Dopo le Regionali in Emilia e in Calabria: seggi vuoti a chi vota scheda bianca!

Nell’Italia in cui i referendum hanno bisogno della maggioranza assoluta degli elettori per essere validi, i consigli regionali di Emilia e Calabria sono stati votati da appena il 40% dei cittadini.

La protesta, la delusione, la rabbia contro gli attuali partiti politici si incanala nel rifiuto del voto. Ma il rifiuto del voto fa male alla democrazia e finisce col premiare proprio quella classe dirigente politica che si vorrebbe cambiare.

E allora? C’e’ un possibile strumento con cui dar senso alla legittima protesta: garantire nuovi strumenti di rappresentanza nelle istituzioni a quelli che vanno a votare  perche’ credono nella democrazia, ma scelgono di votare scheda bianca perche’ non credono in questi partiti politici.

Come fare? E’ semplice: i voti del “partito della scheda bianca” potrebbero essere tradotti in “seggi vuoti” , sottratti al totale dei seggi a disposizione dei partiti.

In altre parole, se nell’elezione di un consiglio la meta’ degli elettori votasse scheda bianca, alle liste verrebbero assegnati soltanto la meta’ dei seggi, mentre l’altra meta’ resterebbe vuota, riducendo così il numero complessivo degli eletti.

Sarebbe un modo per costringere i partiti a sforzarsi davvero di recuperare l’astensione, per sfuggire alle penalizzazioni che darebbero invece potere reale a chi intende contestare i partiti in modo deciso, ma democratico e costruttivo.

Boicottaggio delle elezioni europee: perché eleggere un europarlamentare siciliano?

Taglio del costo della benzina per i sardi, i fondi per l’alluvione e il collegio Sardegna per le europee: tre schiaffi alla Sardegna su tre battaglie dei Riformatori sardi. L’ultimo è arrivato con la decisione del governo di impugnare davanti alla Corte Costituzionale la norma sulle accise, inserita in Finanziaria e che è stata votata all’unanimità, dunque anche dal Pd, dal Consiglio regionale.

Oggi all’ordine del giorno è la situazione all’armante per l’autonomia della Sardegna. Soprattutto in considerazione dell’atteggiamento assunto da Pd e Forza Italia al Senato, che hanno bocciato l’emendamento alla legge elettorale per le elezioni europee, che avrebbe consentito di avere un collegio Sardegna separato dalla Sicilia. Il governo Renzi ha espresso parere contrario e Pd e Forza Italia con il Nuovo Centrodestra hanno votato contro la proposta di modifica: in sostanza alle Europee la Sardegna sarà insieme alla Sicilia e ancora una volta i voti dei sardi serviranno a eleggere parlamentari siciliani.

Non è tollerabile che i sardi paghino sempre dazio allo Stato e il governo non tenga in alcun conto le esigenze della Sardegna.

In questa situazione ai sardi non resta altro che l’obiezione di coscienza. Per i sardi, se non è concesso di esprimere un loro parlamentare, che senso ha votare per le europee? Per questo motivo proporremo agli Stati generali dei Riformatori che si terranno a breve di scegliere la strada della non partecipazione attiva alle elezioni per il Parlamento europeo.

L’asse Renzi-Berlusconi affossa la circoscrizione Sardegna

Renzi e Berlusconi, come i ladri di Pisa: di giorno fingono di litigare, ma i loro partiti sono d’accordo al Senato nell’affossare l’emendamento alla legge sulle elezioni europee, presentato da Mario Mauro, ex ministro della Difesa, che avrebbe consentito alla Sardegna di votare ed eleggere i propri rappresentanti al Parlamento europeo.

Chi voleva conoscere i nomi dei killer della rappresentanza sarda in Europa, è accontentato. Ci sono i nomi e anche i cognomi: la foto di gruppo è la solita: Partito Democratico e Forza Italia (con annesso Alfano) hanno votato contro i sardi e contro la Sardegna.

Il Partito Democratico e Forza Italia pensano ai loro interessi e ai loro equilibri interni, non certo ai sardi!
Cerchiamo di non avere vuoti di memoria il 25 maggio, quando si voterà per l’Europa: con quale coraggio PD e FI verranno a chiedere i voti di noi sardi?

