Voterai per Renzi? Sì, lo farò

Sono tante le persone che, per strada o al telefono, mi pongono tutte la stessa domanda.
Ma tu voterai per Renzi? Voterai la fiducia al nuovo Governo?
Forse farei in fretta a dare la risposta più semplice: sì, lo voterò.

Potrei cavarmela a buon mercato anche sulla spiegazione: voterò Renzi per lealtà verso il gruppo di Scelta Civica, a cui sono iscritto, in assenza di una indicazione diversa da parte dei Riformatori, il partito a cui appartengo.
Però non sarebbe giusto e non sarebbe neppure vero.

Mi spiego meglio: è vero che io voterò per Renzi perché me lo chiede Scelta Civica e i Riformatori non mi chiedono di fare cose diverse.
Ma è anche vero che lo faccio con convinzione e speranza.

Ma allora, qualcuno mi domanderà, ti piace il modo in cui Renzi ha “fatto fuori” Enrico Letta?
Manco per sogno!
Ti piace la resurrezione di Berlusconi di cui è stato artefice Renzi?
Neppure per idea!
Sei contento di avere un Presidente del Consiglio che, invece di essere scelto dai cittadini, è stato indicato dalla direzione del Partito Democratico, nel corso di uno psicodramma di Palazzo?
Ma non scherziamo!

E allora, mi potreste chiedere, perché voti la fiducia a Renzi e al suo Governo e perché dici di farlo con convinzione?
Perché sono abituato a ragionare sulla realtà che c’è, non su quella che io vorrei, ma non c’è.

Da qui dentro, da dentro il Palazzo, si vede un’Italia lenta, burocratica, attardata rispetto al resto dell’Europa.

Un’Italia che non ce la fa a liberarsi da una burocrazia asfissiante, da un’infinita’ di leggi e leggine che strozzano e bloccano tutto, dal potere di veto di mille consorterie di conservazione.

Letta ha provato a cambiare e lo ha fatto con coraggio ed equilibrio.

Non c’è riuscito, anche perché nel suo partito, il PD, la voglia di conservazione è fortissima.

Bene, oggi il PD è travolto da uno tsunami che si chiama Matteo Renzi. Che parla diverso, che veste diverso, che gira in ford focus, senza scorta.
Renzi che beve chinotto e canta fuori dal coro.
Renzi che dice di voler fare cose normali che, per l’Italia, assomigliano alla rivoluzione.
Ci riuscirà?

Nei corridoi del Palazzo, molti sussurrano che finirà triturato.
Nei corridoi del Palazzo, molti si augurano che finisca triturato.
Beh, io non sto dalla parte di questi qua, che stanno nei corridoi del Palazzo.

A me Renzi non piace fino in fondo e forse neppure mi convince sino in fondo.
Ma oggi Renzi rappresenta l’ultima speranza di cambiamento.

E io sono convinto che, senza cambiamento vero delle teste, delle nostre teste, l’Italia non ha futuro.
Per cui, voto la fiducia a Renzi con convinzione. Lo schieramento è diverso, ma la missione assomiglia a quella che i Riformatori combattono da anni in Sardegna.
Parole d’ordine: innovazione e coraggio, proprio ciò che e’ mancato sinora in Sardegna e in Italia.
Non ho dubbi: le mie forze scelgo di usarle per tenere lontani gli avvoltoi e i gattopardi.
La scommessa di Renzi, oggi è la scommessa di tutti gli italiani.

Il ricordo in aula di Giorgio Stracquadanio, testimonianza politica liberale

Sabato scorso ci ha lasciato Giorgio Stracquadanio, ex deputato del Pdl. Aveva 54 anni ed era un liberale come me. La commemorazione di oggi alla Camera è stata un’occasione per tenere viva la sua memoria e la forza del pensiero liberale. Ecco il video e il testo del mio breve intervento

Il testo del discorso integrale

Signor Presidente, colleghi parlamentari, io non ho conosciuto Giorgio Stracquadanio, però ringrazio ugualmente il mio partito, Scelta Civica, di avermi affidato il suo ricordo in Aula. Perché ringrazio di questo Scelta Civica ? Perché mi riconosco, in una certa misura, nel percorso politico, nel percorso culturale della figura di Giorgio Stracquadanio, che ovviamente conoscevo attraverso la comunicazione mediatica, attraverso i giornali, attraverso ciò che faceva.

