratiche illegittime e/o illegali;

l’obiettivo del sistema resta dunque quello di offrire liste d’attesa per la fruizione delle prestazioni sanitarie che siano le più brevi possibili, garantendo la piena accessibilità in emergenza ed urgenza e mantenendo la “doppia opportunità” per le attività di routine che beneficiano complessivamente del “doppio canale”, garantito dalla libera professione intramoenia che, riducendo la complessiva lunghezza dell’attesa, favorisce anche coloro che scelgono – o sono costretti a scegliere- di rivolgersi esclusivamente al percorso pubblico;

la esclusione di aree crescenti di popolazione italiana dalla opportunità di ricorrere a prestazioni sanitarie in regime di pronta solvibilità è certificata anche dai più recenti rapporti ISTAT e CENSIS che registrano tutti un numero crescente di famiglie che è costretta a rinunciare ad una parte delle prestazioni sanitarie utili o indispensabili (ad esempio quelle nel settore odontoiatrico) perché non possiede le risorse economiche indispensabili per la loro fruizione;

appare chiaro come, in questa situazione di grave difficoltà generale, sia indispensabile ricorrere ad interventi regolatori centrali che abbiano funzione di indirizzo e di verifica, come del resto stabilito attraverso la norma dell’articolo 1, comma 280 della legge 23 dicembre 2005, n.266, che prevede la realizzazione da parte delle regioni degli interventi previsti dal Piano nazionale di contenimento dei tempi di attesa;

coerentemente a tale previsione legislativa è stato definito il ruolo del Piano Nazionale per il contenimento dei tempi di attesa 2006-2008, successivamente superato dal nuovo Piano Nazionale di Governo delle liste di Attesa (PNGLA) 2010-2012, approvato dalla Conferenza Stato Regioni ed operativo dal 28 ottobre 2010;

la verifica della realizzazione su tutto il territorio nazionale degli obiettivi enunciati dal PNGLA 2010-2012 è stata affidata ad AGENAS, a cui è stato chiesto in particolare di selezionare le batterie di indicatori indispensabili a dare oggettività alla rilevazione del buon funzionamento del sistema, sia per quanto riguarda la efficacia complementare delle attività di libera professione intramoenia e intramoenia allargata, che per quanto attiene alla erogazione di prestazioni ambulatoriali dirette e all’attuazione dei PDTA da parte del SSN;

dal 2012, AGENAS collabora dunque attivamente con le Regioni per monitorare i tempi di attesa nell’attività cosiddetta ALPI e in quella istituzionale;

l’esperienza sul campo acquisita da AGENAS ne ha fatto un componente fondamentale del tavolo di lavoro interistituzionale che opera per la stesura del nuovo PNGLA 2016-2018;

modernamente, le azioni di contenimento delle liste di attesa passano attraverso la individuazione delle priorità cliniche che, secondo il modello di riferimento dei RAO (raggruppamenti di attesa omogenei), consenta di omogeneizzare i tempi di attesa sulla base di criteriologie coerenti, stabilite nazionalmente, con possibili variazioni contestuali regionali, attraverso la collaborazione dell’esperienza dei MMG, dei PLS e dei medici specialisti ambulatoriali ed ospedalieri;

lo scostamento aziendale rispetto ai parametri nazionali e alle eventuali specificità decise su base regionale, può consentire la verifica di eventuali anomalie di funzionamento del sistema, permettendo l’eliminazione delle discrasie;

il complessivo obiettivo del PNGLA non può ovviamente essere quello di aumentare l’offerta, ma deve necessariamente essere quello di garantire l’appropriatezza, agendo sul versante del governo della domanda, intervenendo sulle criticità e organizzando l’offerta secondo il criterio della priorità clinica e del rispetto delle linee guida nella gestione dei PDTA;

la prima delle azioni condivise riguarda dunque l’aggiornamento e la crescita di consapevolezza del personale sanitario che, sia sul versante prescrittivo, che su quello operativo deve avere chiari gli obiettivi di sistema e i percorsi metodologici coerenti,  in modo da poter adeguare la propria opera professionale alle necessità dei nuovi modelli assistenziali proposti;

analoga attenzione andrà posta sulle nuove opportunità informatiche, sia per quanto attiene alla informatizzazione delle attività di prenotazione secondo la criteriologia della priorità clinica, anche con la collaborazione delle nuove funzioni della farmacia clinica e attraverso l’attività sempre più raffinata dei CUP, che per quanto attiene alle azioni di consegna del referto e di pagamento on line di eventuali ticket sulla prestazione;

il supporto informatico appare indispensabile anche per garantire la trasparenza delle azioni e della attuazione degli indirizzi, che possa permettere al cittadino di rilevare personalmente e direttamente sul sito web aziendale la effettiva rispondenza agli obiettivi declinati delle azioni messe in campo;

