I Riformatori, da quasi vent’anni la forza del cambiamento. In Sardegna sventoliamo lo statuto, non la bandiera!

I Riformatori, da quasi vent’anni la forza del cambiamento. In Sardegna sventoliamo lo statuto, non la bandiera!

La mozione approvata oggi dalla Camera affida al governo qualche importante responsabilità per sbloccare alcune grandi opportunità di sviluppo. Chiaramente l’impegno di Roma non basta, la Sardegna ha tra le proprie mani uno strumento che ha utilizzato fin qui al 20% delle proprie possibilità, più per conservare che per cambiare. Lo statuto speciale dà ai sardi una leva molto più forte di qualsiasi referendum demagogico.

Se al posto della bandiera la politica sarda comincia a sventolare l’orgoglio per lo statuto e lo usa con intelligenza e apertura al mondo e all’innovazione, la Sardegna può giocarsi molte più chance per competere col resto d’Italia senza chiedere elemosine col cappello in mano.

I numeri sul disagio delle imprese, che vedono in testa la Sardegna e in coda il Trentino Alto Adige, ci dicono che forse la classe politica non ha sfruttato a dovere l’autonomia della propria regione. Un’autonomia che non è un’eredità del passato, ma una specialità legata all’insularità. Bisogna smettere di usare lo statuto come la coperta di Linus o un telo da mare. Dobbiamo considerarlo la piattaforma solida su cui costruire il nostro futuro!

DICHIARAZIONE DI VOTO SULLA MOZIONE SARDEGNA

Al voto dei parlamentari del mio gruppo io aggiungo quello della formazione regionale a cui appartengo, i Riformatori Liberali e ne approfitto per spiegarvi cosa sono in Sardegna i Riformatori Liberali.

In questa realtà che consuma velocemente la politica, i riformatori liberali sardi sono il secondo partito più antico della Sardegna dopo il partito sardo d’azione.

Hanno ormai vent’anni, sono nati a metà degli anni novanta, raccogliendo quel piccolo pezzo di società sarda che non si riconosceva nelle logiche assistenziali e clientelari di una regione meridionale atipica per la composizione sociale e per le problematiche derivanti, ma assolutamente tipica per l’atteggiamento della classe politica dirigente, tutta tesa a mantenere il controllo diffuso del consenso attraverso il presidio manu militari dei pozzi d’acqua, delle leve economiche e sociali che permettono la illimitata perpetuazione del Palazzo e dei suoi occupanti.

Dopo la caduta del muro di Berlino, la Sardegna degli anni novanta è stata uno degli ultimi paesi europei di socialismo reale, con un controllo pervasivo della politica sia sulle attività pubbliche, dirette da decine o forse centinaia di consigli di amministrazione rigorosamente nominati e guidati dalla politica, sia nelle attività cosiddette private che sono andate avanti soltanto qualora supportate da fiumi di contributi regionali “a fondo perduto”, sui quali ha grassato una vera e propria imprenditoria del malaffare, grossolana in tutto tranne che nelle tecniche per acchiappare soldi pubblici, un’imprenditoria fasulla come l’oro di Bologna la cui storia –a soldi spariti- è spesso terminata ingloriosamente davanti alle corti dei tribunali.
In questo contesto, in Sardegna si è persa la speranza. I sardi orgogliosi, in realtà sono diventati sardi servi, proni verso uno strisciante sistema di controllo delle coscienze e delle libertà individuali che proponeva maggior benessere apparente in modo facile, in cambio della rinuncia ad un pezzetto della propria libertà.

Questo sistema ha fondato dunque la fonte del proprio consenso sull’assistenza e sulla dilatabilità del debito pubblico, togliendo ai sardi ogni voglia di migliorarsi, di competere, di affinare cultura e capacità imprenditoriali, di investire insomma in quei talenti che oggi iniziamo a riconoscere fondanti per qualunque strategia competitiva che debba e possa garantire futuro a qualsiasi popolo.

Per vent’anni, i Riformatori Liberali hanno lavorato in Sardegna in questo contesto, cercando di dare voce ad un pezzetto minoritario della società sarda che aveva bisogno di più libertà e di meno assistenza perché voleva scommettere su sé stessa e non aspettare la solidarietà pelosa altrui.

Per vent’anni, i Riformatori Liberali sardi hanno combattuto per raccontare una storia e una prospettiva diversa da quella che raccontavano tutti: lo hanno fatto con le mille contraddizioni di chi ha comunque bisogno del consenso per mantenere viva la fiamma della propria idea, ma anche con l’orgoglio di chi ha piena consapevolezza che la libertà dal bisogno è la prima delle libertà di un popolo.