Voto Erasmus e fuorisede, dal governo impegno chiaro

Voto Erasmus e fuorisede, dal governo impegno chiaro

Il nostro emendamento non è stato approvato, ma con parole molto chiare, ieri in Aula il ministro Boschi si è impegnato a nome del governo a trovare una soluzione per semplificare il voto dei cittadini che si trovano lontano dalla propria residenza e dei cittadini temporaneamente all’estero. Ci aspettiamo che al Senato il governo stesso presenti un emendamento in questa direzione, sostenuto con voto unanime da tutte le forze politiche.

Non possiamo votare come cento anni fa, la società cambia e le istituzioni devono saper dare risposte innovative e di buon senso. Sarà questa la volta buona?

Legge elettorale, ora voto a Erasmus e fuorisede con early vote

Legge elettorale, ora voto a Erasmus e fuorisede con early vote

Impensabile votare come 100 anni fa!

+++Aggiornamento 9 marzo+++

L. ELETTORALE: VARGIU-GALGANO (SC), SCRUTINIO SEGRETO SU VOTO ERASMUS E FUORISEDE

“Siamo disposti a tutto per vincere le resistenze della conservazione e la sfida del cambiamento. Chiederemo il voto segreto sull’emendamento alla legge elettorale che introduce anche in Italia la pratica dell’early vote: vogliamo semplificare il voto degli italiani, soprattutto dei tanti studenti e lavoratori fuorisede e degli studenti Erasmus” lo dichiarano Pierpaolo Vargiu e Adriana Galgano, deputati di Scelta Civica, firmatari dell’emendamento sottoscritto anche da trenta deputati di Sc, Pd, M5S e Per l’Italia.

“Sosterremo fino in fondo questa battaglia nonostante il parere contrario di governo e commissione. È una proposta di buon senso che porta grandi risparmi allo Stato attraverso l’abolizione delle agevolazioni sui viaggi per chi torna a casa a votare. Col voto segreto ci rimettiamo alla coscienza di ogni singolo collega, sganciandola da vincoli e tentacoli di partito: la società cambia, non possiamo votare come cento anni fa” concludono i deputati.

+++Aggiornamento 4 marzo+++

Il Movimento 5 Stelle cofirma e sostiene l’emendamento. Arrivano altre firme a sostegno dal PD. Ecco tutti i sottoscrittori: Vargiu, Capua, D’Agostino, Dambruoso, Galgano, Librandi, Matarrese, Molea, Vezzali, Albanella, Gasparini, Grassi, Manfredi, Fitzgerald Nissoli, Quintarelli, Rocchi, Taricco, Zanin, Monchiero, Rabino, Bruno Bossio, Toninelli, Dadone, D’Ambrosio, Fraccaro, Dieni, Lombardi, Nuti, Cozzolino

+++Aggiornamento 10 febbraio+++

Emendamento unico sottoscritto dai colleghi Capua, D’Agostino, Dambruoso, Galgano, Librandi, Matarrese, Molea, Vezzali (Sc), Albanella, Gasparini, Gozi, Grassi,
Manfredi, Rocchi, Taricco, Zanin (Pd) e di Per l’Italia, Quintarelli e Nissoli.

La nostra proposta su La Stampa

La Stampa 11/02
27 gennaio, proposta di legge presentata in forma di emendamenti alla legge elettorale

Early vote per tutti, nel 2014 non si può votare come 100 anni fa: votare dove si vuole, venti giorni prima del voto

Oltre alla riforma del sistema elettorale, siamo di fronte a un cambiamento epocale sul fronte delle procedure di voto. Scelta Civica ha presentato emendamenti alla legge elettorale per introdurre anche in Italia la pratica dell’early vote già a partire dalle prossime europee: ogni cittadino potrà votare venti giorni prima del giorno del voto presso la Prefettura della provincia in cui intende votare, senza essere costretto a tornare nel Comune di residenza.

 È tempo di vincere insieme a tutte le forze politiche la sfida dell’innovazione e della sburocratizzazione di un sistema di voto non all’altezza della società attuale. Non si può continuare a parlare di modernizzazione e avere un sistema di voto che andava bene 100 anni fa!  in Finlandia o in Svezia si può votare tre settimane prima del voto addirittura presso le biblioteche comunali o gli uffici postali e in Italia no? Anche nel nostro Paese gli elettori hanno il diritto di votare dove vogliono, segretezza e regolarità del voto restano comunque garantiti

 

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La riforma elettorale è una straordinaria occasione anche per liberalizzare il diritto di voto: studenti e lavoratori sul territorio nazionale e internazionale devono poter votare dove vogliono senza essere costretti a tornare nel comune in cui risiedono. E’ una battaglia di civiltà da vincere insieme a tutte le forze politiche per svecchiare un sistema di voto non al passo con le esigenze di una società che cambia.

