Responsabilità professionale, ok dalla Camera alla nuova legge

Nei giorni scorsi la Camera dei Deputati ha approvato il testo della legge sulla responsabilità professionale dei medici e sulla sicurezza delle cure, a cui ho dedicato moltissimo lavoro, svolgendo per due anni il ruolo di relatore (puoi leggerlo qui).

Sono convinto che per noi medici si tratta di un enorme passo avanti che, in particolare prevede:

1) che la responsabilità civile ritorni ad essere extracontrattuale per tutti i medici del SSN, così come era prima delle sentenze della Corte del 1999. Questo significa che la prescrizione è riportata a cinque anni (invece che dieci) e -soprattutto- che l’onere della prova del danno è sempre a carico di chi ritiene di aver subito il danno.

2) che nel profilo dell’imperizia, la responsabilità penale viene circoscritta ai casi di colpa grave.

3) che venga normata la “rivalsa” nel risarcimento alla struttura da parte del medico dipendente, istituendo tetti economici che avranno importante effetto calmiere sui premi delle assicurazioni.

4) che vengano potenziate tutte le attività di risk management e di audit clinico (di cui viene escluso l’utilizzo ai fini di indagine processuale). In altre parole, aumentano le attenzioni nel confronto delle procedure e della rilevazione dei “quasi errore”, finalizzati a garantire la sicurezza delle cure.

5) che venga istituito il “Garante del Diritto della Salute”, che io stesso proposi in Sardegna oltre dieci anni fa, con il compito di rappresentare un’interfaccia di ragionamento tra paziente e mondo della sanità che possa aiutare ad evitare il ricorso ad altre sedi di contenzioso (cioè i Tribunali….)

5) che venga ridefinito il percorso di inserimento negli albi dei CTU e dei periti dei Tribunali, privilegiando la specifica, accertata competenza di merito e disponendo l’affiancamento del medico legale allo specialista clinico.

Il testo approvato è sicuramente uno straordinario passo in avanti nel tentativo di smantellare i meccanismi di medicina difensiva attiva e passiva che sottraggono ormai un’infinità di risorse all’appropriatezza delle cure.

Ci sono purtroppo ancora limiti e criticità (solo per citarne alcune: nel penale, invece che sanzionare la gravità della colpa, distingue i profili della stessa colpa, nel civile, introduce un sistema di linee guida che rischia di “istituzionalizzare” i percorsi della medicina difensiva, non individua le risorse economiche indispensabili per il potenziamento dei percorsi di risk management), ma non c’è dubbio che sia davvero un radicale cambio di passo!

Purtroppo non è ancora legge: per diventare tale è indispensabile che venga approvata con la massima celerità anche dal Senato, possibilmente con la correzione dei punti che ancora possono essere migliorati.

La verità, vi prego, sull’olio di palma – Contro i falsi miti e per una buona informazione

Il video dell’incontro

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Il report dell’Ansa sull’incontro “La verità , vi prego, sull’olio di palma” promosso da Strade

 

Si fa sempre piu’ accesa la polemica sull’olio di palma presente in tanti prodotti per la colazione e snack, salito sul banco degli imputati per gli effetti nocivi che avrebbe sulla salute.

Vorremmo che ci fosse un approccio corretto senza demonizzazioni o prese di posizione ‘a priori”’, ha detto Paolo Barilla, presidente di Aidepi, l’associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane, nel corso di un convegno promosso da Strade e Formiche alla Camera per fare chiarezza sul tema.

”La campagna diffamatoria in corso – ha aggiunto Barilla – e’ un’isteria nazionale, nata in Italia da fonti di informazioni non attendibili che hanno sopratutto un atteggiamento anti industriale, perche’ non esistono gli elementi per dire che faccia male”. Ai lavori hanno partecipato i deputati Ilaria Capua, Pierpaolo Vargiu e Dorina Bianchi, sottoscrittori di due diverse risoluzioni parlamentari sull’olio di palma. ‘

‘Al pari delle campagne pro Stamina e contro i vaccini, quella contro questo ingrediente rischia di trasformarsi in una nuova bufala antiscientifica promossa da lobby occulte – ha detto Vargiu – e noi oggi ci impegniamo in maniera trasparente, per un’informazione aderente alla realta’ scientifica”.

