Sui fondi Cipe la Regione balla coi numeri. Che figura da Cip e Ciop!

Oltre a confermare che dal Cipe arrivano zero euro per il San Raffaele, i dati diffusi oggi in conferenza stampa dalla Regione disegnano un quadro sballato e confuso: nell’esito della riunione del CIPE di lunedì 10 novembre e nel comunicato di Palazzo Chigi, si parla solo di 129,5 milioni di euro alla sanità provenienti dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione.

I 152 milioni per realizzare infrastrutture e messa a norma di presidi non esistono! Come sulla vicenda entrate, la Regione continua pericolosamente a ballare coi numeri. Altro che grande risultato sui fondi CIPE! La giunta fa una figura da Cip e Ciop: ci pensano loro, dicono, ma ci perdono i sardi.

C’è di più: grossolani errori sono stati commessi anche nella tabella che riporta la suddivisione territoriale degli interventi. Non solo la Regione si attribuisce 152 milioni che non esistono, ma addirittura, facendo la semplice somma di tutti gli interventi, si arriva a una cifra spropositata (316,4 milioni di euro) di gran lunga superiore addirittura alla stessa cifra annunciata oggi in conferenza stampa.

Insomma, chiediamo alla Regione di fare chiarezza sulle cifre dei fondi destinati al rimodernamento degli ospedali invece di festeggiare per fantomatiche promozioni, passando da numeri finti a fatti concreti.

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COSA HA DECISO IL CIPE

FSC

L’INCREDIBILE TABELLA 

316,4 MILIONI DI INTERVENTI QUANDO LA REGIONE DICE DI AVER RICEVUTO FONDI PER 281 MILIONI!

 

SUDDIVISIONE TERRITORIALE INTERVENTI(dati in mln di €)
AO BROTZU 9,5
AOU CAGLIARI 45
AOU SASSARI 97,1
ASL 2 OLBIA 2,5
ASL 4 LANUSEI 5
ASL 5 ORISTANO 5
ASL 6 SANLURI 70,4
ASL 7 CARBONIA 17,5
ASL 8 CAGLIARI 64,4
TOTALE 316,4

Accise, l’inquinamento della benzina in Sardegna, le tasse altrove!

L’industria del petrolio inquini in Sardegna, ma paghi pure le tasse altrove!

E’ questa la sostanza della decisione annunciata oggi in Aula dalla Giunta Pigliaru, che ha scelto di non difendere la legge con cui il precedente Consiglio, PD compreso, aveva disposto di utilizzare in Sardegna le imposte sui prodotti della benzina.

In altre parole, nel gennaio 2014, il PD in piena campagna elettorale aveva sostenuto la battaglia (e approvato la legge) per il recupero del miliardo di euro delle accise petrolifere. Passata la festa, gabbato lo Santo. I sardi hanno gia’ votato, la loro fiducia non e’ piu necessaria e il PD cambia idea e non difende piu’ le sue convinzioni preelettorali, ne’ i diritti dei sardi.

La Giunta sovranista e quasi indipendentista getta la maschera: le accise erano un argomento buono per la campagna elettorale, ora e’ il tempo della marcia indietro, tutti fermi, tutti immobili, si aspettano le elemosine di Stato.

Non e’ questo che i sardi si attendono da chi li governa!

Grazie al Partito Democratico niente parlamentari europei sardi!

Dopo sfregio su Europee, ridicolo dibattito in Consiglio su autonomia!

Il dibattito sull’autonomia sarda, promosso oggi in Consiglio Regionale dal PD, rischia di essere ridicolo, oltre che inutile, alla luce della definitiva bocciatura odierna del collegio sardegna per le elezioni europee.

Con quale faccia Pigliaru e il PD sardo si proporranno oggi in Consiglio come paladini della difesa dei diritti dei sardi, mentre il PD nazionale ci ha appena impedito di avere nostri rappresentanti in Europa?
Il Partito Democratico (ma anche Forza Italia che ha votato contro al Senato, quando i suoi voti erano determinanti!) chiede i voti dei sardi per l’Europa, ma non e’ in grado di garantire i diritti dei sardi in Europa.
Ancora una volta il PD mostra tutte le sue contraddizioni e la sua inadeguatezza.
Ma questa volta sara’ difficile far fessi i sardi con il solito bagno consolatorio delle parole e delle mozioni in Consiglio Regionale: l’autonomia sarda ha bisogno di idee e progetti nuovi, che creino sviluppo economico e lavoro.
Esattamente l’opposto degli stantii riti del “bla bla bla” della vecchissima politica che saranno celebrati in modo tanto pomposo quanto vuoto oggi in Consiglio Regionale!

 

Il partito democratico del Presidente Pigliaru, cosi’ come aveva gia’ fatto al Senato, si e’ preso la responsabilita’ di bocciare l’emendamento (con 20 voti di scarto) che avrebbe consentito alla Sardegna di dividersi dalla Sicilia e di eleggere i propri rappresentanti al Parlamento europeo.
Non c’e’ tempo, ci e’ stato detto!
Spieghino il PD e Forza Italia come hanno usato il tempo sinora, cosa hanno fatto per tanti anni per garantire ai sardi la rappresentanza in Europa che, soltanto a parole, tutti riconoscono come un nostro diritto.
Se le percentuali di voto in Sardegna per le elezioni europee saranno drammaticamente basse, non finga di stupirsi la cupola del Partito Democratico sardo. I sardi non voteranno il 25 maggio non perche’ non credono all’Europa, ma al contrario perche’ ci credono davvero e non sopportano che il Parlamento italiano impedisca di eleggere i rappresentanti della Sardegna in Europa!

