Chi difende gli “ospedali finti” toglie risorse alla buona sanità

Quando si parla di diritto alla salute, qualcuno in Sardegna (ma non solo…) si preoccupa di difendere i muri e i portoni degli ospedali, invece di preoccuparsi della qualità delle prestazioni sanitarie, che rischiano di non rispondere più alle necessità dei pazienti.

La sanità italiana è pagata con le tasse dei cittadini: nella drammatica crisi economica del nostro Paese, i soldi diminuiscono e la scommessa è quella di riuscire ugualmente a far crescere il livello dei nostri servizi sanitari.
E’ evidente che neanche un euro può essere sprecato o speso male.
Chi difende gli “ospedali finti”, quelli dove nessuno entra con i suoi piedi, non fa l’interesse dei malati perché sta proponendo di usare male i soldi che devono invece servire a tutelare la salute della gente.
Chi difende gli “ospedali finti” sceglie di stare dalla parte dello spreco e della cattiva spesa, che toglie risorse umane e finanziarie alla buona sanità e riduce le garanzia di salute di ciascun cittadino italiano.

Visita agli ospedali di Brindisi e Francavilla Fontana

Continua il confronto in tutta Italia con chi lavora nel mondo della sanità. Dopo Bari, Trani, Milano, Bologna, Perugia, Modena e Abruzzo, tappa in provincia di Brindisi. Ecco com’è andata.

Un anno in Commissione Affari Sociali. Finanziamento e titolo V due mine vaganti per il futuro del Ssn

L’INTERVISTA A QUOTIDIANO SANITA’

Onorevole, è passato un anno dalla sua nomina alla presidenza della commissione Affari Sociali della Camera, ci potrebbe fare un primo bilancio di questi 12 mesi?

Nessun trionfalismo. I problemi della sanità italiana sono sotto gli occhi di tutti, i meccanismi di lavoro delle commissioni parlamentari sono spesso farraginosi e lenti rispetto alla velocità con cui si dovrebbero dare risposte. Credo però che la Commissione non sia stata distratta, né disorientata: i temi della sostenibilità economica e di appropriatezza del welfare sanitario e quelli del rischio clinico e della cosiddetta medicina difensiva, su cui stiamo lavorando, sono tra le principali emergenze reali del sistema. Anche sulle problematiche più specifiche, dal gioco d’azzardo patologico, alle droghe, all’uso off label dei farmaci, abbiamo messo e stiamo mettendo il massimo impegno. Sulla vicenda Stamina, abbiamo avuto equilibrio e capacità d’ascolto che si sono tradotti in uno dei rari voti unanimi della Camera.

Si è pentito di qualche iniziativa che poteva essere intrapresa in modo diverso?

No, non ho pentimenti: da cattolico, considero il pentimento figlio della colpa: nei lavori della nostra commissione non è mai mancato l’impegno, né la determinazione e la buona volontà. Ho però piena consapevolezza che si può e si deve sempre fare meglio e che, in questo momento, la politica ha il dovere di usare tutta la capacità di cui dispone per fare non solo l’ordinario, ma anche e sopratutto ‘gli straordinari’. La salute è un bene speciale, sia per i pazienti, che per gli operatori impegnati in sanità. Deve esserlo anche per la politica.

Com’è il clima all’interno della commissione, rispecchia la spaccatura che emerge in qualsiasi trasmissione di informazione politica tra maggioranza, M5S e FI, oppure la sanità riesce a unire?

Nella nostra commissione si discutono posizioni diverse, spesso in modo appassionato. Qualche volta si litiga. Mi sembra che, per fortuna, ci manchi uno dei cancri della politica: il pregiudizio che impedisce qualsiasi confronto vero. E’ un valore aggiunto importante che ci può aiutare ad essere ancora più utili nella soluzione dei problemi reali.

Quali sono le priorità per il prossimo futuro, e qual è la cosa più urgente che le piacerebbe portare a casa?

Mi piacerebbe contribuire a disinnescare la bomba ad orologeria della medicina difensiva. Che ogni anno sottrae miliardi di euro alla ‘buona medicina’, togliendo risorse al malato e alle cure vere e rischiando di far saltare quell’alleanza terapeutica tra il sanitario e il paziente che e’ invece fondamentale per garantire la migliore tutela della salute.