Lo abbiamo fatto spesso tra il fastidio e la derisione di un establishment politico che comprendeva perfettamente che il passaggio dalle logiche dell’assistenza a quelle della competizione e della valorizzazione delle capacità e del merito sarebbe stata anche la fine di buona parte del potere pervasivo della politica e della sua burocrazia. E lo abbiamo fatto sempre unendo la proposta alla protesta, pienamente consapevoli che il sistema si cambia sporcandosi le mani nella costruzione di nuove soluzioni e dunque anche sbagliando strada e avendo il coraggio di riconoscere i propri errori.

Lo abbiamo fatto quasi da soli nel maggio del 2012 con i dieci referendum di SARDEGNA SI CAMBIA che, ben prima di Renzi, hanno abolito le province di sessantamila abitanti che avevamo inventato in Sardegna, ben prima di Renzi hanno cancellato i consigli di amministrazione controllati dalla politica, inevitabile fonte di sprechi e di opacità di gestione, ben prima del Movimento cinque stelle hanno tagliato gli stipendi e il numero dei consiglieri regionali e i conseguenti costi della politica.

Oggi, nell’aderire convintamente alle mozioni in discussione, insieme a tutti i deputati del mio gruppo, ci poniamo una domanda scontata: ma sarà sufficiente una mozione approvata, o almeno sarà utile una mozione approvata a cambiare il progetto futuro e il destino della Sardegna?

La risposta negativa è ovvia e dire cose diverse farebbe torto all’intelligenza di ciascuno di noi.

Però non c’è dubbio che la discussione di questa mozione consente di riordinare i punti di partenza e di ribadire i punti di arrivo, consapevoli che la vera sfida sia quella di trovare gli strumenti adeguati:

1) La Sardegna è ancora oggi la regione italiana che più di tutte vive di assistenza. Secondo i dati ufficiali del sito sui conti pubblici territoriali, ogni anno la Sardegna riceve in modo diretto o indiretto cinque miliardi di euro dalla solidarietà nazionale.

2) La Sardegna è dunque il paradigma del dramma di tante altre regioni italiane che non riescono a trovare la strada verso l’autosufficienza economica che rappresenta la precondizione per la prima delle libertà di un popolo: la libertà dal bisogno.

3) In altre parole, più grossolane, ma chiare: la Sardegna ha fame e ha bisogno di lavoro per non morire.

4) L’autonomia speciale di cui la Sardegna ha goduto dal dopoguerra ad oggi non è stata sufficiente ad uscire da questa situazione di svantaggio pertanto “questa autonomia” non era lo strumento adeguato oppure è stata usata male. In entrambi i casi, oggettivamente va ripensata.

5) L’attuale dramma della Sardegna non è un dramma privato dei sardi: per chi –come noi – crede nell’unità del Paese, è un dramma dell’intera nazione e come tale va affrontato.

6) Per risolverlo, è difficile ipotizzare il riuso degli strumenti classici. I Piani di rinascita, la Cassa del Mezzogiorno, le formidabili iniezioni di denaro pubblico e di sussidi hanno sortito un effetto tampone, che ha temporaneamente migliorato la siccità portando l’acqua. Ma è chiaro che –in assenza di sviluppo endogeno- la sete ritorna non appena spariscono le autobotti del denaro pubblico.

7) La sfida da condurre insieme –Stato e Regione, sardi e continentali- non può che essere quella di investire su identità, talenti e competenze peculiari della nostra Isola, sviluppando imprenditorialità, fantasia, senso della cooperazione, investendo in istruzione, in cultura del merito e della competizione sana.

8) Paradossalmente, la prima industria che serve alla Sardegna è una scuola di alta qualità, un’università di livello europeo. Abbiamo bisogno di sardi che escano dalla cultura delle ovvietà da bar e prendano in mano la scommessa delle proprie scelte e del proprio destino, abbandonando la suggestione in passato mortale e oggi surreale dell’assistenzialismo statale che risolve tutti i problemi e interpretando la sfida globale che cambia il valore degli asset e valorizza i vantaggi competitivi e le diversità.

In conclusione, l’assistenza, di cui purtroppo abbiamo ancora bisogno, ci accompagna in un’agonia senza speranza, ma per vivere i sardi e la Sardegna hanno bisogno di competere con il mondo. Forse noi non l’abbiamo ancora capito bene e non siamo ancora pronti: è per andare più veloci in questa direzione che chiediamo l’aiuto del nostro Paese.

Mozione Sardegna, basta con l’assistenzialismo!

Folle è pensare che facendo sempre le stesse cose si ottengano risultati diversi.

La Sardegna deve dire basta con l’assistenza! Basta con i pesci con cui siamo stati tenuti in schiavitù e in servitù e non abbiamo mai imparato a pescare perché qualcuno ha preferito tenerci servi!

