Gioco d’azzardo, in Sardegna manca legge regionale. Sassari quarta città in Italia per consumo

Approvata mozione alla Camera. “In Sardegna almeno 70 agenzie irregolari, 15 grandi comuni con troppe sale giochi”
Ben 13 regioni italiane sono intervenute con una legge per regolare le attività di gioco d’azzardo nel proprio territorio. La Sardegna non è tra queste, nonostante dati inquietanti rivelino l’esistenza di un vero e proprio allarme sociale.

I dati sull’offerta del gioco di azzardo in Sardegna segnalano concentrazioni di sale giochi anomale nelle province di Olbia Tempio (4,6 per mille adolescenti, ad Arzachena 7,28 per mille, La Maddalena 9,28 per mille) e Sassari (3,8 per mille adolescenti, con punta di 5,48 nel capoluogo, quarto comune in Italia per consumo di gioco d’azzardo). Parliamo di cifre doppie rispetto alla media nazionale (2,1 per mille).

In totale, secondo alcuni studi, sono ben 15 i comuni, tutti di grande dimensione, in cui si registra un numero di sale giochi superiore rispetto a quello atteso.

Secondo i dati della Confindustria, infine, in Sardegna opererebbero circa 250 agenzie di scommesse, ma anche una settantina di agenzie irregolari, che sfuggono a qualsiasi controllo.

È dunque importante potenziare anche l’attività delle Regioni per sottrarre il gioco d’azzardo al controllo della malavita organizzata e intensificare le attività di cura sanitaria degli ottocentomila italiani affetti da gioco d’azzardo patologico.

#socialbombing, la risposta ai sostenitori della campagna #noazzardo

Ogni giorno, le interactions del mio account Twitter sono sollecitate sul tema del gioco d’azzardo. Apprezzo lo strumento: racconta di un metodo nuovo ed efficace per interloquire direttamente con i propri rappresentanti, una nuova forma di partecipazione che coinvolge non solo i cosiddetti “indivanados”.

Vado dritto al punto rispondendovi con un tweet: “#socialbombing #noazzardo #combattiamoladipendenza #noalgiococlandestino”. E proseguo oltre i 140 caratteri.

Non credo negli approcci meramente repressivi e penso che il “gioco di Stato” debba servire a combattere la piaga del gioco clandestino, non certo a creare nuove patologie ossessive, che poi lo stesso Stato è costretto a curare a proprie spese. Il gioco deve restare tale. Lo Stato non può e non deve pensare di arricchirsi attraverso la disperazione della gente.

Un regime sempre più vincolista e poliziesco è un favore alle “botteghe del gioco clandestino”. Con questo spirito ci stiamo muovendo in Commissione lavorando su una legge contro il gioco d’azzardo patologico. Con questo spirito si sta muovendo anche il governo che ha ricevuto dal Parlamento la delega a riformare le leggi che regolano la pubblicità del gioco d’azzardo e il regime fiscale del gioco.

Insieme a tanti altri, sto dalla parte di chi si batte contro le dipendenze, contro il gioco irresponsabile, contro gli abusi, contro il gioco clandestino.

Grazie,

Pierpaolo Vargiu

Gioco d’azzardo e ludopatia – L’intervista a Gioco News

Scarica l’intervista integrale qui!

Il settore del gioco pubblico è all’attenzione della politica, sia attraverso una riforma contenuta nella Delega Fiscale sia in quella prevista nel ddl Gioco Patologico in discussione in Commissione Affari Sociali della Camera. Come si conciliano queste due strade?

Ogni intervento su un settore come il gioco pubblico deve tenere in considerazione sia l’impatto economico che quello sociale: Parliamo di un settore che negli ultimi dieci anni ha registrato una notevole crescita sia nei volumi di giocato che in termini occupazionali. Al contempo però è cresciuto anche il numero dei potenziali dipendenti dal gioco (circa 1 milione), che fa emergere così una nuova domanda di salute da soddisfare con nuove spese a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Sia la Delega Fiscale che il ddl in discussione in Commissione intendono aggredire il gioco patologico che genera dipendenza e puntano a fornire tutti gli strumenti per la cura e la riabilitazione dei soggetti affetti da GAP. Siamo di fronte a un vuoto che va riempito con un forte ruolo del Parlamento: la delega al governo, approvata senza voti contrari, è molto chiara e dettagliata in questo senso, altrettanto sarà il testo unificato che uscirà a breve dalla Commissione.

Quali sono a suo avviso le riforme che occorrono al settore del gioco, anche alla luce del calo erariale e dell’allarme gioco patologico?

Il gioco deve restare tale. Lo Stato non può e non deve pensare di arricchirsi attraverso la disperazione della gente. Il “gioco di Stato” serve a combattere la piaga del gioco clandestino, non a creare nuove patologie ossessive, che poi lo stesso Stato deve curare a proprie spese.

