Partecipate, Riformatori da Cantone per chiedere sanzioni contro enti non trasparenti

Question time con il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, oggi alla Camera.

Il governo ha preso atto che nelle partecipate sarde esiste un deficit di trasparenza che può essere fonte di corruzione e illegalità e ha assicurato ogni impegno per promuovere la diffusione pubblica totale dei dati.

In questo lavoro fondamentale è l’azione dell’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, chiamata ad accertare e, soprattutto, a sanzionare le violazioni denunciate dal Centro studi dei Riformatori che interessano il 73% delle partecipate comunali in house e il 58% di quelle totalmente gestite dalle Province.

Ora i Riformatori chiederanno un incontro urgente al presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, per ottenere controllo e sanzioni su ogni illegittimità del sistema delle partecipate sarde. Un sistema che toglie risorse allo sviluppo vero e ingrossa la sacca di inefficienza e illegalità di cui si nutre la cattiva politica

È poi necessario ricordare come la Sardegna sia una regione a statuto speciale e disponga di poteri molto forti per assicurare trasparenza e piena legalità nel sistema delle partecipate: anche il Consiglio Regionale sarà chiamato dunque a fare la sua parte, seguendo le indicazioni che l’Autorità Anticorruzione darà ai Riformatori.

Partecipate, zero dismissioni dalla regione Sardegna

Come previsto dalla legge di stabilità, entro il 31 marzo Regioni, Province e Comuni avrebbero dovuto presentare un piano operativo di razionalizzazione delle società e delle partecipazioni societarie possedute in cambio di incentivi fiscali e benefici in materia di personale. Lo hanno fatto, tra gli altri, i comuni di Roma, Torino e Genova e le Regioni Piemonte e Friuli Venezia Giulia.

Nonostante la drammatica situazione delle partecipate sarde, nessun atto dalla Sardegna, nessun segnale di vita da Cagliari: una grave occasione sprecata per ridurre la spesa pubblica, semplificare la macchina amministrativa della Pubblica Amministrazione e recuperare le risorse vitali per investire sulla crescita della nostra isola.

I Riformatori a più riprese hanno fatto luce su un sistema pubblico che alimenta illegalità e inefficienza. Abbiamo stimato con certezza che negli ultimi 4 anni questo sistema è costato più di un miliardo di euro alle casse della Regione, di cui solo 340 milioni di euro sono legati a contratti di servizio.

Per questo abbiamo chiesto in Consiglio di istituire una commissione d’inchiesta che scoperchi definitivamente questa ragnatela di agenzie e società, su cui opera non senza difficoltà persino la Corte dei Conti nella sua regolare attività di controllo.

Dalla Giunta sul tema è arrivato un disegno di legge dall’iter incerto, che non affonda il colpo, mentre a Romai gli uffici della Camera certificano che, grazie allo Statuto Speciale, la Regione Sardegna ha piena autonomia in materia e il Ministero dell’Economia ha invece un limitato potere di controllo sulle spese e sugli obblighi di trasparenza. Sulla lotta agli sprechi delle partecipate, la partita insomma è tutta nelle mani della Regione, che deve dire con chiarezza se ha il coraggio di farla sino in fondo.

La presidente Boldrini ha infatti ritenuto inammissibile l’interrogazione che chiedeva una più attenta vigilanza da parte del Ministero dell’Economia sulle partecipate sarde.

Come si spiega in una accurata lettera, non sono ammesse le interrogazioni con quesiti “che non riguardano la sfera di responsabilità del governo nei confronti del Parlamento e che riguardano regioni ed enti locali (comprese aziende e istituzioni dagli stessi dipendenti) in quanto non soggetti a poteri statali esercitati dal Governo.”

Partecipate provinciali e comunali sarde, legittimi i trasferimenti di denaro pubblico a società non trasparenti?

