Province, ci vuole più coraggio!

Non è possibile votare questa legge che va nella direzione giusta, ma ancora non abolisce le Province e rischia di creare nuovi enti intermedi opachi e poco utili, che impediscono di cancellare quel ramificato sottobosco della politica, fatto di società partecipate, di consulenze, di portaborse che oggi non è più accettabile per i cittadini.

Al Governo Renzi chiediamo dunque più coraggio nella strada dell’innovazione istituzionale, per approvare immediatamente la modifica costituzionale che elimina definitivamente le Province. Renzi segua l’esempio della Sardegna che, prima in Italia, ha approvato il disegno di legge di riforma costituzionale che cancella le Province dallo Statuto, certificando l’esito del referendum votato plebiscitariamente da 525000 sardi!

L’intervento in aula

Cancellare le province per tutelare i diritti dei lavoratori veri

Ha ragione la CISL*, il modo migliore per tutelare i diritti dei lavoratori dipendenti dalle Province, è quello di dare urgentemente corso all’esito plebiscitario del referendum sardo che ha abolito le Province già da due anni!

Il Partito Democratico annuncia trionfalmente a Roma che 3000 politici delle Province vanno a casa, ma in Sardegna lo stesso Partito Democratico ha sinora impedito la cancellazione degli enti inutili, tradendo la volontà dei sardi.

Se vogliamo tutelare sul serio i lavoratori veri delle Province, bisogna avere il coraggio del cambiamento che i sardi hanno deciso con i referendum.

Bisogna chiudere e liquidare definitivamente e in fretta l’opaco sottobosco politico, di società partecipate, di consulenti, di collaboratori assunti senza concorso, che ruota ancora intorno alle Province sarde.

_____________________________

* “La Cisl non è disponibile ad accettare una possibile guerra tra i lavoratori della Regione, dei Comuni e delle Province generata dalla soppressione, ormai ufficiale, di queste ultime”, lo ha detto il segretario regionale della Cisl Ignazio Ganga.

“Al trasferimento delle funzioni dovra’ seguire immediatamente il passaggio delle risorse economiche e del personale agli enti previsti dalla riforma Del Rio. Senza una chiara procedura – ha aggiunto Ganga – il sindacato si opporra’ a una riforma che, se mal governata, in Sardegna metterebbe allo sbando 2.000 lavoratori. La soppressione degli enti intermedi richiama ancora di piu’ l’urgenza che la Giunta apra un tavolo di trattative per una piu’ generale riorganizzazione istituzionale finalizzata alla modernizzazione della Regione. Giunta e Consiglio hanno avuto due anni di tempo per attuare l’esito del referendum del 6 maggio 2012 con cui 525 mila elettori hanno detto no alle Province. In tutto questo tempo si e’ riusciti solamente a nominare otto commissari per avviare un’opera di liquidazione, peraltro assegnabile, forse con costi minori, agli ex Presidenti provinciali”.

“Per evitare una guerra fratricida tra i lavoratori del pubblico impiego e la paralisi di molte funzioni, alcune delicate come quelle sulla scuola superiore, oggi appartenenti alla Provincia, e’ urgente – ha sottolineato l’esponente della Cisl – l’apertura di un confronto Giunta-Sindacati-Anci-Consorzi di Comuni”. Per la Cisl sarda e’ fondamentale che i futuri assetti istituzionali “che dovranno portare ad una rivisitazione complessiva del quadro di riferimento dei poteri locali e dell’area metropolitana di Cagliari vengano dibattuti al piu’ presto riavviando nell’Isola una stagione di riforme attese”.

Province, a Renzi la tessera onoraria dei Riformatori

Province, a Renzi la tessera onoraria dei Riformatori

Dopo il voto del Senato, è finalmente arrivata al traguardo la legge che porta avanti la cancellazione delle Province. E Renzi annuncia trionfalmente su Twitter che finalmente ’tremila politici smetteranno di ricevere un’indennità dagli italiani’. È la conferma che in Sardegna avevano visto lungo i Riformatori e i 525mila sardi che hanno plebiscitariamente votato i referendum per la cancellazione degli enti inutili.

