Stop sprechi alimentari nelle mense della Camera dei Deputati! L’impegno di Montecitorio

Sono inaccettabili gli sprechi alimentari nelle mense di Montecitorio. Gli sprechi esistono ovunque: ogni famiglia butta nel cestino della spazzatura 600 grammi di cibo alla settimana. Nell’anno di Expo, dedicato al cibo e alla vita, la politica deve dare l’esempio.

Per questo ho chiesto durante la votazione del bilancio della Camera di attivare convenzioni trasparenti con associazioni di volontariato che possano prendersi carico del cibo non consumato, della carne, del pane e della frutta rimasti intatti e non meritevoli di finire nel cassonetto.

Richiesta accolta. Montecitorio si impegna sulla questione e punta a cancellare ogni spreco!

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IL TESTO DELL’ORDINE DEL GIORNO AL BILANCIO DELLA CAMERA

La Camera,

premesso che:
«Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita» è il tema lanciato da Expo 2015, un’occasione per ribadire e trovare soluzioni più efficaci anche nella lotta allo spreco alimentare;
in questo contesto la Carta di Milano, promossa dal governo italiano, sottolinea il valore sociale del cibo e impegna istituzioni, associazioni e cittadini a farsi parte attiva nella costruzione di un mondo sostenibile e a garantire a tutti il diritto di accedere a una quantità sufficiente di cibo sicuro, sano e nutriente;

simili impegni sono stati promossi dal Governo italiano, tramite il Ministero dell’ambiente, nel corso dell’iniziativa internazionale «Stop Food Waste, Feed the Planet» in cui, nell’ambito del Semestre di Presidenza italiana dell’UE, è stata presentata la Carta di Bologna;

è calcolato in circa 8,1 miliardi di euro lo spreco domestico italiano nel 2014 pari a circa lo 0,5 per cento del nostro PIL, mentre ammonta a 6,5 euro il valore dello spreco alimentare domestico italiano settimanale medio di una famiglia (fonte osservatorio Waste Watcher);
secondo i dati diffusi dall’Agenzia Italiana per le erogazioni in agricoltura, sono più di 4 milioni le persone raggiunte in Italia nel 2013 dal sistema di distribuzione di prodotti alimentari destinati alla popolazione indigente;

in linea con gli auspici della Carta di Milano, la Commissione Affari Sociali della Camera è impegnata nell’esame di proposte di legge che vanno in direzione della limitazione degli sprechi, dell’uso consapevole delle risorse e della sostenibilità ambientale (relatrice Gadda);

tali proposte di legge, tra le altre misure, intendono facilitare la donazione delle eccedenze e introdurre il criterio della cessione a titolo gratuito, a fini di beneficenza, delle rimanenze tra i criteri presenti nei bandi d’appalto ai fini dell’individuazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa;

è ragionevole supporre che sprechi alimentari si registrino anche nelle strutture di ristorazione presenti presso la Camera dei Deputati, a fronte delle migliaia di pasti quotidianamente erogati, ed è altrettanto ragionevole ritenere che l’istituzione debba impegnarsi fattivamente per la riduzione di tali sprechi, dando l’esempio in virtù del suo ruolo di grande responsabilità sociale,

invita, per le rispettive competenze, l’Ufficio di Presidenza e il Collegio dei Questori

   a valutare l’opportunità di:

garantire la qualità dei processi di conservazione degli alimenti utilizzati dalle strutture di ristorazione presenti presso la Camera dei Deputati al fine di impedirne il deterioramento e consentirne il riutilizzo;

individuare, tramite selezione aperta e trasparente, una o più associazioni di volontariato a cui destinare le eccedenze alimentari prodotte nelle strutture di ristorazione presenti presso la Camera dei Deputati;

prevedere, in fase di selezione, precisi obblighi di informazione in capo alle associazioni partecipanti sulla destinazione delle eccedenze e sul numero delle persone raggiunte;
prevedere nelle prossime gare di appalto per i servizi di ristorazione il criterio della cessione a titolo gratuito, a fini di beneficenza, delle rimanenze.
9/Doc. VIII, n. 6/95Vargiu, Matarrese.

Mozione Sardegna, basta con l’assistenzialismo!

Folle è pensare che facendo sempre le stesse cose si ottengano risultati diversi.

La Sardegna deve dire basta con l’assistenza! Basta con i pesci con cui siamo stati tenuti in schiavitù e in servitù e non abbiamo mai imparato a pescare perché qualcuno ha preferito tenerci servi!

L’assistenza serve per non morire, ma oggi la Sardegna e i sardi vogliono vivere e cambiare.

