Cagliari Calcio, Prefettura obbliga la sottoscrizione della tessera del tifoso: Vargiu interroga il Ministro

Cagliari Calcio, Prefettura obbliga la sottoscrizione della tessera del tifoso: Vargiu interroga il Ministro

Di seguito il testo dell’interrogazione parlamentare sui fatti del 25 marzo scorso.

Al Ministro dell’interno

Per sapere – premesso che:

in data 25.03.2017, un grup

po di ultras del Cagliari Calcio si è reso protagonista di gravi fatti contro l’ordine pubblico nella città di Sassari, che hanno determinato l’attivazione del DASPO contro 66 persone, individuate come responsabili dei fatti dalla Questura di Cagliari;

unitamente a tale provvedimento, in data 05.04 u.s., la Prefettura di Cagliari avrebbe emanato una ulteriore disposizione che, a fini precauzionali di tutela dell’ordine pubblico, rende obbligatoria la “Tessera Del Tifoso” per tutti coloro che intendono accedere alle partite casalinghe del Cagliari Calcio, sino al termine dell’attuale stagione calcistica;

per effetto di tale decisione della Prefettura, nella stessa giornata del 05 aprile scorso, il Cagliari Calcio ha diramato una propria nota in cui comunica che i circa 500 tifosi possessori dell’abbonamento “a voucher” per l’attuale stagione calcistica, oltre ad essere obbligati a sottoscrivere la TDT (eccezionalmente offerta al costo di 1 euro sino al 9 aprile 2017) sarebbero inibiti nell’utilizzo del loro abbonamento (come se anch’essi avessero subito la DASPO) per motivi legati all’impossibilità di aggiornare i sistemi di lettura dei voucher ai tornelli dello stadio;

secondo la stessa logica di tutela dell’ordine pubblico, il Cagliari Calcio ha comunicato che qualsiasi tifoso (compresi gli abbonati “a voucher”) volesse assistere estemporaneamente ad una singola partita casalinga della squadra del cuore, è anch’egli obbligato a sottoscrivere la TDT;

appare del tutto comprensibile il desiderio di portare ordine, decoro e passione sportiva vera all’interno dello stadio del Cagliari, scoraggiando qualsiasi ipotesi di partecipazione violenta agli eventi agonistici;

va tuttavia rilevato come la TDT non nasce con l’obiettivo di “schedare” gli appassionati di calcio, ma con quello di selezionare e agevolare i servizi resi ai sostenitori ufficiali della squadra, creando una sorta di “comunità privilegiata”, riconosciuta dalla società e coesa al proprio interno, anche attraverso iniziative comuni, orientate alla tutela dei valori del tifo sportivo;

non appare pertanto in nessun modo giustificato l’obbligo di adesione alla comunità dei tifosi associati tramite TDT per tutti coloro che non intendono in alcun modo partecipare a tale comunità privilegiata, ma hanno comunque piacere di sostenere allo stadio la propria squadra del cuore, ogni volta che possono;

il provvedimento restrittivo appare ancora più ingiustificato in considerazione della tradizionale correttezza della tifoseria cagliaritana, che non può certo essere indistintamente assimilata agli atti di teppismo del 25 marzo scorso, ascrivibili ad un gruppo assai limitato di violenti, peraltro ben noto agli ambienti delle forze dell’ordine e già giustamente circoscritto e sanzionato attraverso i provvedimenti DASPO irrogati;

l’obbligo generalizzato di TDT, rischia altresì di favorire l’assimilazione culturale di tutti i tifosi del Cagliari alle quote marginali di teppisti puniti con il DASPO con l’effetto involontario di allontanare dallo stadio proprio quella parte più tranquilla e più sportiva di tifoseria occasionale, di giovani, di famiglie la cui partecipazione fisica agli eventi sportivi aiuta a migliorarne le condizioni di sicurezza;

se non ritenga opportuno intervenire immediatamente perché sia revocato l’obbligo di adesione alla comunità dei tifosi dotati di “TDT” per tutti coloro che intendono continuare a seguire le partite casalinghe del Cagliari Calcio attraverso l’ordinario strumento dell’abbonamento “a voucher” o con l’acquisto sporadico del singolo biglietto per le gare di proprio interesse.

 

On. Pierpaolo Vargiu

COMMISSIONE PATENTI OLBIA-SASSARI. VARGIU: “E’ INACCETTABILE UN ANNO DI LISTA D’ATTESA!”