In diverse occasioni avete chiesto di coinvolgere il Parlamento nel Patto salute, al momento pare che siamo al rush finale, ma non sembra ci sia stato un vostro coinvolgimento. Cosa ne pensa?

Che il Patto della Salute avrà vita difficile sino a quando la politica non avrà il coraggio di ammettere che i problemi del sistema non sono soltanto di governance, ma anche di finanziamento. E magari anche che i ventuno sistemi sanitari regionali hanno sostanzialmente già sepolto i principi dell’universalità degli accessi e dell’equità delle prestazioni. Personalmente, mi iscrivo provocatoriamente al partito dei catastrofisti: se restiamo prigionieri di steccati ideologici e non riflettiamo su tutte le possibili modifiche del titolo quinto e del finanziamento dei nuovi bisogni di sanità rischiamo in pochi anni di assistere al crollo del sistema italiano. E, se la sanità italiana crollasse, nessuno potrebbe negare di avere sentito gli attuali, inquietanti scricchiolii. E’ per questo che sono convinto che la politica abbia il dovere di agire subito, prima del disastro, senza cedere alla comoda tentazione di nascondere la polvere sotto il tappeto.

 

Qui il link diretto

Gioco d’azzardo e ludopatia – L’intervista a Gioco News

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Il settore del gioco pubblico è all’attenzione della politica, sia attraverso una riforma contenuta nella Delega Fiscale sia in quella prevista nel ddl Gioco Patologico in discussione in Commissione Affari Sociali della Camera. Come si conciliano queste due strade?

Ogni intervento su un settore come il gioco pubblico deve tenere in considerazione sia l’impatto economico che quello sociale: Parliamo di un settore che negli ultimi dieci anni ha registrato una notevole crescita sia nei volumi di giocato che in termini occupazionali. Al contempo però è cresciuto anche il numero dei potenziali dipendenti dal gioco (circa 1 milione), che fa emergere così una nuova domanda di salute da soddisfare con nuove spese a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Sia la Delega Fiscale che il ddl in discussione in Commissione intendono aggredire il gioco patologico che genera dipendenza e puntano a fornire tutti gli strumenti per la cura e la riabilitazione dei soggetti affetti da GAP. Siamo di fronte a un vuoto che va riempito con un forte ruolo del Parlamento: la delega al governo, approvata senza voti contrari, è molto chiara e dettagliata in questo senso, altrettanto sarà il testo unificato che uscirà a breve dalla Commissione.

Quali sono a suo avviso le riforme che occorrono al settore del gioco, anche alla luce del calo erariale e dell’allarme gioco patologico?

Il gioco deve restare tale. Lo Stato non può e non deve pensare di arricchirsi attraverso la disperazione della gente. Il “gioco di Stato” serve a combattere la piaga del gioco clandestino, non a creare nuove patologie ossessive, che poi lo stesso Stato deve curare a proprie spese.

Ai nemici del “gioco di Stato”, che propongono regimi sempre più vincolisti e repressivi, ricordo che le “botteghe del gioco clandestino” confidano negli effetti perversi della loro attività.

Tra gli emendamenti votati e passati c’è quello che vieta per 5 anni l’ingresso di nuove offerte di gioco e nuove concessioni. Non si rischia di ingessare il settore?

I dettagli tecnici delle norme sono sempre migliorabili, il loro percorso parlamentare lo consente. Personalmente, sono attento allo spirito complessivo del provvedimento che va nella giusta direzione.

L’inserimento del Gap nei Lea, a suo avviso, come dovrebbe essere finanziato?

Non ho pregiudizi in merito. Credo che sia possibile finanziarlo in parte o in toto con i proventi dei giochi, seguendo il principio che “paga chi ha concorso a produrre il danno”. Ma tengo anche conto che tutti i LEA sono finanziati attraverso il ricorso alla fiscalità generale.

Cosa si aspetta dal Ministero della Salute in tal senso?

Che abbia ben chiaro che bisogna fare in fretta e si comporti di conseguenza per tutto ciò che dipende dal Ministero della Salute.

Secondo lei il sistema concessorio su cui si basa il gioco italiano in che modo dovrebbe essere migliorato?

