Ricerca e tecnologia sono strategiche per la Sardegna: no all’accorpamento dell’Osservatorio Astronomico di Cagliari

In maniera unilaterale e senza alcuna concertazione, l’Istituto Nazionale di Astrofisica vuole accorpare l’Osservatorio Astronomico di Cagliari e l’Istituto di Radioastronomia di Bologna, costituendo così l’Osservatorio di Radio Astronomia. Una decisione inaccettabile che mortifica la ricerca sarda e il polo tecnologico di Cagliari. Per questo chiediamo l’intervento del MIUR, a cui abbiamo rivolto un’interrogazione (leggila qui).

Non possiamo far sparire nel nulla gli sforzi fatti negli anni dalle istituzioni sarde e la concreta speranza che gli investimenti in tecnologia e ricerca possano essere strategici per il futuro economico dell’isola. La Regione ha speso quasi 6 milioni di euro per costruire il Sardinia Radio Telescope, un radiotelescopio operativo dal 2013, il più avanzato in tutta Italia, un vero gioiello del Distretto Aero Spaziale della Sardegna.

Con consistenti impegni di spesa sono stati promossi progetti scientifici, finanziati percorsi di formazione. L’Istituto Nazionale di Astrofisica deve aprire il dialogo con l’Osservatorio Astronomico di Cagliari, guardando in faccia le eccellenze che ci lavorano e i traguardi raggiunti.

Riportiamo in Sardegna il Giro d’Italia!

Da otto anni il Giro d’Italia non passa dalla Sardegna. Dal 2008 in poi il tracciato della competizione ciclistica che tutta Italia ama ha legittimamente attraversato i confini nazionali andando in Danimarca, Olanda, Austria, ma non ha toccato la nostra isola.

Scriverò al Presidente della Regione Pigliaru e al Presidente dell’ANCI Sardegna Piersandro Scano perché si attivino concretamente per riportare il Giro sull’isola: è un evento sportivo e culturale che appartiene anche ai sardi che tutti insieme da domani tiferanno uniti per Fabio Aru.

Oggi abbiamo presentato il progetto “Il Giro d’Italia anche in Sardegna” presso la sede regionale del Coni con il Presidente del CONI Sardegna, Gianfranco Fara, e il Presidente Regionale della FederCiclismo, Salvatore Meloni..

Sappiamo che troppo spesso le richieste per ospitare il Giro sono avanzate da privati e non dalle amministrazioni locali. La Sardegna esca dall’angolo e dimostri di saper promuovere un’iniziativa ad alto impatto economico attraverso una solida e concreta collaborazione tra istituzioni.

Il Giro d’Italia rappresenta un’importante occasione di promozione turistico-culturale internazionale, un’opportunità di crescita economica con ricadute positive su un’adeguata infrastruttura stradale.

Dopo aver consultato diversi esperti del settore, i Riformatori hanno poi messo in campo un vero e proprio tragitto che percorre in tre tappe la Sardegna, da Quartu a Olbia. Si comincia con una cronometro a squadre di circa 25 km, un circuito cittadino che parte da Quartu e arriva a Cagliari nella centrale via Roma attraversando il Poetto, viale Regina Elena, viale San Vincenzo e l’università.

La seconda tappa, invece, prende simbolicamente il via dalla zona industriale di Sarroch e si distende per 214,5 km fino a Cabras, patria dei Giganti di Mont’e Prama, percorrendo la SS 195 Sulcitana e la SS 126 e passando per almeno 20 comuni tra cui Pula, Teulada, Carbonia, Iglesias, Fluminimaggiore, Guspini, Terralba e Oristano.

Infine, saranno il sassarese e la Gallura il palcoscenico della terza e ultima tappa sarda (164 km) con partenza da Sassari e arrivo finale a Olbia. Il percorso coinvolgerà la SS 200, la SP 90 e la SS 125 e oltre 25 comuni tra cui Sorso, Badesi, Santa Teresa Gallura, Palau e Arzachena.

