Epatite C, garantire cure su tutto il territorio nazionale. Da Cittadinanzattiva iniziativa utile per i malati e per la politica

La lotta all’epatite C misurerà la capacità del nostro Sistema Sanitario Nazionale di reggere all’onda d’urto dei nuovi bisogni di salute: è un banco di prova per la sostenibilità del sistema e per la garanzia dei principi di equità e universalità del SSN. Bene ha fatto Cittadinanza Attiva a promuovere un’iniziativa che, nel tenere insieme informazione, trasparenza e assistenza, mette al centro il cittadino-paziente da Nord a Sud e lancia una sfida di verità a chi dice che in sanità tutto va bene a isorisorse. Il diritto a guarire dall’epatite C va garantito su tutto il territorio nazionale.

Con un’interrogazione abbiamo chiesto al ministro Lorenzin di chiarire come intende vigilare sull’accesso alle cure in ogni regione. Dai dati diffusi da Cittadinanza Attiva è evidente come esista uno squilibrio tra regioni di serie A e di serie B: si va dalla Toscana che annuncia cure gratis a tutti a regioni in cui per ristrettezze economiche l’accesso alle cure è limitato anche ai pazienti che rientrano nei criteri limite stabiliti da Aifa.

Anche alla luce di queste difficoltà, è chiaro che la sfida all’epatite C deve superare i confini nazionali, coinvolgendo i membri dell’Unione Europea in un’azione comune.

 

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VARGIU- Al Ministro della Salute – per sapere premesso che:

 

il Ministero della Salute nella Legge di Stabilità 2015 ha stanziato per gli anni 2015-2016 un fondo da un miliardo di euro per tutti i farmaci innovativi compresi quelli per curare l’epatite C (HCV). Il fondo risulta coperto da un contributo statale di 100 milioni di euro per l’anno 2015, e da una quota delle risorse destinate alla realizzazione di specifici obiettivi del piano sanitario nazionale, per un importo pari a 400 milioni di euro per l’anno 2015 e 500 milioni di euro per il 2016;

nei giorni scorsi il decreto che stabilisce le modalità per l’erogazione delle somme del fondo per l’acquisto di farmaci innovativi è stato trasmesso dal Ministero della Salute alla Conferenza Stato-Regioni in attesa del parere prima dell’entrata in vigore;

sui 50 mila malati gravi con epatite C rientranti nei criteri stabiliti dall’Aifa, ne sono stati trattati ad oggi solo circa 10 mila, soprattutto a causa delle indisponibilità economiche da parte delle Regioni;

con una delibera di giunta dello scorso maggio, la Regione Toscana ha annunciato l’erogazione gratuita del farmaco per l’epatite C a tutti i pazienti bisognosi. Una platea di circa 26.224 malati con infezione da virus dell’epatite C potenzialmente trattabili con farmaci ad azione diretta antivirale;

tale decisione, contestata anche dal direttore di Aifa, Luca Pani, segna un evidente divario tra le possibilità nell’accesso alle cure di un malato che vive nelle regioni più ricche e uno che vive in quelle più povere;

il rapporto di Cittadinanza Attiva – Tribunale del Malato, nell’ambito del programma “Epatite , C Siamo!” ha evidenziato numerose difformità riguardo sia ai criteri di accesso ai farmaci che ai numeri di Centri prescrittori individuati, nonché alle misure stabilite per l’accesso agli stessi da parte dei pazienti stranieri temporaneamente presenti sul nostro territorio-;

 

quali iniziative intenda intraprendere, d’intesa con le Regioni, per garantire su tutto il territorio nazionale il diritto a guarire dall’epatite C;

quali iniziative intenda attivare in sede comunitaria per la promozione di un piano europeo di eradicazione dell’epatite C.

Autismo, finalmente luci accese dentro il palazzo! Approvata dalla Camera la legge quadro

Dopo tante celebrazioni delle giornate mondiali con i monumenti illuminate di blu, finalmente le luci sull’autismo vengono accese dentro il palazzo di Montecitorio.

