Visita in Canada su welfare e previdenza sociale

Fucsia Nissoli FitzGerald invita la Comunità italiana di Montreal ad un Convegno dal titolo “Quale welfare per gli italiani del Nord America? La previdenza sociale a cavallo tra due mondi”.

Il Convegno, tenutosi il 29 ottobre prossimo, presso il “Centro Leonardo da Vinci”, introdotto dall’on. FitzGerald Nissoli, dall’Ambasciatore italiano in Canada, Gian Lorenzo Cornado, dal Console Generale, Enrico Padula, e dal Presidente del Comites, Giovanna Giordano, vedrà la partecipazione del dott. Giuseppe Conte (Direttore D.C. Convenzioni Internazionali e Comunitarie – INPS), del dott. Salvatore Ponticelli (Vicario D. C. Convenzioni Internazionali e Comunitarie – INPS), dell’On. Pierpaolo Vargiu  e dell’On. Salvatore Matarrese.

“L’obiettivo – ha detto Nissoli – è quello di fare il punto sulla situazione della previdenza italiana in Canada e di attivare un confronto tra le Istituzioni, gli operatori e i diretti interessati al tema della previdenza. Infatti, dopo le relazioni vi sarà un dibattito, moderato da Giovanni Rapanà, in cui i dirigenti INPS potranno dare adeguate risposte ai domande del pubblico”. “Ringrazio di cuore il Comites – ha proseguito Nissoli per aver divulgato la notizia tra la Comunità e sono convinta che il confronto sarà fruttuoso sia sul piano istituzionale che operativo”.

Autismo, finalmente luci accese dentro il palazzo! Approvata dalla Camera la legge quadro

Dopo tante celebrazioni delle giornate mondiali con i monumenti illuminate di blu, finalmente le luci sull’autismo vengono accese dentro il palazzo di Montecitorio.

Lo abbiamo fatto con un provvedimento che prima non c’era, una legge-cornice innovativa e attesa da anni, un passo in avanti verso un traguardo reso più complesso non dalla cattiva volontà della politica, ma dalla crisi economica.

Dopo l’impegno del Parlamento toccherà a Governo e Regioni riempire il quadro con risorse vere e con l’aggiornamento dei Lea.

Il video dell’intervento in Aula

Il provvedimento in sintesi

Incontro con Ente Nazionale Sordi, al più presto riconoscimento della Lingua dei Segni

Sciopero della fame, una manifestazione nazionale il 20 novembre a Roma e altri due giorni di sit-in, a partire da domani mattina, davanti a Montecitorio, per chiedere che venga finalmente riconosciuta, in Italia, la Lingua dei Segni (Lis).

E’ la tabella di marcia delle prossime iniziative previste dall’Ente Nazionale Sordi (Ens) che, gia’ la scorsa settimana, aveva manifestato davanti al Parlamento.

Siamo pronti a calendarizzare la legge per il riconoscimento della Lingua dei Segni in Commissione qui alla Camera non appena sara’ approvata dal Senato. Il tema della piena integrazione sociale e produttiva dei sordi appartiene alla sfera dei diritti di cittadinanza, sui quali e’ indispensabile non abbassare la guardia neppure per un attimo.

Welfare, risorse certe e fisse già nella legge di stabilità

Sui fondi nazionali per politiche sociali e non autosufficienze manca una copertura pluriennale. Il ministro Poletti lo ha ammesso e condividiamo il suo auspicio: nella legge di stabilità ci siano risorse certe e fisse per i più deboli. Sanità e politiche sociali devono scuotersi dalla scomoda tutela del Mef. Chi lavora in questa Commissione ne è perfettamente consapevole.

Per parte nostra, da ieri è iniziato l’iter della legge delega sul terzo settore, una riforma liberale perché afferma con forza il principio di sussidiarietà. Non possiamo ignorare che da troppo tempo sono i cittadini a fare ciò che lo Stato non riesce a fare e questo lavoro va riconosciuto e incentivato per l’immenso capitale di valori umani e sociali che porta con sé.

L’AUDIZIONE DEL MINISTRO POLETTI IN COMMISSIONE

Garantire l’assistenza ai disabili anche quando i genitori non ci saranno più

Garantire l’assistenza ai disabili anche quando i genitori non ci saranno più

La Commissione Sanità ha iniziato l’esame delle proposte di legge sul “dopo di noi”.