Ai nemici del “gioco di Stato”, che propongono regimi sempre più vincolisti e repressivi, ricordo che le “botteghe del gioco clandestino” confidano negli effetti perversi della loro attività.

Tra gli emendamenti votati e passati c’è quello che vieta per 5 anni l’ingresso di nuove offerte di gioco e nuove concessioni. Non si rischia di ingessare il settore?

I dettagli tecnici delle norme sono sempre migliorabili, il loro percorso parlamentare lo consente. Personalmente, sono attento allo spirito complessivo del provvedimento che va nella giusta direzione.

L’inserimento del Gap nei Lea, a suo avviso, come dovrebbe essere finanziato?

Non ho pregiudizi in merito. Credo che sia possibile finanziarlo in parte o in toto con i proventi dei giochi, seguendo il principio che “paga chi ha concorso a produrre il danno”. Ma tengo anche conto che tutti i LEA sono finanziati attraverso il ricorso alla fiscalità generale.

Cosa si aspetta dal Ministero della Salute in tal senso?

Che abbia ben chiaro che bisogna fare in fretta e si comporti di conseguenza per tutto ciò che dipende dal Ministero della Salute.

Secondo lei il sistema concessorio su cui si basa il gioco italiano in che modo dovrebbe essere migliorato?

Il sistema concessorio ha fatto numerosi passi in avanti negli ultimi anni anche su impulso comunitario, diventando più aperto e trasparente. Il settore dei giochi è però in continua evoluzione e quindi il quadro regolatorio va continuamente aggiornato: serve dunque un sistema più dinamico, ma AAMS ha fin qui garantito un gioco pulito e sicuro, che è poi la vera ragion d’essere della concessione. Ora bisogna agire più in profondità sul concetto di gioco responsabile.

L’inserimento della tessera sanitaria per l’utilizzo delle slot machine è uno strumento valido per la prevenzione del gioco minorile?

L’accertamento dell’identità del giocatore è uno strumento indispensabile per la prevenzione di distorsioni comportamentali minorili e rappresenta un primo deterrente. La lotta severa al gioco illegale, specialmente quello online, farà il resto: non dimentichiamo che la fruizione del gioco ormai è sempre più sganciata dalla singola sala. Il rischio corre più veloce in rete.

Gli ultimi dati della Guardia di finanza hanno evidenziato un ritorno del gioco illegale abbastanza preponderante. Non crede sia dovuto anche alle politiche restrittive a livello territoriale del gioco lecito?

Sarebbe esattamente il contrario del nostro obiettivo. Niente furori ideologici contro il gioco gestito dallo Stato se non vogliamo che sia gestito dalla criminalità organizzata, con danni sociali e individuali ben peggiori. Obiettivo di ogni politica regolatoria è sottrarre il giocatore al rischio della dipendenza, senza alcun paternalismo di Stato.

In che tempi pensa che il ddl gioco patologico arriverà in aula alla Camera?

Le previsioni dei politici rischiano sempre di essere smentite dai fatti, contribuendo a screditarla tra la gente normale. Per questo, preferisco che la mia commissione parli portando la legge in aula piuttosto che dandone l’annuncio. Il testo è quasi pronto, l’impianto della legge è condiviso.

Ddl ludopatie e gioco d’azzardo, impianto della legge condiviso. Al lavoro su alcuni dettagli, testo al più presto in aula

Con questo disegno di legge vogliamo intervenire su un argomento estremamente controverso: da un lato l’esigenza di sottrarre alla delinquenza li gioco d’azzardo che viene esercitato attraverso canali non legali; dall’altro il problema di evitare che, a causa del gioco patologico compulsivo, si creino dei casi sanitari che gravano sul sistema sanitario nazionale.

Ogni forza politica ha presentato una propria proposta di legge. La commissione ha lavorato per un accordo che è stato trovato lo scorso dicembre e in questo momento siamo pronti a discutere gli emendamenti che modificano in parte il testo.

In realtà l’impianto della legge è condiviso e le riflessioni di approfondimento si aprono su alcuni temi di carattere tecnico, come l’eventuale tessera che prevede il limite di giocate deciso dal giocatore stesso o la distanza interposta tra gli esercizi.

Per i tempi ci vorrà poco, sebbene il lavoro del Parlamento sia molto convulso in questi giorni. Vorremmo che anche il governo partecipasse ai lavori della Commissione e la volontà è quella di accelerare il più possibile per andare quanto prima in aula.

Bisogna distinguere poi il gioco d’azzardo patologico dalla semplice ripetitività del gioco che non raggiunge la patologia. Ma va prevenuta ed è previsto fin da oggi che eventuali comportamenti patologici siano trattati nell’ambito delle patologie autorizzate dal sistema sanitario nazionale.