L’assistenza serve per non morire, ma oggi la Sardegna e i sardi vogliono vivere e cambiare.

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IL TESTO DELL’INTERVENTO COMPLETO

Colleghi parlamentari, rappresentanti del Governo, anche se condivido una parte del ragionamento del collega Michele Piras, a cui non piacciono i numeri – anche a me non piacciono particolarmente i numeri –, qualche numero, che è stato nel sentire comune della maggior parte dei colleghi che sono intervenuti, è utile ricordarlo. È utile ricordare che il nostro Paese, l’Italia, è in recessione dal 2007 e che questo ha comportato una contrazione del prodotto interno lordo italiano, calcolato in modo diverso, tra il 13 e il 15 per cento. Questo è il contesto in cui stiamo discutendo oggi la mozione che riguarda il presente e – io spero – anche il futuro della Sardegna.
E quali sono i numeri della Sardegna ? Li hanno ricordati i colleghi, io credo di volerne usare soltanto due: il 54 per cento di disoccupazione giovanile e il 25 per cento di dispersione scolastica. Sono due numeri legati l’uno con l’altro. Aggiungo altre due riflessioni: il peggior residuo fiscale negativo d’Italia, cioè la maggior differenza tra ciò che viene prodotto e ciò che lo Stato manda per assistere, e, conseguentemente, uno dei più importanti disavanzi nei conti pubblici territoriali. La Sardegna ogni anno prende 5 miliardi di euro dallo Stato per poter sopravvivere.
Bene, un cimitero. Quello che va detto – e va detto con serenità, ma con sostanziale appropriatezza di termini – è che oggi la Sardegna è un cimitero e che la classe dirigente della Sardegna, di cui la politica ovviamente è parte importante, rischia di fare il guardiano del cimitero. Quali sono i guardiani che la Sardegna manda in questo Parlamento ? Io credo che ricordare anche i numeri dei parlamentari espressi dalla Sardegna ci aiuta: alla Camera 18 parlamentari su 630, al Senato 8 parlamentari su 315.

Anche la dimensione della rappresentanza dei sardi, qualora ci fosse un’unità nel rappresentare i problemi e nel chiedere le soluzioni da parte dei parlamentari sardi, dà l’idea di quanta poca cosa numericamente siamo. E il numero delle mozioni presentate e anche la nostra difficoltà a scrivere un’unica mozione, sullo stimolo che il collega Capelli ha dato, dà l’idea di quanto ognuno di noi, come dice Settimo Nizzi, la pensi a modo suo: «chentu concas, chentu berrittas». E anche il fatto che io lo pronunci in modo diverso da come lo ha pronunciato Settimo Nizzi dimostra quanto sia difficile trovare in Sardegna un’unità.

Allora, ha ragione Capelli: il problema non è un problema sardo, è un problema italiano. Infatti, che la classe dirigente oggi presente in Sardegna oggi non ce la faccia è certificato, è sotto gli occhi di tutti. Devo dire che anche la sensibilità e la percezione che di questo problema si ha in Sardegna ci aiuta a riflettere.

Il collega Piras ha citato alcuni esempi. Io voglio citare una percezione diffusissima in Sardegna. Se voi volete farvi amico un sardo, ripetetegli una cosa che lui pensa: sei seduto, voi sardi siete seduti su una miniera d’oro e non la sfruttate. Io chiedo ai pochi colleghi parlamentari sardi presenti in Aula quante volte abbiano sentito dire questa roba. Voi sardi siete seduti su una miniera d’oro e non la sfruttate. Cosa fanno i sardi ? I sardi pensano: siccome noi siamo i migliori del mondo – perché i sardi sono un po’ autoreferenziali –, allora c’è qualcuno che ci impedisce di sfruttare la miniera d’oro. E nasce l’idea che ci sia qualcuno che impedisce alla Sardegna di poter sfruttare le sue immense potenzialità.

Io non credo che siano immense le potenzialità della Sardegna. Io credo che siano poche e, purtroppo, non sfruttate. E, purtroppo, nella testa dei sardi c’è che spesso c’è qualcuno che ci impedisce di sfruttarla. Noi sardi siamo dei grandi difensori dell’ambiente, teniamo moltissimo al nostro ambiente. Bene, voi fatevi un giro delle strade statali e provinciali della Sardegna e controllate lo stato delle cunette della Sardegna; controllate se per caso in quelle cunette ci sono delle vere e proprie discariche a cielo aperto e poi chiedetevi se sono i sardi o qualcuno che viene da fuori, che ci impedisce di sfruttare la miniera d’oro e che ci sporca le cunette, a creare quel disastro.

