Scuola, in Sardegna allarme abbandono. Subito unità di crisi!

La dispersione scolastica in Sardegna rappresenta una ferita profonda e una potenziale pesante ipoteca sul futuro della nostra Regione. Lo conferma in maniera tragicamente chiara l’indagine conoscitiva della Camera: la Sardegna registra un tasso del 25,8 per cento di giovani tra i 18 e i 24 anni che non riescono a conseguire un diploma o una qualifica di scuola secondaria superiore.

Il peggior risultato in tutta Italia, un record negativo che possiamo combattere se la Regione mette in campo un piano serio con risorse vere, non gli spiccioli destinati finora.

Le perdite maggiori si registrano purtroppo negli istituti professionali che dovrebbero essere invece le officine del futuro, i luoghi dei mestieri e del saper fare: in queste scuole abbandona addirittura il 49,3% dei ragazzi, il 31% dopo il biennio iniziale.

Come indica l’indagine, bisogna prevenire la dispersione operando direttamente e con risorse massicce sui ragazzi che oggi hanno dai 12 ai 14 anni. La Regione invece mette in campo solo 4 milioni di euro sui 54 finanziati dall’Unione Europea dal piano ‘Garanzia Giovani’, per progetti di formazione rivolti ai ragazzi dai 15 anni in su” osserva il deputato dei Riformatori.

La Commissione Cultura della Camera infine propone la costituzione di un’unità di crisi ad hoc presso la Presidenza del Consiglio. Bene farebbe la Giunta Pigliaru a mettere in campo subito un’unità di crisi regionale considerata la drammaticità sociale degli effetti dell’abbandono scolastico.

La missione non è impossibile: la Puglia in pochi anni ha ridotto del 7% il tasso di dispersione. Bisogna davvero mettersi chiaro in testa che senza istruzione la nostra isola divide solo povertà e arretratezza mentre la cultura e la conoscenza moltiplicano ricchezza, fanno emergere il talento e stimolano la competizione e la competitività.

 

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Aggiornamento domenica 30 novembre

Il Governo ha accolto la mia richiesta di istituzione di un’unità di crisi contro la dispersione scolastica che vede la Sardegna maglia nera in tutta Italia. Nel corso del dibattito sulla legge di stabilità, abbiamo convinto il governo a cambiare il parere sull’ordine del giorno.

I dati drammatici che riguardano la Sardegna non sono soltanto la certificazione della sofferenza del sistema formativo sardo, sono soprattutto una condanna al sottosviluppo economico, alla desertificazione sociale, al cimitero delle opportunità.

La Regione Sardegna ha fin qui destinato solo 4 milioni dei 54 arrivati dall’Europa per affrontare questa tragedia. L’unità di crisi del governo permetterà ora un monitoraggio anche sull’utilizzo delle risorse per raggiungere l’obiettivo europeo: abbattere entro il 2020 la percentuale degli abbandoni al 10%”

Scuola, serve shock liberale. No al Trivial Pursuit per entrare a medicina

Renzi ha scommesso sulla scuola sin dal primo giorno del suo mandato. Per questo lo
sosteniamo, convinti che sia una grande sfida liberale su cui tutto il Paese deve misurarsi.

Abbiamo bisogno di una nuova cultura della competitività e di proposte rivoluzionarie
come l’abolizione dei test universitari inutili. Ai futuri medici si chiede di affrontare un ridicolo Trivial Pursuit che non consente di valutare in nessun modo l’effettiva attitudine a svolgere una professione

Dobbiamo premiare il merito di insegnanti e studenti e promuovere la libertà di scelta nella scuola. Non ci interessano le stabilizzazioni dei precari né messaggi tranquillizzanti di mediocrità e conservazione: senza uno shock liberale nella scuola non si cambierà mai la
stagnazione della società italiana.

Sardegna maglia nera per abbandono scolastico, la Camera ascolti la Regione

Dalle audizioni in svolgimento presso la commissione Cultura della Camera emerge l’ennesima tragedia del sistema istruzione della Sardegna. La nostra isola si conferma infatti maglia nera italiana per la dispersione scolastica: 36,2% contro la media nazionale del 27%.

Tutti gli indicatori fotografano la Sardegna come fanalino di coda e il dramma è che anche in prospettiva, la distanza della Sardegna rispetto ai target fissati per l’abbandono scolastico in Europa (10%) e in Italia (16%) per il 2020, rimane ancora molto marcata (25,5%).

Questi numeri impietosi sono la fotografia di un disastro che non può vederci stare con le mani in mano: senza istruzione c’è solo povertà e arretratezza per la nostra regione. Per questo ho chiesto al presidente della Commissione, Galan, di convocare urgentemente l’assessore all’istruzione della Regione Sardegna: l’intera commissione sia informata delle cause della tragedia educativa sarda e delle misure necessarie a far ripartire la crescita della cultura, base di qualsiasi progetto di sviluppo dell’Isola.

