Videogiochi violenti, il governo si attivi contro digital divide genitori-figli

In Italia troppi ragazzi sono esposti a videogiochi violenti nella più totale inconsapevolezza dei genitori. Come dimostrato anche da popolari trasmissioni televisive, videogiochi vietati ai minori perché contenenti scene di paura, di sesso e con linguaggi volgari o riferimenti a uso di droghe, vengono tranquillamente venduti ai piccoli. Siamo convinti che non servano nuove leggi, né un ennesimo osservatorio. Abbiamo bisogno invece di un investimento per abbattere il digital divide tra genitori e figli. Il governo deve attivarsi e promuovere una forte campagna di sensibilizzazione per dare alle famiglie la possibilità di conoscere e dunque vigilare.

Lo abbiamo scritto in una lettera al premier Renzi insieme a Ilaria Capua, vicepresidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati.

La metà dei ragazzi tra i 10 e i 15 anni gioca con una certa frequenza a videogame non adatti alla propria età, un fenomeno con effetti inquietanti che coinvolge anche il 40% circa dei bambini nella fascia di età compresa tra i 6 e i 9 anni. Padri e madri sono sostanzialmente disarmati di fronte a queste situazioni: non controllano perché non sanno, tagliati fuori da un divario informativo esclusivamente generazionale che li rende sostanzialmente daltonici di fronte ai bollini rossi e verdi.

Molti studi hanno evidenziato un legame forte tra comportamenti violenti e utilizzo di videogame e dunque una campagna di informazione rivolta a genitori e figli, anche nelle scuole, può tutelare la crescita dei minori e prevenire fenomeni di bullismo su cui non bisogna mai abbassare la guarda.

La mia lettera a Renzi

La lettera di Ilaria Capua a Renzi

L’articolo di Riccardo Luna su Repubblica

Ex San Raffaele, grazie Renzi! Investimento strategico ben oltre la sanità

Un ringraziamento sincero al Presidente Renzi, che ha sostenuto il sottosegretario Delrio nell’odierno incontro con la Qatar Foundation, come chiesto ieri nella mia lettera.

Un esito negativo sarebbe stato una tragedia, l’ennesima occasione persa per la nostra Isola. Non certo per l’attuale investimento economico della Qatar Foundation che, a scanso di delusioni postume, è ben lontano dai 1200 milioni di euro di cui si favoleggia ed è invece limitato ai costi di acquisizione dello stabile (intorno ai 40 milioni di euro), al suo completamento e all’impegno preso per la ricerca, 100 milioni in 10 anni.

È invece assai più importante sottolineare come l’inizio del rapporto con la Qatar Foundation apra uno straordinario percorso di collaborazione nei settori della formazione, dell’innovazione tecnologica, della ricerca, delle soluzioni energetiche, rappresentando una entusiasmante sfida di speranza per il futuro sviluppo economico della Sardegna.

Il Presidente Renzi, come già aveva fatto in occasione dell’accordo di maggio, ha dimostrato di credere sino in fondo in questa prospettiva e, con la sua autorevolezza, ha nuovamente fatto da garante ad un investimento di partenariato complessivo, la cui realizzazione ha addirittura impegnato il Governo in due modifiche di legge, a prova di quanto scommetta su un orizzonte strategico che va ben oltre il pur qualificante intervento in sanità!

Per la crescita del Pil non basta la simpatia

Il Pil che non cresce ci ricorda che senza Mario Monti sarebbe stato il disastro. In Italia è difficile ragionare con il cervello rinunciando alle urla da stadio e da bar. Ma leggendo i dati preoccupanti sul Pil sarebbe utile che qualcuno si chiedesse dove sarebbe l’Italia senza l’azione coraggiosa e impopolare di Mario Monti e dei suoi ministri.

E’ sempre più facile accarezzare la pancia della gente che remare controcorrente.

Mario Monti lo ha fatto nell’interesse del cambiamento e della modernizzazione dell’Italia,  mettendoci la faccia e pagando un prezzo altissimo, politico ma anche personale.

La buona politica deve esserne consapevole e deve essere capace di seguirne l’esempio.

Province, ci vuole più coraggio!

Non è possibile votare questa legge che va nella direzione giusta, ma ancora non abolisce le Province e rischia di creare nuovi enti intermedi opachi e poco utili, che impediscono di cancellare quel ramificato sottobosco della politica, fatto di società partecipate, di consulenze, di portaborse che oggi non è più accettabile per i cittadini.

Al Governo Renzi chiediamo dunque più coraggio nella strada dell’innovazione istituzionale, per approvare immediatamente la modifica costituzionale che elimina definitivamente le Province. Renzi segua l’esempio della Sardegna che, prima in Italia, ha approvato il disegno di legge di riforma costituzionale che cancella le Province dallo Statuto, certificando l’esito del referendum votato plebiscitariamente da 525000 sardi!

L’intervento in aula

Province, a Renzi la tessera onoraria dei Riformatori

Province, a Renzi la tessera onoraria dei Riformatori

Dopo il voto del Senato, è finalmente arrivata al traguardo la legge che porta avanti la cancellazione delle Province. E Renzi annuncia trionfalmente su Twitter che finalmente ’tremila politici smetteranno di ricevere un’indennità dagli italiani’. È la conferma che in Sardegna avevano visto lungo i Riformatori e i 525mila sardi che hanno plebiscitariamente votato i referendum per la cancellazione degli enti inutili.

