8 marzo, vera mimosa è la legge sulla medicina di genere

L’8 marzo ci ricorda che donne e uomini non sono uguali. È così anche in medicina perché donne e uomini meritano cure e trattamenti adeguati in base alle specificità del genere. Approvare entro la legislatura una legge che riconosca l’importanza della medicina di genere è il miglior regalo che potremmo fare a tutte le donne: un’innovazione per la sanità italiana, una maggiore garanzia per il pieno diritto alla salute.

La medicina che tiene conto del genere guadagna in appropriatezza: significa che offre prestazioni migliori, contenendo i costi. È una sfida culturale e scientifica di rilievo ed è insensato non tenerne conto.

Leggi la mia proposta di legge qui!

 

Riconoscere e promuovere la medicina di genere: gli uomini e le donne non sono uguali

Riconoscere e promuovere la medicina di genere: gli uomini e le donne non sono uguali

  • GARANTIRE A TUTTI IL MIGLIORE TRATTAMENTO AUSPICABILE IN FUNZIONE DELLE SPECIFICITÀ DI GENERE -> Norme in materia di medicina di genere (1485) (presentata il 5 agosto 2013, annunziata il 6 agosto 2013)

ONOREVOLI COLLEGHI! – Donne e uomini presentano nell’arco della loro esistenza patologie differenti o differenti sintomi di una stessa patologia.

Le donne, ad esempio, si ammalano di più e consumano molti più farmaci rispetto agli uomini, mentre patologie comuni a entrambi i generi come osteoporosi, artrite, artrosi, e disturbi  psichiatrici vedono coinvolte più le donne che gli uomini per motivi legati a diversità biochimiche, fisiologiche e anche sociali.

I progressi della ricerca, benché ancora poco evidenziati dalla letteratura medico-scientifica, dimostrano dunque che le differenze di genere hanno un forte impatto sull’incidenza e sul decorso delle differenti patologie che spesso presentano sintomatologia, decorso clinico ed esiti diversi nell’uomo e nella donna.

Le malattie cardiovascolari rappresentano un tipico caso a riguardo. È vero che esse costituiscono la causa principale di morte sia per gli uomini che per le donne, ma è anche vero che si manifestano nelle donne dieci-venti anni più tardi rispetto agli uomini, per lo più con un diverso quadro e decorso clinico

Per le loro peculiarità biologiche e comportamentali, le donne avrebbero dunque necessità di informazione e conoscenze specifiche in termini di prevenzione e terapia delle infermità mentre, al momento, si applica loro una medicina a misura di organismo maschile, somministrando loro, in definitiva, cure meno appropriate rispetto agli uomini.

Fin qui tutti gli studi sperimentali sono stati infatti condotti considerando il genere maschile come destinatario della cura. Un errore metodologico frutto anche di paure e pregiudizi scientifici, come sottolineato da molti ricercatori pionieri della medicina di genere.

Di conseguenza, a svantaggio delle donne, si son creati nelle cure notevoli difetti e asimmetrie che vanno ridotti il più possibile diffondendo l’approccio di genere sia nella ricerca medica e farmacologica che nella progettazione, conduzione e gestione, ad oggi prettamente maschile, delle strutture sanitarie.

Raccogliendo molte delle considerazioni su esposte, non è un caso che l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia contemplato la medicina di genere nell’equity act, a conferma che l’equità passa per cure appropriate e consone al genere.  Una risoluzione del Parlamento Europeo del 2011 ha poi raccomandato, tra le altre cose, una maggiore attenzione allo stato di salute delle donne, invitando a incoraggiare e sostenere la ricerca medica e farmacologica su quelle patologie che colpiscono maggiormente le donne in tutte le fasi della loro vita.

La codificazione di una norma nazionale che riconosca la medicina di genere e le conferisca il rilievo che merita anche   all’interno della comunità scientifica, rappresenta dunque un indubbio progresso nel settore, da molti atteso, e contribuisce così alla diffusione di una cultura medica e farmacologica più largamente orientata all’intero ciclo di vita del corpo della donna, andando oltre le segmentazioni per singole fasi, in particolare quelle legate alla funzione riproduttrice.

Un intervento legislativo sul piano nazionale è ritenuto poi indispensabile per garantire norme-quadro che diano organicità alle esperienze già intraprese nelle singole regioni che hanno fatto registrare alla medicina di genere importanti passi in avanti nel panorama italiano.