INTERROGAZIONE SCRITTA

VARGIU — Al Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione — Per sapere – premesso che:
l’articolo 22 del decreto legislativo 33 del 2013 dispone precisi obblighi di pubblicazione dei dati relativi agli enti pubblici vigilati, e agli enti di diritto privato in controllo pubblico, nonché alle partecipazioni in società di diritto privato;
nello specifico il comma 1 prescrive a ciascuna amministrazione la pubblicazione e l’aggiornamento annuale di tre diversi elenchi che riguardano:
a) gli enti pubblici, comunque denominati, istituiti, vigilati e finanziati dalla amministrazione medesima ovvero per i quali l’amministrazione abbia il potere di nomina degli amministratori dell’ente. Per tali enti vanno elencate le funzioni attribuite e le attività svolte in favore dell’amministrazione o le attività di servizio pubblico affidate;
b) le società di cui sono detenute direttamente quote di partecipazione anche minoritaria. Per tali società sono da indicare l’entità della quota, con l’indicazione delle funzioni attribuite e delle attività svolte in favore dell’amministrazione o delle attività di servizio pubblico affidate;
c) gli enti di diritto privato, comunque denominati, in controllo dell’amministrazione, con l’indicazione delle funzioni attribuite e delle attività svolte in favore dell’amministrazione o delle attività di servizio pubblico affidate;
il comma 2 prescrive per ciascuno di tali enti, la pubblicazione dei dati relativi alla ragione sociale, alla misura dell’eventuale partecipazione dell’amministrazione, alla durata dell’impegno, all’onere complessivo a qualsiasi titolo gravante per l’anno sul bilancio dell’amministrazione, al numero dei rappresentanti dell’amministrazione negli organi di governo, al trattamento economico complessivo a ciascuno di essi spettante, ai risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi finanziari. Sono altresì pubblicati i dati relativi agli incarichi di amministratore dell’ente e il relativo trattamento economico complessivo;
una approfondita e scrupolosa ricerca condotta dal Centro Studi dei Riformatori Sardi sulla base di quanto pubblicato dalle amministrazioni provinciali e comunali sui loro siti ha rilevato la presenza di 29 società partecipate dalle province e 26 partecipate comunali al 100%. Di queste ultime 15 si trovano nei comuni con popolazione inferiore ai 15mila abitanti;
i ricercatori del Centro Studi dei Riformatori Sardi hanno verificato la sussistenza dei requisiti previsti dal comma 2 dell’art. 22 del dlgs 33/2013 e dall’analisi è emerso che il 58% delle partecipate provinciali e il 73% delle società partecipate comunali in house non pubblica o non aggiorna i dati relativi specificatamente agli oneri erogati dalle amministrazioni alle partecipate e ai risultati di bilancio;
la ricerca ha accertato inoltre che le amministrazioni provinciali e comunali hanno erogato complessivamente negli ultimi anni circa 60 milioni di euro (rispettivamente 32,5 milioni di euro le province e 26,8 milioni di euro i comuni per le società in house). Tale ammontare si intende come parziale e sottostimato perché limitato solo alle cifre dichiarate dalle singole amministrazioni;
un focus specifico sugli enti controllati nei sette comuni con popolazione superiore ai 30mila abitanti (Cagliari, Sassari, Nuoro, Quartu Sant’Elena, Oristano, Alghero, Olbia) ha rilevato la presenza, in questi comuni, di 66 enti tra enti pubblici vigilati, società partecipate a qualsiasi quota ed enti di diritto privato controllati per un totale di oneri dichiarati pari ad almeno 35,1 milioni di euro;
tra le suddette realtà si riscontra oltre la metà di enti con requisiti di trasparenza non coincidenti con quanto stabilito dall’art. 22 del decreto legislativo 33 del 2013;
al comma 4 dell’articolo 22 del decreto legislativo 33 del 2013 si dispone che nel caso di mancata o incompleta pubblicazione dei dati relativi agli enti sopra indicati, è vietata l’erogazione in loro favore di somme a qualsivoglia titolo da parte dell’amministrazione interessata -;

possano essere considerati legittimi i trasferimenti alle società partecipate e agli altri enti citati dal comma 1 dell’art. 22 del dlgs 33/2013 erogati dalle amministrazioni inadempienti con gli obblighi previsti dallo stesso articolo e, in caso positivo, possano essere revocati.

Partecipate provinciali e comunali, senza trasparenza finanziamenti illegali

Ecco il dossier dei Riformatori che svela come oltre la metà delle partecipate provinciali e comunali siano fuorilegge! La nostra battaglia contro una ragnatela di clientelismo, al limite della legalità continua!

Nelle slide vedrete la trasparenza che non c’è, i dati mancanti e quanti milioni di euro sono stati trasferiti dai comuni.