Ma è anche un monito a tutti i neorenziani sardi perchè sia ’lavoltabuona’ anche in Sardegna, portando davvero a compimento il processo di abolizione delle Province, che la parte più conservatrice del Pd ha sinora impedito. Con la sua coraggiosa azione di innovazione per la cancellazione degli enti inutili, Renzi si guadagna la tessera onoraria dei Riformatori. Analoga benemerenza, qualora si fossero pentiti seguendo Renzi, i Riformatori sperano presto di poterla consegnare ai tanti strenui difensori delle Province sinora arruolati nelle fila del Partito Democratico.

Province: torni a casa il commissario liquidatore che non vuole liquidare nulla

Province: torni a casa il commissario liquidatore che non vuole liquidare nulla

Matteo Renzi, in Parlamento, tira dritto verso l’abolizione delle Province e mette la sua faccia per garantire che non ci sarà la vergogna del voto in primavera per i 46 enti inutili in scadenza.

In Sardegna invece Pietro Cadau, commissario della Provincia di Cagliari, spara fuochi d’artificio e annuncia sforamento del patto di stabilità e programmi di lungo termine che appaiono davvero surreali.

Qualcuno ricordi al commissario pro tempore che non si deve appassionare troppo al giocattolino, perché il “tempore” a sua disposizione è breve ed il percorso di liquidazione è scritto.

Se anche Cadau volesse ignorare Renzi, dovrà per forza ascoltare i 525.000 sardi che hanno detto chiaramente di voler cancellare le province in Sardegna.

L’atteggiamento di Cadau dimostra però, se mai ce ne fosse stato bisogno, quanto la voglia di conservazione sia malattia endemica e contagiosa nella nostra Isola.

Suggeriamo a Cadau di curarsela a casa, rinunciando immediatamente all’incarico che gli è stato affidato con obiettivi assai diversi da quelli che ha in testa.

Sardegna, tagliamo le province e Abbanoa vada ai Comuni

Il Pd è il partito della conservazione, anche in tema di Province e non potra’ mai vincere in una Sardegna che ha bisogno di innovazione!

Province, niente più elezioni. Ora abolirle dalla Costituzione

Province, niente più elezioni. Ora abolirle dalla Costituzione

Niente elezioni provinciali nella prossima primavera grazie alla proroga dei commissariamenti inserita nella Legge di Stabilità. Un obiettivo raggiunto dopo un nostro ordine del giorno, da sempre contrari alla proliferazione di enti inutili e costosi, fonti solo di sprechi e veti.
Al di là degli apprezzabili sforzi del ddl Delrio, bisogna far partire subito il treno delle riforme costituzionali per cancellare la parola province dalla Costituzione e soprattutto azzerare la vischiosa rete del sottobosco della politica, ormai insopportabile per il cittadino.
Oggi a mezzanotte abbiamo approvato il ddl Delrio. La legge va senz’altro nella direzione giusta. Serve però più coraggio: i cittadini chiedono che la politica smantelli l’odioso e pervasivo sistema di sottopotere di cui l’inutile ente provinciale è il simbolo. Per questo in aula mi sono astenuto sul provvedimento.
La legge contiene ancora qualche equivoco, frutto delle tante resistenze della vecchia politica che cerca ancora di tirare il freno a mano.Non è più tempo di prese in giro: se non vuole affondare se stesso e il Paese, il Palazzo deve dare ai cittadini un segnale di cambiamento chiaro ed inequivocabile. Bisogna seguire l’esempio della Sardegna, che ha dimostrato che non servono mezze misure: le Province vanno cancellate, “senza se e senza ma”.

Province, questo sistema deve finire!

Balduzzi a Cagliari: “Riforma giusta, Sardegna laboratorio”

Un altro passo nella nostra battaglia per la cancellazione delle Province: sono centri di potere al servizio della politica invece che dei cittadini e hanno funzionato da ammortizzatori sociali come bacini di pubblico impiego attraverso le società in house.

Questo sistema deve finire, dobbiamo dire ai sardi quale è la prospettiva di cambiamento dopo il referendum del maggio 2012.

Riformatori Sardi – Liberaldemocratici hanno anche chiesto aiuto a Renzi: un’accelerazione è doverosa visto che il taglio delle province è tra le priorità del Governo.