Ecco, uno dei nostri limiti è che spesso andiamo a cercare fuori colpe che sono nostre. Però vi devo dire che, in realtà, qualche colpa fuori, tutto sommato c’è, ed è la conclusione del ragionamento che io faccio interogandomi anche sul rito di quest’Aula. È un rito in cui noi stiamo illustrando una mozione che secondo ciascuno di noi è importantissima per la Sardegna, con il solito meccanismo di quest’Aula, cioè di un’Aula semivuota, con pochi deputati.

Secondo me, però, ha un senso ugualmente esserci ed ha un senso esserci con passione, dicendo – e io lo dico con chiarezza, anche sulla mozione di cui sono sottoscrittore e potrei essere sottoscrittore di tutte le mozioni – che non vorrei che le mozioni fossero una lista della spesa; non vorrei che le mozioni fossero l’ennesima enunciazione dei tantissimi problemi che noi abbiamo in Sardegna e l’ennesima enunciazione di impegni del Governo. Povero Governo: se potesse davvero risolvere i problemi che noi enunciamo, forse farebbe anche qualcosa per risolverli.

La nostra sensazione è che se anche lo impegniamo e se anche il Governo dà un parere positivo a tutti i nostri impegni, se non li ha risolti sinora, forse non è perché non esaminato la mozione in Aula, ma forse ci sono altri problemi.

Ecco, allora io credo che il tema sia uno solo ed è risuonato in quest’Aula e, cioè, noi sardi non abbiamo più l’idea, se mai l’abbiamo fatto, di andare in giro con il cappello dell’elemosina.

Non ci appartiene; non ci appartiene per dignità; non ci appartiene per cultura; non ci appartiene per orgoglio. Noi sardi, però, ci ricordiamo di una cosa, di un detto di Einstein, secondo cui folle è pensare che facendo sempre le stesse cose si ottengano risultati diversi.

Ecco, allora il nostro ragionamento alla fine è questo: la Sardegna deve dire basta con l’assistenza; basta con i pesci con cui siamo stati tenuti in schiavitù e in servitù e non abbiamo mai imparato a pescare perché qualcuno ha preferito tenerci servi. Ecco, tra la Sardegna e l’Italia oggi ci vuole un confronto alla pari sui diritti e sui doveri di cittadinanza dei sardi che devono essere uguali rispetto a quelli di tutti gli altri cittadini italiani. L’assistenza serve per non morire, ma oggi la Sardegna e i sardi, Presidente, vogliono vivere e vogliono cambiare.

Riportiamo in Sardegna il Giro d’Italia!

Da otto anni il Giro d’Italia non passa dalla Sardegna. Dal 2008 in poi il tracciato della competizione ciclistica che tutta Italia ama ha legittimamente attraversato i confini nazionali andando in Danimarca, Olanda, Austria, ma non ha toccato la nostra isola.

Scriverò al Presidente della Regione Pigliaru e al Presidente dell’ANCI Sardegna Piersandro Scano perché si attivino concretamente per riportare il Giro sull’isola: è un evento sportivo e culturale che appartiene anche ai sardi che tutti insieme da domani tiferanno uniti per Fabio Aru.

Oggi abbiamo presentato il progetto “Il Giro d’Italia anche in Sardegna” presso la sede regionale del Coni con il Presidente del CONI Sardegna, Gianfranco Fara, e il Presidente Regionale della FederCiclismo, Salvatore Meloni..

Sappiamo che troppo spesso le richieste per ospitare il Giro sono avanzate da privati e non dalle amministrazioni locali. La Sardegna esca dall’angolo e dimostri di saper promuovere un’iniziativa ad alto impatto economico attraverso una solida e concreta collaborazione tra istituzioni.

Il Giro d’Italia rappresenta un’importante occasione di promozione turistico-culturale internazionale, un’opportunità di crescita economica con ricadute positive su un’adeguata infrastruttura stradale.

Dopo aver consultato diversi esperti del settore, i Riformatori hanno poi messo in campo un vero e proprio tragitto che percorre in tre tappe la Sardegna, da Quartu a Olbia. Si comincia con una cronometro a squadre di circa 25 km, un circuito cittadino che parte da Quartu e arriva a Cagliari nella centrale via Roma attraversando il Poetto, viale Regina Elena, viale San Vincenzo e l’università.

La seconda tappa, invece, prende simbolicamente il via dalla zona industriale di Sarroch e si distende per 214,5 km fino a Cabras, patria dei Giganti di Mont’e Prama, percorrendo la SS 195 Sulcitana e la SS 126 e passando per almeno 20 comuni tra cui Pula, Teulada, Carbonia, Iglesias, Fluminimaggiore, Guspini, Terralba e Oristano.