Eventi ciclistici paralleli al Giro, secondo il progetto, si terranno ad Alghero e Nuoro con bike night che coinvolgeranno ciclisti e cicloamatori sardi in vere e proprie pedalate notturne che riaccenderanno le città con la formula della “notte bianca”. Saranno valorizzati e potenziati i percorsi cicloturistici presenti nell’isola e saranno promossi eventi per la sensibilizzazione dell’uso della bicicletta come mezzo di trasporto per una mobilità ecosostenibile.

Abbiamo pensato a un percorso che potesse mettere in vetrina le eccellenze sarde come i Giganti e le nostre coste, valorizzando anche i nostri aeroporti. Quest’anno sono più di 160 i Paesi del mondo collegati con questa storica manifestazione. In Veneto, inoltre, si calcola che le tre tappe che toccheranno il Vicentino in questa edizione del Giro porteranno un indotto tra i 2,5 e i 3 milioni di euro. I sardi sapranno fare di meglio.

Si parla tanto di continuità territoriale in Sardegna, una situazione speciale vissuta come un dramma dai sardi. Il progetto ‘Giro d’Italia anche in Sardegna’ va proprio in questa direzione: migliori infrastrutture e connessioni non solo stradali, ma anche tecnologiche, facendo capire all’Italia e al mondo che ci siamo anche noi nella partita della crescita economica per dividere insieme ricchezza e non miseria.

 

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#unlibroèunlibro, Iva al 4% per gli ebook

Anche per me #unlibroèunlibro. Non si può accettare l’assurda distinzione, in termini fiscali, tra libri cartacei ed ebook.

Per questo con Gianfranco Librandi abbiamo presentato un emendamento alla Legge di Stabilità per portare l’Iva sulle pubblicazioni in formato elettronico, a partire dagli e-book, dal 22 al 4%, uniformandola a quella applicata alle pubblicazioni su supporto cartaceo.

 L’ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA

ebook

IL TESTO DELL’EMENDAMENTO

A.C. 2679-bis  

Articolo 15

Dopo l’articolo 15 aggiungere il seguente articolo:

Art. 15-bis “1. L’imposta sul valore aggiunto applicata per le pubblicazioni in formato elettronico è uniformata a quella stabilita per le pubblicazioni a stampa.”   Conseguentemente –          all’articolo 46, comma 2, aggiungere, in fine, le seguenti parole: “, ivi comprese le variazioni di cui al periodo successivo. Le dotazioni di parte corrente, relative alle autorizzazioni di spesa di cui alla predetta Tabella C  sono ridotte in maniera lineare per un importo pari a 100 milioni di euro per l’anno 2015, 125 milioni di euro per l’anno 2016 e 150 milioni di euro per l’anno 2017”.

LIBRANDI VARGIU

L’obiettivo dell’emendamento è quello di rendere neutrale il “supporto” ai fini dell’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto alle pubblicazioni di qualunque tipo, dai libri, ai periodici, dagli spartiti musicali, alle carte geografiche, che oggi hanno tutte l’Iva al 4%. Detto in altri termini, non si riduce l’Iva sulle pubblicazioni in formato elettronico, ma si stabilisce il principio generale che per ogni tipo di pubblicazione l’Iva è uguale, a prescindere dal supporto utilizzato. Agli oneri stimati in 100 mln per il 2015, 125 per il 2016 e 150 per il 2017 si provvede mediante un taglio lineare di Tabella C, relativamente alle spese di parte corrente.

I Riformatori Sardi sbarcano nella penisola: nascono i Riformatori Italiani

Forse per la prima volta nella recente storia italiana, parte dalla Sardegna una delle più importanti “novità” della politica, che aspira a dare un riferimento di modernità e di innovazione a quella parte di società civile che non si riconosce nel centrosinistra e che vuole cambiare metodi e facce di questo centrodestra, ormai vecchio e superato nei programmi e nelle persone.


I “Riformatori” sardi sbarcano dunque oltre Tirreno. 