Alcune Regioni, tra cui Toscana, Puglia Piemonte, Emilia Romagna si sono già dotate infatti di impianti normativi in tal senso, anche introducendo la medicina di genere nel Piano Sanitario Regionale. Altre esperienze positive nel settore sono l’azione dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna, nato nel 2005 con l’obiettivo di studiare, informare, educare e stimolare ad una grande attenzione sulla salute della donna, attivando sinergie con tutti gli istituti preposti a livello nazionale e quella del Gruppo Italiano Salute e Genere che, dal 2009, ha implementato programmi sulla cultura di genere per la popolazione generale e per gli operatori sanitari.

In definitiva, la presente proposta di legge intende promuovere il riconoscimento a livello nazionale della medicina di genere, condizione imprescindibile per  venire incontro alla necessità di nuovi paradigmi sperimentali che implementino il genere e le relative differenze biologiche.

Obiettivo finale delle misure che vengono proposte sarà pertanto la realizzazione di una medicina basata sull’evidenza e personalizzata sulla base del genere, in modo da assicurare una maggiore adeguatezza e appropriatezza delle cure e una conseguente riduzione degli aggravi al sistema sanitario in termini di sostenibilità economica.

Al fine di raggiungere questo scopo, l’impianto normativo avanzato vede coinvolti in ogni fase stakeholder istituzionali e professionali in un network funzionale alla diffusione di conoscenza e alla sensibilizzazione al tema attraverso percorsi di aggiornamento e progetti ricerca.

 

I soggetti parte del processo saranno il Ministero della Salute, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, le Regioni, l’Istituto Superiore di Sanità, l’Agenzia Italiana del Farmaco, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali,  l’European Medicines Agency, le Società Scientifiche, l’industria farmaceutica, le Associazioni degli operatori sanitari,  le Associazioni dei pazienti e i media.

Il proponente intende sottolineare come l’universalità della ratio della norma miri a superare una discriminazione presente nelle cure e nelle ricerche, ma soddisfi un diritto per le donne e per gli uomini, come richiesto dall’art. 32 della Costituzione.

 

La proposta di legge è composta di sei articoli. Nel primo si esplicitano l’oggetto e le finalità della proposta. L’articolo 2 riconosce la medicina di genere introducendola nel piano sanitario nazionale e promuovendone il recepimento nei piani sanitari regionali. Con l’articolo 3  vengono poi avanzate misure a sostegno e promozione della ricerca in materia di medicina di genere, mentre l’art. 4 indica un pacchetto di provvedimenti da adottare per la diffusione dell’approccio di genere nelle diverse comunità scientifiche a partire dagli studenti di medicina e chirurgia. L’articolo 5 infine istituisce l’Osservatorio Nazionale per la medicina di genere.

 

Proposta di legge

_

Art. 1

(Oggetto – Finalità)

  1. La presente legge reca norme finalizzate al riconoscimento della medicina di genere per garantire miglior qualità e appropriatezza alle prestazioni erogate dal servizio sanitario nazionale.
  2. Nel rispetto dell’art. 32 della Costituzione, la presente legge

a)    riconosce a livello nazionale la medicina di genere come approccio interdisciplinare tra le diverse aree mediche indispensabile per garantire l’appropriatezza delle cure;

b)    promuove l’insegnamento e la ricerca e garantisce adeguati livelli di formazione e di aggiornamento del personale medico-sanitario circa l’impatto delle differenze di genere sulle patologie cliniche e sulle relative cure che si manifestano nell’uomo e nella donna.

c)     favorisce l’informazione e l’educazione circa l’impatto delle differenze di genere sulle patologie cliniche che si manifestano nell’uomo e nella donna e sulle relative cure;

d)    istituisce l’Osservatorio Nazionale per la Medicina di Genere

e)     supporta la ricerca indirizzata alla medicina di genere

 

 

 

 

 

 

Art. 2

(Promozione e sostegno alla medicina di genere).

  1. Il Ministero della Salute, d’intesa con le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, inserisce tra gli obiettivi del piano sanitario nazionale nel triennio 2013-2015 la promozione e il sostegno alla medicina di genere quale approccio interdisciplinare tra le diverse aree mediche, al fine di delineare migliori criteri di erogazione delle prestazioni del servizio sanitario nazionale che tengano conto delle differenze di genere.
  2. Conseguentemente le Regioni adeguano il proprio Piano Sanitario Regionale, valorizzando lo specifico interesse per la medicina di genere.

Art. 3

(Promozione e sostegno alla ricerca in materia di medicina di genere).