 

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Disboscare la vecchia politica, coraggio! Ecco gli emendamenti al ddl che svuota le province

Disboscare la vecchia politica, coraggio! Ecco gli emendamenti al ddl che svuota le province

Le Province sono inutili e costose, ma soprattutto rappresentano un ulteriore peso burocratico sul cittadino. Servono soltanto ad estendere la vischiosa ragnatela dei centri di potere della vecchia politica e a moltiplicare i tentacoli della piovra dei partiti, che tutto invadono, in modo ormai intollerabile per tutti gli italiani.

In Sardegna, a diciotto mesi di distanza da un referendum popolare che ha cancellato le Province, il Consiglio Regionale ancora tentenna, incapace di interpretare il senso di innovazione e di cambiamento necessario per una vera riforma.

Non faccia lo stesso errore il Governo Letta e la sua maggioranza. Il Parlamento non dimentichi l’azione straordinaria del Governo Monti e vari subito la riforma coraggiosa di cui abbiamo urgente bisogno per trasferire competenze e risorse economiche ai Comuni ed eliminare ciò che oggi non serve più a niente ed è odioso e intollerabile agli occhi dei cittadini.

 

Per questo, ho presentato emendamenti forti e chiari. Zero costi per il cittadino, organismi semplici e transitori. Le province vanno cancellate dalla Costituzione, nessuna sovrapposizione con le città metropolitane!

A.C. 1542 

Emendamento

Articolo 2

Apportare le seguenti modifiche:

a) il comma 2 è sostituito dal seguente:

2. Il territorio della città metropolitana coincide con quello della provincia omonima.

Le città metropolitane subentrano alle province omonime e ai comuni capoluogo alla data del 1 gennaio 2014. Fino alla medesima data sono comunque prorogati gli organi provinciali e comunali in carica alla data di entrata in vigore della presente legge, ivi comprese le gestioni commissariali.

Dalla data di cui al periodo precedente, i consigli provinciali e dei comuni capoluogo vengono sciolti e i presidenti di provincia e i sindaci dei comuni capoluogo decadono dalla carica. Le città metropolitane succedono alle province e ai comuni capoluogo in tutti i rapporti attivi e passivi ed esercitano le funzioni delle province, dei comuni capoluogo, nonché le funzioni proprie di cui all’articolo 9.

Ove alla predetta data la città metropolitana non abbia approvato lo statuto, fino alla data di approvazione del medesimo si applicano, per quanto compatibili, le disposizioni statutarie della provincia sulle competenze e sul funzionamento degli organi provinciali, attribuendo al sindaco metropolitano le competenze del presidente della provincia e della giunta e al consiglio metropolitano quelle del consiglio provinciale.

 

b) il comma 3 è sostituito dal seguente:

3. Sono organi della città metropolitana il consiglio metropolitano e il sindaco metropolitano, il quale può nominare un vicesindaco ed attribuire deleghe a singoli consiglieri.

c) il comma 4 è sostituito dal seguente:

4. Il sindaco metropolitano rappresenta l’ente, convoca e presiede il consiglio metropolitano, ha poteri di impulso dell’attività dell’ente e di proposta, sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici e all’esecuzione degli atti; esercita le altre funzioni attribuite dallo statuto. Il consiglio è l’organo di indirizzo dell’ente; approva regolamenti, piani e programmi; predispone e approva i bilanci; approva o adotta ogni altro atto ad esso sottoposto dal sindaco; ha poteri propositivi e consultivi secondo quanto disposto dallo statuto  ed esercita le altre funzioni attribuite dallo stesso.

d) il comma 5 è sostituito dal seguente:

5. Nel rispetto della presente legge lo statuto stabilisce le norme fondamentali dell’organizzazione dell’ente, ivi comprese, fermo restando quanto disposto dal comma 4, le attribuzioni degli organi nonché l’articolazione delle loro competenze.

Lo statuto e le sue modifiche e integrazioni sono proposte dal sindaco e dai singoli consiglieri al consiglio metropolitano che le adotta a maggioranza assoluta, con il sistema di voto ponderato di cui all’articolo 8, comma 2.

e) al comma 6 sopprimere la lettera d).