Il sistema concessorio ha fatto numerosi passi in avanti negli ultimi anni anche su impulso comunitario, diventando più aperto e trasparente. Il settore dei giochi è però in continua evoluzione e quindi il quadro regolatorio va continuamente aggiornato: serve dunque un sistema più dinamico, ma AAMS ha fin qui garantito un gioco pulito e sicuro, che è poi la vera ragion d’essere della concessione. Ora bisogna agire più in profondità sul concetto di gioco responsabile.

L’inserimento della tessera sanitaria per l’utilizzo delle slot machine è uno strumento valido per la prevenzione del gioco minorile?

L’accertamento dell’identità del giocatore è uno strumento indispensabile per la prevenzione di distorsioni comportamentali minorili e rappresenta un primo deterrente. La lotta severa al gioco illegale, specialmente quello online, farà il resto: non dimentichiamo che la fruizione del gioco ormai è sempre più sganciata dalla singola sala. Il rischio corre più veloce in rete.

Gli ultimi dati della Guardia di finanza hanno evidenziato un ritorno del gioco illegale abbastanza preponderante. Non crede sia dovuto anche alle politiche restrittive a livello territoriale del gioco lecito?

Sarebbe esattamente il contrario del nostro obiettivo. Niente furori ideologici contro il gioco gestito dallo Stato se non vogliamo che sia gestito dalla criminalità organizzata, con danni sociali e individuali ben peggiori. Obiettivo di ogni politica regolatoria è sottrarre il giocatore al rischio della dipendenza, senza alcun paternalismo di Stato.

In che tempi pensa che il ddl gioco patologico arriverà in aula alla Camera?

Le previsioni dei politici rischiano sempre di essere smentite dai fatti, contribuendo a screditarla tra la gente normale. Per questo, preferisco che la mia commissione parli portando la legge in aula piuttosto che dandone l’annuncio. Il testo è quasi pronto, l’impianto della legge è condiviso.

Decreto droghe, passi avanti senza ideologie

Senza ideologie e battaglie di religione su temi sensibili la politica può davvero dare risposte concrete. Il testo del decreto su droga e off label, da oggi in Aula, lo dimostra. Evitare il carcere per chi spaccia piccole dose di stupefacenti è un grande passo in avanti in un Paese in cui più di un detenuto su 3 è recluso per spaccio di droga. L’approccio repressivo ha fallito così come un certo modo pasticcione ed estemporaneo di legiferare che la Corte Costituzionale ha bocciato. Un duplice fallimento che questo Parlamento deve tenere a mente.

Con un lavoro pragmatico delle Commissioni Affari Sociali e Giustizia la Camera ha di gran lunga migliorato il provvedimento arrivato del governo e ha trasformato un atto tampone in un’occasione per prevenire il sovraffollamento delle carceri e garantire il recupero sociale di chi consuma droghe e delinque. A chi agita baluardi ideologici su tabelle e liberalizzazioni opponiamo la forza riformatrice del confronto sui fatti e la forte esigenza di un messaggio chiaro sui valori e un atteggiamento serio nell’attività di prevenzione.

Quanto all’uso “off label” dei farmaci, diffuso soprattutto in pediatria e in oncologia, le Commissioni hanno semplificato le norme arrivate dal governo: ora niente più obblighi di sperimentazione in capo ad Aifa e soprattutto ampia possibilità di accedere a farmaci più economici rispetto a quelli utilizzati per le stesse cure secondo le indicazioni terapeutiche. Il tutto a chiaro vantaggio del paziente e del Servizio Sanitario Nazionale.

Qui l’intervento in aula in qualità di relatore del provvedimento:

Off label, regole più semplici che garantiscono i pazienti

I farmaci off label sono estremamente utili per il paziente, specialmente in alcuni ambiti come la pediatria: è dunque indispensabile garantirne l’accesso in piena sicurezza. Obiettivo raggiunto oggi grazie all’emendamento dei relatori approvato dalle Commissioni Affari Sociali e Giustizia della Camera. Dal governo era arrivata una norma un po’ burocratica e ipercertificativa che, d’intesa con l’esecutivo, le Commissioni hanno semplificato.