La sfida del merito, delle capacità e dei talenti, contro il freno a mano tirato della conservazione dei privilegi e della lentezza della burocrazia può oggi far ripartire gli ascensori sociali di un Paese che ha bisogno di discontinuità con le scelte del passato.

Oltre a Pierpaolo Vargiu, tra i promotori della nuova associazione de “I RIFORMATORI ITALIANI” ci sono i parlamentari Andrea Causin (leader di un movimento civico del Veneto), Stefano Dambruoso (lombardo, magistrato, notissimo per il suo impegno contro il terrorismo), Salvatore Matarrese (pugliese, si dimise dalla vicepresidenza dell”Associazione Nazionale Costruttori per svolgere il suo nuovo ruolo di deputato) e Paolo Vitelli (imprenditore piemontese, titolare dell’azienda nautica Azimut Benetti).

Ma soprattutto, c’è l’entusiasmo di centinaia di sottoscrittori del MANIFESTO dei RIFORMATORI ITALIANI, che vengono dalle amministrazioni locali di tutta Italia, dal mondo delle professioni, delle associazioni, dell’impegno civile e stanno già costituendo i gruppi di lavoro regionali in molte realtà italiane.

Si apre ora una fase di “adesioni on line”, aperta a tutti coloro che vogliono contribuire a “costruire il centrodestra che non c’è”, attraverso il nuovo sito www.riformatori.eu, che consentirà di contribuire ad estendere il definitivo MANIFESTO dei RIFORMATORI ITALIANI, che verrà approvato nel corso di una grande manifestazione nazionale, prevista per il SABATO 4 OTTOBRE, a Roma.

Stop carta in Commissione Affari Sociali, vince l’innovazione!

L’innovazione vince ancora. Nel giro di due mesi dalla richiesta congiunta con Daniele Capezzone, presidente della Commissione Finanze, la Camera ha messo in campo un progetto che abolirà l’uso della carta nelle Commissioni. Siamo contenti di sperimentarlo quanto prima nelle nostre aule.

La rivoluzione digitale non può aspettare, non solo perché abbatte costi e sprechi, ma perché cambia in meglio organizzazione del lavoro e modi di pensare. Il Parlamento ha il dovere di dare l’esempio a tutto il Paese.

 

Clicca qui per saperne di più sull’Intergruppo per l’Innovazione!

 Il comunicato stampa della Camera 

Ex San Raffaele, la missione della Commissione Sanità della Camera a Cagliari e Olbia. Siamo di fronte a una sfida straordinaria

Utilissima due giorni in Sardegna per la Commissione Sanità della Camera.

L’azione della commissione ha permesso di accertare che il Governo ha trattato questo investimento in modo straordinario, prendendo addirittura l’impegno di modificare due leggi dello Stato pur di renderlo possibile. Abbiamo dunque cercato di capire se la straordinarietà risiedesse nell’entità dell’investimento. Non sembra.

La straordinarietà sta nella sfida culturale del cambiamento dello sviluppo economico della nostra terra. La straordinarietà sta nella attrazione di nuovi investimenti: chi oggi guida il Governo nazionale e regionale si sta facendo garante di questo e sarà chiamato a rispondere ai sardi su questo.

Sui giornali si è parlato di un miliardo di euro. L’investimento del Qatar è di duecento milioni per acquisizione e completamento. Altri cento milioni in dieci anni per la ricerca. I restanti settecento milioni sono la gestione annua dell’ospedale (70 milioni per dieci anni) che, per 560 milioni, saranno pagati dalla Regione Sardegna per prestazioni erogate mentre i restanti 140 milioni dovranno derivare dai ricavi dei 50 posti letto solventi.

Per poter giustificare la straordinarietà della procedura del Governo, è dunque indispensabile guardare alla straordinarietà della prospettiva. Sia per l’eccellenza sanitaria che spinge verso l’alto la qualità della sanità sarda, ma soprattutto per la sfida nei settori della conoscenza, della formazione, della ricerca, dell’innovazione.

