Ricerca e tecnologia sono strategiche per la Sardegna: no all’accorpamento dell’Osservatorio Astronomico di Cagliari

In maniera unilaterale e senza alcuna concertazione, l’Istituto Nazionale di Astrofisica vuole accorpare l’Osservatorio Astronomico di Cagliari e l’Istituto di Radioastronomia di Bologna, costituendo così l’Osservatorio di Radio Astronomia. Una decisione inaccettabile che mortifica la ricerca sarda e il polo tecnologico di Cagliari. Per questo chiediamo l’intervento del MIUR, a cui abbiamo rivolto un’interrogazione (leggila qui).

Non possiamo far sparire nel nulla gli sforzi fatti negli anni dalle istituzioni sarde e la concreta speranza che gli investimenti in tecnologia e ricerca possano essere strategici per il futuro economico dell’isola. La Regione ha speso quasi 6 milioni di euro per costruire il Sardinia Radio Telescope, un radiotelescopio operativo dal 2013, il più avanzato in tutta Italia, un vero gioiello del Distretto Aero Spaziale della Sardegna.

Con consistenti impegni di spesa sono stati promossi progetti scientifici, finanziati percorsi di formazione. L’Istituto Nazionale di Astrofisica deve aprire il dialogo con l’Osservatorio Astronomico di Cagliari, guardando in faccia le eccellenze che ci lavorano e i traguardi raggiunti.

Mozione Sardegna, basta con l’assistenzialismo!

Folle è pensare che facendo sempre le stesse cose si ottengano risultati diversi.

La Sardegna deve dire basta con l’assistenza! Basta con i pesci con cui siamo stati tenuti in schiavitù e in servitù e non abbiamo mai imparato a pescare perché qualcuno ha preferito tenerci servi!

L’assistenza serve per non morire, ma oggi la Sardegna e i sardi vogliono vivere e cambiare.

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IL TESTO DELL’INTERVENTO COMPLETO

Colleghi parlamentari, rappresentanti del Governo, anche se condivido una parte del ragionamento del collega Michele Piras, a cui non piacciono i numeri – anche a me non piacciono particolarmente i numeri –, qualche numero, che è stato nel sentire comune della maggior parte dei colleghi che sono intervenuti, è utile ricordarlo. È utile ricordare che il nostro Paese, l’Italia, è in recessione dal 2007 e che questo ha comportato una contrazione del prodotto interno lordo italiano, calcolato in modo diverso, tra il 13 e il 15 per cento. Questo è il contesto in cui stiamo discutendo oggi la mozione che riguarda il presente e – io spero – anche il futuro della Sardegna.
E quali sono i numeri della Sardegna ? Li hanno ricordati i colleghi, io credo di volerne usare soltanto due: il 54 per cento di disoccupazione giovanile e il 25 per cento di dispersione scolastica. Sono due numeri legati l’uno con l’altro. Aggiungo altre due riflessioni: il peggior residuo fiscale negativo d’Italia, cioè la maggior differenza tra ciò che viene prodotto e ciò che lo Stato manda per assistere, e, conseguentemente, uno dei più importanti disavanzi nei conti pubblici territoriali. La Sardegna ogni anno prende 5 miliardi di euro dallo Stato per poter sopravvivere.
Bene, un cimitero. Quello che va detto – e va detto con serenità, ma con sostanziale appropriatezza di termini – è che oggi la Sardegna è un cimitero e che la classe dirigente della Sardegna, di cui la politica ovviamente è parte importante, rischia di fare il guardiano del cimitero. Quali sono i guardiani che la Sardegna manda in questo Parlamento ? Io credo che ricordare anche i numeri dei parlamentari espressi dalla Sardegna ci aiuta: alla Camera 18 parlamentari su 630, al Senato 8 parlamentari su 315.

Anche la dimensione della rappresentanza dei sardi, qualora ci fosse un’unità nel rappresentare i problemi e nel chiedere le soluzioni da parte dei parlamentari sardi, dà l’idea di quanta poca cosa numericamente siamo. E il numero delle mozioni presentate e anche la nostra difficoltà a scrivere un’unica mozione, sullo stimolo che il collega Capelli ha dato, dà l’idea di quanto ognuno di noi, come dice Settimo Nizzi, la pensi a modo suo: «chentu concas, chentu berrittas». E anche il fatto che io lo pronunci in modo diverso da come lo ha pronunciato Settimo Nizzi dimostra quanto sia difficile trovare in Sardegna un’unità.