Infine, saranno il sassarese e la Gallura il palcoscenico della terza e ultima tappa sarda (164 km) con partenza da Sassari e arrivo finale a Olbia. Il percorso coinvolgerà la SS 200, la SP 90 e la SS 125 e oltre 25 comuni tra cui Sorso, Badesi, Santa Teresa Gallura, Palau e Arzachena.

Eventi ciclistici paralleli al Giro, secondo il progetto, si terranno ad Alghero e Nuoro con bike night che coinvolgeranno ciclisti e cicloamatori sardi in vere e proprie pedalate notturne che riaccenderanno le città con la formula della “notte bianca”. Saranno valorizzati e potenziati i percorsi cicloturistici presenti nell’isola e saranno promossi eventi per la sensibilizzazione dell’uso della bicicletta come mezzo di trasporto per una mobilità ecosostenibile.

Abbiamo pensato a un percorso che potesse mettere in vetrina le eccellenze sarde come i Giganti e le nostre coste, valorizzando anche i nostri aeroporti. Quest’anno sono più di 160 i Paesi del mondo collegati con questa storica manifestazione. In Veneto, inoltre, si calcola che le tre tappe che toccheranno il Vicentino in questa edizione del Giro porteranno un indotto tra i 2,5 e i 3 milioni di euro. I sardi sapranno fare di meglio.

Si parla tanto di continuità territoriale in Sardegna, una situazione speciale vissuta come un dramma dai sardi. Il progetto ‘Giro d’Italia anche in Sardegna’ va proprio in questa direzione: migliori infrastrutture e connessioni non solo stradali, ma anche tecnologiche, facendo capire all’Italia e al mondo che ci siamo anche noi nella partita della crescita economica per dividere insieme ricchezza e non miseria.

 

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Teatro Lirico di Cagliari, commissariamento subito, situazione surreale!

Interrogazione urgente al MIBACT, in tre anni tre sovraintendenti e zero programmazione!

Ieri, per la terza volta, il Comitato di indirizzo della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari ha respinto il Piano delle Attività per il 2015, presentato dall’organo di gestione, peraltro nominato dallo stesso Comitato di indirizzo. Se non fosse tragica, questa situazione sarebbe ridicola ed è evidente che nessuna attività seria può essere progettata da una Fondazione che, alla fine del mese di aprile, non conosce il programma della propria attività nell’anno in corso. Il danno alla città e alla Sardegna è immenso.

Per questo ho chiesto in un’interrogazione urgente al Ministero dei Beni Culturali e del Turismo di attivare immediatamente l’azione di vigilanza sulla Fondazione Teatro Lirico di Cagliari, sciogliendo l’attuale Comitato di indirizzo e nominando il Commissario previsto dalla legge.

Questo episodio è soltanto l’ennesimo atto di una situazione incredibile: negli ultimi tre anni tre diversi sovraintendenti si sono alternati nella gestione del Teatro senza nessuna possibilità di programmazione pluriennale, in un drammatico avvitamento di tutte le attività del Teatro che causano il dramma dei 300 dipendenti, ma soprattutto rappresentano la tragedia di una città che vede morire la sua più grande “azienda ecocompatibile”, uno dei gioielli sprecati per lo sviluppo economico e turistico di Cagliari, in grado di portare internazionalizzazione, opportunità e lavoro nuovo in una città che ne ha bisogno come dell’aria che si respira!”

L’attività di vigilanza sulla Fondazione spetta al MIBACT.

Il fallimento è sotto gli occhi di tutti, è urgente che venga nominato un Commissario per dare risposta ai dipendenti e agli appassionati che non si rassegnano, ma soprattutto per avviare il piano di risanamento e di rilancio della Fondazione, capace di restituire speranza alla città di Cagliari.

Partecipate, Riformatori da Cantone per chiedere sanzioni contro enti non trasparenti

Question time con il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, oggi alla Camera.

Il governo ha preso atto che nelle partecipate sarde esiste un deficit di trasparenza che può essere fonte di corruzione e illegalità e ha assicurato ogni impegno per promuovere la diffusione pubblica totale dei dati.

In questo lavoro fondamentale è l’azione dell’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, chiamata ad accertare e, soprattutto, a sanzionare le violazioni denunciate dal Centro studi dei Riformatori che interessano il 73% delle partecipate comunali in house e il 58% di quelle totalmente gestite dalle Province.