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L’incontro a Cagliari con il presidente della Regione Pigliaru e le istituzioni regionali

La visita al cantiere a Olbia

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Qatar and Sardinia: partners in progress – L’intervento sul Gulf Times

Per dare solidità a ogni alleanza è necessario che i soci imparino a conoscersi bene e tentino di mettere i rispettivi punti di forza, al servizio della comune società.

E’ questo il senso dell’intervento sul Gulf Times, il principale giornale del Qatar in lingua inglese.

La Sardegna ha grandi potenzialità: dobbiamo sfruttare ogni occasione ed aprirci all’innovazione per un nuovo modello di sviluppo!

Gulf Times

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La versione italiana

Sono sicuro che molti qatarioti non sappiano che esiste la Sardegna, così come molti sardi forse ignorano l’esistenza del Qatar.
Eppure i destini dei nostri due popoli si stanno incrociando e sembra possibile che ci siano percorsi in comune.

Perché?

Sarebbe semplice rispondere che le società qatariote hanno rilevato formidabili interessi economici in Costa Smeralda, un pezzo splendido e famoso della nostra Isola, per cui d’ora in avanti ci legano interessi condivisi nella valorizzazione economica e ambientale delle nostre ricchezze in comune.

Sarebbe altrettanto semplice sottolineare come, in questi giorni, sotto l’alto patrocinio della Presidenza del Consiglio italiana, si sta realizzando un’altra importante ipotesi di collaborazione strategica, questa volta nel settore sanitario.

La Qatar Foundation sta infatti siglando un accordo con l’Italia e la Sardegna per la creazione ad Olbia di un centro sanitario d’avanguardia sia nel settore dell’assistenza, che della ricerca e delle nuove tecnologie.

Insomma, in un mondo sempre più globale, si potrebbe dire che le leggi del mercato fanno incrociare gli interessi economici della Sardegna con quelli del Qatar.

Per dare solidità ai “business” è però necessario che i soci imparino a conoscersi bene e tentino di mettere i rispettivi punti di forza, al servizio della comune società.

Noi sardi siamo cauti e oltremodo prudenti, come spesso capita agli isolani, ma non siamo stupidi e abbiamo capito perfettamente che il nostro sviluppo futuro, economico e sociale, passa attraverso la sfida all’economia globale, che dobbiamo combattere e vincere.

Siamo orgogliosi del nostro ambiente, che vorremmo fosse la matrice della nostra ricchezza e siamo consapevoli delle responsabilità che ci derivano dalla nostra straordinaria storia.

Duemila anni prima di Cristo, la nostra terra era florida ed evoluta, abitati da popoli guerrieri che erano i signori del Mediterraneo, che ci hanno lasciato la testimonianza dei Giganti di Monte Prama, ambasciatori di pietra delle nostre antiche radici, di migliaia di nuraghi, tombe dei giganti, domus de janas, che rendono la nostra Isola uno dei più grandi parchi archeologici del mondo, carico di suggestioni e di evocazioni, al punto che qualcuno giurerebbe che la Sardegna sia stata la mitica Atlantide…….

Non ci credete? Bene, vi aspettiamo, venite a controllare e magari, dopo aver visto, ci aiuterete a raccontare al mondo la nostra civiltà unica……….

Il nostro passato non ci rende però troppo presuntuosi. Nelle città della Sardegna manca il lavoro e sta iniziando a mancare il benessere: se non vogliamo che la nostra Isola diventi un deserto, abbiamo capito di aver bisogno di partnership adeguate e di alto livello, che ci aiutino a competere, sostenendo e alimentando la nostra capacità di credere nell’innovazione.

Noi abbiamo tecnologia, conoscenze, talenti, professionalità, organizzazione di sistema.
Sappiamo che siete un Paese ricco, motivato a crescere, disponibile a contaminazioni e confronti con culture diverse che vi aiutino a cambiare in meglio, mentre anche voi ci aiutate a cambiare in meglio.

Siamo consapevoli delle diversità, ma sappiamo che, nella collaborazione, le differenze possono essere un valore aggiunto.

La Sardegna ha le sue regole, noi chiediamo che siano comprese per poterle rispettare, come intendiamo rispettare regole, dignità e interessi di chi si propone come nostro partner nelle sfide del mercato globalizzato.