A questo proposito la ricercatrice dell’Istituto Mario Negri, Elena Fattore ha fatto presente come uno studio pubblicato lo scorso anno aveva attenuato la correlazione tra rischi cardiovascolari e grassi saturi, di cui l’olio di palma ne contiene il 50%.

 

Allarme carne cancerogena, stop psicosi ingiustificata. Attendiamo psicosi su frutta secca…

In principio era l’olio di palma, oggi sono gli insaccati, domani magari sara’ la frutta secca.

Troppo spesso ci dicono che alcuni alimenti sono dannosi senza aggiungere informazioni certificate e comprensibili e si lanciano allarmi che rischiano di diffondersi fuori dai canali della corretta educazione alimentare, con ondate di isteria collettiva, a volte amplificando informazioni gia’ note, altre diffondendo notizie scientificamente infondate.

Serve una informazione scientifica seria e attenta, non interessata ad acchiappare clic. Chi legge non sempre sa distinguere il vero dal falso o ha il tempo e i mezzi per farlo.

In molti non digeriscono i peperoni, ma è difficile affermare che i peperoni facciano male in assoluto. Sullo sfondo ci sono imprese e lavoratori che potrebbero pagare sulla propria pelle il conto di campagne di disinformazione.

Al Santissima Trinità di Cagliari l’angiografo da 1 milione di euro è inutilizzabile!

In questa sanità sarda che, pure ormai si regge soltanto sullo spirito di sopportazione e di sacrifico di chi ci lavora, la vicenda della Radiologia del SS.Trinità è comunque allucinante!
Nel febbraio del 2014 (più di un anno e mezzo fa!) è stata comprata una macchina di altissima tecnologia (un angiografo digitale), costata quasi un milione e mezzo di soldi pubblici, che permetterebbe alla ASL 8 di dare risposte di altissima qualità specialistica, oggi spesso assenti a Cagliari.
Invece, siamo all’assurdo -prosegue Vargiu- : i locali che dovrebbero accogliere la nuova macchina e la sala ibrida sono eternamente in preparazione (i lavori sembrerebbero peraltro incredibilmente fermi!) mentre la TC perfettamente funzionante che li occupava e’ ora “temporaneamente fuori servizio”, per cui tutto il carico del lavoro TAC e’ svolto dall’unica apparecchiatura funzionante, al Pronto Soccorso, ovviamente intasata da una mole di esami enorme!.
Nel frattempo l’azienda fornitrice dell’angiografo minaccia azioni legali per il danno subito e, sopratutto, i pazienti del SS. Trinità vivono disservizi straordinari e si vedono negate le prestazioni che solo la nuova macchina può eseguire.
Una situazione surreale, di spreco e di disservizio per cui e’ urgente l’intervento di vigilanza del Ministro della Salute, che sblocchi l’incredibile vicenda!
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Epatite C, garantire cure su tutto il territorio nazionale. Da Cittadinanzattiva iniziativa utile per i malati e per la politica

La lotta all’epatite C misurerà la capacità del nostro Sistema Sanitario Nazionale di reggere all’onda d’urto dei nuovi bisogni di salute: è un banco di prova per la sostenibilità del sistema e per la garanzia dei principi di equità e universalità del SSN. Bene ha fatto Cittadinanza Attiva a promuovere un’iniziativa che, nel tenere insieme informazione, trasparenza e assistenza, mette al centro il cittadino-paziente da Nord a Sud e lancia una sfida di verità a chi dice che in sanità tutto va bene a isorisorse. Il diritto a guarire dall’epatite C va garantito su tutto il territorio nazionale.

Con un’interrogazione abbiamo chiesto al ministro Lorenzin di chiarire come intende vigilare sull’accesso alle cure in ogni regione. Dai dati diffusi da Cittadinanza Attiva è evidente come esista uno squilibrio tra regioni di serie A e di serie B: si va dalla Toscana che annuncia cure gratis a tutti a regioni in cui per ristrettezze economiche l’accesso alle cure è limitato anche ai pazienti che rientrano nei criteri limite stabiliti da Aifa.

Anche alla luce di queste difficoltà, è chiaro che la sfida all’epatite C deve superare i confini nazionali, coinvolgendo i membri dell’Unione Europea in un’azione comune.