Scelta Civica presenterà emendamenti alla riforma elettorale in tal senso sulla base di proposte di legge già depositate in entrambe le Camere: è tempo di dare ai cittadini strumenti innovativi per la partecipazione al voto già a partire dalle prossime elezioni europee. Anche così possiamo combattere l’astensione.

Gli emendamenti vanno in due direzioni: da un lato si apre al sistema dell’early vote su richiesta per i fuorisede all’interno dei confini italiani, come sostenuto piu’ volte in questi anni dal comitato Io Voto Fuorisede; dall’altro tramite semplice richiesta via web si consente il voto ai domiciliati temporaneamente all’estero.

LA PROPOSTA DI LEGGE

firmatari

VARGIU Pierpaolo; BALDUZZI Renato; CAPUA Ilaria; CATANIA Mario; CIMMINO Luciano; DAMBRUOSO Stefano; GALGANO Adriana; LIBRANDI Gianfranco; MATARRESE Salvatore; MAZZIOTTI DI CELSO Andrea; MOLEA Bruno; MONCHIERO Giovanni; RABINO Mariano; ROMANO Andrea; SOTTANELLI Giulio Cesare; TINAGLI Irene; VECCHIO Andrea; VEZZALI Maria Valentina; VITELLI Paolo; ZANETTI Enrico; FITZGERALD NISSOLI Fucsia; GIGLI Gian Luigi; SCHIRO’ Gea

RELAZIONE

Adeguare le procedure elettorali alle esigenze della modernità è una delle priorità che la politica non può tralasciare nel dibattito in corso sulla riforma elettorale, specie quando in gioco c’è il diritto di voto di milioni di cittadini italiani.

Capire il tempo in cui si vive è un dovere delle istituzioni rappresentative a cui tocca il compito di deritualizzare l’istituto elettorale rendendolo aperto e realmente fruibile in linea con una società ormai compiutamente flessibile e globalizzata.

La frequenza e la densità degli spostamenti interni e della mobilità internazionale costringono infatti a ripensare il requisito fisso della residenza come unico criterio per il reale esercizio del diritto di voto, sancito dalla nostra Costituzione all’art. 48.

Sono almeno 800mila i cosiddetti cittadini “fuorisede” all’interno del territorio italiano. Tra questi, secondo il MIUR ben 300mila sono studenti, mentre all’estero sono 20mila gli studenti Erasmus concretamente impossibilitati a esprimere il proprio voto. Le cifre fin qui riportate non tengono conto poi del gran numero di lavoratori e di altri studenti temporaneamente domiciliati all’estero e formalmente residenti in Italia.

A fronte di questi dati, negli ultimi anni, non solo a ridosso delle consultazioni elettorali, si è manifestato da più parti in forme diverse il bisogno di nuove norme per procedure di voto più agili e semplici, al passo coi tempi e nel pieno rispetto della doverosa segretezza.

Le diverse iniziative promosse in questa direzione non hanno fin qui portato a una reale riforma del sistema di voto: nell’ultima legislatura un testo dal contenuto simile si è fermato alla semplice assegnazione – con conseguente annuncio- alla I Commissione Affari Costituzionali del Senato.

La presente proposta di legge intende dunque dare nuovo impulso a una necessaria innovazione del procedimento elettorale vigente in modo da liberare in tutte le sue potenzialità il diritto di voto dei cittadini italiani sia in Italia che all’estero e costruire un modello di partecipazione elettorale più agevole.

Confermare procedure elettorali obsolete e rituali, ma facilmente innovabili negherebbe ai tanti fuorisede – e più in generale agli elettori che non si trovano all’interno della regione di residenza nei giorni del voto – la possibilità di esprimere il proprio voto e partecipare in piena democrazia alla formazione della “volontà generale”.

Inoltre, il cambiamento auspicato avrebbe come effetto la riduzione non solo di quell’astensione fisica ormai crescente, ma anche dei costi a carico dei cittadini costretti a spostarsi per esercitare il proprio diritto di voto. Tale beneficio, seppur lato, non è trascurabile dal momento che coinvolgerebbe prevalentemente gli elettori più giovani e provenienti dalle zone tendenzialmente più povere della popolazione.

Sarebbero le elezioni europee le prime consultazioni elettorali interessate dalla presente proposta di legge: una sfida non solo simbolica da vincere per un Paese più dinamico, che sappia correre su gambe leggere e veloci.