COMMISSIONE PATENTI OLBIA-SASSARI. VARGIU: “E’ INACCETTABILE UN ANNO DI LISTA D’ATTESA!”

“La sostanziale inattività della Commissione Patenti della ASL di Olbia ha creato una lista d’attesa nella Commissione di Sassari che ormai raggiunge i dodici mesi. Un disagio inaccettabile per i tanti cittadini del nord Sardegna, quasi sempre anziani o portatori di patologie complesse, che sono obbligati ad aspettare il loro turno”. Lo denuncia il parlamentare dei Riformatori Pierpaolo Vargiu, che ha rivolto un’interrogazione urgente al Ministero della Salute e al Ministero dei Trasporti chiedendo che venga risolto il problema.

“E’ una situazione diventata insostenibile nel nord Sardegna, ma in realtà critica in tanti altri territori della Penisola –continua Pierpaolo Vargiu- perché la norma dispone l’utilizzo di rigorosi profili professionali per i medici pubblici dipendenti che vengono chiamati a far parte delle Commissioni. Nel caso di Olbia, non c’è adeguata disponibilità di tali professionisti per cui l’attività della Commissione è bloccata, mentre la Commissione di Sassari non è in grado di smaltire l’enorme mole di lavoro che le è caduto addosso”.

“Non possono certo essere i cittadini a pagare le conseguenze della mancata disponibilità di medici –conclude il deputato sardo- per cui è indispensabile che i Ministeri competenti modifichino i regolamenti, autorizzando che, in casi eccezionali come quello di Olbia e Sassari, le Commissioni possano essere completate anche attraverso l’utilizzo di medici in quiescenza, purché con adeguato profilo professionale.

Legge sui minori stranieri non accompagnati, sì all’affido familiare: accolto l’odg Vargiu

Legge sui minori stranieri non accompagnati, sì all’affido familiare: accolto l’odg Vargiu

Il Governo ha accolto l’ordine del giorno, a firma Vargiu e Matarrese, inerente alla proposta di legge approvata ieri dalla Camera recante disposizioni in materia di trattamento dei minori stranieri non accompagnati. Di seguito il testo.

La Camera – premesso che:

il provvedimento in esame reca disposizioni in materia di tutela dei minori stranieri non accompagnati che per qualsiasi motivo si trovino in territorio italiano e mira ad affermare il divieto di respingimento alla frontiera per ragioni anzitutto umanitarie;

il provvedimento cura molti aspetti del processo di assistenza al minore migrante non accompagnato: l’accertamento della minore età per gli standard per l’accoglienza, la promozione dell’affido familiare o con la figura del tutore, le cure sanitarie, l’accesso all’istruzione; tutto questo al fine di facilitare l’integrazione di tali minori, ove non fosse possibile il volontario ricongiungimento familiare nel paese d’origine;

come da rapporto “Save The Children”, sono infatti quasi 26.000 i minori soli, anche giovanissimi, arrivati via mare nel 2016, e quelli arrivati nel primo mese del 2017 sono il 24% in più rispetto a gennaio 2016. La necessità di un sistema strutturato ed efficiente che li possa proteggere in modo adeguato non è più procrastinabile, ma urge un’attenta applicazione della legge;

molti minori stranieri, ad oggi, continuano a vivere in una condizione di semiclandestinità, magari in attesa di lasciare l’Italia, senza che ci sia una cultura condivisa dell’accoglienza, omogeneamente diffusa negli altri stati membri dell’Unione Europea;

i media nazionali, ed in particolar modo il programma “Le Iene”, hanno proposto inchieste giornalistiche che mostrano i minori che mettono a repentaglio la loro vita per superare le frontiere italiane e raggiungere i paesi del nord Europa, sottraendosi così al controllo e alla tutela da parte delle autorità italiane di vigilanza, tentando di attraversare le frontiere a piedi, spesso attraverso i collegamenti ferroviari, magari nelle ore notturne;

in assenza di percorsi di formazione ed integrazione, i minori spesso vannoad ingrossare le fila degli sbandati e della piccola delinquenza: lo dimostra la massiccia presenza di minori stranieri non accompagnati nelle vie dei centri storici e nei tunnel delle metropolitane italiane, spesso dediti all’accattonaggio o ad attività microdelinquienziali di borseggio ai danni dei passeggeri e dei molti turisti che visitano le nostre città;