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IL TESTO DELL’INTERVENTO COMPLETO

Colleghi parlamentari, rappresentanti del Governo, anche se condivido una parte del ragionamento del collega Michele Piras, a cui non piacciono i numeri – anche a me non piacciono particolarmente i numeri –, qualche numero, che è stato nel sentire comune della maggior parte dei colleghi che sono intervenuti, è utile ricordarlo. È utile ricordare che il nostro Paese, l’Italia, è in recessione dal 2007 e che questo ha comportato una contrazione del prodotto interno lordo italiano, calcolato in modo diverso, tra il 13 e il 15 per cento. Questo è il contesto in cui stiamo discutendo oggi la mozione che riguarda il presente e – io spero – anche il futuro della Sardegna.
E quali sono i numeri della Sardegna ? Li hanno ricordati i colleghi, io credo di volerne usare soltanto due: il 54 per cento di disoccupazione giovanile e il 25 per cento di dispersione scolastica. Sono due numeri legati l’uno con l’altro. Aggiungo altre due riflessioni: il peggior residuo fiscale negativo d’Italia, cioè la maggior differenza tra ciò che viene prodotto e ciò che lo Stato manda per assistere, e, conseguentemente, uno dei più importanti disavanzi nei conti pubblici territoriali. La Sardegna ogni anno prende 5 miliardi di euro dallo Stato per poter sopravvivere.
Bene, un cimitero. Quello che va detto – e va detto con serenità, ma con sostanziale appropriatezza di termini – è che oggi la Sardegna è un cimitero e che la classe dirigente della Sardegna, di cui la politica ovviamente è parte importante, rischia di fare il guardiano del cimitero. Quali sono i guardiani che la Sardegna manda in questo Parlamento ? Io credo che ricordare anche i numeri dei parlamentari espressi dalla Sardegna ci aiuta: alla Camera 18 parlamentari su 630, al Senato 8 parlamentari su 315.

Anche la dimensione della rappresentanza dei sardi, qualora ci fosse un’unità nel rappresentare i problemi e nel chiedere le soluzioni da parte dei parlamentari sardi, dà l’idea di quanta poca cosa numericamente siamo. E il numero delle mozioni presentate e anche la nostra difficoltà a scrivere un’unica mozione, sullo stimolo che il collega Capelli ha dato, dà l’idea di quanto ognuno di noi, come dice Settimo Nizzi, la pensi a modo suo: «chentu concas, chentu berrittas». E anche il fatto che io lo pronunci in modo diverso da come lo ha pronunciato Settimo Nizzi dimostra quanto sia difficile trovare in Sardegna un’unità.

Allora, ha ragione Capelli: il problema non è un problema sardo, è un problema italiano. Infatti, che la classe dirigente oggi presente in Sardegna oggi non ce la faccia è certificato, è sotto gli occhi di tutti. Devo dire che anche la sensibilità e la percezione che di questo problema si ha in Sardegna ci aiuta a riflettere.

Il collega Piras ha citato alcuni esempi. Io voglio citare una percezione diffusissima in Sardegna. Se voi volete farvi amico un sardo, ripetetegli una cosa che lui pensa: sei seduto, voi sardi siete seduti su una miniera d’oro e non la sfruttate. Io chiedo ai pochi colleghi parlamentari sardi presenti in Aula quante volte abbiano sentito dire questa roba. Voi sardi siete seduti su una miniera d’oro e non la sfruttate. Cosa fanno i sardi ? I sardi pensano: siccome noi siamo i migliori del mondo – perché i sardi sono un po’ autoreferenziali –, allora c’è qualcuno che ci impedisce di sfruttare la miniera d’oro. E nasce l’idea che ci sia qualcuno che impedisce alla Sardegna di poter sfruttare le sue immense potenzialità.

Io non credo che siano immense le potenzialità della Sardegna. Io credo che siano poche e, purtroppo, non sfruttate. E, purtroppo, nella testa dei sardi c’è che spesso c’è qualcuno che ci impedisce di sfruttarla. Noi sardi siamo dei grandi difensori dell’ambiente, teniamo moltissimo al nostro ambiente. Bene, voi fatevi un giro delle strade statali e provinciali della Sardegna e controllate lo stato delle cunette della Sardegna; controllate se per caso in quelle cunette ci sono delle vere e proprie discariche a cielo aperto e poi chiedetevi se sono i sardi o qualcuno che viene da fuori, che ci impedisce di sfruttare la miniera d’oro e che ci sporca le cunette, a creare quel disastro.

Ecco, uno dei nostri limiti è che spesso andiamo a cercare fuori colpe che sono nostre. Però vi devo dire che, in realtà, qualche colpa fuori, tutto sommato c’è, ed è la conclusione del ragionamento che io faccio interogandomi anche sul rito di quest’Aula. È un rito in cui noi stiamo illustrando una mozione che secondo ciascuno di noi è importantissima per la Sardegna, con il solito meccanismo di quest’Aula, cioè di un’Aula semivuota, con pochi deputati.

Secondo me, però, ha un senso ugualmente esserci ed ha un senso esserci con passione, dicendo – e io lo dico con chiarezza, anche sulla mozione di cui sono sottoscrittore e potrei essere sottoscrittore di tutte le mozioni – che non vorrei che le mozioni fossero una lista della spesa; non vorrei che le mozioni fossero l’ennesima enunciazione dei tantissimi problemi che noi abbiamo in Sardegna e l’ennesima enunciazione di impegni del Governo. Povero Governo: se potesse davvero risolvere i problemi che noi enunciamo, forse farebbe anche qualcosa per risolverli.

