Stati Generali dei Riformatori: “Una giunta ombra della società civile per opporsi con i fatti ai leader della conservazione”

Una Giunta regionale e una maggioranza di conservatori che non vogliono riformare nulla. E’ durissima la critica nei confronti dell’esecutivo regionale che arriva dagli Stati generali dei Riformatori sardi, riuniti questa sera a Oristano per fare il punto sulla situazione politica e decidere i prossimi passi della riorganizzazione del partito che culminerà con il congresso regionale entro l’estate.

 

Introdotta dalla relazione del coordinatore regionale del partito, Michele Cossa, il dibattito si è incentrato soprattutto sulle prime mosse e sulle dichiarazioni della Giunta regionale di Francesco Pigliaru e della sua maggioranza. “Una coalizione e un governo regionale di conservatori – è la posizione dei Riformatori sardi – che non ha alcuna intenzione di mettere mano alle riforme di cui la Sardegna ha bisogno”. Vale a dire la riforma della burocrazia, degli uffici regionali, degli enti locali. Vogliono tenere in piedi le Province nonostante nella scorsa legislatura fosse stato avviato il processo che avrebbe portato all’abolizione degli enti intermedi.
Una Giunta regionale, è stato detto ancora, che non ha alcuna intenzione di difendere gli interessi dei sardi. Così è stato sul taglio del costo della benzina, così sembra essere anche sulla riforma del titolo V della Costituzione: il disegno di legge del governo Renzi, di fatto, ridimensiona i poteri che lo Statuto attualmente prevede in capo alla Regione per far posto a un neo centralismo romano che rende la Sardegna uguale alle altre regioni. Inaccettabile che il governo regionale non si opponga, non faccia sentire la sua voce, così come la sua maggioranza che avrebbe dovuto essere sovranista e che, nella realtà, si sta trasformando in una succursale di Roma.
Insomma, la Sardegna ha bisogno di una scossa ed è per questo che i Riformatori promuoveranno la costituzione di una Giunta ombra attingendo alle migliori risorse presenti in Sardegna.
Per quanto riguarda le europee va avanti con successo l’operazione di boicottaggio delle elezioni, soprattutto per dare un forte segnale a Roma e al Parlamento nazionale che ha deciso di non istituire il collegio Sardegna, regalando ancora una volta i voti dei sardi ai candidati siciliani.
Sull’organizzazione del partito, entro il 15 maggio si chiuderanno le adesion, poi al via i congressi di collegio (gli ex congressi provinciali). Entro l’estate si terrà il congresso regionale con l’elezione della dirigenza del partito.

Cancellare le province per tutelare i diritti dei lavoratori veri

Ha ragione la CISL*, il modo migliore per tutelare i diritti dei lavoratori dipendenti dalle Province, è quello di dare urgentemente corso all’esito plebiscitario del referendum sardo che ha abolito le Province già da due anni!

Il Partito Democratico annuncia trionfalmente a Roma che 3000 politici delle Province vanno a casa, ma in Sardegna lo stesso Partito Democratico ha sinora impedito la cancellazione degli enti inutili, tradendo la volontà dei sardi.

Se vogliamo tutelare sul serio i lavoratori veri delle Province, bisogna avere il coraggio del cambiamento che i sardi hanno deciso con i referendum.

Bisogna chiudere e liquidare definitivamente e in fretta l’opaco sottobosco politico, di società partecipate, di consulenti, di collaboratori assunti senza concorso, che ruota ancora intorno alle Province sarde.

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* “La Cisl non è disponibile ad accettare una possibile guerra tra i lavoratori della Regione, dei Comuni e delle Province generata dalla soppressione, ormai ufficiale, di queste ultime”, lo ha detto il segretario regionale della Cisl Ignazio Ganga.

“Al trasferimento delle funzioni dovra’ seguire immediatamente il passaggio delle risorse economiche e del personale agli enti previsti dalla riforma Del Rio. Senza una chiara procedura – ha aggiunto Ganga – il sindacato si opporra’ a una riforma che, se mal governata, in Sardegna metterebbe allo sbando 2.000 lavoratori. La soppressione degli enti intermedi richiama ancora di piu’ l’urgenza che la Giunta apra un tavolo di trattative per una piu’ generale riorganizzazione istituzionale finalizzata alla modernizzazione della Regione. Giunta e Consiglio hanno avuto due anni di tempo per attuare l’esito del referendum del 6 maggio 2012 con cui 525 mila elettori hanno detto no alle Province. In tutto questo tempo si e’ riusciti solamente a nominare otto commissari per avviare un’opera di liquidazione, peraltro assegnabile, forse con costi minori, agli ex Presidenti provinciali”.

“Per evitare una guerra fratricida tra i lavoratori del pubblico impiego e la paralisi di molte funzioni, alcune delicate come quelle sulla scuola superiore, oggi appartenenti alla Provincia, e’ urgente – ha sottolineato l’esponente della Cisl – l’apertura di un confronto Giunta-Sindacati-Anci-Consorzi di Comuni”. Per la Cisl sarda e’ fondamentale che i futuri assetti istituzionali “che dovranno portare ad una rivisitazione complessiva del quadro di riferimento dei poteri locali e dell’area metropolitana di Cagliari vengano dibattuti al piu’ presto riavviando nell’Isola una stagione di riforme attese”.

Province, a Renzi la tessera onoraria dei Riformatori

Province, a Renzi la tessera onoraria dei Riformatori

Dopo il voto del Senato, è finalmente arrivata al traguardo la legge che porta avanti la cancellazione delle Province. E Renzi annuncia trionfalmente su Twitter che finalmente ’tremila politici smetteranno di ricevere un’indennità dagli italiani’. È la conferma che in Sardegna avevano visto lungo i Riformatori e i 525mila sardi che hanno plebiscitariamente votato i referendum per la cancellazione degli enti inutili.

Ma è anche un monito a tutti i neorenziani sardi perchè sia ’lavoltabuona’ anche in Sardegna, portando davvero a compimento il processo di abolizione delle Province, che la parte più conservatrice del Pd ha sinora impedito. Con la sua coraggiosa azione di innovazione per la cancellazione degli enti inutili, Renzi si guadagna la tessera onoraria dei Riformatori. Analoga benemerenza, qualora si fossero pentiti seguendo Renzi, i Riformatori sperano presto di poterla consegnare ai tanti strenui difensori delle Province sinora arruolati nelle fila del Partito Democratico.

Abolite le province! Ora fare più in fretta per smantellare i carrozzoni!

Abolite le province! Ora fare più in fretta per smantellare i carrozzoni!

Bene l’abolizione anche delle province storiche in Sardegna, decisa oggi dal Consiglio Regionale! Ma ora bisogna fare in frettissima a smantellare i carrozzoni del sottopotere politico, trasferendo subito competenze e risorse ai Comuni.

Il Consiglio Regionale è troppo lento! Quasi un anno e mezzo è passato dai referendum del maggio 2012 e dal travolgente voto di cambiamento di 525.000 sardi!

Non è questa la velocità che può salvare la Sardegna che affonda!

La politica sarda deve cambiare testa e cambiare marcia, dobbiamo fare in fretta, rompendo con tutti gli interessi e le resistenze vischiose, che ci ricacciano nel trapassato remoto della povertà senza sviluppo e senza speranza!