Lo abbiamo fatto con un provvedimento che prima non c’era, una legge-cornice innovativa e attesa da anni, un passo in avanti verso un traguardo reso più complesso non dalla cattiva volontà della politica, ma dalla crisi economica.

Dopo l’impegno del Parlamento toccherà a Governo e Regioni riempire il quadro con risorse vere e con l’aggiornamento dei Lea.

Il video dell’intervento in Aula

Il provvedimento in sintesi

Expo, inizia l’esame della legge contro lo spreco alimentare. La Carta di Milano non è riciclabile, legge entro l’anno!

È iniziato oggi alla Camera in Commissione Affari Sociali l’iter del progetto di legge per la limitazione degli sprechi, l’uso consapevole delle risorse e la sostenibilità ambientale. Nell’illustrare il provvedimento, la relatrice Gadda (Pd) ha ricordato come Expo 2015 e la Carta di Milano rappresentino un’occasione irripetibile per sensibilizzare l’opinione pubblica su questi temi così rilevanti per lo sviluppo sostenibile e la coesione sociale del nostro Paese.

Mentre a Milano cittadini, capi di Stato e ministri di tutto il mondo firmano insieme un documento prezioso e importante messo a punto con grande competenza e lungimiranza dal governo italiano e dal ministro Martina, parte da Montecitorio l’impegno per tradurre in legge dello Stato lo spirito degli impegni di questa Carta.

Far arenare il disegno di legge significherebbe lasciare in eredità alle prossime generazioni solo un manifesto pieno di belle intenzioni e altra carta da riciclare. La buona politica ne è perfettamente consapevole e grazie alla passione e alla dedizione della relatrice Gadda saremo tutti coinvolti in questi mesi in un lavoro collettivo per approvare la legge entro l’anno.

Questi i principali punti del provvedimento:
• semplificazione della cessione, a fini di beneficenza, dei prodotti non più adatti alla vendita o rimasti invenduti, definendo in maniera univoca gli standard e le condizioni utili a consentire l’ulteriore trasformazione dei prodotti alimentari ad alta deperibilità ritirati dal mercato o invendibili per destinarli al consumo umano o animale
• istituzione del Fondo nazionale per la ricerca scientifica finalizzata alla limitazione degli sprechi di risorse naturali, con una dotazione iniziale pari a 10 milioni di euro per l’anno 2016, e del Fondo, con una dotazione di 30 milioni di euro nei prossimi due anni, per provvedere all’erogazione dei contributi per l’acquisto di beni mobili da parte delle ONLUS che distribuiscono prodotti alimentari a fini di solidarietà sociale;
• incentivi fiscali come lo sconto sulla tariffa dei rifiuti per chi dimostra di convertire lo spreco in donazioni e un taglio della Irap per le imprese che introducono sistemi innovativi a basso impatto ambientale;
• introduzione nel Codice dei contratti pubblici del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa prevedendo la cessione a titolo gratuito, a fini di beneficenza, delle rimanenze.

Ebola, guarito Stefano Marongiu, l’infermiere di Emergency. Sono orgoglioso di essere sardo e italiano!

Oggi c’è un motivo in più per essere orgogliosi di essere sardi e italiani: la guarigione dell’infermiere di Emergency è un successo della sanità italiana che ha saputo dare una risposta di livello internazionale all’emergenza.

Come tanti cittadini sardi e italiani, sono immensamente grato a Stefano Marongiu che ha combattuto sul campo il virus di Ebola, rischiando la propria vita in una battaglia globale. È grazie a tanti operatori come Stefano Marongiu che siamo riusciti ad arginare in Africa la malattia e a non farla arrivare in Italia.

I complimenti di istituzioni e cittadini vanno tutti al personale dell’ospedale Spallanzani che, lontano dagli allarmi, nel silenzio di chi lavora con serietà e professionalità, ha ancora una volta vinto un’altra delicata sfida.

L’esempio di Stefano Marongiu ci ricorda che ormai in un mondo globalizzato non esistono più ‘malattie degli altri’ e che l’Italia e la Sardegna non sono isole separate dal resto del mondo. Partecipare alle azioni internazionali di sicurezza sanitaria è dunque l’unico modo per poter continuare a vivere sereni e sicuri a casa nostra.