La nostra sensazione è che se anche lo impegniamo e se anche il Governo dà un parere positivo a tutti i nostri impegni, se non li ha risolti sinora, forse non è perché non esaminato la mozione in Aula, ma forse ci sono altri problemi.

Ecco, allora io credo che il tema sia uno solo ed è risuonato in quest’Aula e, cioè, noi sardi non abbiamo più l’idea, se mai l’abbiamo fatto, di andare in giro con il cappello dell’elemosina.

Non ci appartiene; non ci appartiene per dignità; non ci appartiene per cultura; non ci appartiene per orgoglio. Noi sardi, però, ci ricordiamo di una cosa, di un detto di Einstein, secondo cui folle è pensare che facendo sempre le stesse cose si ottengano risultati diversi.

Ecco, allora il nostro ragionamento alla fine è questo: la Sardegna deve dire basta con l’assistenza; basta con i pesci con cui siamo stati tenuti in schiavitù e in servitù e non abbiamo mai imparato a pescare perché qualcuno ha preferito tenerci servi. Ecco, tra la Sardegna e l’Italia oggi ci vuole un confronto alla pari sui diritti e sui doveri di cittadinanza dei sardi che devono essere uguali rispetto a quelli di tutti gli altri cittadini italiani. L’assistenza serve per non morire, ma oggi la Sardegna e i sardi, Presidente, vogliono vivere e vogliono cambiare.

Stop carta in Commissione Affari Sociali, vince l’innovazione!

L’innovazione vince ancora. Nel giro di due mesi dalla richiesta congiunta con Daniele Capezzone, presidente della Commissione Finanze, la Camera ha messo in campo un progetto che abolirà l’uso della carta nelle Commissioni. Siamo contenti di sperimentarlo quanto prima nelle nostre aule.

La rivoluzione digitale non può aspettare, non solo perché abbatte costi e sprechi, ma perché cambia in meglio organizzazione del lavoro e modi di pensare. Il Parlamento ha il dovere di dare l’esempio a tutto il Paese.

 

Clicca qui per saperne di più sull’Intergruppo per l’Innovazione!

 Il comunicato stampa della Camera 

Il decreto sulla droga spiegato a mia figlia di 16 anni

L’intervento in aula in dichiarazione di voto sulla fiducia al dl droghe. Il carcere non è la soluzione se vogliamo davvero recuperare la vita di tanti giovani. L’approccio repressivo ha fallito, la politica deve ammetterlo. Trasmettiamo valori, diffondiamo fiducia: solo così faremo passi in avanti lontani da ideologie.

Qui il servizio del Tg2:

Malattie rare, serve il coraggio del cambiamento

Malattie rare, serve il coraggio del cambiamento

Approvata all’unanimità la mozione che impegna il governo a prendere iniziative concrete sul tema delle malattie rare.

Due milioni di italiani, affetti da malattie cosidette rare, attendono di sapere cosa fara’ il sistema sanitario nazionale per garantire i loro diritti di salute.
Attendono di sapere se i livelli essenziali di assistenza sono uguali o no in tutte le regioni italiane, attendono di sapere perché i farmaci indispensabili non sono disponibili ovunque.
Ma insieme a loro, attendono i malati di Alzheimer e quelli di SLA, i diabetici e i pazienti psichiatrici, gli oncologici e i celiaci.
I nuovi diritti di salute sono una delle sfide più importanti del nostro sistema sanitario, che sembra sempre più statico e ingessato, incapace di innovare e di garantire l’equità e l’universalità evocate della legge 833.
La politica è oggi chiamata in sanità a scelte coraggiose: scegliere “di non scegliere” e tirare a campare significa avviarsi verso il disastro.

Il testo integrale dell’intervento:

Signor Presidente, colleghi della Camera, io credo che Scelta Civica voterà in modo convinto a favore della mozione su cui il Governo ha espresso un parere favorevole, però mi corre l’obbligo di fare, a nome del mio gruppo, alcune precisazioni e alcune considerazioni che penso siano poi portate all’attenzione dell’Aula per la riflessione che i colleghi parlamentari vorranno fare in merito.

La prima riflessione è che ovviamente siamo grati alla collega Binetti per l’impegno che ha avuto nella promozione della mozione sulle malattie rare, una mozione che oltretutto viene pochi giorni dopo la giornata sulle malattie rare che ha portato su questo tema una attenzione particolare da parte dell’opinione pubblica. Quindi, il ringraziamento per la collega Binetti è sicuramente un ringraziamento ampio e totale da parte del mio gruppo, però vorrei poi partire da una considerazione che ha fatto la collega Locatelli.

La collega Locatelli ha detto che molte volte le buone intenzioni di questo Parlamento, di quest’Aula, delle Commissioni della Camera e del Senato che si occupano di sanità si fermano, si bloccano, di fronte ad un tema che non è mai posto dal Ministero della salute, ma è posto dal Ministero dell’economia, e cioè l’incapienza economica.