Ora i Riformatori chiederanno un incontro urgente al presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, per ottenere controllo e sanzioni su ogni illegittimità del sistema delle partecipate sarde. Un sistema che toglie risorse allo sviluppo vero e ingrossa la sacca di inefficienza e illegalità di cui si nutre la cattiva politica

È poi necessario ricordare come la Sardegna sia una regione a statuto speciale e disponga di poteri molto forti per assicurare trasparenza e piena legalità nel sistema delle partecipate: anche il Consiglio Regionale sarà chiamato dunque a fare la sua parte, seguendo le indicazioni che l’Autorità Anticorruzione darà ai Riformatori.

Partecipate, zero dismissioni dalla regione Sardegna

Come previsto dalla legge di stabilità, entro il 31 marzo Regioni, Province e Comuni avrebbero dovuto presentare un piano operativo di razionalizzazione delle società e delle partecipazioni societarie possedute in cambio di incentivi fiscali e benefici in materia di personale. Lo hanno fatto, tra gli altri, i comuni di Roma, Torino e Genova e le Regioni Piemonte e Friuli Venezia Giulia.

Nonostante la drammatica situazione delle partecipate sarde, nessun atto dalla Sardegna, nessun segnale di vita da Cagliari: una grave occasione sprecata per ridurre la spesa pubblica, semplificare la macchina amministrativa della Pubblica Amministrazione e recuperare le risorse vitali per investire sulla crescita della nostra isola.

I Riformatori a più riprese hanno fatto luce su un sistema pubblico che alimenta illegalità e inefficienza. Abbiamo stimato con certezza che negli ultimi 4 anni questo sistema è costato più di un miliardo di euro alle casse della Regione, di cui solo 340 milioni di euro sono legati a contratti di servizio.

Per questo abbiamo chiesto in Consiglio di istituire una commissione d’inchiesta che scoperchi definitivamente questa ragnatela di agenzie e società, su cui opera non senza difficoltà persino la Corte dei Conti nella sua regolare attività di controllo.

Dalla Giunta sul tema è arrivato un disegno di legge dall’iter incerto, che non affonda il colpo, mentre a Romai gli uffici della Camera certificano che, grazie allo Statuto Speciale, la Regione Sardegna ha piena autonomia in materia e il Ministero dell’Economia ha invece un limitato potere di controllo sulle spese e sugli obblighi di trasparenza. Sulla lotta agli sprechi delle partecipate, la partita insomma è tutta nelle mani della Regione, che deve dire con chiarezza se ha il coraggio di farla sino in fondo.

La presidente Boldrini ha infatti ritenuto inammissibile l’interrogazione che chiedeva una più attenta vigilanza da parte del Ministero dell’Economia sulle partecipate sarde.

Come si spiega in una accurata lettera, non sono ammesse le interrogazioni con quesiti “che non riguardano la sfera di responsabilità del governo nei confronti del Parlamento e che riguardano regioni ed enti locali (comprese aziende e istituzioni dagli stessi dipendenti) in quanto non soggetti a poteri statali esercitati dal Governo.”

Parte Cagliari Lab 2016, un cantiere aperto per la nostra città!

Oltre 600 persone che hanno stipato ieri sino all’inverosimile i locali dell’ex Spazio Newton, tante facce nuove, ma sopratutto grande entusiasmo e “maniche rimboccate” nella mega convention dei Riformatori cagliaritani che ha dato l’avvio al “CAGLIARI LAB 2016”, la officina di idee e di progetti per cambiare la faccia della città che è il cuore della nuova sfida della Cagliari che non si rassegna.

I lavori sono stati introdotti dalla coordinatrice cittadina Noemi Migliavacca e dal consigliere comunale Giorgio Angius che hanno presentato un breve video con una malinconica passeggiata davanti ai “gioielli sprecati” della città: dal relitto dell’ex Ospedale Marino all’edificio abbandonato della Caserma Ederle di Calamosca; dal relitto del Padiglione Nervi alle cubature senza strategia della Fiera Campionaria; dal monumento all’inutilità del Terminal Crociere alla ex Manifattura Tabacchi, al Carcere di Buoncammino, all’ex Ospedale Militare, al San Giovanni di Dio, all’Anfiteatro romano.

Davanti agli occhi dei moltissimi cagliaritani presenti sono poi passate le immagini del rudere di palazzo Aymerich e del portico Laconi, degli eterni lavori in corso nel Bastione di Santa Caterina, della inaccessibile passeggiata coperta. Il cerchio si è chiuso con le eloquenti immagini dell’abbandono di Tuvixeddu (con le inquietanti foto del cantiere del megatunnel viario), del degrado delle ex aree militari di Monte Urpinu e con il contrasto tra la bellezza del parco di Molentargius e il suo attuale stato di abbandono.