  1. Il Ministero della Salute, nel supportare la ricerca finalizzata, finanzia annualmente progetti strategici sulla salute di genere e predispone anche strumenti di incentivazione fiscale per sostenere lo sviluppo della ricerca scientifica medica e farmacologica rivolta alla medicina di genere.
  2. Il Ministero della Salute, d’intesa con le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, promuove nel triennio 2013-2015 il potenziamento, omogeneo sul territorio nazionale, della ricerca medica, scientifica e farmacologica nell’ambito della medicina di genere, con il concorso degli enti vigilati dal Ministero della salute, come l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS) e gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), nonché di enti di ricerca, università e aziende sanitarie, al fine di tutelare realmente, come sancito dall’articolo 32 della Costituzione, la salute di tutti i cittadini, promuovendo così l’appropriatezza terapeutica e la personalizzazione delle terapie, con particolare riferimento alle variabili legate al genere;
  3. Il Ministero della Salute, in collaborazione con l’AIFA e con l’ISS, armonizzandosi con l’European Medicines Agency (EMA), predispone raccomandazioni affinché nelle fasi di sperimentazione clinica dei farmaci e dei medical device, venga evitata ogni discriminazione di genere.

 

Art. 4

(Insegnamento della medicina di genere; campagne e percorsi di formazione e aggiornamento del personale medico-sanitario in materia di medicina di genere).

  1. Le università degli studi, statali e non statali, nell’ambito della loro autonomia, possono inserire la medicina di genere nei corsi di laurea in medicina e chirurgia e nelle scuole di specializzazione di area medica al fine di favorire l’interdisciplinarietà nell’ottica di genere, anche attraverso corsi di perfezionamento, master e dottorati di ricerca dedicati.
  2. Il Ministero della Salute predispone iniziative di prevenzione sostenute da periodiche campagne informative rivolte ai cittadini al fine di favorire una corretta informazione con l’obiettivo di rafforzare e diffondere le conoscenze riguardanti le diversità di genere in medicina.
  3. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono promuovere all’interno delle aziende pubbliche che erogano prestazioni sanitarie e nella medicina accreditata e convenzionata campagne di informazione per la diffusione della medicina di genere rivolte al personale sanitario e dei pazienti. A tale fine, per una adeguata formazione  sanitaria, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano valutano l’esperienza maturata in materia in altri Stati membri dell’Unione Europea.
  4. L’AGENAS provvede a diramare specifiche Linee Guida che tengano conto delle differenze di genere.

 

 

 

 

Art. 5

(Istituzione dell’Osservatorio Nazionale per la Medicina di Genere)

  1. Senza maggiori oneri per la finanza pubblica, in collaborazione con l’Aifa, l’Agenas, l’ISS, il Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, è istituito presso il Ministero della Salute l’Osservatorio nazionale per la medicina di genere con il compito di raccogliere, coordinare e trasferire dati epidemiologici e clinici, al fine di assicurare il raggiungimento dell’equità nel diritto alla salute.
  2. L’Osservatorio predispone annualmente una relazione sintetica che viene trasmessa al Parlamento, che evidenzia l’evoluzione delle azioni a sostegno della medicina di genere nelle varie regioni.

 

Art. 6

(Entrata in vigore)

 Le disposizioni della presente legge entrano in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Alcool e donne in gravidanza: sensibilizzare per prevenire

Alcool e donne in gravidanza: sensibilizzare per prevenire

  • INIZIATIVE DI INFORMAZIONE E PREVENZIONE SUI RISCHI DEL CONSUMO DI ALCOOL PER LE DONNE IN GRAVIDANZA -> Norme per la prevenzione della fetopatia alcolica  (1395) (presentata il 18 luglio 2013, annunziata il 19 luglio 2013)

 

Onorevoli colleghi! – La presente proposta di legge intende disegnare un quadro legislativo esaustivo ed efficace per la prevenzione della fetopatia alcolica (FAS) e dei disturbi dello spettro alcolico fetale (FASD). Fin qui sottostimata, scarsamente diagnosticata e poco riconosciuta a livello accademico, nel nostro Paese, la sindrome feto alcolica (FAS) risulta tra le più gravi patologie legate all’assunzione di alcol in gravidanza.

Un’alta percentuale di donne durante la gravidanza consuma bevande alcoliche e tabacco mettendo a rischio la propria salute e quella del feto.

Questa abitudine trasgressiva, che in molti casi evolve in vera e propria dipendenza,  espone invece il nascituro al rischio di gravi e irreversibili malformazioni e disabilità.