Allora io vorrei chiedere ai colleghi che significato ha portare in questa Aula temi che rappresentano emergenze note a tutti. Quella delle malattie rare – è vero – coinvolge due milioni di italiani. Le malattie rare sono rare prese una per una, ma non sono affatto rare per la loro prevalenza se sono prese nel loro contesto. Ma non ci sono solo le malattie rare. Potremmo portare in quest’Aula una mozione sui diritti dei diabetici, magari ragionando sui diritti dei diabetici in età scolare, sulla protezione dei bambini che all’interno della scuola non godono di assistenza sanitaria.

Potremmo parlare della malattia psichiatrica, e quindi potremmo parlare di ciò che sta succedendo in Italia dopo la legge n. 180 del 1978, dopo la legge che dispone la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, senza, però, avere le risorse sufficienti per le strutture alternative di riferimento. Potremmo parlare dei pazienti oncologici, se sono soddisfatti, oggi, i loro bisogni di salute; potremmo parlare della SLA, delle malattie neurodegenerative. Potremmo parlare di cosa sta facendo l’Italia per affrontare l’epidemia di Alzheimer, il cui picco è previsto per il 2025.

Potremmo parlare dei diversamente abili, in particolare di quelli in età pediatrica. Potremmo parlare delle malattie autoimmuni. Potremmo, forse, fermarci semplicemente a ragionare sulla celiachia.

Però, poi, ritorneremmo a ragionamenti che, forse, le malattie rare compendiano, perché le malattie rare ci fanno parlare dei farmaci, ci fanno parlare dei farmaci orfani, ci fanno ricordare come in Italia, oggi, esistano 21 differenti prontuari terapeutici regionali, ci fanno ricordare come oggi, in Italia, farmaci ad alto costo, utili per l’oncologia, siano dispensati da alcune regioni italiane e non siano dispensati da altre.

Ci fanno ricordare l’utilità dei centri di riferimento, perché, forse, mai come nelle malattie rare è opportuno ragionare in termini nazionali e sovranazionali. Ci fanno ricordare anche la mobilità, quella mobilità del paziente che oggi conosciamo soltanto nell’ambito nel territorio nazionale, ma che domani, probabilmente, inizieremo a conoscere anche come mobilità transfrontaliera.

Le malattie rare, cioè, ci fanno ragionare, colleghi, su sfide di sistema che oggi la nostra sanità sta attraversando. Bene, noi abbiamo un sistema sanitario che rischia di essere statico, cioè rischia di essere incapace di rispondere alle due sfide che sono quelle dell’innovazione tecnologica e dei nuovi bisogni di salute che le malattie rare determinano. Si tratta di una delle più evidenti emergenze che non consentono più al nostro sistema sanitario di essere il sistema equo e universale che è nato dalla legge n. 833 del 1978.

Non ammettere questo rischia di essere per la politica una gravissima mancanza intrisa di ipocrisia, perché oggi dire che il sistema sanitario italiano è in grado di accettare la sfida dell’innovazione tecnologica, delle nuove macchine, delle nuove capacità diagnostiche, delle nuove esigenze terapeutiche, che è in grado di affrontare le sfide delle nuove esigenze della salute, è una bugia.

Allora, o questo Parlamento inizia a ragionare su questo, senza mettere la polvere sotto il tappeto, aspettando che siano nuove generazioni di parlamentari a occuparsi del problema quando il disastro sarà già sotto gli occhi di tutti, o noi stiamo rinunciando a fare il nostro lavoro di parlamentari e a fare il nostro dovere di rappresentanti dei cittadini.

Scelta Civica vuole dire questo: il problema delle malattie rare non è un problema a sé stante; è il problema della sostenibilità del nostro sistema sanitario, è il problema del Ministero dell’economia e delle finanze che detta al Ministero delle salute quali sono le capacità, quali sono le opportunità e quali sono le possibilità di dare nuove risposte alle domande di salute dei cittadini. Di questo il Parlamento si farà carico o l’ipocrisia che avrà nel non farsene carico sarà la peggiore delle scelte possibili

Expo: far scorrere le graduatorie per assumere subito 672 agenti di Polizia

672 giovani possono essere assunti subito nei corpi della Polizia di Stato per far fronte alle esigenze dell’Expo, il grande evento che Milano ha l’onore di ospitare l’anno prossimo.

Per farlo, è sufficiente far scorrere le graduatorie dell’ultimo concorso, senza indire un nuovo bando che avrebbe tempi troppo lunghi.

Con questa interrogazione chiederemo conto al ministro dell’interno nel primo question time utile.