Si tratta di un tema ad alta sensibilità sociale, che necessità di intervento per tutelare le prospettive future delle famiglie al cui interno vive un figlio disabile. Chi seguirà il figlio disabile alla morte dei genitori (“dopo di noi”)? E’ importante coordinare le azioni di tutela del Welfare socio-sanitario, del privato sociale, delle famiglie.

Questa la mia proposta di legge per un contributo al dibattito in corso e dare finalmente sostegno.

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Proposta di legge sottoscritta dai deputati VARGIU, BALDUZZI, BOMBASSEI, CAPUA, CATANIA, CAUSIN, CESARO, CIMMINO, DAMBRUOSO, D’AGOSTINO, GALGANO, LIBRANDI, MATARRESE, MAZZIOTTI DI CELSO, MOLEA, MONCHIERO, OLIARO, ROMANO, SOTTANELLI, TINAGLI, VEZZALI, VECCHIO

Onorevoli colleghi! – L’evoluzione delle attività di presa in carico e di inclusione sociale, correlate al progresso civile della nostra società e alla diversificazione e specializzazione delle risposte del nostro welfare socio-assistenziale ad esigenze e necessità sempre più complesse, propongono sempre nuovi problemi che impongono capacità di innovazione e duttilità ad un sistema che appare sempre più in affanno per carenza delle indispensabili risorse economiche.
È infatti evidente che il quadro recessivo che flagella dal 2007 il nostro Paese non aiuta certo ad ampliare i diritti di cittadinanza degli italiani, consentendo la formulazione delle indispensabili, nuove risposte ma, al contrario, rischia di mettere in discussione persino quelle garanzie che sono universalmente considerate già consolidate.

In questo contesto, è del tutto evidente che qualsiasi iniziativa legislativa mirata ad introdurre nuove e indifferibili opportunità, che garantiscono diritti sociali e sanitari emergenti, si scontra con la carenza di risorse economiche disponibili e con i conseguenti vincoli di bilancio, che rendono difficile individuare le criticità più drammatiche, alle quali destinare i pochi interventi realmente possibili.

Da tali considerazioni nasce la presente proposta di legge, che affronta una problematica che sta assumendo proporzioni davvero inquietanti, di gestione assai complessa, di straordinario impatto sociale e sul sistema della famiglia.

Una problematica che, almeno in parte, è paradossalmente figlia dei grandi progressi civili e sanitari della nostra società.

Molte disabilità gravi, che in passato trovavano malinconica gestione presso strutture ad alto grado di esclusione sociale, oggi, anche grazie all’intervento proattivo del nostro sistema di welfare, trovano spesso accoglienza nel contesto protettivo dei nuclei familiari di origine, che sono quotidianamente aiutati a garantire una gestione affettiva ed inclusiva.

L’evoluzione della risposta in termini sanitari è inoltre in grado di combattere costantemente contro i limiti della “non autosufficienza”, garantendo comunque sopravvivenze ben più lunghe del passato per patologie e disabilità precedentemente condannate a percorsi esistenziali stabilmente abbreviati rispetto alla sopravvivenza media della restante popolazione.

Se da un lato il raggiungimento di innegabili successi sociali e sanitari nella gestione di una parte importante della disabilità grave rappresenta dunque la certificazione dei buoni risultati del sistema, dall’altro paradossalmente contribuisce a creare nuove situazioni complesse che rappresentano vere e proprie sfide alla sostenibilità del sistema.

È questo il cuore della presente proposta di legge: rispondere al dramma del “Dopo di noi”, la sottile e pervasiva angoscia delle famiglie che gestiscono persone con una disabilità grave, intellettiva e relazionale o che soffrono di disturbi autistici.

Una persona con tali disabilità ha infatti bisogno di un sistema di rete che si prenda carico della sua assistenza quando la famiglia comincia a non essere più in grado di assisterlo e poi quando non ci sarà più.

Inoltre queste persone non potranno avere una famiglia o dei figli che si potranno prendere cura di loro e, ancor più grave, non potranno essere mai titolare di redditi o di pensioni da lavoro.