Essa può infatti determinare dismorfismi facciali, ritardo nell’accrescimento e anomalie nello sviluppo del sistema nervoso, causa di grave ritardo mentale, alterazioni comportamentali e cognitive. Anche la gestante corre gravi rischi, esposta all’ aborto e al parto prematuro.

 

I pochi studi fin ora condotti hanno evidenziato l’esistenza e la gravità di un fenomeno troppo spesso sviluppatosi in maniera carsica, soffuso nel silenzio sociale e involontariamente sostenuto da uno scarso livello di prevenzione che questa proposta di legge intende invece innalzare.

Uno studio retrospettivo su 543 bambini di scuole primarie del Lazio, pubblicato dal gruppo del Professor Ceccanti del Policlinico Umberto I di Roma, rileva una prevalenza di FAS tra il 3,7 ed il 7,4 per 1000 nati vivi. Uno studio successivo su 976 bambini porta la prevalenza della FAS fino ad un 12,0 per 1000 nati vivi. Altri test, condotti attraverso biomarcatori di origine prenatale, hanno registrato un’esposizione prenatale all’alcol nel 7,9% di neonati a livello nazionale, con variazioni sensibili tra lo 0% di Verona e il 29,4% di Roma.

È dunque urgente sopperire alla carenza di informazioni sui rischi della FAS, avviando un piano di prevenzione completo con adeguate campagne di sensibilizzazione mirate non solo a tutte le donne in stato di gravidanza, ma anche a studenti, giovani coppie e alle donne esposte al rischio di abuso di alcol. L’iniziativa mira a favorire un cambiamento culturale e un approccio nuovo e più consapevole al consumo di alcol in gravidanza, non lasciando sola la donna nelle sue responsabilità, ma creando un ambiente esterno, che vada anche al di là del nucleo familiare, in grado di influenzare positivamente le abitudini della gestante e di conseguenza garantire la piena salute del feto.

Analogamente, per un’azione preventiva  e un eventuale trattamento appropriato,  va accresciuto il grado di attenzione e consapevolezza degli operatori sanitari verso la FAS e la FASD. Per questo, efficaci iniziative di comunicazione e formazione vanno declinate e promosse a livello professionale, soprattutto tra i medici di medicina generale, i ginecologi e tutto il personale che opera presso i Consultori.

 

Inoltre, per consentire un’azione di sensibilizzazione diretta, si propone una regolamentazione dell’etichettatura dei prodotti alcolici tale da informare i consumatori di alcool, in particolare i giovani, sulle conseguenze dannose per la salute del feto e delle gestanti.

A questi potenti strumenti di soft power va poi parallelamente affiancato un accesso facilitato ad accertamenti diagnostici predittivi, che costituiscono una spesa comunque sostenibile per il SSN, soprattutto se raffrontata al potenziale contenimento dei costi futuri che deriverebbero dalle malformazioni e disabilità attese a carico del  nascituro.

Per un’azione di prevenzione strategicamente orientata, la attuale proposta di legge tiene anche conto delle esperienze degli altri Paesi di Welfare europeo che hanno con successo affrontato il fenomeno della fetopatia alcolica. Sono dunque prese in considerazione le raccomandazioni della statunitense National Task Force on Fetal Alcohol Syndrome and Fetal Alcohol Effect e le azioni di merito di Polonia e Francia, illustrate in un rapporto dello scorso novembre dell’European Alcohol and Health Forum.

 

La presente proposta di legge consta pertanto di sei articoli. L’ art. 1 si riferisce all’oggetto e alla finalità della stessa proposta di legge. L’art. 2 dispone l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza (LEA) al fine di garantire adeguato controllo e prevenzione primaria e secondaria della FAS e della FASD, esentando dalla partecipazione al costo gli accertamenti diagnostici predittivi. L’art. 3 promuove l’azione del Ministero della Salute in campagne d’informazione rivolte a un vasto pubblico per sensibilizzare e favorire un cambiamento culturale sull’uso delle bevande alcoliche in gravidanza. Nell’art. 4 si introducono percorsi di formazione e di aggiornamento per il personale medico-sanitario al fine di innalzare l’attenzione di professionisti e ricercatori sulla fetopatia alcolica, consentendone l’intercettazione puntuale e precoce. L’art. 5 propone infine una nuova regolamentazione dell’etichettatura dei prodotti alcolici.

 

Proposta di legge

_

Art. 1

(Oggetto – Finalità)

1.    La presente legge reca norme finalizzate alla prevenzione della sindrome feto alcolica (FAS) e dei Disturbi dello spettro feto alcolico (FASD).