Il caso Avastin-Lucentis rimane unico, ma ha permesso di accendere i riflettori sull’utilizzo dei farmaci al di fuori delle prescrizioni espresse nel foglio illustrativo. Il dibattito ampio e orientato al pragmatismo ha consentito di arrivare a una soluzione migliore rispetto a quanto previsto dalla decretazione d’urgenza: l’uso degli off label è ora consentito con più rapidità e facilità, senza lentezze e vincoli burocratici da parte di AIFA.

Italia Oggi

Stati Generali della Salute: bene Renzi su stili di vita, ma dica se Ssn regge o no

In attesa di leggere quante risorse il Def dedicherà alla salute degli italiani, ci aspettiamo dal presidente Renzi parole chiare e di verità sulla sostenibilità del sistema sanitario nazionale, anche per capire se gli Stati Generali della Salute saranno davvero un’utile occasione di confronto

Giusto parlare di prevenzione e di nuovi stili di vita, giusto il focus di Renzi sul rischio obesità, ma oggi serve capire se la politica ha voglia di scelte coraggiose, che aiutino a garantire quell’equità e quella universalità del Ssn che stanno andando a farsi benedire.

Dopo aver ringraziato il presidente Renzi per averci evitato 82 slide sui tagli ha concluso il presidente della XII Commissione – vorremmo dirgli grazie anche per una riforma del Titolo V che aiuti i sistemi sanitari regionali a garantire uguali diritti di salute in tutta Italia e saremmo grati ancora di più se saprà indicare nuove forme di finanziamento del Ssn e individuare quelle importanti risorse per l’innovazione che permettano di dare risposte concrete alle emergenti necessità di salute di pazienti e famiglie italiane.

Dl droghe in Commissione

Il decreto sulle droghe può essere migliorato. E’ molto importante che il Parlamento parta da ciò che abbiamo sentito dire dagli esperti in audizione: la galera non fa bene ai consumatori di droghe, ma innesca invece un circuito vizioso che rischia di distruggere per sempre la vita di tanti giovani. Per questo l’obiettivo sociale non può che essere quello del loro recupero.

Analogo miglioramento vale per l’utilizzo off label dei farmaci: mai più casi come Avastin/Lucentis, l’uso dei farmaci fuori dalla prescrizione deve essere possibile e garantito in fretta, non certo nell’interesse di BigPharma, ma per garantire il trattamento terapeutico di chi soffre ed è in attesa di risposte.

Non ci sono casi analoghi a quello Avastin-Lucentis in discussione. Ma e’ importante il tema affrontato in queste audizioni, ovvero come garantire l’accesso ai farmaci ‘off label’, che sono importantissimi ad esempio in pediatria. Le audizioni sono servite proprio a questo scopo, ora il decreto Lorenzin inizia il suo iter.

 

Rischio clinico, convegno a Trani

Rischio clinico, convegno a Trani

L’incontro promosso dall’Ordine dei Medici di Barletta-Andria-Trani rappresenta un momento di confronto importante, che consente di fare il punto sull’attuale azione legislativa in materia di rischio clinico. Un tema che si intreccia con i profili della responsabilità professionale dei sanitari, che creano infinite sofferenze nel mondo medico, ma sopratutto rischiano di far saltare l’alleanza terapeutica  tra il medico e il paziente, causando un vero e proprio disastro, che verrebbe pagato a caro prezzo dall’intero sistema.

L'articolo della Gazzetta del Mezzogiorno

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Sempre più spesso i medici tendono a proteggersi da eventuali rischi medico legali prescrivendo prestazioni inappropriate ed esami inutili o addirittura evitando di prendere in carico i pazienti “più difficili”.

È una tragedia per la “buona medicina” che, secondo i dati dell’ex Ministro Fazio, perde così circa 10-15 miliardi di euro all’anno, che vengono sottratti all’innovazione tecnologica, ai nuovi farmaci, ai nuovi diritti di salute, alle patologie emergenti, al turn over dei sanitari.

Mettere mano con una legge urgente e coraggiosa ai temi del rischio clinico non è dunque un intervento necessario “per i medici”, ma è un’azione ormai indifferibile per contribuire a mantenere la sostenibilità del nostro sistema sanitario , garantendo che il paziente resti al centro di tutte le attenzioni.

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