l’affido familiare, senz’altro più che l’assegnazione del minore ad un tutore nominato dalla legge, favorirebbe l’integrazione dei minori stranieri non accompagnati, consentendo condizioni di vita adeguate alle esigenze esistenziali e ai diritti dell’età anagrafica e svuotando di utenza impropria i centri di accoglienza;

impegna il Governo:

a valutare l’opportunità di promuovere, in accordo con gli amministratori locali e anche attraverso successivi regolamenti dei Ministri competenti, ogni possibile azione finalizzata all’inserimento sociale dei minori stranieri e alla loro integrazione, anche ideando programmi di formazione ad hoc, in accordo con gli istituti scolastici pubblici e con la rete del volontariato sociale;

a valutare inoltre l’idea di rendere prioritario – snellendo altresì il processo burocratico – l’affido familiare, che meglio di ogni altra misura di sostegno risponde all’esigenza di garantire al minore un contesto esistenziale coerente con i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e con la necessità della sua integrazione sociale.

DL Terremoto, Vargiu chiede di velocizzare la destinazione dei fondi: Governo accoglie odg

DL Terremoto, Vargiu chiede di velocizzare la destinazione dei fondi: Governo accoglie odg

Di seguito il testo dell’odg a firma Vargiu e Matarrese accolto dal Governo, in merito al DL Terremoto approvato poco fa dalla Camera dei Deputati.

La Camera – premesso che:

 

il provvedimento in esame reca l’approvazione di nuove misure urgenti a sostegno delle zone colpite dagli eventi sismici;

 

tra gli obiettivi del provvedimento c’è quello di contrastare lo spopolamento delle zone colpite dal sisma, ma ancora agibili, anche attraverso la ricostruzione del tessuto economico fortemente compromesso dai danni prodotti dal terremoto, con una visione strategica che prevede interventi di medio e lungo periodo;


in particolare con l’art. 9 si stanziano 80 milioni a fondo perduto per le aziende di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria che hanno subito danni in termini di riduzione della capacità produttiva;


tra le misure per far fronte all’emergenza economica vi è anche l’istituzione di una carta acquisti per le fasce più deboli ed il sostegno al reddito per i cittadini residenti nel “cratere” dei 134 Comuni colpiti;


la Coldiretti ha inoltre stimato in 52 milioni e mezzo di euro solamente i danni subiti da aziende agricole e zootecniche: a questi e a quelli provocati alle aziende degli altri settori, si aggiungono i danni provocati dal maltempo dell’inverno appena trascorso, che hanno ulteriormente indebolito la resistenza della popolazione e frenato la ripresa economica;


si prevede altresì l’accelerazione dei procedimenti per la microzonazione sismica, cioè la mappatura che consentirà di scegliere le zone adatte alla ricostruzione: l’operazione dovrebbe essere affidata ad un team di professionisti con procedure di affidamento semplificate per snellirne l’iter burocratico;


per potere davvero essere efficaci, gli interventi a sostegno dell’impresa devono avere la indispensabile rapidità, in modo da consentire l’immediata ripresa della produzione e di tutte le attività che consentono il riposizionamento sul mercato;


impegna il Governo:

 

nel rispetto di tutte le necessità di trasparenza e di legittimità delle norma, a valutare l’opportunità di rendere l’iter di assegnazione dei fondi alle regioni colpite quanto più celere possibile, vigilando altresì sulla rapidità del trasferimento delle risorse spettanti agli aventi diritto, con particolare riferimento alle risorse destinate al mondo dell’impresa, evitando in tutti i modi che eventuali rallentamenti da eccesso di burocrazia possa ostacolare il processo di ricostruzione del tessuto economico, di ripristino delle condizioni di agibilità per le imprese locali e di ripopolamento dei luoghi colpiti dal sisma.

Vargiu interroga la Lorenzin su La Maddalena. Il Ministro replica: “La Regione garantisca la sicurezza!”

Vargiu interroga la Lorenzin su La Maddalena. Il Ministro replica: “La Regione garantisca la sicurezza!”

Nel corso del Question time televisivo alla Camera, il ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin ha risposto al parlamentare dei Riformatori, Pierpaolo Vargiu, sul percorso nascite a La Maddalena.

“La Maddalena ha già pagato prezzi sin troppo pesanti -ha detto Vargiu- e’ fresca la beffa del G8 e il disastro successivo. Ora è importante un segnale sull’Ospedale Paolo Merlo che consenta la gestione dei parti non programmati e garantisca la scelta delle donne che vogliono comunque partorire nella loro Isola. Chiediamo una soluzione che coniughi la sicurezza delle donne con la sostenibilità economica”.