Il capo I della presente proposta di legge è dedicato agli elettori che non si trovano all’interno della regione di residenza nei giorni del voto e introduce la pratica dell’early vote, ormai consolidata in molti paesi europei, applicandola alle sole elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, alle consultazioni referendarie e alle elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia.

In poche parole, si apre la possibilità di votare, su richiesta, in un giorno tra il ventunesimo e il quattordicesimo precedente alla data della votazione ordinaria, affidando il processo alle Prefetture, organo territoriale del Governo.

Oggetto delle misure previste nel capo II sono invece i cittadini italiani domiciliati all’estero, anche temporaneamente, per motivi di lavoro o di studio. Nelle more di una più complessiva riforma del voto all’estero, si prevede che i cittadini italiani temporaneamente all’estero possano comunicare al Ministero degli affari esteri, in occasione della singola elezione, la loro presenza temporanea all’estero attraverso l’iscrizione al portale del Ministero degli esteri “Dove siamo nel mondo”.

Tali cittadini pur restando iscritti nelle liste elettorali del comune di residenza potranno esercitare all’estero il proprio diritto di voto.

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Art. 1.

1. La presente legge è volta a favorire l’esercizio del diritto di voto, conformemente ai princìpi di eguaglianza, libertà e segretezza.

CAPO I

Disposizioni per  l’esercizio del diritto di voto in luogo diverso da quello di residenza in territorio italiano

 

Art. 2.

1. Al testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 4, comma 2, e successive modificazioni, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «ovvero sulla scheda a riempimento per la procedura di voto anticipato»;

b) all’articolo 30, comma 1, e successive modificazioni, dopo il numero 10, è aggiunto, in fine, il seguente:

«10-bis) sei schede bianche a riempimento di cui all’articolo 31, comma 1-bis, e sei buste di cui alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 30-bis»;
c) dopo l’articolo 30 è inserito il seguente:
«Art. 30-bis. – 1. Ogni Prefettura – ufficio territoriale del Governo che abbia ricevuto richieste di voto anticipato, ai sensi degli articoli 41-bis e seguenti, provvede entro il ventiduesimo giorno che precede le votazioni a:
a) predisporre le cabine elettorali in un locale della Prefettura idoneo;

b) stampare in numero adeguato, in base alle richieste ricevute, le schede bianche a riempimento di cui all’articolo 31, comma 1-bis;
c) predisporre buste non trasparenti, di colore diverso in base alla votazione di Camera dei deputati, Senato della Repubblica, referendum popolare e Parlamento europeo, in numero pari alle schede bianche di cui alla lettera b) in cui inserire la scheda di voto di cui all’articolo 31, comma 1-bis;
d) predisporre dei moduli in numero pari alle schede bianche di cui alla lettera b) che attestino che il votante abbia espresso il voto presso l’ufficio della Prefettura, personalmente, in segretezza e libertà; tali moduli presenteranno un apposito spazio per l’apposizione delle firme del votante e del funzionario incaricato di ricevere la scheda votata;
e) predisporre delle buste in numero pari alle schede bianche di cui alla lettera b); tali buste presentano un apposito spazio per l’indicazione di nome, cognome, comune di residenza, sezione di pertinenza del votante ai sensi dell’articolo 36, primo comma, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223, nonché Prefettura competente per quella circoscrizione elettorale; tali buste sono corredate da appositi sigilli antimanomissione;
f) stampare un prospetto di tutte le liste di tutte le circoscrizioni d’Italia da mettere a disposizione del votante che abbia necessità di consultarlo»;

d) all’articolo 31, comma 1, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «ad eccezione delle schede per l’espressione del voto anticipato»;

e) all’articolo 31, dopo il comma 1, è inserito il seguente:

«1-bis. – Le schede per l’espressione del voto anticipato ai sensi degli articoli 30-bis, 41-quater, 41-quinquies, 41-sexies, 45, 45-bis, 48, 67, 68 e 70 sono bianche a riempimento e presentano:
a) riportata la dicitura “scheda per il voto anticipato“;

b) due spazi bianchi per l’apposizione del nome della lista, del numero progressivo e del nome del candidato;
c) tre linee orizzontali per l’espressione del voto di preferenza, ove ciò sia consentito»;

f) alla rubrica del titolo IV sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «ordinaria e della votazione anticipata»;

Art. 3.