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— Al Ministro dell’interno. — Per sapere – premesso che:
in vista dell’Esposizione universale che si terrà a Milano dal 1 maggio al 31 ottobre 2015 e della conseguente necessità di incrementare la presenza delle forze dell’ordine nella città, senza pregiudicare il livello di sicurezza nel resto del Paese, il Governo ha previsto una deroga del 55 per cento al blocco del turnover delle forze dell’ordine;

non sussistono i sufficienti tempi tecnici per portare a termine una nuova procedura concorsuale finalizzata al reclutamento di diverse centinaia di allievi agenti di pubblica sicurezza, in quanto i medesimi debbono prima essere avviati a corsi di addestramento e non sarebbero di fatto operativi prima del dicembre 2015;

una soluzione alternativa è rappresentata da una rettifica della graduatoria finale; ed ampliamento, in prima aliquota, di 672 posti dei candidati risultati idonei alle prove di efficienza fisica e agli accertamenti dell’idoneità fisica, psichica ed attitudinale, con la relativa posizione in graduatoria ed il voto finale risultante dalla somma dei voti della prova scritta e della valutazione dei titoli del concorso per 964 allievi agenti della polizia di Stato;

l’ampliamento e lo scorrimento delle graduatorie vigenti garantirebbe la copertura delle unità necessarie di agenti di pubblica sicurezza per il prossimo giugno 2014, quindi in tempo utile per l’Esposizione universale di Milano;

tale soluzione è stata, peraltro, adottata mediante decreto dirigenziale dall’Arma dei carabinieri, la quale ha avviato una nuova procedura di arruolamento mediante scorrimento degli idonei della graduatoria 2012 per 1886 allievi carabinieri. Nella fattispecie, non solo sono stati assunti i vincitori, ma anche 48 idonei non vincitori, ovvero tutti i restanti idonei presenti in graduatoria, che è stata così esaurita;

va tenuto conto dei principi di economicità e speditezza dell’azione amministrativa e della necessità di contenere i costi gravanti sull’amministrazione pubblica per la gestione delle procedure di reclutamento e addestramento di nuovi agenti di pubblica sicurezza –

:
se non ritenga opportuno assumere immediatamente le restanti 672 unità (160 vincitori in seconda aliquota nonché 512 idonei non vincitori) dichiarate idonee all’ultima procedura concorsuale per il concorso di allievi agenti della polizia di Stato. (3-00649)

Il ricordo in aula di Giorgio Stracquadanio, testimonianza politica liberale

Sabato scorso ci ha lasciato Giorgio Stracquadanio, ex deputato del Pdl. Aveva 54 anni ed era un liberale come me. La commemorazione di oggi alla Camera è stata un’occasione per tenere viva la sua memoria e la forza del pensiero liberale. Ecco il video e il testo del mio breve intervento

Il testo del discorso integrale

Signor Presidente, colleghi parlamentari, io non ho conosciuto Giorgio Stracquadanio, però ringrazio ugualmente il mio partito, Scelta Civica, di avermi affidato il suo ricordo in Aula. Perché ringrazio di questo Scelta Civica ? Perché mi riconosco, in una certa misura, nel percorso politico, nel percorso culturale della figura di Giorgio Stracquadanio, che ovviamente conoscevo attraverso la comunicazione mediatica, attraverso i giornali, attraverso ciò che faceva.

 

Io credo che se Giorgio Stracquadanio è stato un liberale – e sicuramente è stato un liberale – avrà mille volte, come è capitato a me, ricordato il famoso paradosso crociano, quello che diceva col filosofo di Napoli che non ci sarebbe stato più bisogno di un partito liberale in Italia quando la cultura liberale fosse entrata all’interno di tutti i partiti che siedono all’interno di questo Parlamento. Credo che in questo Benedetto Croce abbia sbagliato: in Italia non c’è stato un partito liberale, non c’è stato un vero partito liberale grande, importante, e la cultura liberale è ancora assente in questo Parlamento, è assente, debole, molto spesso poco visibile nel Paese.

 

Credo che Stracquadanio era sicuramente, è stato sicuramente un liberale, ed è per questo che ha come me la convinzione profonda che i partiti politici siano uno strumento, non un fine. I partiti politici sono il veicolo attraverso cui le idee vengono sostenute; e credo che da liberale Stracquadanio avesse ben chiaro in testa che nessun liberale è mai portatore di verità: il liberale sta attento al pezzo di verità, all’altra faccia della medaglia, alla verità di cui sono portatori gli altri. Il liberale ha ben chiaro in testa che soltanto i cretini non cambiano mai idea.

 

Quindi io ringrazio la testimonianza politica di Stracquadanio, e con orgoglio so che Stracquadanio ha condiviso nell’ultimo percorso della sua politica la stessa scelta di innovazione, di coraggio e cambiamento che è rappresentata da Scelta civica in questo Parlamento

Province, approvato dalla Camera l’odg per l’abolizione

Province, approvato dalla Camera l’odg per l’abolizione

La Camera ha approvato l’ordine del giorno che chiede la proroga dei commissariamenti delle province, in vista del loro definitivo superamento, previsto dal disegno di legge del governo, che arriverà in aula il 9 novembre.
Vogliamo la cancellazione delle Province non solo perché sono dispendiose, ma soprattutto perché sono inutili e servono solo a moltiplicare i centri di sottopotere della politica.
Senza il coraggio delle vere riforme non si va da nessuna parte! Si segua l’esempio della Sardegna, dove 525000 sardi hanno votato plebiscitariamente il referendum per cancellare le province e lo stesso Consiglio Regionale ha approvato la legge di riforma costituzionale per l’eliminazione delle Province dallo Statuto!
  • Il testo dell’ordine del giorno