il precedente PNGLA individuava le prestazioni sanitarie ambulatoriali e i PDTA, indicando i range dei corrispondenti tempi di attesa a garanzia dei diritti del paziente, selezionando altresì la batteria degli strumenti di rilevazione e degli indicatori da utilizzare per valutare la capacità delle singole Regioni ad ottemperare alle prescrizioni del Piano stesso;

il precedente PNGLA andava anche ad indicare risorse economiche specifiche per la realizzazione degli obiettivi del Piano (ex articolo 1, comma 34, della legge n. 662 del 23.12.1996) e stabiliva la criteriologia per l’acquisizione di prestazioni sanitarie esterne in regime di accreditamento, eventualmente necessarie alla equilibrata gestione del complessivo governo della domanda;

il precedente PNGLA aveva altresì selezionato due “aree sensibili” (oncologia e cardiovascolare), su cui concentrare massimante lo sforzo per il governo della rapidità e della appropriatezza delle prestazioni;

le esperienze dei più avanzati sistemi sanitari regionali italiani (vedasi in tal senso l’azione della Regione Emilia Romagna che, nel 2015, ha potuto affermare di aver centrato il 98% dei propri obiettivi) confermano che la miglior gestione delle liste di attesa si realizza attraverso il governo della domanda secondo classi di priorità cliniche, che consentano di canalizzare in modo diverso l’urgenza, la cronicità e la routine, portando in fisiologia i relativi flussi e monitorandone costantemente l’evoluzione, che deve essere trasmessa con puntualità ai centri aziendali e regionali di raccolta e organizzazione della lettura del dato.

In particolare, la classificazione proposta nel precedente PNGLA per le prestazioni, urgenti, brevi, differibili e programmate, ha sicuramente consentito di garantire a ciascuna esigenza sanitaria il canale più appropriato di soddisfazione;

lo sviluppo e l’implementazione delle attività di medicina di iniziativa, che consentono di migliorare la sicurezza delle cure e la gestione del paziente nel territorio rappresentano un ulteriore meccanismo di azione virtuoso sulle liste di attesa;

anche lo sviluppo delle attività della Medicina 2.0 e, in particolare, il monitoraggio del paziente cronico da remoto, rappresenta un ulteriore opportunità del rafforzamento della medicina nel territorio, che consente la migliore programmazione dell’accesso ad eventuali prestazioni sanitarie specialistiche;

per tutti questi motivi, la definitiva stesura del nuovo PNGLA è molto attesa, sia per le aspettative generate nella fase preparatoria del Piano stesso, sia per l’effettiva necessità di un aggiornamento del Piano precedente, che tenga conto delle best practice regionali, della esperienza maturata negli anni e delle informazioni raccolte nel tempo, conseguentemente andando ad individuare i campi prioritari di azione per le nuove strategie e le indispensabili, nuove risorse disponibili per la realizzazione degli obiettivi di sistema;

impegna il Governo

a garantire l’adozione più rapida possibile del nuovo PNGLA, indispensabile per consentire un complessivo miglioramento dell’assistenza e una più adeguata “qualità percepita” da parte del cittadino, curando in particolar modo:

  • l’aggiornamento specifico e la crescita di consapevolezza di tutte le figure professionali, in particolare dei prescrittori, che devono concorrere al raggiungimento degli obiettivi del Piano;
  • l’attivazione di percorsi condivisi con le rappresentanze dei medici che garantiscono la ALPI e dei soggetti erogatori esterni, la cui collaborazione è indispensabile sul versante dell’organizzazione dell’offerta;
  • la piena collaborazione con le associazioni di tutela dei diritti del malato, la cui collaborazione è indispensabile per la percezione dei diritti della domanda;
  • la verifica e certificazione di tutti i percorsi di raccolta dati che abbiano l’obiettivo di garantire flussi di informazioni adeguati per l’orientamento delle azioni decisionali e per la loro eventuale revisione in progress;
  • l’individuazione delle principali criticità del sistema, in modo da orientare la priorità delle nuove azioni di intervento;
  • la garanzia di adeguati investimenti per l’innovazione tecnologica, che appare indispensabile sia per la corretta attivazione della cascata prescrizione/prenotazione/refertazione, che per il potenziamento delle azioni di gestione territoriale del paziente, in particolare nel monitoraggio di parametri sanitari da remoto e nella tutela della programmazione dei controlli per la cronicità;
  • la individuazione di complessive risorse economiche, specificamente finalizzate al raggiungimento degli obiettivi del nuovo Piano e quantitativamente adeguate rispetto alle sue ambizioni.