 

Articolo 3

Sostituirlo con il seguente:

Articolo 3

(Istituzione delle città metropolitane in sede di prima applicazione)

1. In sede di prima applicazione della presente legge, le città metropolitane di cui all’articolo 2, comma 1, primo periodo, sono costituite a decorrere dal 1° gennaio 2014 sul territorio delle province omonime e con funzioni limitate all’approvazione dello statuto entro due mesi dalla data di subentro alla provincia omonima.

Si applicano altresì le seguenti disposizioni:

a) il sindaco del comune capoluogo della provincia omonima è il sindaco della città metropolitana;

b) il consiglio metropolitano è costituito dal sindaco metropolitano, dal presidente della provincia omonima, dal presidente del consiglio comunale del comune capoluogo e da sei membri del comune capoluogo designati dal presidente del consiglio comunale su proposta dello stesso, dai sindaci dei comuni appartenenti alla città metropolitana aventi popolazione superiore a 15.000 abitanti, dai presidenti delle unioni di comuni appartenenti alla città metropolitana aventi popolazione complessiva almeno pari a 10.000 abitanti, nonché, fino al compimento del terzo anno dalla data di costituzione della città metropolitana, dai presidenti di unioni di cui all’articolo 1, comma 4, secondo periodo.  Partecipa alle predette riunioni, senza diritto di voto, anche il presidente della regione, ovvero un suo delegato;

c) gli organi di cui alle lettere a) e b) restano in carica anche successivamente al subentro alla provincia e al comune capoluogo e fino all’insediamento degli organi a seguito dell’elezione;

d) gli organi della città metropolitana  provvedono a predisporre e ad approvare lo statuto nonché a individuare le più idonee soluzioni per la transizione dalla provincia e del comune capoluogo al nuovo ente. A tal fine si avvalgono del supporto degli uffici dell’amministrazione provinciale e del comune capoluogo. Lo statuto deve essere approvato entro due mesi dalla data di subentro alla provincia omonima. In caso di mancata approvazione dello statuto entro la predetta data, il prefetto fissa un nuovo termine, non superiore a trenta  giorni, per la sua adozione, decorso il quale nomina un commissario ad acta con il compito di adottare lo statuto medesimo, salve le eventuali successive modificazioni da parte degli organi della città metropolitana. Lo statuto, ove adottato dal commissario, deve conformarsi, per quanto riguarda la disciplina relativa al sindaco e al consiglio, a quanto disposto dall’articolo 4, comma 1. Al commissario non sono corrisposti gettoni, compensi, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati.

Vargiu

A.C. 1542

Articolo 4

Sostituirlo con il seguente:

Articolo 4

(Sindaco e consiglio metropolitano)

1. Il sindaco metropolitano è eletto dai cittadini iscritti nelle liste elettorali dei comuni che ricadono nel territorio della città metropolitano a suffragio universale e diretto.

Il consiglio metropolitano è composto da:

a) ventiquattro consiglieri nelle città metropolitane con popolazione residente superiore a 3 milioni di abitanti;

b) diciotto consiglieri nelle città metropolitane con popolazione residente superiore a 800.000 e inferiore o pari a 3 milioni di abitanti;

c) quattordici consiglieri nelle altre città metropolitane.

Tale elezione può avvenire non prima del 1° gennaio 2017. Con successiva legge statale si prevede l’adozione di un sistema elettorale simile a quello in vigore per l’elezione dei comuni superiori ai 15mila abitanti.

 

 

Vargiu

 

A.C. 1542

Emendamento

Articolo 5

Sopprimerlo.

  Articolo 6

Eliminare le seguenti parole: “nel caso di elezione ai sensi dell’articolo 4, comma 2, lettera b),”.

  Articolo 8

Sopprimerlo.

Articolo 9

Sostituire il comma 1 con il seguente:

 

1.“Alla città metropolitana sono attribuite:

a) le funzioni fondamentali delle province;

b)le funzioni fondamentali dei comuni capoluogo;

c) le seguenti funzioni fondamentali:

1) pianificazione territoriale generale e delle reti infrastrutturali;

2) strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici, nonché organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano;

3) mobilità e viabilità;

4) promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale.”

 Articolo 10

Sostituire il comma 1 con il seguente:

1. Alla città metropolitana spettano il patrimonio e le risorse umane e strumentali della provincia e del comune capoluogo a cui ciascuna città metropolitana succede a titolo universale in tutti i rapporti attivi e passivi, ivi comprese le entrate provinciali e comunali, all’atto del subentro alla provincia e al comune.