Inps, da Boeri proposte concrete e sostenibili per la lotta alla povertà. L’audizione in commissione

Così come era doveroso verso i nostri giovani l’approccio serio e selettivo del premier Renzi nella soluzione del nodo pensioni dopo la sentenza della Consulta, così appare convincente la proposta del presidente dell’Inps Boeri a favore dei 55-65enni in difficoltà.

Ci sembra un sostegno mirato ed economicamente sostenibile diretto a una fascia sociale in sofferenza, non la solita paghetta di Stato sventolata ogni tanto da qualcuno come bandiera elettorale. Questi due interventi segnano finalmente la fine dell’illusione che si possa dare “tutto a tutti” e il rifiuto netto di una cultura assistenzialista che ha pesato come un macigno sulla cultura del nostro Paese e sulle tasche degli italiani.

Ci piace molto il piglio innovativo e propositivo della nuova Inps: lontano dalla vecchia caricatura di ente fantozziano ed elefantiaco, ma finalmente un punto di riferimento snello e moderno, capace di garantire giustizia sociale ed equità.

Tumori, la politica ascolti le richieste della Favo

Il rapporto Favo presentato oggi dal presidente De Lorenzo lancia una sfida senza appello alla politica e alle istituzioni: chi in trincea assiste i malati oncologici chiede di non essere lasciato solo nella fase post riabilitazione e di prevenzione terziaria. Dal cancro si può guarire, ma non si può pensare di lasciare soli i malati una volta superata la fase acuta.

Per rispondere a questo sacrosanto bisogno di salute bisogna intervenire sui Lea trovando risorse vere: operazione possibile solo con riforme coraggiose ammettendo una volta per tutte che il Servizio Sanitario Nazionale non se la passa poi così bene.

Alla Camera, insieme a Favo e ad altre associazioni a tutela dei pazienti, abbiamo combattuto una bellissima e, di questi tempi spavalda, battaglia in Aula per intervenire sulla riforma del Titolo V della Costituzione e garantire concretamente a livello nazionale il diritto di salute dei cittadini, al di là delle dichiarazioni di principio dell’articolo 32 e dei ventuno sistemi sanitari regionali tutt’altro che simili.

Abbiamo ottenuto l’attenzione del governo con il parere favorevole a un ordine del giorno, ma il tema di una sanità davvero uguale per tutti resta ancora aperto.

Mater Olbia, dopo il tweet di Renzi ci aspettiamo che l’inaugurazione sia vicina

Il tweet del Presidente Renzi ci informa che i lavori del San Raffaele vanno veloci, ma soprattutto ci garantisce che i rapporti tra Sardegna e Qatar vengono seguiti costantemente dal Presidente del Consiglio. Ed è questo il vero valore aggiunto dell’operazione garantita dal Presidente Renzi: c’è una grande prospettiva di collaborazione con la Qatar Foundation sui temi della ricerca, dell’innovazione e dell’energia che può aprire straordinari orizzonti alla Sardegna, ben oltre la pur importante riqualificazione del rudere dell’ex San Raffaele.

Dal premier Renzi ci aspettiamo che il giorno dell’inaugurazione del Mater Olbia, che ci auguriamo sia vicinissimo, sia anche quello dell’annuncio dei nuovi settori strategici di investimento del Qatar in Sardegna!

Def: più coraggio su sanità, più responsabilità dalle regioni

Nel 2015, il Fondo Sanitario Nazionale verrà ridotto di 2.352 milioni di euro. Senza lotta all’inappropriatezza, allo spreco, alla corruzione, il peso dei tagli ricadrà esclusivamente sui cittadini. Per questo ci aspettiamo più responsabilità dalle regioni che, nonostante la riforma del Titolo V, continueranno a rappresentare un potere forte della sanità. Servono decisioni coraggiose senza paura di scontentare qualcuno che non sia il paziente e il suo diritto alla salute.