Il Ministro Lorenzin, rispondendo a Vargiu, ha dichiarato che nessuna richiesta di deroga ai parametri ministeriali per il punto nascita e’ arrivata dalla Regione Sardegna, che starebbe comunque attivando una serie di interventi finalizzati a venire incontro alle esigenze della comunità maddalenina.  La Lorenzin ha peraltro ribadito in modo netto che il rafforzamento dell’assistenza parto a La Maddalena è competenza diretta della Regione.

“Credo che la risposta del ministro sia importante – ha replicato il deputato sardo – perché consente di certificare che non è possibile nessun percorso di deroga per il punto nascita: chi sostenesse il contrario sta prendendo in giro i maddalenini. È invece doveroso che la Regione Sardegna, su cui ricadono tutte le responsabilità di garantire adeguata assistenza, potenzi le strutture sanitarie, seguendo l’esempio di altre Regioni italiane”.

DL Poletti, Vargiu a tutela dei lavoratori agili: il Governo accoglie il suo impegno

Il Governo, nel merito dell’approvazione del DL Poletti sul lavoro autonomo e il lavoro agile (cd “smart working”) ha accolto un ordine del giorno a firma Vargiu e Matarrese, che tutela i diritto contrattuali della nuova tipologia di dipendenti. Di seguito il testo.

La Camera – premesso che:

il presente disegno di legge introduce, con l’articolo 15, il “lavoro agile”, prestazione subordinata eseguita per parte nei locali dell’azienda e parte all’esterno, effettuabile con strumenti tecnologici e fuori dal luogo fisico aziendale, anche con postazione fissa;

i contratti “smart working” devono essere in forma scritta, a pena di nullità: il rifiuto del committente di stipulare il contratto scritto va considerato illegittimo;

la regolamentazione di un fenomeno già esistente – sono 250 mila i lavoratori che già lo praticano secondo gli studi dell’Osservatorio del Politecnico di Milano – introduce un’importante novità poiché può favorire l’aumento della produttività e la più facile conciliazione degli impegni di lavoro con quelli familiari;

qualora la scelta del luogo dove si lavora fosse dettata da esigenze connesse alla prestazione stessa o dalla necessità di conciliare le esigenze di vita e di lavoro, lo “smart worker” (articolo 19) ha diritto alla tutela da infortuni legati a rischi connessi alla prestazione resa fuori dai locali aziendali o “in itinere”, occorsi nel normale percorso casa-lavoro;

lavorare in “smart working” non deve in alcun modo rappresentare una rinuncia ai diritti e alle tutele previste dalla contrattazione in ambito di lavoro subordinato mentre, al fine di incentivarne l’utilizzo dello smart working, sono stabiliti incentivi fiscali in favore delle aziende che adottino nella propria organizzazione tale forma di rapporto lavorativo;

il requisito fondamentale del lavoro agile regolamentato dal DDL resta la volontarietà. Azienda e lavoratore dovranno concordare le modalità di svolgimento dell’attività lavorativa sia all’interno dell’azienda e sia fuori dai locali aziendali, nell’ambito del quadro normativo predisposto dalla presente legge;

la stipula del contratto, seppur privata tra lavoratore  e dipendente, deve pertanto tenere in considerazione necessariamente anche i seguenti aspetti: trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato ai lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda, riconoscimento degli incentivi di carattere fiscale e contributivo in relazione agli incrementi di produttività, la possibilità di dotare il lavoratore di strumenti tecnologici strettamente connessi allo svolgimento dell’attività lavorativa e la copertura degli infortuni;

impegna il Governo:

a valutare l’opportunità di vigilare sulle nuove norme di contrattazione, nelle forme e nei modi che il Ministro proponente di concerto con le parti coinvolte intenderà mettere in atto, per evitare fenomeni di derogabilità contrattuale in pejus, che andrebbero a snaturare l’importanza e la carica di innovazione delle nuove modalità di contrattazione e negherebbero tutela ai lavoratori che intendessero avvalersi delle nuove possibilità di rapporto del lavoro cosiddetto agile.

Cagliari, restauro fermo per la chiesa S. Agostino: Vargiu interroga il Ministro Minniti

Sulla situazione dei lavori di restauro che riguardano l’importante edificio e sito storico della chiesa di S. Agostino Nuovo in Cagliari, il deputato Pierpaolo Vargiu ha questa mattina presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro Minniti. Di seguito il testo.