Siamo però consapevoli che oggi ci legano e ci potranno legare fortissimi interessi comuni.
E siamo convinti che lavorare insieme raddoppia le forze e moltiplica le nuove opportunità di ciascuno

Sì a investimenti dal Qatar per il San Raffaele di Olbia

Può essere un’eccellenza per l’isola, discutiamone senza guerre di religione! L’articolo dell’Unione Sarda.

Innovazione in sanità, non solo risparmi

Perché ho aderito all’intergruppo parlamentare sull’Innovazione, un gruppo bipartisan nato per indirizzare i provvedimenti esaminati da aule e commissioni e rimettere il digitale al centro delle decisioni parlamentari. Il mio contributo per innovare in sanità.

L’intervista al Corriere delle Comunicazioni (a cura di Antonello Salerno)

 

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Onorevole Vargiu, perché ha deciso di aderire a questo intergruppo?

Perché l’innovazione è la vera frontiera della sostenibilità economica italiana. Io provengo dal progetto del governo Monti, e l’innovazione era la sfida con cui ci siamo presentati alle elezioni. Nei due schieramenti di quel momento in Italia c’era un’archeologia del tutto inadeguata perché il nostro Paese potesse reggere la sfida dei mercati globalizzati. Noi abbiamo voluto incarnare lo schieramento dell’innovazione: invece di dividere il mondo in destra e sinistra, come era abitudine fare fino a quel momento, noi volevamo dividerlo in “avanti” e “indietro”.  Credo che questa sia ancora oggi la nostra stella polare, e quindi l’innovazione per me è un fisiologico punto di riferimento.

Quali sono le prime sfide con cui vi misurerete?

Io ho una competenza più specifica che riguarda la sanità, dove si sta vivendo un cambiamento di scenario epocale e quasi quotidiano. Per me l’innovazione non è solo Ict, ma significa dire che questo paese oggi ha un’architettura complessiva, tra burocrazia, regolamenti, leggi stratificate contro il cittadino nei decenni, che ingessa il paese. C’è bisogno di una complessiva ventata di modernizzazione e cambiamento. In questi casi quello che si ha viene definito “diritto acquisito”, e quello che hanno gli altri viene definito “privilegio intollerabile”. Ma dobbiamo renderci conto che forse questo paese ha distribuito troppi privilegi intollerabili, e che la sfida dell’innovazione sta anche nel recupero di valori come la competizione, il merito, la capacità, l’investimento nell’individuo e nei suoi talenti, che sono tipici dell’innovazione.

Che tipo di sensibilità ha incontrato in Parlamento su questi temi?

Non so se i tempi siano maturi per i parlamentari, ma lo sono sicuramente per il Paese. Sono tempi obbligatori. Non credo che questo Paese possa permettersi di andare avanti senza l’innovazione al centro della propria agenda.

Quanto la composizione bipartisan dell’integruppo è un valore aggiunto?

Io sono liberale, vengo dalla cultura e dal partito liberale che era il mio partito di gioventù. Sono convinto che ognuno di noi sia portatore di pezzi di verità e che sia importantissimo conoscere i pezzi di verità di cui non si è portatori. E quindi penso che il confronto con culture politiche differenti, uniti dalla piena consapevolezza di quanto la sfida dell’innovazione sia quella che dobbiamo vincere, sia un valore aggiunto sensazionale e da coltivare.

Rispetto alla sua commissione quali potrebbero essere i primi elementi di iniezione digitale?

Non penso che innovazione sia solo Ict e sfida digitale, ma limitandoci a questo campo sarà utile citare qualche dato: il fondo sanitario nazionale ammonta oggi a circa 110 miliardi di euro, secondo Confindustria la sfida digitale potrebbe valere risparmi intorno ai 9 miliardi di euro, e in sanità soltanto l’introduzione del fascicolo sanitario elettronico potrebbe valere 5 miliardi di euro, mentre la ricetta elettronica vale cifre tra i 500 e gli 800 milioni di euro. Mi sembra un orizzonte di straordinaria potenzialità non soltanto nell’ottica dei risparmi, ma anche in quella della riallocazione delle risorse, in un settore che tende a personalizzare la medicina e tende a portarla su supporti che consentano al paziente di fruire di prestazioni sanitarie delocalizzate, quindi un orizzonte di interesse straordinario.