 

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VARGIU- Al Ministro della Salute – per sapere premesso che:

 

il Ministero della Salute nella Legge di Stabilità 2015 ha stanziato per gli anni 2015-2016 un fondo da un miliardo di euro per tutti i farmaci innovativi compresi quelli per curare l’epatite C (HCV). Il fondo risulta coperto da un contributo statale di 100 milioni di euro per l’anno 2015, e da una quota delle risorse destinate alla realizzazione di specifici obiettivi del piano sanitario nazionale, per un importo pari a 400 milioni di euro per l’anno 2015 e 500 milioni di euro per il 2016;

nei giorni scorsi il decreto che stabilisce le modalità per l’erogazione delle somme del fondo per l’acquisto di farmaci innovativi è stato trasmesso dal Ministero della Salute alla Conferenza Stato-Regioni in attesa del parere prima dell’entrata in vigore;

sui 50 mila malati gravi con epatite C rientranti nei criteri stabiliti dall’Aifa, ne sono stati trattati ad oggi solo circa 10 mila, soprattutto a causa delle indisponibilità economiche da parte delle Regioni;

con una delibera di giunta dello scorso maggio, la Regione Toscana ha annunciato l’erogazione gratuita del farmaco per l’epatite C a tutti i pazienti bisognosi. Una platea di circa 26.224 malati con infezione da virus dell’epatite C potenzialmente trattabili con farmaci ad azione diretta antivirale;

tale decisione, contestata anche dal direttore di Aifa, Luca Pani, segna un evidente divario tra le possibilità nell’accesso alle cure di un malato che vive nelle regioni più ricche e uno che vive in quelle più povere;

il rapporto di Cittadinanza Attiva – Tribunale del Malato, nell’ambito del programma “Epatite , C Siamo!” ha evidenziato numerose difformità riguardo sia ai criteri di accesso ai farmaci che ai numeri di Centri prescrittori individuati, nonché alle misure stabilite per l’accesso agli stessi da parte dei pazienti stranieri temporaneamente presenti sul nostro territorio-;

 

quali iniziative intenda intraprendere, d’intesa con le Regioni, per garantire su tutto il territorio nazionale il diritto a guarire dall’epatite C;

quali iniziative intenda attivare in sede comunitaria per la promozione di un piano europeo di eradicazione dell’epatite C.

Autismo, finalmente luci accese dentro il palazzo! Approvata dalla Camera la legge quadro

Dopo tante celebrazioni delle giornate mondiali con i monumenti illuminate di blu, finalmente le luci sull’autismo vengono accese dentro il palazzo di Montecitorio.

Lo abbiamo fatto con un provvedimento che prima non c’era, una legge-cornice innovativa e attesa da anni, un passo in avanti verso un traguardo reso più complesso non dalla cattiva volontà della politica, ma dalla crisi economica.

Dopo l’impegno del Parlamento toccherà a Governo e Regioni riempire il quadro con risorse vere e con l’aggiornamento dei Lea.

Il video dell’intervento in Aula

Il provvedimento in sintesi

Tumori, la politica ascolti le richieste della Favo

Il rapporto Favo presentato oggi dal presidente De Lorenzo lancia una sfida senza appello alla politica e alle istituzioni: chi in trincea assiste i malati oncologici chiede di non essere lasciato solo nella fase post riabilitazione e di prevenzione terziaria. Dal cancro si può guarire, ma non si può pensare di lasciare soli i malati una volta superata la fase acuta.

Per rispondere a questo sacrosanto bisogno di salute bisogna intervenire sui Lea trovando risorse vere: operazione possibile solo con riforme coraggiose ammettendo una volta per tutte che il Servizio Sanitario Nazionale non se la passa poi così bene.

Alla Camera, insieme a Favo e ad altre associazioni a tutela dei pazienti, abbiamo combattuto una bellissima e, di questi tempi spavalda, battaglia in Aula per intervenire sulla riforma del Titolo V della Costituzione e garantire concretamente a livello nazionale il diritto di salute dei cittadini, al di là delle dichiarazioni di principio dell’articolo 32 e dei ventuno sistemi sanitari regionali tutt’altro che simili.

Abbiamo ottenuto l’attenzione del governo con il parere favorevole a un ordine del giorno, ma il tema di una sanità davvero uguale per tutti resta ancora aperto.