 

Io credo che se Giorgio Stracquadanio è stato un liberale – e sicuramente è stato un liberale – avrà mille volte, come è capitato a me, ricordato il famoso paradosso crociano, quello che diceva col filosofo di Napoli che non ci sarebbe stato più bisogno di un partito liberale in Italia quando la cultura liberale fosse entrata all’interno di tutti i partiti che siedono all’interno di questo Parlamento. Credo che in questo Benedetto Croce abbia sbagliato: in Italia non c’è stato un partito liberale, non c’è stato un vero partito liberale grande, importante, e la cultura liberale è ancora assente in questo Parlamento, è assente, debole, molto spesso poco visibile nel Paese.

 

Credo che Stracquadanio era sicuramente, è stato sicuramente un liberale, ed è per questo che ha come me la convinzione profonda che i partiti politici siano uno strumento, non un fine. I partiti politici sono il veicolo attraverso cui le idee vengono sostenute; e credo che da liberale Stracquadanio avesse ben chiaro in testa che nessun liberale è mai portatore di verità: il liberale sta attento al pezzo di verità, all’altra faccia della medaglia, alla verità di cui sono portatori gli altri. Il liberale ha ben chiaro in testa che soltanto i cretini non cambiano mai idea.

 

Quindi io ringrazio la testimonianza politica di Stracquadanio, e con orgoglio so che Stracquadanio ha condiviso nell’ultimo percorso della sua politica la stessa scelta di innovazione, di coraggio e cambiamento che è rappresentata da Scelta civica in questo Parlamento

Senza sviluppo e crescita la battaglia contro la povertà è una battaglia persa

Signor Presidente, colleghi deputati e deputate, io tenterò nel mio intervento di stare lontano dalla genericità, che in un argomento come questo rappresenta uno dei rischi in cui più facilmente può incorrere l’intervento di qualsiasi deputato.

Credo che dire ovvietà sul tema della lotta alla povertà, sul tema dell’inclusione e sulla coesione sociale non rappresenti una delle necessità che ciascuno di noi in quest’Aula vuole svolgere, anche se devo dire che, ovviamente, penso che una parte dell’intervento debba obbligatoriamente essere dedicata a sottolineare quanto importante sia oggi la lotta alla povertà in questo Paese.

È importante soprattutto perché ci consente di contrastare le spinte alla disgregazione sociale, che creano dei rischi forti nel corpo della nostra società e che, ovviamente, nella loro azione di contrasto sono interesse di tutti, cioè non rappresentano l’interesse di una parte soltanto della nostra società ma, credo, che rappresentino un interesse generale, di cui ciascuno di noi deve essere interprete.
In questo senso credo di poter dire che Scelta Civica condivide l’atteggiamento sulla lotta alle povertà che sino a questo momento il Governo ha tentato di mettere in campo, cioè un atteggiamento che non è meramente basato su logiche di tipo assistenziale, che tentano di affrontare il problema semplicemente lenendo con spolverature tipo quelle dello zucchero a velo problemi che sono sparsi nell’intero corpo sociale del Paese, ma andando ad avere una logica di inclusione attiva, cioè una logica che stimoli e una logica che aiuti il corpo sociale del Paese all’inclusione attiva e non semplicemente ad attendere un aiuto da parte dello Stato.

Però, detto questo io credo che Scelta Civica abbia il dovere di sottolineare un aspetto che è altrettanto importante e, cioè, che la povertà in Italia non è il problema. Noi faremmo un grave errore se pensassimo di affrontare il tema della povertà come se il tema delle povertà fosse un problema a sé stante, come se il tema delle povertà non rappresentasse, invece, la faccia di una medaglia, la faccia di un mosaico che ha tante altre tessere che devono essere coerentemente esaminate in un quadro di cornice, perché altrimenti non avremmo la capacità di comprendere qual è il problema che stiamo affrontando e non avremmo neanche idea di quali sono le azioni che è indispensabile mettere in campo per affrontarle.