Allora, ha ragione Capelli: il problema non è un problema sardo, è un problema italiano. Infatti, che la classe dirigente oggi presente in Sardegna oggi non ce la faccia è certificato, è sotto gli occhi di tutti. Devo dire che anche la sensibilità e la percezione che di questo problema si ha in Sardegna ci aiuta a riflettere.

Il collega Piras ha citato alcuni esempi. Io voglio citare una percezione diffusissima in Sardegna. Se voi volete farvi amico un sardo, ripetetegli una cosa che lui pensa: sei seduto, voi sardi siete seduti su una miniera d’oro e non la sfruttate. Io chiedo ai pochi colleghi parlamentari sardi presenti in Aula quante volte abbiano sentito dire questa roba. Voi sardi siete seduti su una miniera d’oro e non la sfruttate. Cosa fanno i sardi ? I sardi pensano: siccome noi siamo i migliori del mondo – perché i sardi sono un po’ autoreferenziali –, allora c’è qualcuno che ci impedisce di sfruttare la miniera d’oro. E nasce l’idea che ci sia qualcuno che impedisce alla Sardegna di poter sfruttare le sue immense potenzialità.

Io non credo che siano immense le potenzialità della Sardegna. Io credo che siano poche e, purtroppo, non sfruttate. E, purtroppo, nella testa dei sardi c’è che spesso c’è qualcuno che ci impedisce di sfruttarla. Noi sardi siamo dei grandi difensori dell’ambiente, teniamo moltissimo al nostro ambiente. Bene, voi fatevi un giro delle strade statali e provinciali della Sardegna e controllate lo stato delle cunette della Sardegna; controllate se per caso in quelle cunette ci sono delle vere e proprie discariche a cielo aperto e poi chiedetevi se sono i sardi o qualcuno che viene da fuori, che ci impedisce di sfruttare la miniera d’oro e che ci sporca le cunette, a creare quel disastro.

Ecco, uno dei nostri limiti è che spesso andiamo a cercare fuori colpe che sono nostre. Però vi devo dire che, in realtà, qualche colpa fuori, tutto sommato c’è, ed è la conclusione del ragionamento che io faccio interogandomi anche sul rito di quest’Aula. È un rito in cui noi stiamo illustrando una mozione che secondo ciascuno di noi è importantissima per la Sardegna, con il solito meccanismo di quest’Aula, cioè di un’Aula semivuota, con pochi deputati.

Secondo me, però, ha un senso ugualmente esserci ed ha un senso esserci con passione, dicendo – e io lo dico con chiarezza, anche sulla mozione di cui sono sottoscrittore e potrei essere sottoscrittore di tutte le mozioni – che non vorrei che le mozioni fossero una lista della spesa; non vorrei che le mozioni fossero l’ennesima enunciazione dei tantissimi problemi che noi abbiamo in Sardegna e l’ennesima enunciazione di impegni del Governo. Povero Governo: se potesse davvero risolvere i problemi che noi enunciamo, forse farebbe anche qualcosa per risolverli.

La nostra sensazione è che se anche lo impegniamo e se anche il Governo dà un parere positivo a tutti i nostri impegni, se non li ha risolti sinora, forse non è perché non esaminato la mozione in Aula, ma forse ci sono altri problemi.

Ecco, allora io credo che il tema sia uno solo ed è risuonato in quest’Aula e, cioè, noi sardi non abbiamo più l’idea, se mai l’abbiamo fatto, di andare in giro con il cappello dell’elemosina.

Non ci appartiene; non ci appartiene per dignità; non ci appartiene per cultura; non ci appartiene per orgoglio. Noi sardi, però, ci ricordiamo di una cosa, di un detto di Einstein, secondo cui folle è pensare che facendo sempre le stesse cose si ottengano risultati diversi.

Ecco, allora il nostro ragionamento alla fine è questo: la Sardegna deve dire basta con l’assistenza; basta con i pesci con cui siamo stati tenuti in schiavitù e in servitù e non abbiamo mai imparato a pescare perché qualcuno ha preferito tenerci servi. Ecco, tra la Sardegna e l’Italia oggi ci vuole un confronto alla pari sui diritti e sui doveri di cittadinanza dei sardi che devono essere uguali rispetto a quelli di tutti gli altri cittadini italiani. L’assistenza serve per non morire, ma oggi la Sardegna e i sardi, Presidente, vogliono vivere e vogliono cambiare.

Portiamo i giganti di Mont’e Prama all’Expo di Milano!

Lanciamo il brand Sardegna nel mondo! L’Expo 2015 di Milano è un’occasione unica!