Dalle audizioni emerge che tale gap è generalizzato: nel 2011, alla fine del primo anno delle scuole secondarie superiori statali, la percentuale media di dispersione nazionale era dell’11,4%, mentre in Sardegna si attestava al 15,3%, con un drammatico balzo indietro ai livelli del 1995. Anche il tasso di abbandono alla fine del secondo anno delle scuole secondarie superiori è purtroppo sovrapponibile al precedente: nel 2011, la media nazionale era del 2,5% contro il 5,5% della Sardegna.

Alluvione in Sardegna: no alla retorica! Il mio intervento in Aula

 

 

Oggi in aula alla Camera non volevo partecipare a un rito. Ci vuole rispetto per i morti, rispetto per i danni delle popolazioni e bisogna dire no alla retorica. Dobbiamo dire con coraggio che abbiamo violentato troppe parti del nostro territorio e che la politica è incapace di trovare soluzioni.

Muoviamoci concretamente! Sosteniamo la ricostruzione delle scuole della Gallura!

Ho scritto a tutti i parlamentari per invitarli ad unirsi a noi.

Diffondiamo insieme tra i sardi fuori dalla Sardegna e a tutti gli italiani che amano davvero la Sardegna e i sardi, non soltanto nei mesi estivi -> http://bit.ly/OrgoglioSardegna

 

 

Di seguito il testo del mio intervento

 

Signor Presidente, signor Ministro, io mi vorrei sforzare, nei cinque minuti del mio intervento, per aiutare voi ma anche me e tutti gli altri colleghi parlamentari, a uscire da quello che potrebbe sembrare un rito. Io credo che in questa Aula tante altre volte, non per la Sardegna ma per tante altre parti d’Italia, siano risuonate parole che hanno ricordato il rischio idrogeologico, che hanno ricordato disgrazie che sono costate molte vite umane e distruzione di territori legati a calamità naturali.
Però se noi non vogliamo che rimanga un rito dobbiamo avere ben chiara in testa una cosa e cioè che ci vuole rispetto, ci vuole rispetto per i morti, ci vuole rispetto per i danni che le popolazioni e le comunità saranno chiamate ad affrontare e non ci vogliono parole di retorica, ci vuole rispetto anche per il territorio. Noi abbiamo in altri tempi sicuramente violentato tante parti del nostro territorio nazionale e oggi rimetterle in sicurezza è sostanzialmente impossibile.

La Sardegna non è priva di un piano per il dissesto idrogeologico, semplicemente questo piano non è finanziabile, nel senso che i soldi che sarebbero necessari per porre rimedio a ciò che l’uomo in maniera sconsiderata ha fatto nel tempo sono tanti che è impossibile pensare che queste risorse vengano messe a disposizione. I 35 milioni di euro di cui si parla oggi non basterebbero neanche a un pezzetto della Sardegna per tornare indietro da ciò che di dissennato è stato fatto negli anni.

Ecco questo dobbiamo avere il coraggio di dirlo, perché dentro questa Aula capiterà sempre e con frequenza che risuonino parole di circostanza, parole anche sentite di cordoglio, parole anche intense di solidarietà, però non si può non tenere conto di quella che è la situazione in tutta Italia.

Una situazione nei confronti della quale la classe politica è sostanzialmente inadeguata, incapace di trovare soluzioni; e l’unica risposta che oggi abbiamo è quella in termini di protezione civile, che è stata bene illustrata dal Ministro: qualche volta funziona bene, qualche volta funziona appena appena meno bene.

Comunque è la risposta ex post, del dopo, non è mai la risposta del prima, perché la risposta del prima – oggi dobbiamo avere il coraggio di dirlo – in questo Paese è sostanzialmente impossibile farla. Ma che questo almeno ci serva ad evitare che nuovi disastri vengano fatti violentando il nostro territorio.

Concludo, signor Presidente. Io rappresento, dentro Scelta Civica, una sensibilità particolare, che è quella di un piccolo partito regionale: si chiama Partito dei Riformatori liberali; è un partito che si riconosce interamente nello spirito di Scelta Civica. Il mio partito in questo momento lancia un’iniziativa piccola di solidarietà: c’è un istituto a Olbia, l’Istituto professionale Amsicora, che era un fiore all’occhiello della formazione e dell’istruzione professionale in Sardegna. Aveva laboratori di informatica, domotica: tante cose moderne, che tentavano di andare contro la distruzione culturale che oggi c’è in Sardegna, e che è il peggiore degli handicap del nostro territorio. Questi laboratori di informatica, di domotica oggi sono trasformati in discariche: sono invasi dal legno, da detriti, sono inutilizzabili e inservibili. L’istruzione di chi andava in quelle scuole è messa a serio rischio.

Il mio partito lancia un’iniziativa di crowd funding nazionale: la proporremo per una cosa piccola, che è rimettere in sesto questo laboratorio di questo Istituto professionale. La proporremo a tutti i colleghi deputati e senatori, la proporremo a tutti i sardi in giro per l’Italia che vogliono dare un segnale di sostanziale solidarietà verso le proprie comunità che restano in Sardegna e che oggi soffrono. La proporremo soprattutto a tutti gli italiani che amano i sardi e che amano la Sardegna, e che magari si ricorderanno della Sardegna anche in un periodo che non è quello estivo con un atto di solidarietà.