Io credo che il tema che è risuonato, anche negli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto, il tema della solidarietà e il tema di un welfare moderno di tipo occidentale, sia senz’altro un tema che è presente nelle nostre riflessioni e nei nostri ragionamenti. Però, colleghi, è bene che tutti i deputati che sono presenti in quest’Aula abbiano ben chiaro che il welfare è sostenibile se c’è sviluppo nel Paese.

La lotta alla povertà si può fare con la speranza di vincerla se c’è sviluppo nel Paese. Quindi, il tema della povertà non è un tema scollegato dal tema dello sviluppo che complessivamente abbiamo sempre davanti agli occhi, anzi, è una parte strettamente collegata con questo.

Se questo Paese non torna a crescere, se questo Paese non torna a produrre ricchezza, la lotta alla povertà è una partita persa. Un Paese povero divide soltanto povertà, mentre un Paese ricco può avere le logiche della solidarietà, può sostenere le parti più deboli e può fare in modo davvero che nessuno resti indietro.
Questo credo che sia l’appello finale di Scelta Civica. Scelta Civica vota a favore della mozione che è stata accettata dal Governo, ma Scelta Civica ha bene in chiaro che la scommessa di questo Paese è che questo Paese deve riprendere a crescere, che questo Paese deve spezzare i lacci dei privilegi, che tante consorterie ancora tengono in piedi, che questo Paese deve sapere superare i veti delle corporazioni, che sono figlie di logiche borboniche che niente hanno a che vedere con un Paese modernamente liberale.

Questo paese deve riattivare gli ascensori sociali che oggi sono fermi; questo paese deve ricordarsi che gli ascensori sociali fermi puniscono i deboli, puniscono i poveri, perché quelli che hanno più bisogno di ascensori sociali che funzionano sono proprio le parti più deboli, le uniche che possono investire sulla loro ricchezza, sull’unica loro ricchezza: il merito, la capacità, il talento.

Se noi abbiamo questo chiaro in testa, se abbiamo in mente come riferimento la «società aperta» di Popper e non quella chiusa, non quella statica, non quella morta, non la palude che è la società italiana, bene, questo Paese può riprendere a crescere e smantellare una burocrazia che non serve, può fare tante semplificazioni; può ridare centralità al merito e al talento, che è l’unica cosa che consente la crescita del Paese e che, secondo Scelta Civica, è l’unico modo vero – fuori dagli slogan – di lottare contro le povertà.

Province, approvato dalla Camera l’odg per l’abolizione

Province, approvato dalla Camera l’odg per l’abolizione

La Camera ha approvato l’ordine del giorno che chiede la proroga dei commissariamenti delle province, in vista del loro definitivo superamento, previsto dal disegno di legge del governo, che arriverà in aula il 9 novembre.
Vogliamo la cancellazione delle Province non solo perché sono dispendiose, ma soprattutto perché sono inutili e servono solo a moltiplicare i centri di sottopotere della politica.
Senza il coraggio delle vere riforme non si va da nessuna parte! Si segua l’esempio della Sardegna, dove 525000 sardi hanno votato plebiscitariamente il referendum per cancellare le province e lo stesso Consiglio Regionale ha approvato la legge di riforma costituzionale per l’eliminazione delle Province dallo Statuto!
  • Il testo dell’ordine del giorno