Dall’altro lato, dobbiamo dare risposte alle famiglie con genitori che invecchiano e in ogni momento si interrogano sul destino futuro di un disabile grave che sopravviva alla scomparsa del padre e della madre.

Non è un problema di poco conto: la platea dei potenziali interessati è incredibilmente vasta se si considerano i dati di riferimento dell’ISTAT, che fanno pensare a quasi tre milioni di italiani, al di sopra dei sei anni di età, comunque affetti da disabilità di varia entità.

È immediatamente evidente che ci troviamo di fronte a un problema complesso, che richiede una capacità di risposta articolata e profondamente informata sulla situazione da affrontare.

Le disabilità gravi rappresentano infatti un compendio assai eterogeneo e diversificato al loro interno e richiedono una pluralità di potenziale risposta che non è soltanto “patologia dipendente”, ma è spesso legata alla grande variabilità con cui la stessa patologia si esprime in ciascun disabile e alle attività terapeutiche e sociali che si sviluppano intorno alla persona.

È dunque del tutto comprensibile come la presente proposta di legge non si orienti verso una risposta standardizzata ad esigenze della persona che non sono affatto standardizzate.

Ed è altrettanto comprensibile come possano essere diverse anche le crescenti esigenze di tutela del disabile, non soltanto in relazione alla gravità della disabilità e alla sua espressione individuale, ma anche in relazione ai residui supporti integrativi disponibili, sia in termini di rete familiare e affettiva, che di risorse economiche personali.

L’istituzione di un Fondo nazionale specificamente dedicato alla gestione dell’emergenza del “Dopo di noi” ha dunque l’obiettivo di circoscrivere il problema della gestione della disabilità grave, nel momento in cui si esaurisce completamente la capacità di tutela del nucleo familiare di origine, certificando che si tratta di “un problema speciale”, che l’attuale proposta di legge intende pertanto affrontare in modo autonomo, rispetto agli analoghi interventi che si rivolgono ad una platea più indifferenziata.

Il Fondo “Dopo di noi” viene dunque pensato in modo separato rispetto al complesso delle risorse destinate alla “non autosufficienza”, proprio per sottolineare la specificità del problema e delle sue soluzioni e per non incorrere nel rischio che la dispersione delle risorse, causata anche dall’inadeguatezza dei finanziamenti, possa in questo caso impedire le specifiche risposte di merito, che puntano a garantire l’indispensabile grado di tutela.

Il trasferimento alle Regioni del fondo nazionale “Dopo di noi” avviene escludendo qualsiasi forma di iter “indistinto” e sia invece strettamente vincolato a percorsi che garantiscano la destinazione mirata delle risorse economiche stanziate.

Nell’articolato della proposta, anche in considerazione della delicatezza della materia e della necessità di reperire quante più risorse private possibili, sono previsti sgravi fiscali finalizzati all’incentivazione delle possibili donazioni.

Tra gli obiettivi della presente proposta è annoverato ovviamente anche quello di dare un quadro normativo di riferimento “specifico” alle tante iniziative di volontariato sociale, spesso in collaborazione con l’offerta proveniente dalle istituzioni pubbliche, che hanno comunque fisiologicamente occupato una parte dei vuoti di intervento, utilizzando gli strumenti di legge spesso frammentari e disorganici, ma già ora in parte disponibili.

Proprio tenendo presente l’attuale rete della risposta (pur parziale) di riferimento, l’attuale proposta di legge sostiene e valorizza le iniziative associative e le forme di volontariato già impegnate nel settore e punta a moltiplicare le sinergie rivolte allo sviluppo e al rafforzamento delle residue competenze autonome del disabile grave.

È altresì previsto il sostegno per tutte le attività di formazione e di accompagnamento rivolte alle famiglie e agli operatori, con particolare riferimento alle azioni di supporto delle fasi di eventuale indebolimento del sostegno familiare, finalizzate a garantire percorsi di gradualità e di affiancamento all’azione delle famiglie, coerenti al progressivo, fisiologico esaurimento delle valide capacità di aiuto, garantite dal nucleo familiare.