1. Dopo l’articolo 41 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, sono inseriti i seguenti articoli:

«Art. 41-bis. – 1. Gli elettori possono esercitare il diritto elettorale attivo in data anteriore a quella stabilita per le elezioni senza oneri di giustificazione della scelta, nei modi e nei termini stabiliti agli articoli seguenti.

2. La procedura di voto anticipato di cui al comma 1 si applica alle sole elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica; alle consultazioni referendarie; alle elezioni dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia.

Art. 41-ter – 1. L’elettore che intenda esercitare il voto anticipato, dopo l’indizione del decreto di convocazione dei comizi elettorali ai sensi dell’articolo 1 ed entro il trentesimo giorno prima della data delle votazioni, invia una richiesta alla Prefettura – ufficio territoriale del Governo competente della provincia in cui intende votare, purché non si trovi all’interno della regione di residenza dell’elettore, con raccomandata con ricevuta di ritorno, compilando l’apposito modulo, disponibile sul sito del Ministero dell’interno e presso gli uffici di Poste italiane Spa.
Art. 41-quater – 1. Tra il ventunesimo e il quattordicesimo giorno prima della data della votazione ordinaria, l’elettore che ne abbia fatto richiesta si reca alla Prefettura presso cui ha richiesto di poter votare:
a) riceve la scheda di voto e la busta di cui alle lettere b) c) del comma 1 dell’articolo 30-bis;

b) entra nella cabina elettorale predisposta ed esprime il suo voto, scrivendo in stampatello il nome della lista prescelta, o il numero progressivo della stessa e, ove consentito, quello del candidato prescelto; quindi inserisce la scheda votata dentro la predetta busta;
c) consegna la busta contenente il voto al funzionario preposto a tale ufficio dal quale riceve il modulo di accompagnamento di cui alla lettera d) del comma 1 dell’articolo 30-bis, lo compila e lo sottoscrive;
d) il funzionario provvede alla controfirma e all’apposizione del timbro sulla busta e sul modulo di accompagnamento;
e) il funzionario inserisce la busta ed il modulo di accompagnamento di cui alla lettera d) del presente comma nella ulteriore busta di cui alla lettera e) del comma 1 dell’articolo 30-bis e compila quest’ultima con nome, cognome, comune e sezione di appartenenza del votante e Prefettura competente per quel comune, riferendosi per tale dato all’apposito elenco distribuito dal Ministero dell’interno, affisso nella stanza di voto e liberamente consultabile dal votante; quindi provvede all’apposizione del sigillo antimanomissione sulla ulteriore busta di cui alla citata lettera e), la sottopone al votante per la sottoscrizione, provvede all’apposizione del timbro e la controfirma a sua volta.

Art. 41-quinquies – 1. Scaduti i termini per l’espressione del voto anticipato, ogni Prefettura presso cui si siano svolte operazioni di voto anticipato, entro il dodicesimo giorno che precede la data delle votazioni ordinarie, provvede a raggruppare per Prefettura di destinazione le singole buste di cui alla lettera d) del comma 1 dell’articolo 41-quater, ad inserirle in appositi plichi e inviarle alla Prefetture di destinazione con spedizione raccomandata allegando a ciascun plico un verbale di rendiconto sul numero delle buste per l’espressione del voto anticipato in esso contenute.
Art. 41-sexies – 1. Ogni Prefettura, ricevuti i plichi di cui all’articolo 41-quinquies apre e assegna per Ufficio di sezione di destinazione le buste di cui alla lettera d) del comma 1 dell’articolo 41-quater. Provvede ad inserirle in una busta recante la dicitura «Voto anticipato» ed ad accorparle al materiale di ogni sezione che invia ai sindaci entro il terzo giorno che precede la votazione ordinaria.

2. Qualora dei plichi contenenti schede votate anticipatamente arrivino in Prefettura dopo il termine di cui al comma 1, si procede alla distruzione delle stesse senza aprire in alcuna maniera il contenuto delle buste, mentre il verbale allegato al plico è inviato all’Ufficio circoscrizionale al fine di rilevamento di dati statistici sui voti anticipati non andati a buon fine in ottica di miglioramento delle procedure di voto anticipato».

Art. 4.