Ma è anche un monito a tutti i neorenziani sardi perchè sia ’lavoltabuona’ anche in Sardegna, portando davvero a compimento il processo di abolizione delle Province, che la parte più conservatrice del Pd ha sinora impedito. Con la sua coraggiosa azione di innovazione per la cancellazione degli enti inutili, Renzi si guadagna la tessera onoraria dei Riformatori. Analoga benemerenza, qualora si fossero pentiti seguendo Renzi, i Riformatori sperano presto di poterla consegnare ai tanti strenui difensori delle Province sinora arruolati nelle fila del Partito Democratico.

L’asse Renzi-Berlusconi affossa la circoscrizione Sardegna

Renzi e Berlusconi, come i ladri di Pisa: di giorno fingono di litigare, ma i loro partiti sono d’accordo al Senato nell’affossare l’emendamento alla legge sulle elezioni europee, presentato da Mario Mauro, ex ministro della Difesa, che avrebbe consentito alla Sardegna di votare ed eleggere i propri rappresentanti al Parlamento europeo.

Chi voleva conoscere i nomi dei killer della rappresentanza sarda in Europa, è accontentato. Ci sono i nomi e anche i cognomi: la foto di gruppo è la solita: Partito Democratico e Forza Italia (con annesso Alfano) hanno votato contro i sardi e contro la Sardegna.

Il Partito Democratico e Forza Italia pensano ai loro interessi e ai loro equilibri interni, non certo ai sardi!
Cerchiamo di non avere vuoti di memoria il 25 maggio, quando si voterà per l’Europa: con quale coraggio PD e FI verranno a chiedere i voti di noi sardi?

Voterai per Renzi? Sì, lo farò

Sono tante le persone che, per strada o al telefono, mi pongono tutte la stessa domanda.
Ma tu voterai per Renzi? Voterai la fiducia al nuovo Governo?
Forse farei in fretta a dare la risposta più semplice: sì, lo voterò.

Potrei cavarmela a buon mercato anche sulla spiegazione: voterò Renzi per lealtà verso il gruppo di Scelta Civica, a cui sono iscritto, in assenza di una indicazione diversa da parte dei Riformatori, il partito a cui appartengo.
Però non sarebbe giusto e non sarebbe neppure vero.

Mi spiego meglio: è vero che io voterò per Renzi perché me lo chiede Scelta Civica e i Riformatori non mi chiedono di fare cose diverse.
Ma è anche vero che lo faccio con convinzione e speranza.

Ma allora, qualcuno mi domanderà, ti piace il modo in cui Renzi ha “fatto fuori” Enrico Letta?
Manco per sogno!
Ti piace la resurrezione di Berlusconi di cui è stato artefice Renzi?
Neppure per idea!
Sei contento di avere un Presidente del Consiglio che, invece di essere scelto dai cittadini, è stato indicato dalla direzione del Partito Democratico, nel corso di uno psicodramma di Palazzo?
Ma non scherziamo!

E allora, mi potreste chiedere, perché voti la fiducia a Renzi e al suo Governo e perché dici di farlo con convinzione?
Perché sono abituato a ragionare sulla realtà che c’è, non su quella che io vorrei, ma non c’è.

Da qui dentro, da dentro il Palazzo, si vede un’Italia lenta, burocratica, attardata rispetto al resto dell’Europa.

Un’Italia che non ce la fa a liberarsi da una burocrazia asfissiante, da un’infinita’ di leggi e leggine che strozzano e bloccano tutto, dal potere di veto di mille consorterie di conservazione.

Letta ha provato a cambiare e lo ha fatto con coraggio ed equilibrio.

Non c’è riuscito, anche perché nel suo partito, il PD, la voglia di conservazione è fortissima.

Bene, oggi il PD è travolto da uno tsunami che si chiama Matteo Renzi. Che parla diverso, che veste diverso, che gira in ford focus, senza scorta.
Renzi che beve chinotto e canta fuori dal coro.
Renzi che dice di voler fare cose normali che, per l’Italia, assomigliano alla rivoluzione.
Ci riuscirà?

Nei corridoi del Palazzo, molti sussurrano che finirà triturato.
Nei corridoi del Palazzo, molti si augurano che finisca triturato.
Beh, io non sto dalla parte di questi qua, che stanno nei corridoi del Palazzo.

A me Renzi non piace fino in fondo e forse neppure mi convince sino in fondo.
Ma oggi Renzi rappresenta l’ultima speranza di cambiamento.

E io sono convinto che, senza cambiamento vero delle teste, delle nostre teste, l’Italia non ha futuro.
Per cui, voto la fiducia a Renzi con convinzione. Lo schieramento è diverso, ma la missione assomiglia a quella che i Riformatori combattono da anni in Sardegna.
Parole d’ordine: innovazione e coraggio, proprio ciò che e’ mancato sinora in Sardegna e in Italia.
Non ho dubbi: le mie forze scelgo di usarle per tenere lontani gli avvoltoi e i gattopardi.
La scommessa di Renzi, oggi è la scommessa di tutti gli italiani.