In definitiva, la presente proposta mira a garantire la realizzazione di una specifica “area autonoma” della gestione della disabilità grave, organizzata per mettere in rete nell’ambito di un quadro normativo omogeneo, tutte le risorse disponibili per la gestione del disabile nella prospettiva del “dopo di noi”, con particolare attenzione alla fase in cui i legami familiari, parentali ed affettivi si allentano per il progredire dell’età anagrafica e dei fisiologici eventi della vita.

Nel procedere, appare fondamentale non trascurare, ma anzi valorizzare tutte le risorse umane, sociali e finanziarie già ora disponibili, aggiungendo le nuove risorse discendenti da un nuovo intervento di welfare mirato a sistematizzare la risposta, conferendogli assetto normativo autonomo e dandogli anche culturalmente la dignità di “problematica speciale che richiede risposte speciali” rispetto ai tanti altri, pur drammatici problemi della “non autosufficienza”.

L’obiettivo finale resta quello di potenziare e rendere coerenti le sinergie tra offerta pubblica, sociale e sanitaria, privato sociale e nuclei parentali per garantire un’assistenza globale alle famiglie che, togliendo ogni possibile angoscia sulla gestione futura, consenta la miglior gestione possibile del carico esistenziale presente, potenziando ogni abilità residua del disabile grave, nell’ottica della sua massima inclusione presente e futura.

La presente proposta è composta da nove articoli.

All’articolo 1 vengono indicate le finalità del provvedimento.

Gli articoli 2, 3, 4 e 5 sono dedicati al Fondo “Dopo di noi” destinato all’assistenza alle persone affette da disabilità grave prive del sostegno familiare. Tali articoli definiscono l’istituzione, la finalità e i meccanismi di funzionamento del Fondo “Dopo di Noi”.

Nello specifico, l’articolo 2 istituisce il Fondo e ne individua i beneficiari. L’articolo 3 esplicita gli ambiti di intervento delle risorse assegnate al Fondo: programmi di intervento svolti da associazioni di volontariato e da altri organismi senza scopo di lucro volti alla cura e all’assistenza di persone affette da grave disabilità prive del sostegno familiare; piani di apprendimento volti al recupero delle capacità di gestione della vita quotidiana; progetti volti alla creazione di case-famiglia e famiglie-comunità, con particolare riferimento agli oneri relativi all’acquisto, alla locazione e alla ristrutturazione di immobili e delle apparecchiature volte alla loro messa in opera.

All’articolo 4 viene assegnata a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali erogabili sul territorio nazionale in riferimento alle prestazioni previste dalla proposta di legge.

L’articolo 5 dispone l’adozione di un decreto, entro il 31 dicembre di ogni anno, da parte del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa con la Conferenza unificata e acquisito il parere delle Commissioni parlamentari competenti, con cui si ripartiscono le risorse del Fondo tra le regioni. Nel decreto sono espressi anche criteri e modalità di concessione dei finanziamenti, la disciplina della loro eventuale revoca e, soprattutto, le modalità di verifica dell’attuazione delle attività svolte.

Le campagne informative previste dall’articolo 6 garantiranno la più ampia partecipazione al progetto e vedranno il ruolo attivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali in collaborazione con le autonomie territoriali, le aziende sanitarie regionali e locali e le aziende ospedaliere.

L’articolo 7 modifica il quadro normativo in materia di agevolazioni fiscali a favore di programmi di intervento per la tutela delle persone affette da disabilità grave prive del sostegno familiare, prevedendo un tetto più alto alle erogazioni liberali in favore dei disabili gravi.

L’articolo 8 indica la copertura finanziaria della presente proposta e stanzia 150 milioni di euro annui a decorrere dal primo anno dell’entrata in vigore della legge.

L’articolo 9 disciplina l’entrata in vigore della legge.

Art. 1.
(Finalità).
1. La presente legge introduce disposizioni in materia di assistenza delle persone affette da disabilità prive del sostegno familiare, cioè prive del nucleo familiare o con famiglie non più in grado di assisterlo a causa dell’anzianità dei genitori.