1. Al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 45 è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«Soltanto nel caso in cui nella sezione sia stato recapitato un plico contente una sola scheda di voto anticipato di cui all’articolo 41-quinquies, schede in numero pari a quello degli scrutatori, del Presidente di sezione e del segretario del seggio non verranno siglate né timbrate»;
b) dopo l’articolo 45 è inserito il seguente:
«Art. 45-bis – 1. Prima del rinvio di ogni ulteriore operazione elettorale, di cui all’articolo 45, ottavo comma, il Presidente dell’Ufficio elettorale di sezione:
a) apre, se presente, il plico della Prefettura contente le schede votate anticipatamente;

b) verifica se il votante le cui generalità sono riportate sulla busta esterna è presente sui registri elettorali;
c) apre ogni busta esterna e verifica la consistenza e correttezza del modulo di accompagnamento;
d) segna nel registro elettorale, nell’apposita casella, menzione dei votanti che hanno espresso il loro voto in via anticipata;
e) ripone le buste contenenti le schede votate nell’urna in modo che vengano scrutinate con le altre, ad operazioni di votazione concluse.

2. Se qualcuna delle verifiche di cui al presente articolo non dà esito positivo o se sono presenti più schede di voto anticipato da parte di uno stesso votante, il Presidente di seggio annulla la scheda e non pone menzione sul registro, sicché qualora il votante si presenti al seggio può esprimere nuovamente il proprio voto».

Art. 5.

1. Al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 48, dopo il primo comma è inserito il seguente:
«Nel caso in cui al seggio sia stata recapitata una sola scheda di voto anticipato, il Presidente, gli scrutatori e il segretario del seggio devono esprimere il proprio voto presso il seggio stesso tramite la scheda a riempimento e la busta di cui all’articolo 30, comma 1, numero 10-bis»;
b) all’articolo 55, primo comma, le parole: «né, qualora votino in Italia, inviare il voto per iscritto» sono soppresse;

c) all’articolo 67, primo comma, numero 3), dopo le parole: «o la firma dello scrutatore», sono inserite le seguenti: «, ad eccezione delle schede a riempimento per il voto anticipato di cui agli articoli 30-bis e  31,»;
d) all’articolo 68, dopo il comma 3-bis, è inserito il seguente:

«3-ter. Il Presidente di seggio provvede a timbrare e firmare ogni scheda per l’espressione del voto anticipato scrutinata»;
e) all’articolo 70, primo comma, le parole: «Salve le disposizioni di cui agli articoli 58, 59, 61 e 62» sono sostituite dalle seguenti: «Salve le disposizioni di cui agli articoli 30-bis, 41-quater, 58, 59 e 62»;

f) all’articolo 70, secondo comma, le parole: «che non siano quelle prescritte dall’art. 31» sono sostituite dalle seguenti: «che non siano quelle prescritte dagli articoli 30-bis e 31».

 

CAPO II

Disposizioni per  l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani temporaneamente domiciliati all’estero

 

Art. 6

1. All’articolo 1 della legge 27 dicembre 2001 n. 459, apportare le seguenti modifiche:

al comma 1 dopo le parole: “di cui all’articolo 5, comma 1” aggiungere le seguenti: “nonché i cittadini italiani temporaneamente domiciliati all’estero almeno da trenta giorni al momento dell’indizione delle votazioni, iscritti nell’elenco speciale di cui all’articolo 3 della presente legge, a condizione che il domicilio all’estero disti almeno 300 km dal comune di residenza e che si protragga per almeno tre mesi successivi all’indizione delle votazioni”.

2. Possono esercitare il diritto di cui al comma 1, i cittadini italiani domiciliati all’estero, anche temporaneamente, per motivi di lavoro o di studio.

Art. 7

1. Dopo l’articolo 4 della legge 27 dicembre 2001, n.459, aggiungere il seguente:

“4-bis. – I cittadini italiani di cui all’articolo 1, iscritti nelle liste elettorali di uno dei Comuni della Repubblica manterranno tale iscrizione. In occasione di ogni consultazione elettorale ciascun elettore di cui all’articolo 1 può esercitare il diritto di voto nella circoscrizione estero dandone comunicazione, attraverso comunicazione scritta o attraverso posta certificata, al Comune italiano di residenza entro il decimo giorno successivo all’indizione delle votazioni.

2. I comuni sono tenuti a comunicare, senza ritardo, al Ministero dell’interno i nominativi degli elettori che hanno dato comunicazione di cui al comma 1. Almeno dieci giorni prima della data a decorrere dalla quale hanno inizio le votazioni nella circoscrizione estero, il Ministero dell’Interno comunica i nominativi degli elettori al Ministero degli Esteri al fine della trasmissione degli stessi agli uffici diplomatici e consolari di domicilio degli elettori, che provvederanno ad inserire gli stessi negli elenchi speciali del registro di cui all’articolo 3 comma 1”.