Se ripartiamo dalla solidarietà, questo Paese ha ancora speranze, sia per tirar fuori la Sardegna dal tunnel in cui è in questo momento, e sia per tirarsi fuori esso per intero dal tunnel in cui il nostro Paese si trova.

TFA, l’interrogazione al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca

TFA, l’interrogazione al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca

VARGIU. — Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
i tirocini formativi attivi ordinari (TFA), recentemente conclusi, hanno selezionato, tra duecentomila concorrenti, circa undicimila docenti attraverso un’apposita prova d’accesso sulle conoscenze disciplinari relative alle materie oggetto di insegnamento della classe di abilitazione, secondo i programmi definiti dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca;

i tirocini formativi attivi recentemente conclusi, o in procinto di concludersi, hanno specificatamente formato i suddetti docenti per svolgere l’attività di insegnamento;
l’attuale sistema di formazione dei nuovi insegnanti per la scuola secondaria, conosciuto come tirocinio formativo attivo, ha abilitato in quest’anno accademico quasi undicimila docenti che, per accedervi, hanno dovuto superare tre dure prove di accesso, pagare una tassa di iscrizione (circa 2.600 euro in media), frequentare corsi disciplinari e pedagogico-didattici, affrontare un tirocinio di 475 ore e sostenere un esame finale;
l’accesso al tirocinio formativo attivo è stato articolato attraverso il superamento di tre prove, svoltesi fra il luglio ed il novembre del 2012, così distinte: a) preselettiva b) prova scritta c) prova orale;

il percorso formativo ha poi contemplato la frequenza di corsi disciplinari e pedagogico-didattici e il superamento dei relativi esami, concludendosi con un esame finale di abilitazione concernente l’esposizione di un progetto didattico su un argomento disciplinare estratto a sorte da ciascun candidato e la discussione della relazione finale sul tirocinio svolto in classe;

sulla base del decreto ministeriale n. 249 del 2010, e dei successivi regolamenti ministeriali ad esso connesso, l’abilitazione conseguita tramite la frequenza del tirocinio formativo attivo risulta declassata rispetto a quella conseguita in passato con i cicli delle scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario, ai cui abilitati era sempre spettato l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento, unico canale utile per ottenere l’immissione in ruolo per scorrimento (legge n. 296 del 2006). A differenza di quanto avvenuto sempre in passato, quindi, al titolo conseguito con il tirocinio formativo attivo spetterebbe solamente l’accesso alla seconda fascia delle graduatorie d’istituto, dalle quali è difficilmente ottenibile un incarico annuale, né si potrà mai ambire all’inserimento in ruolo a tempo indeterminato;

il vulnus del decreto ministeriale n. 572 del 2013 opera una disparità di trattamento tra titoli di abilitazione equipollenti, violando a giudizio dell’interrogante la direttiva 2005/36/CE e sancendo il paradosso normativo per cui i docenti abilitati nei Paesi dell’Unione europea possano accedere alle graduatorie ad esaurimento e, quindi, in prospettiva, al ruolo, mentre quei docenti che hanno conseguito lo stesso titolo entro i confini nazionali vengono relegati alla seconda fascia delle graduatorie d’istituto, dalle quali è possibile ottenere supplenze saltuarie e temporanee, senza con ciò poter ambire ad un incarico a tempo indeterminato;
il decreto ministeriale n. 249 del 2010, inoltre, annoverava tra i suoi principi cardine la corrispondenza tra i posti messi in palio per l’accesso al tirocinio formativo attivo e il fabbisogno di personale scolastico calcolato sulla base dei futuri pensionamenti;
nonostante la riduzione strutturale di questi ultimi, dovuto agli effetti delle più recenti azioni di riforma del sistema, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ha varato con il decreto ministeriale n. 81 del 2013 l’ennesima sanatoria attraverso i cosiddetti percorsi abilitanti speciali, che abiliterà ope legis 80.000 docenti aventi un’anzianità di servizio pari a tre anni scolastici, senza alcuna verifica meritocratica delle loro conoscenze didattico-disciplinari, derogando in tal modo al principio del fabbisogno reale di docenti sancito nel decreto ministeriale n. 249 del 2010;

molti di coloro che si abiliteranno attraverso questo percorso speciale, infatti, potendo vantare un alto punteggio di servizio, rischiano di scavalcare gli abilitati con merito del tirocinio formativo attivo nelle graduatorie d’istituto, ottenendo priorità negli incarichi di supplenza, pur non avendo dimostrato in alcun modo il proprio grado di conoscenza delle pratiche didattiche necessarie ad un proficuo processo di insegnamento-apprendimento –:
quali iniziative, anche di tipo normativo, ritenga opportuno assumere per la riapertura e l’inserimento nella terza fascia delle graduatorie ad esaurimento dei docenti abilitati tramite la frequenza del tirocinio formativo attivo ordinario, con un punteggio pari a quello conferito negli anni precedenti agli abilitati delle scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario, in virtù della direttiva 2005/36/CE, che sancisce l’uguaglianza dei titoli abilitanti professionali nel territorio dell’Unione europea. (4-02343)