Art. 2.
(Istituzione del Fondo “Dopo di Noi”).
1. Nel rispetto degli articoli 3, 38, 117, secondo comma, lettera m), e 119 della Costituzione e in attuazione dei princìpi di cui alla legge 8 novembre 2000, n. 328, e alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, al fine di assicurare la più ampia protezione sociale e cura per le persone affette da disabilità grave e prive del sostegno familiare, si istituisce presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali il «Fondo “Dopo di Noi” per l’assistenza alle persone affette da disabilità grave prive del sostegno familiare», di seguito denominato «Fondo».
2. Per soggetti con disabilità grave si intendono i soggetti per i quali la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l’autonomia personale in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione. Tale situazione di gravità deve essere comunque accertata ai sensi dell’art. 4 della legge n. 104 del 1992.

Art. 3.
(Scopi del Fondo).
1. Per garantire su tutto il territorio nazionale il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali con riguardo alle persone affette da disabilità grave prive del sostegno familiare, il Fondo è destinato ai seguenti scopi:
a) finanziamento di programmi di intervento, svolti da associazioni di volontariato e da altri organismi senza scopo di lucro con comprovata esperienza nel settore dell’assistenza alle persone affette da disabilità grave, volti alla cura e all’assistenza di tali persone;
b) sviluppo di piani di apprendimento e di recupero di capacità di gestione della vita quotidiana in vista del momento in cui la famiglia non sarà più in grado di assistere le persone affette da disabilità grave;
c) finanziamento di progetti volti alla creazione di famiglie-comunità e di case-famiglia e strutture sanitarie residenziali, in cui inserire progressivamente le persone affette da disabilità grave, in vista della graduale sollevazione della famiglia dall’impegno dell’assistenza. Tali progetti sono particolarmente riferiti agli oneri di acquisto, locazione e ristrutturazione degli immobili necessari per l’apertura delle suddette strutture e agli oneri di acquisto e messa in opera degli impianti e delle attrezzature necessari per il funzionamento delle strutture stesse, arredamento compreso.

Art. 4.
(Definizione delle prestazioni assistenziali da garantire su tutto il territorio).
1. Entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sono definiti i livelli essenziali delle prestazioni sociali erogabili sotto forma di beni e servizi in favore delle persone affette da disabilità grave prive del sostegno familiare.

Art. 5
(Funzionamento del Fondo).
1. Entro il 31 dicembre di ogni anno, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con proprio decreto, emanato di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, sentite le Commissioni parlamentari competenti, provvede alla ripartizione delle risorse del Fondo, vincolato alle suddette finalità, tra le regioni.
2. I decreti di cui al comma 1 definiscono i criteri e le modalità per la concessione e per l’erogazione dei finanziamenti, le modalità di verifica dell’attuazione delle attività svolte e la disciplina delle ipotesi di revoca dei finanziamenti concessi.

Art. 6.
(Campagne di informazione).
1. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, previa intesa in sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, provvede ad avviare una campagna informativa presso le ASL, gli ospedali, i consultori, tra i medici di medicina generale e nelle farmacie al fine di divulgare la conoscenza della presente legge.

Art. 7.
(Agevolazioni fiscali in favore di programmi di intervento per la tutela delle persone affette da disabilità grave prive del sostegno familiare).
1. All’articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, recante detrazioni per oneri, dopo il comma 1-quater è inserito il seguente:
«1-quinquies. Dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 19 per cento per le erogazioni liberali in denaro in favore dei programmi di intervento per la tutela e l’assistenza dei soggetti di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, che restano privi di un’adeguata assistenza, effettuate mediante assegno circolare o bancario, bonifico o carta di credito».
2. All’articolo 100, comma 2, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, recante deducibilità di oneri di utilità sociale, dopo la lettera o-bis) è aggiunta la seguente:
«o-ter) le erogazioni liberali in denaro, per un importo non superiore a 5.000 euro (invece di 2500) o al 3 per cento del reddito d’impresa dichiarato, a favore dei programmi di intervento per la tutela e l’assistenza dei soggetti di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, che restano privi di un’adeguata assistenza».

Art. 8.
(Copertura finanziaria).
1. Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge, valutati in 150 milioni di euro annui a decorrere dall’anno dell’entrata in vigore della presente legge, si provvede, per i due anni successivi, mediante corrispondente riduzione delle proiezioni, per i medesimi anni, dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 9.
(Entrata in vigore).
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.