Art. 8.

1. Ciascun ufficio diplomatico e consolare provvede a realizzare un registro costantemente aggiornato dei “cittadini italiani temporaneamente domiciliati all’estero” utilizzando le dichiarazioni di cui al comma 2.

In occasione di ogni consultazione elettorale, l’ufficio diplomatico provvede a realizzare un elenco speciale recante i nominativi dei cittadini, tra quelli già inseriti nel registro, che hanno espresso volontà di esercitare il diritto di voto nella circoscrizione estero con la comunicazione di cui all’articolo 7 della presente legge.

2. I cittadini italiani temporaneamente all’estero possono comunicare al Ministero degli affari esteri la loro presenza temporanea all’estero attraverso l’iscrizione al portale del Ministero degli esteri “Dove siamo nel mondo”, indicando il nome ed il cognome, il luogo e la data di nascita, il sesso, l’indirizzo del domicilio, la data di ingresso nel Paese di domicilio e l’indicazione del periodo di permanenza presso il domicilio, l’indirizzo di residenza, il comune di registrazione nelle liste elettorali, ove possibile i recapiti telefonici, telematici e telefax all’estero.

Fermo restando il carattere opzionale della comunicazione di cui al presente comma, questi è da considerarsi obbligatoria in caso di volontà del cittadino di esercitare il diritto di voto nella circoscrizione estero, in tal caso l’iscrizione al portale deve avvenire inderogabilmente entro il decimo giorno successivo all’indizione delle votazioni.

Il nominativo viene automaticamente cancellato dal registro al termine del periodo di permanenza.

3. All’articolo 5 della legge della legge 27 dicembre 2001, n. 459, apportare le seguenti modifiche:

a) al comma 2 aggiungere il seguente periodo: “I cittadini che – sebbene risultano iscritti al registro di cui al comma 1 del presente articolo – non hanno fatto pervenire la dichiarazione nei termini e con le modalità previsti dall’articolo 2 della presente legge restano iscritti nelle liste della sezione del comune di residenza e ivi esercitano il proprio diritto di voto.

b) dopo il comma 2 aggiungere il seguente:

3) Ai fini della determinazione delle liste elettorali di cui al comma 1, si terra altresì conto dei dati dell’elenco speciale di cui al comma 1 del presente articolo”.

Art. 9

1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge si provvede a carico del “Fondo da ripartire per fronteggiare le spese derivanti dalle elezioni politiche, amministrative, del Parlamento europeo e dall’attuazione del referendum”, iscritto nell’ambito dell’unità previsionale di base 7.1.3.2 “Spese elettorali” dello stato di previsione del Ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica”

Lettera aperta di consigli (non richiesti) al Presidente Pigliaru

Caro Presidente,
Sono un sardo che non ha votato per lei. Conseguentemente, secondo gli schemi della politica sono un suo avversario, dunque per definizione “non abilitato” a darle consigli.

Pur non avendola votata, la considero però il mio Presidente, il Presidente della Sardegna e di tutti i sardi. Per cui, non solo mi sento “abilitato” a darle suggerimenti, ma addirittura mi sento in dovere di farlo: io spero che lei governi e che governi bene.

Il suo fallimento non sarebbe una vittoria di chi non l’ha votata, ma un disastro per la Sardegna e per i sardi.

Cerco di venire al dunque: lei è chiamato a fare cose straordinarie, quasi da Nembo Kid, in uno dei più drammatici momenti economici e sociali della Sardegna.

Dopo 70 anni, sta crollando il sistema assistenzialistico- burocratico-clientelare che è stato il “modello di sviluppo” (forse sarebbe meglio dire di “sottosviluppo”) della nostra Isola.

Non crolla per scelta di noi sardi, né perché viene sostituito da un modello diverso.
Crolla perché, nella recessione economica italiana, è finito il fiume di soldi dell’assistenza statale.
Non è una cosa da poco: è invece la rivoluzione dei sistemi e dei metodi a cui siamo abituati. Chiunque governi, ha l’obbligo (e l’urgenza) di semplificare leggi, norme, regolamenti, di far dimagrire la burocrazia, di cambiare le teste e la mentalità di tutti i sardi.
E’ necessario un vero e proprio tsunami che travolga la formidabile trincea trasversale della conservazione sarda.
Lei lo sa. La aspetta una sfida entusiasmante, ma difficilissima.