Sui temi concreti, sugli interessi dei sardi, i Riformatori insieme a Pigliaru

Sui temi concreti, di interesse di tutti i sardi, i Riformatori non si faranno certo condizionare da statiche differenze di schieramento.

Siamo invece determinati a sostenere il Presidente Pigliaru, ogni qual volta parlerà con il linguaggio dell’innovazione, del radicale cambiamento e delle riforme coraggiose che rappresenta il DNA dei Riformatori.

Per questo, siamo pronti a sostenere Pigliaru nella sua battaglia con il Presidente Renzi, per chiedere per la Sardegna 1200 milioni di euro fuori dal patto di stabilità, come è logico che sia dopo il riconoscimento delle nuove entrate derivanti dalle accise sulla benzina.

E siamo pronti ad una battaglia per un piano dell’edilizia scolastica sarda che consenta di certificare il ruolo dell’istruzione e della cultura come volano del nuovo sviluppo economico della Sardegna, che abbandona la strada paludosa dell’assistenzialismo e della clientela e sceglie finalmente di scommettere sul merito individuale, sui talenti, sulle capacità, sulla competenza.

Lettera aperta di consigli (non richiesti) al Presidente Pigliaru

Caro Presidente,
Sono un sardo che non ha votato per lei. Conseguentemente, secondo gli schemi della politica sono un suo avversario, dunque per definizione “non abilitato” a darle consigli.

Pur non avendola votata, la considero però il mio Presidente, il Presidente della Sardegna e di tutti i sardi. Per cui, non solo mi sento “abilitato” a darle suggerimenti, ma addirittura mi sento in dovere di farlo: io spero che lei governi e che governi bene.

Il suo fallimento non sarebbe una vittoria di chi non l’ha votata, ma un disastro per la Sardegna e per i sardi.

Cerco di venire al dunque: lei è chiamato a fare cose straordinarie, quasi da Nembo Kid, in uno dei più drammatici momenti economici e sociali della Sardegna.

Dopo 70 anni, sta crollando il sistema assistenzialistico- burocratico-clientelare che è stato il “modello di sviluppo” (forse sarebbe meglio dire di “sottosviluppo”) della nostra Isola.

Non crolla per scelta di noi sardi, né perché viene sostituito da un modello diverso.
Crolla perché, nella recessione economica italiana, è finito il fiume di soldi dell’assistenza statale.
Non è una cosa da poco: è invece la rivoluzione dei sistemi e dei metodi a cui siamo abituati. Chiunque governi, ha l’obbligo (e l’urgenza) di semplificare leggi, norme, regolamenti, di far dimagrire la burocrazia, di cambiare le teste e la mentalità di tutti i sardi.
E’ necessario un vero e proprio tsunami che travolga la formidabile trincea trasversale della conservazione sarda.
Lei lo sa. La aspetta una sfida entusiasmante, ma difficilissima.

Non l’aiuta il risultato elettorale: a spanne, lei è stato votato dal venti per cento del corpo elettorale. Il cinquanta per cento non è andato a votare, il restante trenta per cento non ha scelto lei.

Non l’aiutano le divisioni del suo partito, a cui lei non è organico, che l’ha scelta con un cambio in corsa che ha lasciato sul campo morti, feriti e i soliti, interminabili rancori di tutte le faide sarde.

Non l’aiuta una legge elettorale sarda incomprensibile, che lascia fuori dal Consiglio i partiti veri e consegna la sua maggioranza ad 11 diversi partiti e partitini, la cui litigiosità è facilmente prevedibile.
Devo dire che non l’aiuta neppure l’omogeneità del governo regionale con quello nazionale, condizione che preclude alla sua Giunta l’esercizio di quel tipico sport sardo che prevede l’attribuzione a “Roma, governo ladro” di tutte le disgrazie della Sardegna.
Insomma, è più facile farle i complimenti per la vittoria, che invidiarla per il compito che l’aspetta.
E non è facile neppure darle consigli: io ci voglio provare, lei ne faccia l’uso che crede. Nel fare le sue scelte, abbia solo una stella polare: la Sardegna.

La rivoluzione di cui c’è urgenza, ha necessità degli uomini e delle donne migliori: vada a pescarli dove si trovano e li giudichi per omogeneità di progetto, non per schieramento politico.

In Sardegna, la merce “innovazione” è minoritaria dappertutto.

I valori della capacità, del merito, della competizione, della ricerca delle opportunità che possono indicarci una strada sostenibile per lo sviluppo e fornirci le risorse per un Welfare al fianco dei più deboli non sono ubiquitari nella classe dirigente, né dentro i partiti, né dentro la società civile.

Eppure sono gli unici valori che possono far ripartire gli ascensori sociali e creare l’indispensabile dinamismo in una società sarda paludosa, statica e ripiegata su se stessa.

Presidente, convinca i partiti (troppi!) che la sostengono che questa è la strada maestra, anzi che è l’unica strada possibile di salvezza.
E tiri dritto per quella strada sin dall’inizio, senza estenuarsi in mediazioni fine a se stesse, per le quali il tempo è ormai scaduto.

Non finisca ostaggio della conservazione, che farebbe morire di asfissia lei e tutta la Sardegna.

La situazione è terribile, la sua posizione di contesto è apparentemente debole.
Usi il coraggio e abbia il gusto per la sfida e per l’innovazione.

Raccolga intorno a lei i sardi di buona volontà, quelli che hanno capito che non c’è più bottino da dividere, ma soltanto spoglie, quelli che non si rassegnano a fare i guardiani del cimitero.
Se fallisce lei, chi non l’ha votata non può fare festa.
La partita che lei gioca potrebbe essere senza rivincita……