Ospedale Marino, parli in fretta la Sovraintendenza! Il rischio è un rudere per sempre

Nuova iniziativa sulla vicenda dell’ex Ospedale Marino. Insieme agli altri deputati dei Riformatori, Matarrese, Dambruoso e Vitelli, abbiamo presentato un’interrogazione urgente, questa volta sul ruolo della Sovraintendenza.

Il vincolo imposto nel 2007 dalla Direzione Regionale dei beni culturali e paesaggistici rischia infatti di creare una situazione di paralisi totale che sarebbe ridicola, se non fosse drammatica.

Da una parte, l’Ospedale Marino non può essere demolito in quanto vincolato per la sua importanza storica e architettonica, dall’altra non può neppure essere ristrutturato in quanto il vincolo rischia di essere così rigoroso da impedire qualsiasi attività turistica economicamente redditizia (come è già successo con il primo vincitore, nel 2008).

Sarebbe una vera e propria beffa: l’ex Marino verrebbe condannato a un destino da ”rudere per sempre e sempre peggio” nel bel mezzo della spiaggia urbana più bella Italia, incapace di creare un circuito virtuoso di occupazione e lavoro per la città di Cagliari, economicamente alla canna del gas.

Inutile che Regione e Comune sognino nuove destinazioni alberghiere (sarebbe interessante sapere perché sono state scartate nel primo bando, nove anni fa!) se non si mettono prima d’accordo con la onnipresente Sovraintendenza su ciò che si può fare e sulla sostenibilità economica del progetto.

E, per favore, il Ministero e la Sovraintendenza si muovano subito e facciano in fretta, di tempo se ne è già sprecato abbastanza!

Chi difende gli “ospedali finti” toglie risorse alla buona sanità

Quando si parla di diritto alla salute, qualcuno in Sardegna (ma non solo…) si preoccupa di difendere i muri e i portoni degli ospedali, invece di preoccuparsi della qualità delle prestazioni sanitarie, che rischiano di non rispondere più alle necessità dei pazienti.

La sanità italiana è pagata con le tasse dei cittadini: nella drammatica crisi economica del nostro Paese, i soldi diminuiscono e la scommessa è quella di riuscire ugualmente a far crescere il livello dei nostri servizi sanitari.
E’ evidente che neanche un euro può essere sprecato o speso male.
Chi difende gli “ospedali finti”, quelli dove nessuno entra con i suoi piedi, non fa l’interesse dei malati perché sta proponendo di usare male i soldi che devono invece servire a tutelare la salute della gente.
Chi difende gli “ospedali finti” sceglie di stare dalla parte dello spreco e della cattiva spesa, che toglie risorse umane e finanziarie alla buona sanità e riduce le garanzia di salute di ciascun cittadino italiano.

Visita agli ospedali di Brindisi e Francavilla Fontana

Continua il confronto in tutta Italia con chi lavora nel mondo della sanità. Dopo Bari, Trani, Milano, Bologna, Perugia, Modena e Abruzzo, tappa in provincia di Brindisi. Ecco com’è andata.

Sanità e costi standard, il confronto con Luca Zaia a Rai Parlamento

Sugli ospedali che lavorano di notte per sgrossare le liste di attesa ho qualche perplessità e predicherei prudenza. Gli ospedali dovrebbero lavorare per risolvere le acuzie e devono rappresentare un punto di riferimento per l’urgenza. Per il resto bisogna potenziare il territorio e investire 3-4 miliardi per far fronte al bisogno di risposte su temi come la presa in carico del paziente cronico

Abbiamo molta fiducia sul progetto dei costi standard, ma dobbiamo essere consapevoli che non basterà. Il principio di valorizzare le best practices è validissimo per gli acquisti dei beni, ma non per l’erogazione dei servizi come il 118. Occorre un cambio di passo e di mentalità, dobbiamo stare attenti al rischio di un’Italia che garantisce la salute in modo totalmente diverso nelle 21 regioni italiane – in alcune Svizzera, in altre Africa – . Sarebbe la certificazione della fine del nostro sistema sanitario.

Sanità e costi standard, il confronto con Luca Zaia a Rai Parlamento

Sugli ospedali che lavorano di notte per sgrossare le liste di attesa ho qualche perplessità e predicherei prudenza. Gli ospedali dovrebbero lavorare per risolvere le acuzie e devono rappresentare un punto di riferimento per l’urgenza. Per il resto bisogna potenziare il territorio e investire 3-4 miliardi per far fronte al bisogno di risposte su temi come la presa in carico del paziente cronico

Abbiamo molta fiducia sul progetto dei costi standard, ma dobbiamo essere consapevoli che non basterà. Il principio di valorizzare le best practices è validissimo per gli acquisti dei beni, ma non per l’erogazione dei servizi come il 118. Occorre un cambio di passo e di mentalità, dobbiamo stare attenti al rischio di un’Italia che garantisce la salute in modo totalmente diverso nelle 21 regioni italiane – in alcune Svizzera, in altre Africa – . Sarebbe la certificazione della fine del nostro sistema sanitario.