Il desolante tour nella “Cagliari abbandonata” ha suscitato l’intervento di Fabrizio Canetto, cagliaritano e assessore a Selagius, che ha sottolineato come ormai la capitale della Sardegna debba sapersi identificare con la sua area vasta e programmare di conseguenza il proprio futuro. Il medico Piergiorgio Bolasco ha ricordato come, senza sviluppo, diventa impossibile persino sostenere i bisogni di salute della popolazione, mentre Alessandro Palomba e Maria Francesca Abis hanno sottolineato la necessità dell’impegno dei giovani e delle donne, per una sfida di modernizzazione che non può più attendere neppure un istante.

Ha infine preso la parola il deputato cagliaritano Pierpaolo Vargiu, con un intervento appassionato, che ha affondato il coltello senza troppi fronzoli: “La nostra città è moribonda: senza un’idea strategica, senza una vocazione chiara, senza una scommessa sul futuro, Cagliari è destinata ad una interminabile agonia. L’assenza di innovazione e di opportunità – ha continuato il Presidente della Commissione Sanità della Camera- crea il deserto del lavoro e dell’occupazione che è oggi il vero dramma di Cagliari e della Sardegna, la oggettiva certificazione che la classe dirigente di questa città, di questa Regione, da sola non ce la fa più!

Questo è solo il primo, grande appuntamento – ha concluso Vargiu- da domani lavoriamo sul progetto, chiamiamo a raccolta “chi ci sta” e diamoci un nuovo, megappuntamento per il 15 di giugno: non stiamo arruolando Nembo Kid, né un altro Supereroe, ma tanta gente “generosa e laboriosa”, disponibile all’impegno in prima persona, che faccia partire CAGLIARI LAB 2016, il laboratorio di cittadini, di idee e di progetti che aiuti a mettere insieme, oltre le diversità, tutti i cagliaritani che non si rassegnano”.

I Riformatori lanciano Cagliari Lab 2016. “Un nuovo progetto e una nuova classe dirigente per salvare Cagliari da una …

Posted by Riformatori Sardi – Liberaldemocratici on Martedì 31 marzo 2015

I GIOIELLI SPRECATI DI CAGLIARI

Il video proiettato durante il nostro incontro

Alberghi, non ospedali sul poetto di Cagliari!

PASTICCIO EX OSPEDALE MARINO

2006 gara regionale con destinazione “turistico non residenziale”
2007 vincolo della Sovraintendenza
2010 Sentenza del Consiglio di Stato che riammette la “casa di cura”
2014 fine della conferenza dei servizi che autorizza la casa di cura: la destinazione è diventata “socio-sanitaria, residenziale”!!!!!!!
18 dicembre 2014 Annuncio della Regione: LA CASA DI CURA NON SI FARA’
27 dicembre 2014 Annuncio del Comune SI STA PENSANDO DI FARE UN ALBERGO
7 MARZO 2015 TUTTO FERMO

La proposta dei Riformatori
Immediato annullamento della gara da parte della Regione: la struttura non è accreditata, né contrattualizzata, né contrattualizzabile con il SSR.
Quale destino per le cubature del Poetto?
L’unico possibile per una città che aspira a diventare “turistica”: un albergo con il massimo delle “stelle” possibili, che crei occupazione e lavoro per un città e un Regione economicamente alla canna del gas!
Ma non è solo l’ex Ospedale Marino che deve diventare un albergo! Anche il vecchio Albergo dell’ESIT, dall’altra parte della strada, che oggi ospita (male…!) il nuovo Ospedale Marino deve ridiventare Albergo nell’interesse della città, ma anche della qualità della risposta sanitaria!
E i due “nuovi” alberghi hanno come riferimento l’intera area dell’IPPODROMO, oggi sequestrata e inutilizzata per lo sviluppo turistico della città.

Le iniziative dei Riformatori:
PARTE OGGI LA RACCOLTA DELLE FIRME per chiedere al Presidente della Regione di raccordarsi con il Sindaco di Cagliari e con La Sovraintendenza perché parta immediatamente il nuovo bando per permettere all’ex Ospedale Marino di ridiventare ALBERGO, ma anche per restituire alla iniziale destinazione turistica l’ex ALBERGO ESIT del POETTO
DIECIMILA CARTOLINE contro il degrado dell’ex Ospedale Marino: “POETTO, ALBERGHI non OSPEDALI!” indirizzate dai cittadini cagliaritani al Presidente della Regione

Il servizio di Videolina

Le foto della manifestazione sulla spiaggia

Partecipate provinciali e comunali sarde, legittimi i trasferimenti di denaro pubblico a società non trasparenti?