Qui gli articoli sull’Unione e sulla Nuova Sardegna di domenica 8 febbraio.

 

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Partecipate sarde, tutti i numeri dello scandalo. Non solo Igea

La bufera che travolge in questi giorni l’IGEA sottolinea, qualora ce ne fosse bisogno, quanto sia stata importante e vincente la battaglia condotta dai Riformatori che ha consentito domenica scorsa, nei lavori della Commissione Affari Costituzionali della Camera, l’approvazione dell’emendamento che introduce il principio della trasparenza della Pubblica Amministrazione all’interno della riforma della Costituzione.

Adesso si tratta di tradurre in legge anche lo smantellamento del sistema delle “società partecipate” che, per sua stessa natura, crea una zona opaca di influenza pervasiva della politica che rischia di essere continua fonte di ilegittimità e di illegalità.

I numeri non lasciano equivoci: solo le partecipate regionali costano ai sardi oltre 300 milioni di euro l’anno!
In particolare, le cifre di IGEA allarmavano già nella relazione della Corte dei Conti del luglio dell’anno scorso: la società perdeva 10.434000 euro nel 2011, 2.614000 euro nel 2012 e 11.523.000 euro nel 2013, ciò nonostante era in grado di assumere 29 nuove unità di personale a tempo determinato nel 2012 e una nel 2013.

Ma ciò che è forse più strano, nel 2012 riusciva ad assegnare ben 44 studi e consulenze esterne, per l’importo di 299.949 euro, che si riducevano (davvero di poco!) a “sole” 23 consulenze per 92.684 euro nel 2013.

Né erano utili ad IGEA gli interventi di spending rewiev successivi ai referendum del 2012: gli amministratori scendevano da 3 a 1, ma gli emolumenti non si riducevano affatto ad un terzo: calavano invece appena da 66300 euro (2012) a 52.000 euro (2013). Per contro addirittura aumentavano gli emolumenti dei revisori dei conti che sono cresciuti dai 62.130 euro del 2012 ai ben 70.815 euro del 2013.

Ma IGEA è solo un tassello del sistema delle partecipate regionali: a scorrere i dati disponibili le “anomalie” sono davvero tante. C’è SIPAS spa che è in liquidazione dal 2000 (quattordici anni!). Non ha più neppure un dipendente, ma riesce a mantenere un amministratore (30.987 euro/anno) e tre revisori dei conti, la cui spesa addirittura cresce dai 19.558 euro del 2012 ai 27.605 del 2013.

Tra gli enti dai numeri curiosi spicca il caso della Fluorite Silius: in liquidazione dal 2009 (soli 5 anni!) riesce a fare il miracolo di aumentare di quasi il 20% il costo del proprio personale dal 2012 al 2013. I 94 dipendenti in servizio costano 3.092.000 euro nel 2012, ma il loro costo lievita a 3.712.000 nel successivo 2013.

Interessante anche il caso di Sardegna it che, pur avendo nei suoi organici quasi 150 persone (che costano circa sette milioni di euro) e pur essendo una delle poche partecipate che fa nuove assunzioni (26 nuovi assunti tra il 2012 e il 2013) è costretta a spendere in attività esterne di studio e consulenza ben 479.827 euro nel 2012 e 481.254 euro nel 2013.

Prima di concludere un piccolo rompicapo: è quello proposto dalla partecipata al 100% “Fondazione Sardegna Film” che, nel 2012, risulta priva di dipendenti, ma spende 23.184 euro per remunerarli.

In definitiva, le sole dieci società partecipate in liquidazione sono costate alle casse regionali 5.504.000 euro nel 2013: i commissari liquidatori sono costati 293.413 euro e i loro 24 revisori dei conti sono costati complessivamente circa 186.000 euro. Considerato che ci sono società in liquidazione dal 2000 (Intex e Sipas), dal 2004 (Sigma Invest) e cosi via, gli amministratori di queste società sembrano tra i pochi sardi ad avere risolto il problema dell’occupazione a tempo indeterminato.

Bene faceva dunque la Corte dei Conti nel luglio 2014 ad invocare maggior trasparenza e circolazione dei dati, ma soprattutto l’accelerazione delle pratiche di dismissione delle società partecipate e la eliminazione dei consigli di amministrazione che creano pericoloso sottobosco politico.