La Camera premesso che

la riformulazione inserita all’articolo 1-bis dell’articolo di conversione del decreto legge conferma il termine dell’operatività dei commissari fino al 31 dicembre 2013 e mette in sicurezza i provvedimenti di scioglimento delle province e i conseguenti atti di nomina dei commissari, nonché gli atti da questi adottati nell’esercizio delle proprie funzioni, nonché la stessa proroga dei commissariamenti;

il Parlamento e il Governo si sono più volte impegnati con dichiarazioni pubbliche ad abolire le province quali inutili e dispendiosi centri di sottopotere che alimentano le mille ragnatele della vecchia politica frenando qualsiasi speranza di cambiamento e di sviluppo dell’Italia:

l’impegno del governo Monti in materia di spending review e semplificazione dell’apparato amministrativo-burocratico dello Stato è stato molto chiaro e netto e che la sua azione riformatrice non può essere ostacolata né rallentata con resistenze e ambigue vischiosità di stampo conservatore incomprensibili agli occhi dell’opinione pubblica;

in Sardegna, nel maggio 2012, 525mila sardi si sono espressi con un referendum plebiscitario per l’abolizione delle province; proprio in questi giorni e’ stata trasmessa al Parlamento, per la prescritta approvazione in doppia lettura, la proposta di modifica dello Statuto Regionale sardo che prevede la cancellazione della suddivisione in province del territorio della Regione Autonoma della Sardegna; è del tutto auspicabile che tale proposta di modifica, approvata dal Consiglio Regionale sardo sia immediatamente calendarizzata e approvata dal Parlamento,

impegna il Governo

a prevedere con la legge di stabilità un’ulteriore proroga dei commissariamenti delle province oltre il termine del 31 dicembre 2013 e fino al 30 giugno 2014, fermo restando l’impegno del Parlamento ad esaminare celermente l’AC 1542 recante «Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni», così da anticipare il disegno di abolire le province e semplificare l’amministrazione dello Stato negli enti locali, escludendo qualsiasi rischio di svolgimento di elezioni provinciali nella prossima tornata elettorale.

Vargiu, Caruso, Cesaro, Cimmino, D’Agostino, Matarrese

 

 

E sulle dichiarazioni del sottosegretario agli Affari Regionali Ferrazza che secondo l’agenzia AGI avrebbe dichiarato che il Governo sta valutando se impugnare la legge regionale che cancella le province dallo Statuto Sardo:

 

“E’ vero che non si può sapere tutto di tutto, ma il sottosegretario agli Affari Regionali, Ferrazza, sembra non sapere proprio niente di niente e parla come se fosse dentro un film di Totò.
Già è grave che il Governo impugni le buone leggi fatte dalla Sardegna, ma è davvero surreale che un sottosegre tario annunci che verrà impugnata una legge ancora da fare. Una legge che e’stata approvata dal Consiglio Regionale ma, recando modifiche statutarie, deve ora essere approvata due volte dalla Camera e due volte dal Senato!
E, visto che ci siamo, qualcuno informi Ferrazza che la legge che abolisce le province è frutto di un referendum votato da 525.000 sardi! E, magari, la prossima volta che il Governo manda in Sardegna un sottosegretario, non approfitti troppo della nostra proverbiale ospitalità”.

 

I miei primi 5 mesi in Parlamento: scarica il resoconto dettagliato

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Resoconto Primi 5 Mesi

Tutte le proposte di legge e l’attività in Commissione, la trasparenza è un mio dovere: scarica e diffondi il resoconto cliccando a questo link!

Puoi sfogliare il report anche su Issuu! 

Cara amica, caro amico,

sono passati più di cinque mesi dalle elezioni per il rinnovo della Camera dei Deputati. Il tuo voto è stato determinante per questo mio impegno politico e, senza troppe chiacchiere, credo sia mio dovere renderti conto in dettaglio della mia attività parlamentare.

Come sai, inaspettatamente sono stato eletto presidente della XII Commissione Sanità e Affari Sociali della Camera. Non è un impegno di poco conto, in una commissione che tratta temi su cui mi sento profondamente coinvolto, di estremo interesse per tutti i cittadini.

Cerco di svolgerlo senza mai dimenticarmi che sono un deputato sardo, che vengo da un partito sardo, che rappresento una Regione che ha voce debolissima: alla Sardegna non posso far mancare neppure un istante del mio lavoro!

L’attività della mia commissione non è iniziata in discesa: il primo provvedimento all’esame, la cosiddetta “Cura Stamina”, è stato uno dei più controversi di questi primi mesi. Il Parlamento l’ha trattato con equilibrio, approvando il finanziamento della sperimentazione, che pure mille dubbi sollevava all’interno della comunità scientifica.