Def: più coraggio su sanità, più responsabilità dalle regioni

Nel 2015, il Fondo Sanitario Nazionale verrà ridotto di 2.352 milioni di euro. Senza lotta all’inappropriatezza, allo spreco, alla corruzione, il peso dei tagli ricadrà esclusivamente sui cittadini. Per questo ci aspettiamo più responsabilità dalle regioni che, nonostante la riforma del Titolo V, continueranno a rappresentare un potere forte della sanità. Servono decisioni coraggiose senza paura di scontentare qualcuno che non sia il paziente e il suo diritto alla salute.

Nel Piano Nazionale delle Riforme occupa un ruolo predominante il Patto per la Salute su cui non bisogna tornare indietro. Il governo e il ministro Lorenzin hanno fatto un grande sforzo di dialogo ed elaborazione e ora spetta alle Regioni applicarlo. È la precondizione essenziale per poter aumentare il Fondo Sanitario Nazionale: senza regole certe su come si spende, viene meno la credibilità di ogni richiesta di maggior spesa.

Quanto alla Sardegna, i dati del Ministero della Salute, relativi ai risultati d’esercizio per il IV trimestre 2014, prima delle coperture regionali, registrano una spesa complessiva di 3359 milioni di euro, con un disavanzo di 342 milioni di euro, il peggiore in Italia, dopo quello di 411 milioni del Lazio.

Non meglio va l’incremento della spesa sanitaria della nostra regione rispetto al 2013: 50 milioni di euro (1,5%), il quarto peggior risultato del Paese. Di fronte a questi numeri non c’è più tempo per i riti bizantini e i giri di parole della politica sarda, che ha sempre paura di scontentare qualcuno. La Sardegna è invece oggi chiamata a decisioni coraggiose, senza pregiudizi.

Presentando il Def, il premier Renzi ha detto che ci sono regioni che hanno 7 province e 22 Asl. In Sardegna senza i Riformatori e gli oltre 500mila sardi che hanno votato sì ai referendum non si parlerebbe del taglio delle 8 province e della proposta di una sola Asl. Bisogna partire dalla consapevolezza che per difendere i diritti di salute dei sardi servono scelte di innovazione e cambiamento, in forte discontinuità con la melassa vischiosa a cui siamo abituati.

Finalmente anche in Sardegna parte il registro delle malattie rare

Audizione oggi alla Camera del professor Paolo Moi, direttore del Centro Malattie rare della Sardegna, nel corso dell’indagine parlamentare promossa dalla Commissione Affari Sociali.

Grazie all’accordo tra Sardegna e Veneto, entro due settimane decollerà il registro delle malattie rare, la cui attivazione è indispensabile per certificare la drammatica incidenza sarda di tali malattie. Un’incidenza legata alle condizioni di insularità che riducono la circolazione del patrimonio genetico.

Spesso le malattie rare hanno un elevato costo di gestione e possono dunque appesantire il costo del sistema sanitario sardo, con il rischio di creare vere e proprie “malattie orfane”, prive di adeguata risposta sanitaria.

A preoccupare in Sardegna non è solo la talassemia, con circa 900 pazienti censiti, ma anche le malattie emorragiche, la neurofibromatosi e -più ancora- la SLA, che colpiscono nell’isola centinaia di persone, con numeri ben superiori a quelli delle altre regioni italiane.

L’attivazione del registro non è la soluzione del problema, ma è il passaggio indispensabile di conoscenza per poter costruire un sistema di risposte che non lasci solo nessun paziente.

Ex San Raffaele di Olbia, non doveva aprire il 1 marzo?

Secondo gli accordi tra Qatar Foundation e Regione Sardegna, benedetti in tutta fretta dalla Presidenza del Consiglio e da apposita legge ad hoc del Parlamento, l’ex San Raffaele avrebbe dovuto iniziare ad erogare i servizi sanitari agli olbiesi e a tutti i sardi a partire dal 1 marzo 2015.

Ad oggi invece ancora tutto tace e non c’è traccia neppure dell’inizio simbolico delle attività che, annunciato ad Olbia in pompa magna, sarebbe dovuto avvenire entro il 1 marzo, in locali messi a disposizione dal Comune di Olbia.

Intorno all’ex San Raffaele c’è stato tanto fumo, ma ancora non si vede l’arrosto. È per questo che ci rivolgiamo urgentemente al Governo con questa interrogazione perché spieghi ai sardi il motivo dei ritardi e dia certezza sulla data di inizio delle attività del nuovo ospedale Mater Olbia.

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E invece…..