Una richiesta analoga a quella che hanno fatto i sardi, in modo plebiscitario con i referendum del maggio 2012!

Igea, il governo intervenga nel sottobosco clientelare e assistenziale delle partecipate sarde

La drammatica vicenda dell’IGEA, che oggi aggiunge alla disperazione del personale dipendente la pesantissima inchiesta giudiziaria che vede gli arresti dei vecchi vertici aziendali e ben 62 persone sotto inchiesta scoperchia il vaso di Pandora del sistema delle società partecipate nella Regione Sardegna, che appare ormai distante anni luce dalle reali esigenze di sviluppo e di trasparenza dell’Isola.

Per questo motivo, in un’interrogazione urgente al Ministero dell’Economia, abbiamo chiesto l’intervento urgente del Governo nella giungla insostenibile delle società partecipate di Regione, Province e Comuni della Sardegna, che crea un’area grigia di pervasività della politica e di tentacolare ramificazione clientelare in cui è assai difficile distinguere il confine dell’illecito.

I numeri del commissario Cottarelli e quelli dell’indagine della Corte dei Conti del luglio scorso sono d’altronde impietosi e non possono essere dimenticati neppure per un istante: in Sardegna le società partecipate regionali sarebbero 28, 11 delle quali da tempo in liquidazione, con ben 5638 dipendenti (240 milioni di euro di costo del personale) e 124 nuove assunzioni nell’ultimo anno.

Alla Regione, le partecipazioni costano 366 milioni di euro l’anno: di questi, 3 milioni di euro vanno a remunerare le consulenze esterne (evidentemente non bastano oltre 5000 dipendenti per avere in casa le necessarie professionalità…..) e ben 2 milioni e mezzo di euro vanno a pagare annualmente gli emolumenti dei 77 componenti di organi di amministrazione che, sopravvissuti ai referendum del 2012 (prima erano oltre 150!), percepiscono in media ben 31287 euro l’anno.

Non molto differente appare la corrosiva ramificazione delle partecipazioni negli altri livelli dell’amministrazione sarda: le Province, anche quelle a loro volta in liquidazione, contano ben 30 società completamente o parzialmente partecipate, mentre sono 135 le partecipate comunali, con una pletora di 4731 dipendenti, che conferiscono alla Sardegna il poco invidiabile primato del più alto numero di dipendenti nelle partecipate comunali (2,9 per mille abitanti) tra tutte le regioni del sud Italia.

Sottolineando nell’interrogazione questi numeri purtroppo assai eloquenti, vogliamo sapere in che modo si sia dato corso alla richiesta di accelerazione delle dismissioni e di massima trasparenza procedurale avanzata dalla Corte dei Conti nel luglio 2014 e, a parole raccolta dall’assessore alla Programmazione, Raffaele Paci.

Nella Relazione sul Rendiconto generale della Regione autonoma della Sardegna per l’esercizio finanziario 2013 (4 luglio 2014), diffusa anche da giornali nazionali (Repubblica, 3 novembre 2014), la Corte dei Conti ha infatti riscontrato che “la Regione non esercita alcun controllo, in termini di semplice conoscenza, su aspetti essenziali ai fini dell’esercizio dei propri compiti gestionali e della propria programmazione finanziaria. […] La riscontrata difficoltà della Regione di accedere e trasmettere tali dati in termini anche piuttosto dilatati, e financo il richiamo effettuato dall’Assessorato agli Enti Locali ai singoli Assessorati affinché provvedessero alla corretta alimentazione del sistema informativo esistente, è evidente indice di una disorganizzazione gestionale alla quale la Regione è dalla Corte chiamata a porre rimedio con tempestività, per poter correttamente far fronte agli obblighi di legge in materia di gestione delle spese al fine di poter indirizzare l’attività delle proprie articolazioni operative”.

Chiediamo di sapere quali attività di sorveglianza abbia messo in campo il Ministero dell’Economia nell’ambito delle proprie attività di spending review per accertarsi che i trasferimenti statali di risorse alla Regione Sardegna siano effettivamente indirizzati al supporto di attività economiche e di coesione sociale e non certo al mantenimento di un inaccettabile e anacronistico sottobosco politico assistenziale.

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