Rapidità dell’innovazione tecnologica in sanità

Interrogazione a risposta scritta 4-02549

presentato da VARGIU Pierpaolo

Venerdì 15 novembre 2013, seduta n. 119

VARGIU. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la sfida dell’innovazione tecnologica rappresenta una delle più importanti scommesse di sostenibilità del nostro sistema sanitario e rende indispensabile un’attività di misurazione e di Health technology assessment (HTA) che invece ancora non decolla nel nostro Paese;

in particolare, la rapidità dell’innovazione tecnologica comporta oggi la sempre più rapida obsolescenza delle apparecchiature diagnostiche e terapeutiche, che vengono continuamente sostituite da soluzioni di sempre maggiore avanguardia, in grado di garantire miglior sicurezza e appropriatezza diagnostica e terapeutica;

la rapidità dell’innovazione tecnologica comporta significative ricadute anche in tema di protezione medico-legale delle attività sanitarie in quanto indirizza tutte le attività di elezione sul paziente verso le strutture a maggior grado di innovazione tecnologica, a supporto delle risorse e delle attività umane;

l’attuale situazione di grave contesto economico recessivo in cui versa il nostro Paese rischia di impattare in modo assolutamente negativo con le problematiche dell’innovazione tecnologica e, in particolare, con quelle legate all’adeguamento o alla sostituzione delle macchine ad elevato grado di tecnologia che sono ormai parte insostituibile delle attività dei centri si eccellenza, ma anche di tutte le strutture che comunque prestano attività diagnostica e terapeutica al paziente;

il contesto recessivo italiano induce inoltre a ritenere che gli indicatori relativi al grado di invecchiamento del parco delle apparecchiature ad alta tecnologia disponibili presso le strutture pubbliche sanitarie italiane possano certificare una riduzione del grado di adeguatezza nel corso degli ultimi anni;

allo stesso modo, è possibile ritenere che gli indicatori relativi alla capacità del sistema di accogliere nuovi elementi di Health technology assessment siano assai più torpidi di quelli del recente passato;

molte attività diagnostiche e terapeutiche, prestate al paziente attraverso l’utilizzo di apparecchiature ad alta tecnologia, potrebbero probabilmente beneficiare di un miglior rapporto costi/benefici qualora rese attraverso procedure di fornitura in service –:

  • se siano disponibili valutazioni relative agli indicatori di confronto tra il 2007 e il 2012 sullo stato di invecchiamento del parco macchine ad alta tecnologia delle strutture sanitarie pubbliche italiane;
  • se siano disponibili valutazioni relative agli indicatori di confronto tra il 2007 e il 2012, relativi alla velocità di introduzione delle nuove tecnologie all’interno delle strutture pubbliche italiane;
  • se risulti quali siano le strutture preposte e quali siano i metodi e i criteri di valutazione e misurazione HTA attualmente operativi nelle varie regioni italiane e come avvenga l’attività di coordinamento e verifica in materia di HTA da parte del Ministero;
  • se esista uno studio sugli eventuali vantaggi economici e di complessiva sostenibilità del sistema che si potrebbero ottenere attraverso il ricorso alle procedure di fornitura in Service per molte attività diagnostiche e terapeutiche rese al paziente attraverso l’utilizzo di apparecchiature ad alta tecnologia;
  • se il Ministero ritenga – ed eventualmente in quale misura – di promuovere l’utilizzo di procedure in Service per la fornitura di servizi resi attraverso l’utilizzo delle apparecchiature diagnostiche e terapeutiche ad alta tecnologia, che consentano il mantenimento di livelli di innovazione sempre elevati, con un minore impatto economico sul sistema. (4-02549)