 Articolo 12

Sostituirlo con il seguente:

 

Articolo 12

1. Sono organi transitori delle province di cui all’articolo 11 esclusivamente:

a) il presidente dell’area vasta;

b) il consiglio dell’area vasta;

2. Il presidente dell’area vasta rappresenta l’ente, convoca e presiede il consiglio dell’area vasta, sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici e all’esecuzione degli atti; esercita le altre funzioni attribuite dallo statuto.

Il consiglio è l’organo di indirizzo, propone e approva lo statuto, approva regolamenti interni, piani, programmi; predispone e approva i bilanci, nonché approva o adotta ogni altro atto ad esso sottoposto dal presidente dell’area vasta; esercita le altre funzioni attribuite dallo statuto.

3. Fino alla data di entrata in vigore della riforma costituzionale che abolisce le province, il presidente dell’area vasta è il presidente della provincia. Il consiglio dell’area vasta è composto dai consiglieri provinciali.

4. Gli incarichi di presidente e di consigliere dell’area vasta sono gratuiti dal giorno successivo alla naturale scadenza dei rispettivi mandati di presidente e consigliere della provincia. Dalla suddetta data, non sono corrisposti gettoni, compensi o rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati.

5. Le riunioni del consiglio dell’ente di area vasta possono tenersi in una sede istituzionale diversa dalla sede del Comune capoluogo di provincia e i consiglieri possono partecipare alle sedute del Consiglio con pieno diritto di voto anche in via telematica.

 

 Articolo 13

Sopprimerlo.

Articolo 14

Sopprimerlo.

 

Articolo 15

Sostituire il comma 1 con il seguente:

 

1. Le province di cui all’articolo 11, quali enti con funzioni di area vasta, esercitano esclusivamente le seguenti funzioni:

a)  pianificazione  territoriale  provinciale  di   coordinamento nonché tutela e valorizzazione dell’ambiente,  per  gli  aspetti  di competenza;

b) pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazione e  controllo  in  materia  di  trasporto  privato,  in coerenza  con  la  programmazione  regionale nonché costruzione, classificazione e gestione delle  strade  provinciali  e  regolazione della circolazione stradale ad esse inerente.

Nell’esercizio di tali funzioni è fatto divieto di  disporre di partecipazione dirette e di aziende controllate o collegate.

 

 Articolo 15

Al comma 4, le parole “entro il 31 marzo 2014” sono sostituite dalle seguenti:“entro il 1 febbraio 2014”.

Al comma 4, le parole da “fermo restando che le entrate” fino a “le predette funzioni” sono sostituite dalle seguenti: “fermo restando che le entrate spettano ai comuni cui sono attribuite le predette funzioni”.

 

Abolizione Province: la Sardegna va nella direzione giusta, ora via le ragnatele della vecchia politica a livello nazionale!

Abolizione Province: la Sardegna va nella direzione giusta, ora via le ragnatele della vecchia politica a livello nazionale!

I dati della consultazione on line, presentata oggi dal Ministro delle Riforme Quagliariello, sono inequivocabili. Il 72 per cento degli italiani vuole abolire le province, solo l’8 per cento le vuole mantenere come sono.
Il ddl Delrio va rafforzato in questa direzione: abolire le province è un primo passo non solo per un rinnovato rapporto di fiducia con i cittadini, ma anche per un’Italia più semplice e veloce, in fondo meno provinciale.

I dati della consultazione sono la migliore leva per smantellare la cappa di piombo che le trincee della conservazione continuano a voler tenere prepotentemente sulla testa dei cittadini.

E sono la conferma di ciò che in Sardegna già sapevamo: 525.000 cittadini sardi si sono espressi in modo inequivocabile con i referendum del maggio 2012.
Le Province sono inutili, rappresentano un ulteriore carico burocratico per il cittadino e partecipano alla creazione della soffocante e pervasiva ragnatela con cui la politica ha avvolto tutto e tutti, perpetuando se stessa e le sue clientele.
 