2.   In particolare essa:

a)   tutela il diritto alla salute delle gestanti e dei nascituri, proteggendo dai rischi legati al consumo e all’abuso di bevande alcoliche in gravidanza;

b)   favorisce l’accesso delle donne in gravidanza a trattamenti sanitari ed assistenziali adeguati agli obiettivi di prevenzione della FAS e della FASD.

c)   favorisce l’informazione e l’educazione sulle conseguenze derivanti dal consumo e dall’abuso di bevande alcoliche in gravidanza;

d)   promuove la ricerca e garantisce adeguati livelli di formazione e di aggiornamento del personale medico-sanitario sui rischi per la salute delle gestanti e dei nascituri derivanti dal consumo e dall’abuso di bevande alcoliche in gravidanza.

 

 

Art. 2

(Aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza con riferimento alle persone esposte alla sindrome feto alcolica e allo spettro dei disturbi feto alcolici).

 

1.    Nel rispetto degli equilibri programmati di finanza pubblica, con la procedura di cui all’articolo 6, comma 1, secondo periodo, del decreto-legge 18 settembre 2001, n. 347, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 novembre 2001, n. 405, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottare entro il 31 dicembre 2013, su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, si provvede all’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza ai sensi dell’articolo 1 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni per le donne in gravidanza al fine di assicurare il bisogno di salute del nascituro e della gestante, l’equità nell’accesso all’assistenza, la qualità delle cure e la loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze.

2.   Nel rispetto degli equilibri programmati di finanza pubblica, si provvede ad aggiornare il D.M. 10 settembre 1998 esentando dalla partecipazione al costo per le donne in gravidanza gli accertamenti diagnostici predittivi della sindrome feto alcolica e dello spettro dei disturbi feto alcolici.

 

Art. 3

(Campagne di informazione).

1.    Il Ministero della salute, d’intesa con le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, promuove nel triennio 2013-2016 la realizzazione di campagne istituzionali di comunicazione destinate a informare tutti i cittadini, e in particolare la popolazione femminile in età fertile, sui rischi derivanti dall’uso e dall’abuso di bevande alcoliche in gravidanza, anche attraverso il coinvolgimento e la collaborazione dei medici di medicina generale, dei ginecologi, del personale dei consultori, dei servizi sociali comunali, degli istituti scolastici di secondo grado, delle farmacie pubbliche e private, nonché dei pubblici esercizi deputati alla somministrazione di bevande alcoliche e delle organizzazioni private senza scopo di lucro impegnate nella tutela dei diritti in ambito sanitario ovvero operanti sul territorio per la prevenzione dei problemi alcol correlati.

2.   Le campagne di cui al comma 1 promuovono e diffondono nell’opinione pubblica la consapevolezza dei rischi derivanti dall’uso e dall’abuso di bevande alcoliche in gravidanza, al fine di promuovere la totale astensione dagli alcolici in gravidanza.

Art. 4

(Campagne e percorsi di formazione e aggiornamento del personale medico-sanitario).

1.    Il Ministero della salute, d’intesa con le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, promuove nel triennio 2013-2016 la realizzazione di campagne e percorsi di formazione e aggiornamento del personale destinate a informare il personale medico-sanitario sui rischi derivanti dall’uso e dall’abuso di bevande alcoliche in gravidanza.

2.   L’iniziativa di cui al comma 1 promuove e diffonde all’interno della comunità scientifica la necessità di un approfondimento sui rischi derivanti dall’uso e dall’abuso di bevande alcoliche in gravidanza, al fine di stimolare la ricerca sulle drammatiche, possibili conseguenze dell’abuso di alcol in gravidanza.

 

Art. 5

(Strumenti educativi)

1.    Per una diretta sensibilizzazione sui rischi derivanti dall’uso di alcol in gravidanza, le confezioni che contengono bevande alcoliche devono recare obbligatoriamente la seguente avvertenza:

“L’assunzione di alcolici in gravidanza espone il feto al rischio di gravi malformazioni e di ritardo mentale e la gestante all’aborto e al parto prematuro”

2.   Con decreto del Ministro delle attività produttive, da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge è predisposto il testo delle avvertenze e delle indicazioni di cui al presente articolo specificando in maniera analitica le modalità e le caratteristiche della loro apposizione.

3.   Le avvertenze e le indicazioni di cui al presente articolo sono apposte su tutti i prodotti comunque destinati al consumo nel territorio nazionale.

 

Art. 6

(Entrata in vigore)

1. Le disposizioni della presente legge entrano in vigore il giorno successivo a quello della loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.