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Voci dall’estero: il divieto italiano di pubblicità per il settore del gioco

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Abbiamo già affrontato la questione dell’introduzione del divieto di pubblicità per il settore del gioco e delle scommesse: un divieto che ha trovato opposizioni anche da chi osserva la politica italiana dall’estero.

Divieto sì, ma con tante eccezioni

Se non fosse stato diffuso dagli organi di stampa e da quelli istituzionali, il fatto che il Governo Conte ha istituito un divieto di pubblicità (per qualunque tipo di pubblicità!) per tutto il settore del gioco e delle scommesse, sarebbe impossibile anche solo immaginarlo. Sì perché chiunque si trovi a guardare più di 10 minuti di televisione, si ritrova bombardato da pubblicità di siti di scommesse, casinò online, offerte per giocare gratis e chi più ne ha più ne metta. Insomma, è come se questo famigerato divieto non esistesse nella realtà. Ma come è possibile?

La spiegazione è onestamente quasi imbarazzante: tutti i contratti che sono stati firmati prima dell’entrata in vigore del decreto (ovvero il 14 luglio 2018) restano validi e le pubblicità continueranno ad essere trasmesse. In realtà, quindi, è come se questo divieto non esistesse: con molti mesi di contratti attivi ancora davanti a noi, gli obiettivi per cui questa legge è stata ideata non si raggiungeranno nel breve periodo.

Che opinioni arrivano dall’estero?

È interessante andare a vedere quali sono le opinioni che arrivano da oltre confine. Se in Italia il governo si dice soddisfatto della propria scelta, dall’estero arrivano dure affermazioni sulla reale utilità di questo provvedimento.

La European Gaming and Betting Association (EGBA) ha condannato la scelta del governo, affermando che dietro alla buona volontà di proteggere in un certo modo gli utenti più deboli, si cela un rischio ben maggiore: quello del proliferare di siti e aziende senza le dovute licenze. Non sapendo a chi rivolgersi perché non guidati dalla giusta pubblicità, gli utenti potrebbero andare a giocare su siti non controllati dagli enti nazionali ed europei a loro completo rischio. Inoltre, secondo l’organismo europeo che si occupa di gioco e scommesse, questo divieto causerà non pochi problemi al mondo dello sport, che negli ultimi anni arrivava a guadagnare fino a 120 milioni di euro grazie alle sponsorizzazioni di siti di gioco o agenzie di scommessa.

Maarten Haijer, presidente della EGBA si è esposto in prima persona ribadendo che il divieto non può che fare danni, ai giocatori, alle aziende del settore e a quelle sportive che potevano contare su grosse somme di denaro da reinvestire.

Inoltre, il divieto causerà anche disagi in occasioni di competizioni internazionali. Se una squadra straniera ha come sponsor un’azienda legata al mondo del gioco e delle scommesse, nel caso in cui venisse a giocare in Italia, dovrebbe opportunamente coprire il logo dalle proprie divise, con tutti i problemi di diritti che ne deriverebbero.

In conclusione, bisogna ammettere che in un certo senso, la volontà politica è da premiare: l’obiettivo ultimo è quello di ridurre i problemi sociali legati al gioco. Allo stesso tempo, tuttavia, si vanno a creare tutta una serie di problematiche che potrebbero risultare di difficile gestione. Per il momento è presto per fare delle valutazioni complete, bisognerà attendere ancora molto tempo.

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