Al Ministro dell’interno

Per sapere – premesso che:

nella città di Cagliari è profondamente radicato il culto di Sant’Agostino da Ippona, le cui spoglie mortali sarebbero state ospitate nel capoluogo della Sardegna tra il 504 e il 722, prima di essere traslate a Pavia, per essere sottratte alle possibili profanazioni da parte dei Saraceni;
nella sede che ospitò le reliquie del Santo venne edificata una Chiesa extra muros con annesso Convento, che fu abbandonata alla fine del sedicesimo secolo quando, per volere di Filippo II, venne rafforzata la cinta muraria della città e venne decisa la costruzione della Chiesa di Sant’Agostino Nuovo all’interno delle mura del quartiere della Marina;
annesso alla Chiesa di Sant’Agostino nuovo c’era anche il convento, che diventò successivamente Asilo della Marina per ospitare le attività delle Suore Vincenziane, anch’esse particolarmente radicate nella vita sociale della città degli ultimi due secoli e lo Scolasticato, che venne a sede del Distretto Militare;
la Chiesa di Sant’Agostino Nuovo venne chiusa al culto nel 1889e riaperta a furor di popolo nel 1925. Danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, fu nuovamente chiusa e riaperta soltanto nel 1978, quando venne affidata all’attuale rettore, don Vincenzo Fois che, da decenni, aiutato da un piccolo gruppo di volontari, dedica la sua esistenza alla valorizzazione del ruolo sacro e monumentale dell’edificio;
nonostante l’impegno del Rettore di Sant’Agostino, la scarsità dei finanziamenti disponibili per il completo restauro conservativo dell’esistente ha sinora impedito al luogo di culto di ritrovare la dignità che gli spetta e di riprendere il suo ruolo antico e centrale nel sentimento religioso della città di Cagliari;
il decennale abbandono della Chiesa ha determinato la spoliazione di una parte delle opere d’arte che vi erano esposte, soltanto parzialmente riportate nella loro sede originaria e, in assenza di un adeguato sistema di sorveglianza, soggette al rischio di furti sacrileghi, più volte perpetrati anche in tempi relativamente recenti;
al di sotto del pavimento di Sant’Agostino Nuovo è poi reperibile un importantissimo sito archeologico termale romano, sostanzialmente inaccessibile ai visitatori e ai turisti per motivi di sicurezza;
la Chiesa di Sant’Agostino Nuovo rientra nel novero delle circa 700 chiese italiane la cui gestione tecnica, amministrativa e finanziaria è affidata al F.E.C. (Fondo Edifici di Culto) del Ministero dell’Interno che è responsabile del restauro e della conservazione degli edifici di culto assegnati e delle opere d’arte custodite al loro interno;

quali azioni intenda porre in essere per garantire il completamento di tutte le attività di restauro conservativo indispensabile per la restituzione della Chiesa di sant’Agostino Nuovo di Cagliari al suo ruolo storico nel culto religioso cittadino e per la piena ricomposizione del patrimonio artistico disperso della Chiesa, per il suo restauro e per la garanzia delle condizioni di sicurezza della sua esposizione;
quali azioni intenda intraprendere per la piena fruizione del patrimonio archeologico di vestigia romane sottostante il pavimento della Chiesa, già oggi potenzialmente accessibile, seppure in  condizioni di insufficienti di sicurezza, che ne impediscono la fruizione collettiva.

 

Gemiliana Assorgia, Pierpaolo Vargiu interroga il Ministro degli Esteri

Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale

Per sapere – premesso che:

i media sardi riportavano in data 7 gennaio 2017 il caso di una cittadina italiana, Gemiliana Assorgia, che ha denunciato attraverso i social network una situazione apparentemente surreale in cui sarebbe stata coinvolta durante la propria permanenza ad Ho Chi Minh City, in Vietnam; la connazionale, nel mese di ottobre 2016, durante un viaggio in Vietnam per ricongiungersi al figlio, sarebbe stata costretta a ricorrere alle cure dei medici locali in seguito ad un’aggressione consecutiva ad un diverbio con i gestori di un locale della capitale vietnamita e, successivamente, sarebbe stata derubata dei propri documenti; la connazionale, a tutt’oggi, si troverebbe ancora nella città vietnamita in attesa di vedere concluso l’iter di denuncia e di accertamenti delle responsabilità nell’episodio di aggressione subito; la connazionale denuncia sui social network di essersi rivolta alla rappresentanza diplomatica italiana locale, senza ricevere adeguata assistenza e tutela dei propri diritti;

quali iniziative urgenti intenda mettere in atto il Ministro interrogato per garantire adeguata tutela delle necessità e dei diritti della connazionale Gemiliana Assorgia, bisognosa di assistenza da parte della rappresentanza diplomatica italiana in Vietnam.