Il principale tema all’esame della Commissione Sanità resta però la sfida della sostenibilità economica del nostro sistema sanitario. Come sappiamo, le casse pubbliche non se la passano bene e tagli drastici incombono un po’ dappertutto. La sanità non fa eccezione: soltanto aggredendo gli sprechi e le inefficienze possiamo evitare di incidere negativamente sulle prestazioni garantite ai cittadini.

È per questo che stiamo svolgendo un’azione comune (indagine conoscitiva sulla sostenibilità del Welfare sanitario) con la commissione Bilancio, che è quella che tiene i cordoni della borsa. A settembre concluderemo il nostro lavoro e sarà il momento delle proposte vere: senza coraggio nelle scelte, si va verso il disastro!

“Fuori dalla sanità” , ho cercato di lavorare sui temi che sono il DNA storico delle battaglie di riforma da cui nascono i Riformatori: è stata così presentata la proposta di legge (su cui avevamo raccolto le firme referendarie) che abolisce il Porcellum  reintroducendo il Mattarellum e la proposta che rende obbligatorie le primarie per il candidato premier e l’elezione di parlamentari, presidenti di regione e sindaci. È stata poi presentata la proposta di legge per separare la Sardegna dalla Sicilia nelle elezioni per il Parlamento europeo, sulla quale già avevamo raccolto le firme dei cittadini sardi.

Si tratta di battaglie necessarie per riavvicinare i cittadini alla politica, sfide che i Riformatori Sardi hanno prima di tutti lanciato e sostenuto con convinzione nel loro  percorso politico: attraverso l’azione parlamentare, oggi possiamo provare a valorizzarle a livello nazionale!

Altre proposte specifiche sono state avanzate in materia sanitaria: sulla medicina di genere, sulla fetopatia alcolica, sulle patologie croniche in età scolastica. Si tratta di interventi settoriali, è vero, ma anche di significativi passi in avanti culturali, sulla strada della prevenzione, con costi assai vicini allo zero.

Con interrogazioni al Governo, è stata sollecitata l’attenzione su alcune situazioni che riguardano i giovani e le famiglie sarde: sul rischio di perdere ben 19 contratti di formazione specialistica medica nella nostra regione; sulla possibilità per i giovani aspiranti militari sardi di effettuare le selezioni a Cagliari; sui tirocini formativi per i giovani, sulla eccessiva complessità delle procedure di adozione dei minori.

Sono primi atti intrapresi nella fase iniziale di quest’avventura, resa più difficile dal terribile contesto economico. Non è un periodo facile per la politica: sono richieste scelte coraggiose alla “classe” politica più debole, screditata e spaventata che sia mai stata espressa dal Paese.

Per questo è indispensabile che noi Riformatori moltiplichiamo il nostro impegno e diamo fondo a tutte le nostre capacità per riuscire a fare ciò che serve davvero, anche quello che i cittadini hanno smesso di chiedere perché sono stanchi e disillusi. Senza mai perdere di vista la nostra Sardegna.

Le prossime elezioni regionali di febbraio non saranno una “cosa normale”: o si cambia sul serio, in modo radicale, oppure siamo morti!

Se hai piacere, come sempre puoi seguire ciò che faccio sul mio sito personale www.pierpaolovargiu.it, ma anche su Facebook e Twitter. I tuoi suggerimenti valgono doppio: mi aiutano a non sentirmi solo e mi consentono di approfondire temi e argomenti che rischierebbero di sfuggirmi. Uso il contatto con voi come benzina.

Con amicizia,

Pierpaolo Vargiu

 

Interrogazioni: un breve riepilogo

Interrogazioni: un breve riepilogo

  • LE MIE INTERROGAZIONI

A risposta orale

  • Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia, 5 luglio 2013

Per chiedere il rinnovamento e la semplificazione del sistema organizzativo e normativo dell’adozione di minori

  • Al Ministro della salute, 7 maggio 2013

I medici specialisti iscritti ai corsi di specializzazione tra gli anni 1982 e 1991 non hanno mai percepito nessuna remunerazione durante l’espletamento delle attività di formazione. Alcune direttive europee hanno stabilito che tali attività debbono essere remunerate e la Corte di Giustizia europea ha per questo condannato l’Italia con sentenza del 1987.

 

L’interrogazione chiede di risolvere questa questione mai veramente e definitivamente risolta, allineando lo Stato Italiano alla dottrina e alla giurisprudenza europee.

 

A risposta scritta

  • Al Ministro per la PA e la Semplificazione, 2  agosto 2013

La Riforma Fornero del 2012 introduce l’obbligo di una congrua indennità per i tirocini formativi nella PA anche in ambito sanitario. La stessa riforma vieta però nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Ne consegue che, dal 1° gennaio 2013, ai giovani medici è interdetta la frequenza su base volontaria nei reparti ospedalieri. L’interrogazione chiede di rivedere la normativa, garantendo tutte le forme di tirocinio negli ospedali per consentire il completamento dei percorsi formativi delle professioni sanitarie.