Nel Piano Nazionale delle Riforme occupa un ruolo predominante il Patto per la Salute su cui non bisogna tornare indietro. Il governo e il ministro Lorenzin hanno fatto un grande sforzo di dialogo ed elaborazione e ora spetta alle Regioni applicarlo. È la precondizione essenziale per poter aumentare il Fondo Sanitario Nazionale: senza regole certe su come si spende, viene meno la credibilità di ogni richiesta di maggior spesa.

Quanto alla Sardegna, i dati del Ministero della Salute, relativi ai risultati d’esercizio per il IV trimestre 2014, prima delle coperture regionali, registrano una spesa complessiva di 3359 milioni di euro, con un disavanzo di 342 milioni di euro, il peggiore in Italia, dopo quello di 411 milioni del Lazio.

Non meglio va l’incremento della spesa sanitaria della nostra regione rispetto al 2013: 50 milioni di euro (1,5%), il quarto peggior risultato del Paese. Di fronte a questi numeri non c’è più tempo per i riti bizantini e i giri di parole della politica sarda, che ha sempre paura di scontentare qualcuno. La Sardegna è invece oggi chiamata a decisioni coraggiose, senza pregiudizi.

Presentando il Def, il premier Renzi ha detto che ci sono regioni che hanno 7 province e 22 Asl. In Sardegna senza i Riformatori e gli oltre 500mila sardi che hanno votato sì ai referendum non si parlerebbe del taglio delle 8 province e della proposta di una sola Asl. Bisogna partire dalla consapevolezza che per difendere i diritti di salute dei sardi servono scelte di innovazione e cambiamento, in forte discontinuità con la melassa vischiosa a cui siamo abituati.

Finalmente anche in Sardegna parte il registro delle malattie rare

Audizione oggi alla Camera del professor Paolo Moi, direttore del Centro Malattie rare della Sardegna, nel corso dell’indagine parlamentare promossa dalla Commissione Affari Sociali.

Grazie all’accordo tra Sardegna e Veneto, entro due settimane decollerà il registro delle malattie rare, la cui attivazione è indispensabile per certificare la drammatica incidenza sarda di tali malattie. Un’incidenza legata alle condizioni di insularità che riducono la circolazione del patrimonio genetico.

Spesso le malattie rare hanno un elevato costo di gestione e possono dunque appesantire il costo del sistema sanitario sardo, con il rischio di creare vere e proprie “malattie orfane”, prive di adeguata risposta sanitaria.

A preoccupare in Sardegna non è solo la talassemia, con circa 900 pazienti censiti, ma anche le malattie emorragiche, la neurofibromatosi e -più ancora- la SLA, che colpiscono nell’isola centinaia di persone, con numeri ben superiori a quelli delle altre regioni italiane.

L’attivazione del registro non è la soluzione del problema, ma è il passaggio indispensabile di conoscenza per poter costruire un sistema di risposte che non lasci solo nessun paziente.

Ok dalla Commissione Sanità a inchiesta su militari e uranio, ma si indaghi sui rischi per la salute dei civili

La Commissione Sanità della Camera ha dato l’ok alla legge che autorizza l’inchiesta parlamentare sui casi di morti e di gravi malattie che hanno colpito i militari esposti all’uranio impoverito ed altri agenti patogeni. Un’indagine che dovrà fare piena luce su quanto accade non solo all’estero, ma anche nei poligoni di tiro e nei siti di deposito di munizioni situati in Italia. Per questo ho chiesto e ottenuto che si indaghi anche sui rischi per la salute della popolazione civile. In particolare in Sardegna, data la massiccia presenza di servitù militari, esiste un alto rischio di dispersione nell’ambiente di particelle nocive e potenzialmente patogene.

I casi di Quirra e Teulada sono sotto gli occhi di tutti e sono stati oggetto di indagini della magistratura che creano allarme sociale nelle popolazioni e danno di immagine al turismo e alle produzioni sarde: è davvero indispensabile che la Commissione d’inchiesta valuti l’incidenza delle malattie correlate all’esposizione ad agenti patogeni per via aerea, attraverso la contaminazione delle falde acquifere, dei terreni, degli alimenti.

Solo da tale valutazione può discendere la modifica dei protocolli delle esercitazioni militari e l’inizio delle necessarie attività di bonifica.