La Camera premesso che

la riformulazione inserita all’articolo 1-bis dell’articolo di conversione del decreto legge conferma il termine dell’operatività dei commissari fino al 31 dicembre 2013 e mette in sicurezza i provvedimenti di scioglimento delle province e i conseguenti atti di nomina dei commissari, nonché gli atti da questi adottati nell’esercizio delle proprie funzioni, nonché la stessa proroga dei commissariamenti;

il Parlamento e il Governo si sono più volte impegnati con dichiarazioni pubbliche ad abolire le province quali inutili e dispendiosi centri di sottopotere che alimentano le mille ragnatele della vecchia politica frenando qualsiasi speranza di cambiamento e di sviluppo dell’Italia:

l’impegno del governo Monti in materia di spending review e semplificazione dell’apparato amministrativo-burocratico dello Stato è stato molto chiaro e netto e che la sua azione riformatrice non può essere ostacolata né rallentata con resistenze e ambigue vischiosità di stampo conservatore incomprensibili agli occhi dell’opinione pubblica;

in Sardegna, nel maggio 2012, 525mila sardi si sono espressi con un referendum plebiscitario per l’abolizione delle province; proprio in questi giorni e’ stata trasmessa al Parlamento, per la prescritta approvazione in doppia lettura, la proposta di modifica dello Statuto Regionale sardo che prevede la cancellazione della suddivisione in province del territorio della Regione Autonoma della Sardegna; è del tutto auspicabile che tale proposta di modifica, approvata dal Consiglio Regionale sardo sia immediatamente calendarizzata e approvata dal Parlamento,

impegna il Governo

a prevedere con la legge di stabilità un’ulteriore proroga dei commissariamenti delle province oltre il termine del 31 dicembre 2013 e fino al 30 giugno 2014, fermo restando l’impegno del Parlamento ad esaminare celermente l’AC 1542 recante «Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni», così da anticipare il disegno di abolire le province e semplificare l’amministrazione dello Stato negli enti locali, escludendo qualsiasi rischio di svolgimento di elezioni provinciali nella prossima tornata elettorale.

Vargiu, Caruso, Cesaro, Cimmino, D’Agostino, Matarrese

 

 

E sulle dichiarazioni del sottosegretario agli Affari Regionali Ferrazza che secondo l’agenzia AGI avrebbe dichiarato che il Governo sta valutando se impugnare la legge regionale che cancella le province dallo Statuto Sardo:

 

“E’ vero che non si può sapere tutto di tutto, ma il sottosegretario agli Affari Regionali, Ferrazza, sembra non sapere proprio niente di niente e parla come se fosse dentro un film di Totò.
Già è grave che il Governo impugni le buone leggi fatte dalla Sardegna, ma è davvero surreale che un sottosegre tario annunci che verrà impugnata una legge ancora da fare. Una legge che e’stata approvata dal Consiglio Regionale ma, recando modifiche statutarie, deve ora essere approvata due volte dalla Camera e due volte dal Senato!
E, visto che ci siamo, qualcuno informi Ferrazza che la legge che abolisce le province è frutto di un referendum votato da 525.000 sardi! E, magari, la prossima volta che il Governo manda in Sardegna un sottosegretario, non approfitti troppo della nostra proverbiale ospitalità”.

 

Appello ai colleghi di Scelta Civica, non votiamo il dl femminicidio se resta norma resuscita Province

Appello ai colleghi di Scelta Civica, non votiamo il dl femminicidio se resta norma resuscita Province

Oggi ho scritto questa lettera a tutti i colleghi parlamentari di Scelta Civica:

“Non è pensabile che un’ottima legge come quella che la Camera sta per approvare contro il femminicidio, venga sporcata da una norma intrusa che mira a far decadere il 31 dicembre prossimo tutti i commissari delle Province, rischiando di resuscitare i morti e di restituirci la farsa dei consigli provinciali eliminati dal Presidente Monti!

Non sarebbe tollerabile per Scelta Civica, che si è battuta contro la moltiplicazione dei centri di potere della politica, utili solo a soffocare i diritti dei cittadini!

E sarebbe ancora più intollerabile per la Sardegna, che ha cancellato le Province con un referendum plebiscitariamente votato da 525.000 sardi!

Chiedo a tutti i parlamentari di Scelta Civica di impedire questo scempio: basta con le furbizie. La legge contro il femminicidio è una cosa nobile, non può diventare il cavallo di Troia della vecchia politica!”