DISCUSSIONE DELLE MOZIONI CONCERNENTI INIZIATIVE A FAVORE DI UNA CORRETTA ALIMENTAZIONE E CONTRO I DISTURBI ALIMENTARI. GUARDA L’INTERVENTO DI PIERPAOLO VARGIU.

Martedì 6 dicembre 2016

Grazie Presidente. Nell’esprimere il parere favorevole del gruppo dei Civici e Innovatori sulla mozione di cui siamo sottoscrittori, vorrei sottolineare come – credo – sia stato introdotto nella discussione dell’Aula un tema di importanza veramente grande, nel senso che oggi il discutere di corretta alimentazione consente di ragionare di una problema che riguarda la vera e propria sostenibilità del nostro welfare sanitario e cioè il tema degli stili di vita, nel senso che l’allungamento della durata della vita media dalla popolazione porta con sé una necessità, quella di aumentare gli stanziamenti economici per poter avere una sanità che sia degna della qualità che i cittadini si aspettano dall’offerta sanitaria in questo Paese. Ma per poter arrivare a una sostenibilità del sistema, è bene avere chiaro in testa un problema e cioè che bisogna, oltre che spostare l’età in cui arriva la fine dell’esistenza, anche aumentare la durata della vita in salute di ciascun cittadino, bisogna aumentare quello che in termine tecnico si chiama l’intervallo di tempo libero dalla malattia. In altre parole, se noi avessimo semplicemente spostato dai settant’anni agli ottant’anni la durata della vita media, ma l’individuo iniziasse essere un invalido che grava sul Sistema sanitario nazionale due anni o un anno prima della data di morte, noi ci troveremo in una situazione sostanzialmente insostenibile da qualsiasi sistema di welfaremoderno. Questo comporta che temi come questo all’attenzione dell’Aula siano fondamentali, noi dobbiamo avere in mente che le attività di prevenzione debbano essere strutturate, ragionamento che in questo Paese è difficilissimo da far penetrare. Le continue emergenze del nostro Sistema sanitario fanno sì che quella quota di risorse di finanziamenti pari al 5 per cento, che viene considerata universalmente come la quantità giusta di risorse finanziarie che devono essere stanziate per le attività di prevenzione, nel nostro Paese è ben lungi dall’essere raggiunta. Oggi si calcola che la percentuale di risorse destinate alla prevenzione che questo Paese mette in campo sia quasi inferiore dell’80 per cento a quella indispensabile; in altre parole noi stanziamo solo l’1 per cento del fondo sanitario nazionale a interventi che siano davvero inquadrabili nel contesto della prevenzione.