 

 

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INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

VARGIU — Al presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

il 21 maggio 2014 è stato siglato a Palazzo Chigi il protocollo tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Regione Autonoma della Sardegna, la Qatar Foundation Endowment, relativo al completamento e rilancio dell’Ospedale Bambino Gesù di Olbia, l’ex San Raffaele, poi rinominato Mater Olbia, come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico;

tale intesa, firmata dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, dal presidente della Regione Autonoma della Sardegna Francesco Pigliaru e dal dottor Lucio Rispo, investment project manager della Qatar Foundation Endowment, ha preso origine dalla manifestazione di interesse della Qatar Foundation Endowment a sostenere in Italia e in particolare in Sardegna progetti nel campo della medicina e della ricerca applicata e di base, con particolare riferimento a quelli della pediatria e della medicina dello sport;

nel protocollo la Presidenza del Consiglio si è impegnata a sostenere l’iniziativa della Regione Autonoma della Sardegna nella realizzazione del progetto con la Qatar Foundation Endowment in Italia, in piena armonizzazione con la rete ospedaliera regionale;

il Governo ha mantenuto di fatto il proprio impegno, modificando la normativa vigente in materia di posti letto e di tetti di spesa sanitaria pur di renderlo possibile, intervenendo nel decreto Sblocca Italia con una deroga emendata poi alla Camera dei Deputati secondo il parere espresso dalla Commissione Affari Sociali (art. 16, legge 12 settembre 2014, n. 133);

la XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati si è recata in Sardegna il 3 e il 4 luglio 2014 in missione autorizzata dal Presidente della Camera con lo scopo di acquisire – attraverso il coinvolgimento sul territorio di tutte le istituzioni a vario titolo interessate – elementi informativi sullo stato di avanzamento del progetto;

la missione ha permesso di accertare che l’investimento della Qatar Foundation è pari a duecento milioni per l’acquisizione e il completamento, mentre sono previsti altri cento milioni in dieci anni per la ricerca. I restanti settecento milioni sono la gestione annua dell’ospedale (70 milioni per dieci anni) che, per 560 milioni, saranno pagati dalla Regione Sardegna per prestazioni erogate mentre i restanti 140 milioni dovranno derivare dai ricavi dei 50 posti letto solventi;

la delegazione ha dunque compreso che la straordinarietà dell’investimento non risiede tanto nell’entità dell’investimento medesimo, quanto nella sfida culturale del cambiamento dello sviluppo economico della regione Sardegna e, in prospettiva, nella capacità di attrarre nuovi investimenti e di creare nuove opportunità in molteplici filiere dell’economia regionale;

la Commissione Affari Sociali di Montecitorio ha poi audito il 22 luglio 2014 il ministro Lorenzin che ha spiegato la natura del progetto e dell’intervento normativo oggetto di impegno del governo a seguito del protocollo;

nel giorno della firma del protocollo il project manager della Qatar Foundation Endowment, Lucio Rispo, in conferenza stampa a Palazzo Chigi, ha dichiarato alla presenza del premier Renzi: “Il primo marzo 2015 deve aprire l’ospedale. Può cambiare tutto tranne la data di apertura. Noi siamo una monarchia assoluta e gli ordini si eseguono.”;

tale data è stata inoltre confermata il 13 dicembre 2014 dallo stesso Rispo alla stampa a poche ore dalla firma risolutiva dell’accordo tra i vertici della Qatar Foundation e i rappresentanti della procedura fallimentare della fondazione Monte Tabor. In questa occasione l’avvio dei primi servizi è stato circostanziato in strutture concordate con il Comune di Olbia e la Regione;

non risulta invece nessuna imminente attività di apertura di servizi sanitari relativi all’ex San Raffaele di Olbia, per cui sembrerebbe totalmente disatteso il termine inderogabile del 1 marzo 2015, più volte sottolineato dalla Regione Sardegna e dalla Qatar Foundation,

 

l’urgenza con cui hanno operato sia la Regione Sardegna nella sua azione di autorizzazione, che il Parlamento italiano nella sua attività legislativa specifica è stata sempre giustificata anche dall’esigenza di rispettare il termine del 1 marzo per l’inizio delle attività sanitarie nell’ex San Raffaele-:

 

di quali elementi informativi disponga in modo da giustificare il mancato rispetto della data del 1 marzo per l’apertura dell’ex Ospedale San Raffaele di Olbia e quali siano eventualmente i nuovi tempi previsti.