INTERROGAZIONE SCRITTA

VARGIU — Al Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione — Per sapere – premesso che:
l’articolo 22 del decreto legislativo 33 del 2013 dispone precisi obblighi di pubblicazione dei dati relativi agli enti pubblici vigilati, e agli enti di diritto privato in controllo pubblico, nonché alle partecipazioni in società di diritto privato;
nello specifico il comma 1 prescrive a ciascuna amministrazione la pubblicazione e l’aggiornamento annuale di tre diversi elenchi che riguardano:
a) gli enti pubblici, comunque denominati, istituiti, vigilati e finanziati dalla amministrazione medesima ovvero per i quali l’amministrazione abbia il potere di nomina degli amministratori dell’ente. Per tali enti vanno elencate le funzioni attribuite e le attività svolte in favore dell’amministrazione o le attività di servizio pubblico affidate;
b) le società di cui sono detenute direttamente quote di partecipazione anche minoritaria. Per tali società sono da indicare l’entità della quota, con l’indicazione delle funzioni attribuite e delle attività svolte in favore dell’amministrazione o delle attività di servizio pubblico affidate;
c) gli enti di diritto privato, comunque denominati, in controllo dell’amministrazione, con l’indicazione delle funzioni attribuite e delle attività svolte in favore dell’amministrazione o delle attività di servizio pubblico affidate;
il comma 2 prescrive per ciascuno di tali enti, la pubblicazione dei dati relativi alla ragione sociale, alla misura dell’eventuale partecipazione dell’amministrazione, alla durata dell’impegno, all’onere complessivo a qualsiasi titolo gravante per l’anno sul bilancio dell’amministrazione, al numero dei rappresentanti dell’amministrazione negli organi di governo, al trattamento economico complessivo a ciascuno di essi spettante, ai risultati di bilancio degli ultimi tre esercizi finanziari. Sono altresì pubblicati i dati relativi agli incarichi di amministratore dell’ente e il relativo trattamento economico complessivo;
una approfondita e scrupolosa ricerca condotta dal Centro Studi dei Riformatori Sardi sulla base di quanto pubblicato dalle amministrazioni provinciali e comunali sui loro siti ha rilevato la presenza di 29 società partecipate dalle province e 26 partecipate comunali al 100%. Di queste ultime 15 si trovano nei comuni con popolazione inferiore ai 15mila abitanti;
i ricercatori del Centro Studi dei Riformatori Sardi hanno verificato la sussistenza dei requisiti previsti dal comma 2 dell’art. 22 del dlgs 33/2013 e dall’analisi è emerso che il 58% delle partecipate provinciali e il 73% delle società partecipate comunali in house non pubblica o non aggiorna i dati relativi specificatamente agli oneri erogati dalle amministrazioni alle partecipate e ai risultati di bilancio;
la ricerca ha accertato inoltre che le amministrazioni provinciali e comunali hanno erogato complessivamente negli ultimi anni circa 60 milioni di euro (rispettivamente 32,5 milioni di euro le province e 26,8 milioni di euro i comuni per le società in house). Tale ammontare si intende come parziale e sottostimato perché limitato solo alle cifre dichiarate dalle singole amministrazioni;
un focus specifico sugli enti controllati nei sette comuni con popolazione superiore ai 30mila abitanti (Cagliari, Sassari, Nuoro, Quartu Sant’Elena, Oristano, Alghero, Olbia) ha rilevato la presenza, in questi comuni, di 66 enti tra enti pubblici vigilati, società partecipate a qualsiasi quota ed enti di diritto privato controllati per un totale di oneri dichiarati pari ad almeno 35,1 milioni di euro;
tra le suddette realtà si riscontra oltre la metà di enti con requisiti di trasparenza non coincidenti con quanto stabilito dall’art. 22 del decreto legislativo 33 del 2013;
al comma 4 dell’articolo 22 del decreto legislativo 33 del 2013 si dispone che nel caso di mancata o incompleta pubblicazione dei dati relativi agli enti sopra indicati, è vietata l’erogazione in loro favore di somme a qualsivoglia titolo da parte dell’amministrazione interessata -;

possano essere considerati legittimi i trasferimenti alle società partecipate e agli altri enti citati dal comma 1 dell’art. 22 del dlgs 33/2013 erogati dalle amministrazioni inadempienti con gli obblighi previsti dallo stesso articolo e, in caso positivo, possano essere revocati.

Partecipate provinciali e comunali, senza trasparenza finanziamenti illegali

Ecco il dossier dei Riformatori che svela come oltre la metà delle partecipate provinciali e comunali siano fuorilegge! La nostra battaglia contro una ragnatela di clientelismo, al limite della legalità continua!

Nelle slide vedrete la trasparenza che non c’è, i dati mancanti e quanti milioni di euro sono stati trasferiti dai comuni.

Qui gli articoli sull’Unione e sulla Nuova Sardegna di domenica 8 febbraio.

 

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