Allora cosa significa questo ? Significa che quello della corretta alimentazione diventa un tema veramente all’ordine del giorno: perché ? Perché molte volte in questo Paese si tende a dare una percezione distorta di ciò che significa corretta alimentazione nel senso che si tende ad avere un’idea dell’alimentazione che è basata su grandi demonizzazioni. L’ultima che è stata fatta in quest’Aula è quella relativa al consumo di olio di palma nel senso che l’olio di palma come costituente, come ingrediente di alcuni prodotti dell’alimentazione, in particolar modo nella ristorazione industriale, è stato considerato come un killer capace di uccidere e la sua presenza all’interno degli alimenti capace in qualche modo per davvero di fare un grave danno alla popolazione. Questi sono messaggi distorsivi perché messaggio fondamentale invece è un altro cioè noi dobbiamo cercare di mantenere la nostra popolazione entro il peso corretto per evitare che si creino situazioni che sappiamo che sono l’anticamera dalla patologia. Già nel secolo scorso le compagnie di assicurazione americane avevano un sistema di calcolo del premio che era legato al carico ponderale della persona che andava a stipulare l’assicurazione perché si aveva la piena consapevolezza che l’obesità rappresentava per se stessa un fattore di rischio e una causa di riduzione della lunghezza della vita. L’obesità ha la possibilità di tirarsi dietro una infinita quantità di patologie e non è necessario essere esperti in materia sanitaria per immaginarle. È evidente che le nostre articolazioni mediamente sono fatte per sopportare il peso giusto e standard dell’individuo e se noi caricassimo gli ammortizzatori di un’autovettura di un peso che è il doppio rispetto a quello che normalmente sono tarate per sopportare è assolutamente evidente che gli ammortizzatori di quella vettura andrebbero incontro ad una senescenza precoce. Lo stesso vale per le nostre articolazioni, lo stesso vale per la nostra colonna dorsale, lo stesso vale per il nostro sistema cardiovascolare aumentando il rischio dell’ictus e aumentando il rischio dell’infarto. La obesità introduce ad una serie di malattie dismetaboliche, quindi a disturbi che poi influenzano il benessere complessivo dell’individuo il cui elenco sarebbe sterminato. L’Italia è stato un Paese che, a mente di uno studio che è famoso tra coloro che si occupano di alimentazione che è il Seven Countries Study, è stato citato come esempio insieme ad altri per la corretta alimentazione. Infatti noi, uscendo dalla guerra, avevamo una alimentazione equilibrata e bilanciata che è stata senz’altro uno dei fattori che ha consentito l’allungamento della vita in questo Paese al di là della capacità delle strutture sanitarie di andare in quella direzione. Però oggi noi sempre più spesso vediamo in Italia situazioni simili a quelle americane dove l’obesità sta diventando un flagello per la sanità pubblica e per la sanità sociale. Sempre più spesso vediamo quadretti di famiglie dove i genitori obesi hanno figli obesi anche perché non c’è una percezione di allarme sociale di fronte all’obesità infantile. Il ragionamento corretto che questo Parlamento deve fare e che deve trasmettere al sottosegretario e all’intero Governo è che noi non abbiamo idee allarmistiche sulla alimentazione. Noi pensiamo che l’alimentazione faccia parte delle attività di prevenzione indispensabili in questo Paese e che sia necessaria un’educazione alla corretta cultura alimentare che significa che deve esserci un’educazione nei confronti delle famiglie, una educazione nei confronti dei bambini in età scolare, un’educazione affinché le mense scolastiche e le refezioni pubbliche. Un’educazione alimentare che comporti che anche le refezioni pubbliche, le mense scolastiche abbiano un’attività nel proporre la corretta alimentazione che sia integrata rispetto al resto dell’alimentazione che per i bambini si svolge all’interno delle famiglie, che ci sia un’attenzione all’equilibrio calorico cioè quel numeretto che equivale alle calorie che noi consumiamo che deve essere per forza identico a quello delle calorie che noi introduciamo se non vogliamo avere sovrappesi che, quando superano il 20 per cento, sconfinano nell’obesità franca. Dunque l’atteggiamento che noi chiediamo che il Governo abbia non è un atteggiamento d’allarme sociale nei confronti degli ingredienti che, presenti in questa o quella merendina, possono creare imbarazzo nel consumatore e il nostro atteggiamento non è neanche di lotta nei confronti di particolari alimenti o bevande che vengono introdotte nel senso che è vero che il vino fa male ma se viene introdotto in condizioni non misurate rispetto alla corretta alimentazione.

È vero che può far male l’introduzione delle bevande gasate ma quando, soprattutto nell’infanzia, l’uso delle bevande gasate sostituisce radicalmente quello dell’acqua. Ciò che viene fatto con moderazione, con educazione e nell’ambito di un equilibrio complessivo può essere integrato e se le famiglie, se le istituzioni, se la sanità non ha in mente che bisogna educare alla corretta alimentazione qualsiasi intervento di recupero di un paziente obeso è destinato al fallimento. Chiunque abbia avuto a che fare con pazienti obesi sa perfettamente che l’unico modo per recuperarli è abituarli nel lungo periodo a un’educazione alimentare corretta sia per quanto riguarda l’apporto qualitativo che per quanto riguarda l’apporto quantitativo per cui la raccomandazione – termino – che noi rivolgiamo al Governo è quella di avere ben chiaro in testa che il tema della prevenzione e il tema degli stili di vita non riguardano solo la corretta alimentazione ma riguarda la sostenibilità del nostro Sistema sanitario.

(Mozione Vargiu e altri  1-01442)

Hotel Mediterraneo, il Ministro Franceschini intervenga per risparmiare questo sfregio alla città di Cagliari!