La civiltà nuragica ci caratterizza in tutto il mondo: abbiamo necessità di un nuovo modello di sviluppo che possa trascinare anche tutti gli altri settori produttivi ed economici.

L’Expo potrebbe essere il punto di partenza grazie ai milioni di visitatori previsti per la rassegna. Per questo vogliamo portare i Giganti a Milano!

 

Expo 1

Expo -

Il primo passaggio è l’avvio alla Soprintendenza dell’istruttoria della richiesta di prestito. L’autorizzazione dovrebbe arrivare dalla direzione generale per le antichità del Ministero dei Beni culturali.

A quel punto, una volta ottenuto l’ok, il trasporto sarebbe affidato a ditte specializzate.

Non vogliamo chiedere soldi pubblici, vogliamo costituire un consorzio di aziende che credono nella Sardegna e nel progetto!

Anche in questo modo vogliamo dire con orgoglio: BASTA SOLDI PUBBLICI!

Le IDEE e i PROGETTI CHE VALGONO DAVVERO HANNO GAMBE PER ANDARE AVANTI DA SOLI.

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Giganti di Monti Prama, le uniche statue che il modo nuragico ci ha restituito, si trovano ora, in mostra, nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari e nel Museo Civico di Cabras, insieme ai modelli di nuraghi e betili, ritrovati nello stesso sito di Sa Marigosa, una località del Sinis, nel lontano 1974.

Dopo 4 anni, il paziente e accurato lavoro dei restauratori e degli archelologi del Centro di Restauro di Li Punti, della Soprintendenza di Sassari, ha ridato vita e restituito all’antico splendore di giganti, ai 5178 frammenti con i quali sono state ricomposte 28 statue alte quasi 2 metri.

Sardegna maglia nera per abbandono scolastico, la Camera ascolti la Regione

Dalle audizioni in svolgimento presso la commissione Cultura della Camera emerge l’ennesima tragedia del sistema istruzione della Sardegna. La nostra isola si conferma infatti maglia nera italiana per la dispersione scolastica: 36,2% contro la media nazionale del 27%.

Tutti gli indicatori fotografano la Sardegna come fanalino di coda e il dramma è che anche in prospettiva, la distanza della Sardegna rispetto ai target fissati per l’abbandono scolastico in Europa (10%) e in Italia (16%) per il 2020, rimane ancora molto marcata (25,5%).

Questi numeri impietosi sono la fotografia di un disastro che non può vederci stare con le mani in mano: senza istruzione c’è solo povertà e arretratezza per la nostra regione. Per questo ho chiesto al presidente della Commissione, Galan, di convocare urgentemente l’assessore all’istruzione della Regione Sardegna: l’intera commissione sia informata delle cause della tragedia educativa sarda e delle misure necessarie a far ripartire la crescita della cultura, base di qualsiasi progetto di sviluppo dell’Isola.

Dalle audizioni emerge che tale gap è generalizzato: nel 2011, alla fine del primo anno delle scuole secondarie superiori statali, la percentuale media di dispersione nazionale era dell’11,4%, mentre in Sardegna si attestava al 15,3%, con un drammatico balzo indietro ai livelli del 1995. Anche il tasso di abbandono alla fine del secondo anno delle scuole secondarie superiori è purtroppo sovrapponibile al precedente: nel 2011, la media nazionale era del 2,5% contro il 5,5% della Sardegna.

Sui temi concreti, sugli interessi dei sardi, i Riformatori insieme a Pigliaru

Sui temi concreti, di interesse di tutti i sardi, i Riformatori non si faranno certo condizionare da statiche differenze di schieramento.

Siamo invece determinati a sostenere il Presidente Pigliaru, ogni qual volta parlerà con il linguaggio dell’innovazione, del radicale cambiamento e delle riforme coraggiose che rappresenta il DNA dei Riformatori.

Per questo, siamo pronti a sostenere Pigliaru nella sua battaglia con il Presidente Renzi, per chiedere per la Sardegna 1200 milioni di euro fuori dal patto di stabilità, come è logico che sia dopo il riconoscimento delle nuove entrate derivanti dalle accise sulla benzina.

E siamo pronti ad una battaglia per un piano dell’edilizia scolastica sarda che consenta di certificare il ruolo dell’istruzione e della cultura come volano del nuovo sviluppo economico della Sardegna, che abbandona la strada paludosa dell’assistenzialismo e della clientela e sceglie finalmente di scommettere sul merito individuale, sui talenti, sulle capacità, sulla competenza.