Non l’aiuta il risultato elettorale: a spanne, lei è stato votato dal venti per cento del corpo elettorale. Il cinquanta per cento non è andato a votare, il restante trenta per cento non ha scelto lei.

Non l’aiutano le divisioni del suo partito, a cui lei non è organico, che l’ha scelta con un cambio in corsa che ha lasciato sul campo morti, feriti e i soliti, interminabili rancori di tutte le faide sarde.

Non l’aiuta una legge elettorale sarda incomprensibile, che lascia fuori dal Consiglio i partiti veri e consegna la sua maggioranza ad 11 diversi partiti e partitini, la cui litigiosità è facilmente prevedibile.
Devo dire che non l’aiuta neppure l’omogeneità del governo regionale con quello nazionale, condizione che preclude alla sua Giunta l’esercizio di quel tipico sport sardo che prevede l’attribuzione a “Roma, governo ladro” di tutte le disgrazie della Sardegna.
Insomma, è più facile farle i complimenti per la vittoria, che invidiarla per il compito che l’aspetta.
E non è facile neppure darle consigli: io ci voglio provare, lei ne faccia l’uso che crede. Nel fare le sue scelte, abbia solo una stella polare: la Sardegna.

La rivoluzione di cui c’è urgenza, ha necessità degli uomini e delle donne migliori: vada a pescarli dove si trovano e li giudichi per omogeneità di progetto, non per schieramento politico.

In Sardegna, la merce “innovazione” è minoritaria dappertutto.

I valori della capacità, del merito, della competizione, della ricerca delle opportunità che possono indicarci una strada sostenibile per lo sviluppo e fornirci le risorse per un Welfare al fianco dei più deboli non sono ubiquitari nella classe dirigente, né dentro i partiti, né dentro la società civile.

Eppure sono gli unici valori che possono far ripartire gli ascensori sociali e creare l’indispensabile dinamismo in una società sarda paludosa, statica e ripiegata su se stessa.

Presidente, convinca i partiti (troppi!) che la sostengono che questa è la strada maestra, anzi che è l’unica strada possibile di salvezza.
E tiri dritto per quella strada sin dall’inizio, senza estenuarsi in mediazioni fine a se stesse, per le quali il tempo è ormai scaduto.

Non finisca ostaggio della conservazione, che farebbe morire di asfissia lei e tutta la Sardegna.

La situazione è terribile, la sua posizione di contesto è apparentemente debole.
Usi il coraggio e abbia il gusto per la sfida e per l’innovazione.

Raccolga intorno a lei i sardi di buona volontà, quelli che hanno capito che non c’è più bottino da dividere, ma soltanto spoglie, quelli che non si rassegnano a fare i guardiani del cimitero.
Se fallisce lei, chi non l’ha votata non può fare festa.
La partita che lei gioca potrebbe essere senza rivincita……

Regionali, auguri a Pigliaru. Lui e la Sardegna ne hanno bisogno

Amareggiati per la sconfitta, ma siamo il partito sardo più forte e radicato.

Continueremo le nostre battaglie per riformare la Sardegna. Non molleremo su nulla: dalla cancellazione delle Province al taglio delle costo della benzina, dalla riforma della sanità a quella della pubblica amministrazione e la lotta alla burocrazia.

 

Sardegna, tagliamo le province e Abbanoa vada ai Comuni

Il Pd è il partito della conservazione, anche in tema di Province e non potra’ mai vincere in una Sardegna che ha bisogno di innovazione!

No alle accise, conferenza stampa con Cappellacci

Il tempo dell’assistenzialismo e della burocrazia pervasiva è finito! I sardi devono dimostrare merito e competenze e abituarsi all’idea che si compete, senza lasciare nessuno indietro.

Oggi Cappellacci ha preso l’impegno di portare avanti la battaglia per il taglio delle tasse sulla benzina sin dal 17 febbraio. Parliamo di una cifra pari a 1 miliardo di euro, una somma straordinaria da destinare allo sviluppo della Sardegna.

La partita non è ancora affatto vinta! Abbiamo chiesto e ottenuto un incontro con i massimi dirigenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Abbiamo spiegato loro la specificità della legge della nostra Regione.

Abbiamo chiesto anche l’aiuto di tutti i parlamentari sardi. Dal 17 febbraio servirà l’unità di tutti i sardi, il taglio delle accise è stato votato all’unanimità!

LA CONFERENZA STAMPA INTEGRALE