Interrogazione scritta
VARGIU – Al Ministro dei beni e delle attività culturali del turismo – Per sapere – premesso che:
L’Hotel Mediterraneo, situato nel Viale Diaz, in Cagliari, rappresenta una delle offerte tradizionali delle ricezione alberghiera di qualità ed è stato per decenni una delle locazioni cittadine più prestigiose, ricevendo gli ospiti più illustri, ospitando le manifestazioni e le associazioni più prestigiose e rappresentando dunque un punto di riferimento per l’intera comunità cittadina;
tale albergo è prospiciente la passeggiata di Su Siccu, appena riqualificata, ma soprattutto costituisce lo sfondo naturale di uno dei monumenti più amati dai cagliaritani e dai sardi: la Basilica di Nostra Signora di Bonaria;
nel luglio del 2013, l’ultima proprietà locale dell’Albergo ha ceduto l’immobile ad imprenditori di nazionalità russa, che farebbero capo a due societa’ di nome Reistar srl e Reiservice srl, che sarebbero entrambe riferibili al signor Vitaly Khomyakov
lo stesso signor Khomyakov, in data 03.09.2013, ha avuto un cordiale incontro (fonte L’Unione Sarda) con l’allora Assessore comunale all’Urbanistica del Comune di Cagliari, impegnandosi per un importante intervento di investimento e riqualificazione della struttura, con l’impiego di tecnici e imprese sarde;
il nuovo acquirente, inizialmente si era naturalmente impegnato al rilancio turistico della struttura alberghiera e al mantenimento dei livelli occupazionali per i 27 dipendenti dell’azienda stessa;
dopo la visita del Papa, nel settembre 2013, l’Hotel Mediterraneo è stato effettivamente chiuso al pubblico, in modo da permettere l’inizio dei lavori di riqualificazione;
in data 15.10.2013, i dipendenti dell’azienda venivano posti in Cassa Integrazione in Deroga;
in tale circostanza, vi era stato l’auspicio unanime che venissero accelerate tutte le procedure burocratiche e amministrative relativi ai lavori di restyling, in modo da permettere la rapida ripresa delle attività di esercizio, mantenendo e ampliando i livelli occupazionali e garantendo il ripristino della completezza dell’offerta recettiva cittadina;
dopo una rapida e fugace attività di cantiere, che ha portato allo smantellamento del corpo di fabbrica precedentemente occupato dal bar, dal self service e da altri servizi, i lavori si sono inopinatamente arrestati a pochi mesi dal loro inizio;
nel luglio del 2015, terminata la cassa integrazione in deroga, venivano avviate e concluse le operazione di licenziamento collettivo dei dipendenti dell’azienda;
da due anni, il cantiere dell’Hotel Mediterraneo versa in completo abbandono, mentre resta visibile come un relitto di archeologia industriale l’obbrobrio dello scheletro della parte in cui sono state eseguite le opere di demolizione;
tale rudere, oggetto di attività di demolizione, si trova proprio alle falde della gradinata di Piazza dei Centomila e sfregia pertanto la vista della Basilica, rappresentando un intollerabile oltraggio al panorama cittadino;
nel frattempo si inseguono inquietanti voci sulla proprietà, rappresentate anche attraverso interrogazioni consiliari municipali, che metterebbero in capo la sospensione dei lavori di riqualificazione alberghiera al blocco delle attività finanziarie in Italia di Smp Bank dei fratelli Rotenberg, conseguente alle sanzioni contro la Russia di Putin, disposte dalla UE;
attualmente il cantiere appare assolutamente deserto e desolato, né è dato di sapere quando sia prevista la ripartenza dei lavori e la loro definitiva consegna, nonché la ripresa della attività ricettiva, funzionale alle necessità di sviluppo turistico della nostra città;
l’hotel Mediterraneo, per la sua storia e la sua tradizione, intrecciata con quella recente della città di Cagliari, per il suo ruolo nello sviluppo turistico della città, per la sua collocazione di cerniera tra il mare di Su Siccu e la Basilica di Nostra Signora di Bonaria, rappresenta un patrimonio di proprietà privata, ma di sicuro interesse collettivo;
il cantiere abbandonato e il malinconico scheletro di architettura industriale in bella mostra rappresentano un danno di immagine alla città e alla sua vocazione allo sviluppo turistico e danneggiano la fruibilità di un bene identitario prezioso, come la Basilica di Bonaria;
quale attività di vigilanza ed eventualmente sanzionatoria stia esercitando il MIBACT, attraverso le sue istituzioni decentrate, per evitare lo sfregio paesaggistico del contesto urbano in cui è inserita la Basilica di Nostra Signora di Bonaria in Cagliari.