 

 

  • Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, 30 luglio 2013

Si chiede di modificare alcune disposizioni normative presenti nel Dl Fare, al fine di eliminare eventuali gravami burocratici per i medici competenti. Tali oneri non comportano effettivi miglioramenti delle condizioni di tutela della salute del lavoratore.

  • Al Ministro della Difesa, 24 luglio 2013

I giovani sardi che vogliono arruolarsi nell’esercito devono recarsi a Roma o a Foligno per effettuare le selezioni. Per evitare disagi e spese a loro carico, si chiede di prendere in considerazione la possibilità di istituire in via sperimentale una sede selettiva distaccata a Cagliari.

  • Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia., 8 luglio 2013

Pe r chiedere il rinnovamento e la semplificazione del sistema organizzativo e normativo dell’adozione di minori

  • Al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, 5 luglio 2013

Le facoltà di Medicina di Cagliari e Sassari perdono docenti e le scuole di specializzazione migrano oltre Tirreno, diventando scuole aggregate. Quest’anno, la Regione ha cambiato la legge, seguendo le indicazioni del Ministero dell’Università, per evitare il ripetersi della beffa, che oggi riguarderebbe ben 19 medici in formazione. Ma il MIUR sembra non essersene accorto e ha suggerito ancora una volta alle università capofila di Genova e Roma di non usare gli assegni messi a disposizione dalla Regione Sardegna.Con l’interrogazione  si chiede di intervenire immediatamente per evitare l’ennesima beffa ai medici sardi.

  • Al Ministro della Difesa, 30 maggio 2013

Per chiedere perché la nuova caserma di Sestu non è stata ricompresa negli interventi finanziati dal CIPE.

 

 

  • Al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, 27 giugno 2013

La legge 43/2006 sancisce l’obbligatorietà dell’iscrizione degli infermieri professionali all’IPASVI. Ma una successiva sentenza di Cassazione stabilisce il contrario. Quindi esiste un quadro confuso di riferimento di cui stanno approfittando alcuni collegi IPASVI che, da qualche mese, stanno inviando diffide di pagamento agli infermieri che si sono cancellati dagli albi provinciali di residenza o che non hanno versato le quote annuali, paventando di segnare i nominativi ai datori di lavoro, anche pubblici.L’interrogazione chiede di fare chiarezza, modificando la normativa nella direzione della giurisprudenza.

 

  • Al Ministro dell’Economia e delle Finanze, 24 giugno 2013

 

Il 27 maggio 2011 l’Agenzia delle entrate ha bandito un concorso per reclutare 220 unità a tempo indeterminato nell’ambito amministrativo-tributario. Da tale concorso ne è scaturita una graduatoria finale di merito composta da 188 idonei con validità fino a settembre 2015.

L’interrogazione chiede di assumere gli idonei non vincitori in graduatoria prima della scadenza della stessa, invece di reclutare altro personale con nuovi bandi.

 

  • Al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, 6 giugno 2013

 

Dal 30 aprile 2013 l’INPS ha improvvisamente ridotto il numero delle visite fiscali d’ufficio determinando la riduzione del 90% del lavoro e dei compensi dei circa 1300 medici fiscali INPS attualmente operativi.

L’interrogazione chiede di intervenire sull’INPS affinché non si depotenzi l’attività di verifica fiscale che provocherebbe anche ricadute sui livelli occupazionali dei medici incaricati.

 

  • Al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, 29 maggio 2013

 

Si sono verificati numerosi casi di pensioni pesantemente decurtate (pari all’importo di soli due euro) imputabili a presunti errori e/o variazioni reddituali non indicate. Gli episodi hanno scatenato preoccupazione e proteste tra i pensionati.

L’interrogazione chiede di intervenire su INPS e INPDAP affinché venga fatta chiarezza sugli episodi, procedendo tempestivamente all’eventuale rimborso delle somme indebitamente trattenute, all’individuazione dei responsabili, nonché di attivarsi per una adeguata campagna informativa sui nuovi sistemi telematici inaugurati quest’anno per la dichiarazione dei redditi.

 

  • Al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, 16 maggio 2013

 

Il bando INPS del 30 aprile 2013 per il convenzionamento di 988 medici legali esterni impone a questi ultimi l’obbligo di rotazione di sede, penalizzando il territorio e l’utenza di rapporti e collaborazioni già collaudate e creando una difformità di trattamento con i medici interni alla struttura INPS, non sottoposti ad alcuna rotazione.

L’interrogazione chiede di correggere queste criticità presenti nel bando.

 

  • Al Ministro della Salute, 14 maggio 2013

I medici specialisti iscritti ai corsi di specializzazione tra gli anni 1982 e 1991 non hanno mai percepito nessuna remunerazione durante l’espletamento delle attività di formazione. Alcune direttive europee hanno stabilito che tali attività debbono essere remunerate e la Corte di Giustizia europea ha per questo condannato l’Italia con sentenza del 1987.

L’interrogazione chiede di risolvere questa questione mai veramente e definitivamente risolta, allineando lo Stato Italiano alla dottrina e alla giurisprudenza europee.