La Sardegna faccia dunque in fretta a completare il processo di abolizione delle Province! Le riforme vere sono l’unico modo per provare a ricostruire il rapporto di fiducia con i cittadini!

 

Province, approvato dalla Camera l’odg per l’abolizione

Province, approvato dalla Camera l’odg per l’abolizione

La Camera ha approvato l’ordine del giorno che chiede la proroga dei commissariamenti delle province, in vista del loro definitivo superamento, previsto dal disegno di legge del governo, che arriverà in aula il 9 novembre.
Vogliamo la cancellazione delle Province non solo perché sono dispendiose, ma soprattutto perché sono inutili e servono solo a moltiplicare i centri di sottopotere della politica.
Senza il coraggio delle vere riforme non si va da nessuna parte! Si segua l’esempio della Sardegna, dove 525000 sardi hanno votato plebiscitariamente il referendum per cancellare le province e lo stesso Consiglio Regionale ha approvato la legge di riforma costituzionale per l’eliminazione delle Province dallo Statuto!
  • Il testo dell’ordine del giorno

La Camera premesso che

la riformulazione inserita all’articolo 1-bis dell’articolo di conversione del decreto legge conferma il termine dell’operatività dei commissari fino al 31 dicembre 2013 e mette in sicurezza i provvedimenti di scioglimento delle province e i conseguenti atti di nomina dei commissari, nonché gli atti da questi adottati nell’esercizio delle proprie funzioni, nonché la stessa proroga dei commissariamenti;

il Parlamento e il Governo si sono più volte impegnati con dichiarazioni pubbliche ad abolire le province quali inutili e dispendiosi centri di sottopotere che alimentano le mille ragnatele della vecchia politica frenando qualsiasi speranza di cambiamento e di sviluppo dell’Italia:

l’impegno del governo Monti in materia di spending review e semplificazione dell’apparato amministrativo-burocratico dello Stato è stato molto chiaro e netto e che la sua azione riformatrice non può essere ostacolata né rallentata con resistenze e ambigue vischiosità di stampo conservatore incomprensibili agli occhi dell’opinione pubblica;

in Sardegna, nel maggio 2012, 525mila sardi si sono espressi con un referendum plebiscitario per l’abolizione delle province; proprio in questi giorni e’ stata trasmessa al Parlamento, per la prescritta approvazione in doppia lettura, la proposta di modifica dello Statuto Regionale sardo che prevede la cancellazione della suddivisione in province del territorio della Regione Autonoma della Sardegna; è del tutto auspicabile che tale proposta di modifica, approvata dal Consiglio Regionale sardo sia immediatamente calendarizzata e approvata dal Parlamento,

impegna il Governo

a prevedere con la legge di stabilità un’ulteriore proroga dei commissariamenti delle province oltre il termine del 31 dicembre 2013 e fino al 30 giugno 2014, fermo restando l’impegno del Parlamento ad esaminare celermente l’AC 1542 recante «Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni», così da anticipare il disegno di abolire le province e semplificare l’amministrazione dello Stato negli enti locali, escludendo qualsiasi rischio di svolgimento di elezioni provinciali nella prossima tornata elettorale.

Vargiu, Caruso, Cesaro, Cimmino, D’Agostino, Matarrese

 

 

E sulle dichiarazioni del sottosegretario agli Affari Regionali Ferrazza che secondo l’agenzia AGI avrebbe dichiarato che il Governo sta valutando se impugnare la legge regionale che cancella le province dallo Statuto Sardo:

 

“E’ vero che non si può sapere tutto di tutto, ma il sottosegretario agli Affari Regionali, Ferrazza, sembra non sapere proprio niente di niente e parla come se fosse dentro un film di Totò.
Già è grave che il Governo impugni le buone leggi fatte dalla Sardegna, ma è davvero surreale che un sottosegre tario annunci che verrà impugnata una legge ancora da fare. Una legge che e’stata approvata dal Consiglio Regionale ma, recando modifiche statutarie, deve ora essere approvata due volte dalla Camera e due volte dal Senato!
E, visto che ci siamo, qualcuno informi Ferrazza che la legge che abolisce le province è frutto di un referendum votato da 525.000 sardi! E, magari, la prossima volta che il Governo manda in Sardegna un sottosegretario, non approfitti troppo della nostra proverbiale ospitalità”.